PROSSIMITÀ / 1

Fare sistema per competere: partono dalla Lombardia le ZIS, Zone di Innovazione e Sviluppo

20 Mar 2026 di Anna Gagliardi

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C’è una parola che torna quando si parla di territori che funzionano davvero: prossimità. Non è solo distanza fisica. È capacità di stare dentro lo stesso ritmo: imprese, istituzioni, competenze. Ed è qui che si inserisce la sfida delle Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS) promosse da Regione Lombardia. (…)

Le ZIS non nascono per caso, sono state presentate ufficialmente il 17 novembre 2025, come nuovo strumento di politica industriale per “mettere insieme gli attori” dello sviluppo territoriale. Da lì ha preso forma un percorso che porta, pochi mesi dopo, all’attivazione operativa e concreta. Il passaggio formale è arrivato con il Decreto regionale n. 2166 del 19 febbraio 2026, che ha approvato la manifestazione di interesse. E il 3 marzo 2026 si è aperta la fase concreta: i territori possono candidarsi costruendo partenariati e presentando un masterplan strategico.

Ma cosa sono, in modo semplice, le ZIS?

Sono un modello sperimentale di organizzazione territoriale. Non una zona con incentivi automatici, ma un ecosistema in cui soggetti diversi lavorano insieme: imprese, università, centri di ricerca, enti pubblici. L’obiettivo è rafforzare la competitività attraverso collaborazione, conoscenza e visione condivisa.

Tradotto: smettere di lavorare per compartimenti stagni.

Perché oggi un’impresa non sceglie solo dove produrre. Sceglie dove tutto funziona meglio. Dove trova competenze, tempi certi, infrastrutture, interlocutori credibili. Dove il sistema pubblico non è un ostacolo, ma un acceleratore.

Le ZIS servono esattamente a questo. Il limite non è quasi mai la capacità delle imprese, ma quella dei territori di accompagnarle nello sviluppo industriale. Troppa frammentazione, troppe differenze nei processi, troppe incertezze nei tempi di azione.

Le ZIS provano a cambiare scala. Non si ragiona più per singolo Comune o singolo intervento, ma per territori organizzati, capaci di presentarsi con una visione condivisa e una governance chiara. Non è un dettaglio tecnico: è un cambio di paradigma.

E qui entra il tema delle competenze. Aumentarle serve, sì. Ma solo se sono dentro un sistema. Una pubblica amministrazione preparata, coordinata e strutturata rende un territorio più veloce, più affidabile, più competitivo. E quindi più attrattivo anche a livello europeo.

La vera domanda allora è: basta formare di più? No. Serve fare rete meglio.

Le ZIS chiedono proprio questo: costruire partenariati pubblico-privati, definire strategie comuni, condividere obiettivi. In una parola, fare prossimità operativa. E questo le distingue da altri strumenti messi in campo in Italia. Nel Mezzogiorno opera la ZES Unica, che offre incentivi fiscali e semplificazioni per attrarre investimenti. Le ZLS, diffuse in alcune aree del Nord, puntano sulla logistica e sulle semplificazioni amministrative.

Le ZIS sono diverse. Non si basano sugli incentivi, ma sulla qualità del sistema territoriale. Non agevolano soltanto: organizzano. Non creano vantaggi esterni, ma costruiscono capacità interna.

Per questo la Lombardia, oggi, è un laboratorio. Le ZIS sono un modello nuovo, non ancora diffuso nel resto del Paese. Ma proprio per questo sono replicabili. Perché il problema che affrontano non è lombardo: è nazionale ed europeo. Ovunque, la competizione si gioca sempre meno sui costi e sempre più sulla capacità di innovare e di fare rete per restare competitivi in un mondo che cambia le condizioni economiche, con estrema velocità.

C’è anche una dimensione politica, nel senso più concreto. Le ZIS superano la logica dei finanziamenti distribuiti a pioggia e spingono verso politiche selettive, basate su progetti solidi e visioni territoriali. Premiano chi si organizza, chi costruisce alleanze, chi investe in competenze.

E qui una provocazione è inevitabile. I sindaci e i Comuni, soprattutto nei territori più fragili o a rischio spopolamento, hanno davanti un bivio: continuare a gestire l’esistente in modo classico, oppure diventare protagonisti dello sviluppo. Le ZIS offrono uno strumento concreto per fare questo salto. Lavorare con le imprese, costruire alleanze territoriali, creare condizioni perché lavoro e servizi tornino ad attrarre persone. Le Zis allora non sono solo sviluppo economico, sono anche tenuta sociale.

Per una regione come la Lombardia, cuore produttivo del Paese, ma anche una realtà così amministrativamente frammentata, è una scelta strategica. Fare prossimità significa accorciare la distanza tra chi produce, chi amministra e chi innova. Significa trasformare un territorio in un sistema che si muove insieme.

Perché oggi non vince chi corre da solo, ma chi riesce a far correre un intero territorio nella stessa direzione.

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