I DATI DELL'ISTAT
Nel 2025 rallenta il Pil (+0,5%). Deficit in calo al 3,1% ma non basta per uscire dalla procedura d’infrazione Ue. Giorgetti: “Colpo di coda Superbonus”

GIANCARLO GIORGETTI MINISTRO ECONOMIA
IN SINTESI
La delusione c’è tutta. perché c’era tutta la speranza che i dati dell’Istat sull’indebitamento netto consentissero di avviare la chiusura di infrazione Ue pder deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. Non è andata così, almeno per ora, perchè i dati diffussi ieri dall’Istat non hanno dato l’atteso responso-. Il rapporto debito/Pil nel 2025 è sicuramente migliorato passando dal 3,4% del 2024 al 3,1%. Ma, appunto, l’asticella è rimasta sopra il 3% quando, invece, i vincoli di bilancio europei impongono che questa scenda sotto quella soglia per poter chiudere la procedura e attivare la clausola di salvaguardia per le spese della difesa, oltre ad abbandonare la sorveglianza rafforzata della Commissione, ma anche di attivare la clausola di salvaguardia per la difesa prevista dalle nuove regole di bilancio europee. L’indebitamento per il 2025 è di -70.286 milioni di euro, in diminuzione di circa 3,5 miliardi rispetto a quello del 2024. A ostentare ottimismo su questo traguardo alla portata era stata la stessa premier Giorgia Meloni. “Aspettiamo i dati definitivi”, aveva detto nei giorni scorsi in un’intervista tutto campo a Bloomberg, “tendenzialmente dovremmo essere al di sotto del 3%”. E senza aver fatto una politica di austerità, rivendica, “perché avrebbe compromesso la crescita”. Nel Dpfp di ottobre scorso il governo stimava di raggiungere il 3,0%. Le percentuali diffuse dall’Istat sono arrivate come una doccia fredda. Asciutto il commento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che punta l’indice sul principale responsabile: il Superbonus. “E’ un dato provvisorio – ha puntualizzato – prima delle comunicazioni che l’Italia farà all’Ue. Cercheremo di capire le valutazioni Istat. Peccato per il colpo di coda del Superbonus condomini, causa principale del dato di oggi”. Il colpo di coda che va a impattare sui conti, in questa fase, è, dunque, tutto ciò che resta da chiudere nei condomìni, come crediti in compensazione o pratiche tecniche ancora aperte.
Ma il messaggio che arriva dal Mef è che non tutto è perduto. Giorgetti mette in evidenza il fatto che questi dati siano ancora provvisori. Nel comunicato, l’Istat riferisce che Il conto consolidato delle AP sarà trasmesso all’autorità statistica europea, come da Regolamento, entro il 31 marzo. Il conto è suscettibile di modifiche a conclusione del processo di notifica per deficit eccessivo, il 21 aprile 2026, se dovessero essere disponibili informazioni più aggiornate. Restano,comunque, alcune incertezze sull’interpretazione delle soglie: il nodo è se sia sufficiente un calo del deficit anche di una minuscola frazione sotto il 3% (il 2,99%, ad esempio), oppure se sia richiesto un miglioramento almeno decimale (cioè al 2,9%). Bruxelles non si sbilancia e prende tempo. La Commissione, fa sapere un portavoce dell’esecutivo Ue, valuterà la situazione del disavanzo dell’Italia nell’ambito del Pacchetto di primavera del Semestre europeo 2026, quindi all’inizio di giugno, “sulla base dei dati di consuntivo 2025”.
