Governare il dato (con la gestione informativa digitale) significa governare anche manutenzione, spesa corrente e responsabilità amministrativa

27 Feb 2026 di Anna Gagliardi

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Le Linee Guida del 20 febbraio 2026 sulla gestione informativa digitale delle costruzioni segnano un passaggio strutturale nell’attuazione dell’articolo 43 del Dlgs 36/2023, come modificato dal Dlgs 209/2024. Non confermano soltanto un obbligo tecnico operativo già dal 1° gennaio 2025 per le opere sopra i 2 milioni di euro. Introducono un cambio di paradigma: l’opera pubblica non è più un insieme di elaborati, ma un sistema di dati strutturati che accompagna il progetto dalla sua concezione fino alla gestione e, se necessario, alla sua demolizione o riuso. È qui che la questione diventa decisiva per gli enti locali. (…)

Negli ultimi anni, anche grazie al PNRR, molti Comuni hanno realizzato nuove scuole, impianti sportivi, piscine, palazzetti, spazi pubblici. Si è parlato molto di cantieri, di affidamenti, di tempi di esecuzione. Meno si è parlato della fase successiva e del post PNRR: chi manterrà in efficienza quelle opere? Con quali risorse? Con quale programmazione? Troppo spesso la storia è nota. Piscine inaugurate e poi sottoutilizzate. Palazzetti perfettamente completati ma con costi energetici e gestionali insostenibili, affidati da associazioni che fanno fronte ai costi e i bandi di concessione vanno deserti, perché? Perché non conosciamo quanto costerà gestirlo. Strutture che dopo pochi anni richiedono interventi straordinari non pianificati. Non si tratta solo di carenza di fondi. Si tratta, prima ancora, di carenza di conoscenza e strategia.

La gestione informativa digitale interviene esattamente su questo punto. La definizione stessa contenuta nel Codice parla di “metodologie e processi che consentono di migliorare lo studio della fattibilità e incrementare l’efficacia dell’investimento pubblico nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione nel ciclo di vita dei cespiti fisici”. Non è un dettaglio lessicale. È una dichiarazione di principio.

Un’opera deve essere pensata nella sua interezza. Dalla valutazione delle alternative progettuali fino alla manutenzione successiva programmata, passando per l’esercizio e, quando sarà il momento, per la sua riqualificazione o addirittura alla sua demolizione. Senza questa visione integrata si rischia di costruire opere che generano costi insostenibili o che non rispondono a una reale domanda sociale.

Il modello informativo e l’Ambiente di Condivisione Dati non sono strumenti per “fare più digitale”. Sono strumenti per sapere, in ogni momento, quali materiali sono stati utilizzati, quali impianti installati, quali sono i cicli di vita attesi, quali le scadenze manutentive, quali i costi previsionali lungo l’intero arco di utilizzo, il bacino di utenza e di utilizzo del quel bene. Significa poter stimare non solo quanto costa costruire, ma quanto costa mantenere.

Ed è proprio nella manutenzione che oggi si gioca la credibilità della pubblica amministrazione.

Gli enti locali sono chiamati a gestire una spesa corrente sempre più vincolata. I cittadini non giudicano un’amministrazione solo per il numero di opere inaugurate, ma per la qualità e la durata nel tempo dei servizi erogati. Una scuola efficiente, un impianto sportivo sostenibile, un edificio pubblico energeticamente controllato, rappresentano non solo un risultato tecnico, ma un segnale di buona gestione delle risorse dei contribuenti e un grande risultato per il Sindaco. Un’opera fatiscente oltre ad essere poco decorosa genera anche responsabilità civili e penali, ricordate i casi di cronaca che hanno raccontato di seri problemi causati nei parchi pubblici lasciati in cattivo stato manutentivo e chi ne risponde? E la risposta è poi… ma non avevamo i soldi!

