Geobim4Finance: un ecosistema oltre la produttività
La digitalizzazione, originariamente sotto le vesti del cosiddetto BIM, è usualmente accolta con grandi aspettative nei confronti dell’incremento della produttività degli attori e degli operatori del settore dell’ambiente costruito.
Tale obiettivo è, tuttavia, raramente stato verificato attraverso metriche affidabili, ma, soprattutto, il suo conseguimento è fortemente condizionato da una molteplicità di fattori esogeni che caratterizzano strutturalmente il mercato.
Detto altrimenti, affinché le logiche digitali possano autenticamente radicarsi nell’ambito sarebbe necessario procedere a un ripensamento piuttosto radicale della natura dello stesso: una ipotesi piuttosto improbabile, che tendenzialmente riduce il fenomeno a un miglioramento delle pratiche analogiche, a meno di una evoluzione dell’Agentic AI, che, tuttavia, di per se stessa potrebbe forse ovviare a determinate carenze con azione di supplenza, ma non disporrebbe del potere taumaturgico legato ai tratti costitutivi del settore.
Naturalmente, affermare che, in assenza di una riconfigurazione delle identità degli attori, delle loro logiche, delle loro culture, della catena strategica di fornitura, l’auspicato riflesso sulla produttività resterebbe parziale potrebbe mettere in crisi molte ottimistiche narrazioni ormai radicate, ma, appunto, raramente verificate.
Tutto sta nel comprendere se vi sarà una evoluzione progressiva e lineare nel corso degli anni oppure se si giungerà a uno stallo in pochi anni.
Vi è, però, un altro elemento o, meglio, un’altra finalità da perseguire, vale a dire valorizzare i dati e le informazioni che sempre più sono generati nel mercato secondo criteri condivisi per mitigare i rischi di insuccesso delle operazioni e degli investimenti dal punto di vista delle istituzioni finanziarie e dei fornitori di servizi finanziari.
A questo proposito, una metodologia che potremmo definire GEOBIM, impostata sulla gestione di dati a livello geospaziale ed edilizio-infrastrutturale potrebbe essere posta alla base di un ecosistema digitale di valutazione, attuazione, monitoraggio e controllo degli investimenti pubblici e partenariali, così come di gestione contrattuale complessa, nei contesti della rigenerazione urbana e dello sviluppo infrastrutturale, inclusi gli interventi sulle reti.
Sarebbe, perciò, necessario costituire un luogo di incontro tra le principali istituzioni finanziarie e le rappresentanze societarie del settore finanziario con quelle del comparto, per convenire sui quadri semantici preliminari che consentissero di creare una tale piattaforma nell’ottica dello Spazio Europeo dei Dati e per finanziare la produzione di 3D City & Land Model.
La configurazione di un ecosistema a diversi livelli (municipale, provinciale, regionale e nazionale) sarebbe, di fatto, cruciale per creare quell’infrastruttura immateriale che potrebbe consentire di soddisfare numerose istanza sul piano della politica tecnica: si pensi, ad esempio, al Piano Casa (ovvero al cosiddetto Affordable Housing Plan) oppure alla necessità di conseguire determinati esiti per l’efficienza energetica degli edifici, ma anche e soprattutto, per l’infrastrutturazione della città e del territorio.
Invertendo le priorità tra produttività e mitigazione, rivolgendo l’attenzione non solo e non tanto alla committenza (le criticità proprie alla domanda pubblica sono evidenti) quanto ai soggetti finanziari che sono originatori effettivi (ormai con una propria progettualità, per quanto discussa), si potrebbe forse ingenerare quelle determinanti di trasformazione dei caratteri strutturali del settore che gli operatori spontaneamente non pare intendano innescare, per comprensibili ragioni.