L’Istat, ieri, ha diffuso anche altri importanti dati. Primo fra tutti, quello sul Pil. Nel 2025, la crescita dell’economia italiana in volume ha registrato +0,5%. Un dato lievemente al di sotto delle previsioni di giugno 2025 secondo le quali il prodotto interno lordo era atteso in crescita dello 0,6% nel 2025 e dello 0,8% nel 2026, dopo essere aumentato dello 0,7% nei due anni precedenti. A proposito del 2024, è da segnalare che l’Istat ha, invece, rivisto al rialzo il tasso di crescita del Pil in volume per il 2024 portandolo da +0,7 a +0,8%. Per il 2023 il tasso di crescita del Pil in volume è stato invece rivisto leggermente al ribasso (da +1 a +0,9%). Con questa revisione sul 2024, più accentuato diventa il rallentamento dell’economia rispetto all’anno precedente anche se in linea con quanto fissato dal Dpfp di ottobre, +0,5%, appunto. Dal lato della domanda interna si è registrato un incremento in volume del 3,5% degli investimenti fissi lordi e dello 0,9% dei consumi finali nazionali rispetto al 2024. Per quel che riguarda i flussi con l’estero, le importazioni di beni e servizi sono salite del 3,6% e le esportazioni dell’1,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito positivamente alla dinamica del Pil in volume per 1,5 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta e della variazione delle scorte sono stati negativi per 0,7 e 0,2 punti rispettivamente. Nel 2025 il valore aggiunto complessivo è aumentato in volume dello 0,4% (+0,5% nel 2024). Osservando l’apporto dei singoli settori produttivi, spicca la spinta impressa dalle costruzioni, +2,4%, che stacca lo 0,3% nell’industria in senso stretto e lo 0,3% nei servizi. In calo dello 0,1% il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca. Nel terziario, si sono registrati aumenti del valore aggiunto per le attività artistiche, di intrattenimento e divertimento, riparazione di beni per la casa e altri servizi (+1,4%), per i servizi di informazione e comunicazione (+1,1%), per il settore che raggruppa le attività del commercio, trasporti e magazzinaggio, alloggio e ristorazione (+1,0%) e per le attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrative e servizi di supporto (+0,7%); in calo le attività finanziarie e assicurative (-0,1%), le attività immobiliari (-0,1%) e il comparto delle Ap, difesa, istruzione, salute e servizi sociali (-0,9%). Secondo le stime Istat, il Prodotto interno lordo italiano dovrebbe accelerare leggermente, raggiungendo un +0,8% nel 2026, sostenuto dalla domanda interna e da investimenti legati al Pnrr. Tra i dati arrivati ieri, ci sono anche quelli relativi all’indice euro-coin diffuso dalla Banca d’Italia. A febbraio l’indice Eurocoin è lievemente cresciuto, a 0,54 da 0,49 in gennaio, sostenuto dalla fiducia delle imprese manifatturiere e da un modesto miglioramento negli indicatori di domanda. Da ricordare che eurocoin – sviluppato dalla Banca d’Italia – fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro, esprimendo tale indicazione in termini di tasso di crescita trimestrale del Pil depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilità di breve periodo). È pubblicato mensilmente dalla Banca d’Italia e dal Cepr.
Tornando ai dati dell’Istat, aumenta il fardello del debito pubblico che continua ad attestarsi su livelli molto elevati. Nel 2025 il rapporto debito/Pil è salito a oltre il 137%, il secondo più alto dell’Eurozona dopo la Grecia.Il saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) è positivo e pari a 16.860 milioni di euro, con un’incidenza sul Pil pari a +0,7% (+0,5% nel 2024), soprattutto per la forte crescita delle entrate (+46,5 miliardi). Il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo delle AP) è anch’esso positivo e pari a 48.576 milioni di euro in miglioramento rispetto al 2024 (era 36.218 milioni). Questo risultato rispecchia una crescita delle entrate correnti (+41,8 miliardi) più sostenuta di quella delle uscite correnti (+29,4 miliardi). La pressione fiscale è aumentata di 0,7 punti percentuali. La spesa per interessi è cresciuta dell’1,9%. Sul versante dell’occupazione, nel 2025 le unità di lavoro (Ula) sono aumentate dell’1,3%, a sintesi di una crescita dell’1,0% delle Ula dipendenti e dell’1,8% delle Ula indipendenti. L’aumento ha riguardato i macrosettori delle costruzioni con 2,3% e dei servizi con 1,8%, mentre sono in calo dello 0,5% l’agricoltura, silvicoltura e pesca e dell’1,1% l’industria in senso stretto. I redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono aumentati rispettivamente del 3,8 e del 3,7%. Le retribuzioni lorde per unità di lavoro hanno registrato un incremento del 2,6% nel totale dell’economia; nel dettaglio, ci sono stati aumenti del 3,5% per l’industria in senso stretto, del 4,7% per le costruzioni e del 2,4% nei servizi, mentre è risultato in diminuzione dell’1,5% il settore agricolo.