Il BIM e più in generale, l’Information Management non dovrebbero essere considerati strumenti riservati alle grandi opere sopra soglia. Anche interventi di importo contenuto possono trarre beneficio da una gestione informativa strutturata. Per un piccolo Comune, conoscere in modo puntuale il proprio patrimonio edilizio e infrastrutturale significa programmare le risorse per una migliore manutenzione, distribuire la spesa nel tempo, evitare emergenze costose, prevenire il degrado e accrescere la sicurezza percepita dalla popolazione, riducendo le responsabilità civili e penali dei Rup e degli amministratori pubblici.

Non si tratta di avere più soldi. Si tratta di spenderli meglio e con metodo.

Se dispongo di dati affidabili, interoperabili, aggiornati, posso valutare la reale sostenibilità di un’opera prima ancora di metterla a gara e magari progettarla anche meglio, con risorse adeguate a garantirne la sua efficienza nel tempo. Posso confrontare alternative progettuali non solo in termini di costo iniziale, ma di costo lungo tutto il ciclo di vita. Posso evitare scelte dettate dall’immediato che si trasformano, nel giro di pochi anni, in problemi strutturali e ingestibili.

In questo senso, le parole del Presidente di ANAC Giuseppe Busia, che ha richiamato l’importanza della digitalizzazione come strumento di trasparenza e responsabilità nei contratti pubblici, assumono un significato concreto. La tracciabilità dei dati e delle decisioni non è un esercizio formale. È la base per una amministrazione più responsabile e più oculata.

A tutto questo si aggiunge, uno dei grandi problemi storici della pubblica amministrazione, la frammentazione delle responsabilità. Non si sa mai con chiarezza chi abbia deciso cosa, in base a quali elementi, con quali valutazioni. La gestione informativa digitale, se applicata correttamente, riduce gli alibi. Le scelte progettuali, le varianti, gli aggiornamenti, le verifiche e la gestione, sono registrati in un ambiente condiviso. Le informazioni sono coerenti e consultabili da tutti i protagonisti e nel tempo. La responsabilità torna ad avere un perimetro definito. Pensate al principio di rotazione negli appalti, come potrebbe veramente diventare importante. Non avremo più bisogno del solito manutentore di paese, che detiene in uno scrigno prezioso le chiavi della città, ma tutto potrà essere trasmesso al successivo vincitore del nuovo appalto che avrà sicuramente migliorato le condizioni. Questa si chiama concorrenza leale e competitività per le PMI.

Non significa irrigidire il sistema, ma rafforzarlo. Significa costruire una macchina amministrativa che non sia assegnata a coloro che detengono le informazioni “riservate”, ma un organismo in cui processi e decisioni siano leggibili e misurabili e condivisi per i cittadini che vorrebbero avere servizi efficienti, in qualità di clienti e non solo utenti.

Le Linee Guida insistono sulla necessità di formazione, di organizzazione interna, di investimenti in strumenti adeguati. È una richiesta esigente, soprattutto per enti locali già sotto pressione. Ma continuare a operare con modelli frammentati comporta un costo nascosto ben più elevato: inefficienze, contenziosi, manutenzioni emergenziali e la perdita di valore del patrimonio pubblico.

La nuova era non è quella delle piattaforme. È quella della consapevolezza.

Un’opera studiata nella sua reale fattibilità tecnica ed economica, valutata lungo l’intero ciclo di vita, monitorata nella gestione, aggiornata nei dati, è un’opera che riduce il rischio di diventare uno “scempio” urbano o finanziario. È un’opera che genera valore nel tempo, può rafforzare anche il partenariato pubblico privato e una nuova collaborazione sempre più necessaria.

Il dato governa l’opera. E governare il dato significa governare la sostenibilità, la manutenzione, la spesa corrente e la responsabilità amministrativa.

Non è un tema per specialisti del digitale. È il cuore della qualità dell’azione pubblica. Se conosciamo i dati e utilizziamo strumenti adeguati, possiamo programmare meglio, decidere meglio, rendere conto meglio ai cittadini e creare delle comunità più attrattive.

Non si tratta di costruire di più. Si tratta di costruire ciò che serve e di mantenerlo con intelligenza.

La stagione delle opere pensate solo fino al giorno dell’inaugurazione deve chiudersi. Quella delle opere pensate fino alla loro ultima fase di vita è già iniziata.

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