Brancaccio (Ance): “Costruzioni motore dell’economia, principale fattore di successo del Pnrr”
In un’audizione sul Dl Pnrr alla Camera, la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, pur non commentando direttamente i dati dell’Istat, ha evidenziato del ruolo delle costruzioni come motore dell’economia e principale fattore di successo del Pnrr. Le imprese del settore “insieme ai comuni hanno dimostrato capacità realizzative e organizzative senza precedenti”. “Tra il 2021 e il 2023 il comparto ha registrato una crescita straordinaria, con investimenti superiori ai 200 miliardi di euro e un contributo pari a circa un quarto della crescita complessiva del Paese, generando inoltre circa 350 mila nuovi posti di lavoro. Negli ultimi due anni, gli investimenti del PNRR hanno consentito – ha sottolineato- di sostenere i livelli produttivi anche dopo il ridimensionamento degli incentivi edilizi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare. Il 2025 è stato un anno straordinario per le opere pubbliche che, grazie al PNRR, hanno sfiorato i 100 miliardi di euro di investimenti. Il settore delle costruzioni ha inoltre contribuito all’avanzamento del Piano europeo se si considera che più della metà della spesa sostenuta è riferibile a investimenti in opere pubbliche”.
“In questo contesto, Il Piano – ha detto ancora Brancaccio- ha favorito un significativo rafforzamento del tessuto imprenditoriale del settore e le imprese di costruzioni hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento ai cambiamenti strutturali del mercato. Se nel 2023 quasi la metà degli investimenti era ancora destinata alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, nel 2025 tale componente si è ridimensionata lasciando maggiore spazio alle opere pubbliche, la cui incidenza è passata dal 27,5% a oltre il 40% del totale degli investimenti”.
Opposizioni all’attacco. Pd: “siamo in semistagnazione”
I dati dell’Istat hanno sollevato un vespaio di critiche e attacchi al Governo da parte dell’opposizione. “Tutta l’austerità sciagurata dell’Esecutivo, fatta a colpi di tasse, di tagli e di fallimenti programmati di misure come Transizione 5.0, Ires premiale e chi più ne ha più ne metta, non è nemmeno servita ad appuntare la coccarda sulla giacca di Giorgetti. Su tutto questo già allarmante scenario si abbattono adesso gli impatti economici della crisi geopolitica in atto tra Iran, Usa, Israele e altri Paesi mediorientali, che ha già fatto schizzare il prezzo del gas. Gli analisti parlano di rischio energetico come nel 2022, con annessa inflazione. È emergenza totale, i danni rischiano di diventare irreparabili”, dichiarano i parlamentari M5S delle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato. Il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, parla di “una condizione di semi stagnazione, con una dinamica dell’economia ben al di sotto della media europea, e questo nonostante la forte spinta del Pnrr. Senza gli investimenti finanziati dal Piano, l’Italia avrebbe chiuso l’anno in recessione. Molto deludenti sono anche i dati sui conti pubblici”. Insomma, “Il Governo ha sbagliato i conti e non ha una strategia di sviluppo. Vive di rendita sul PNRR e continua a promettere svolte che i numeri smentiscono”.