PROSSIMITÀ / 8
C’è chi dice no. E poi c’è chi dice sì (e cambia davvero le cose)
Peccioli è un comune di circa 4.400 abitanti in Toscana in provincia di Pistoia, noto anche alle cronache nazionali per essere stato inserito tra i “borghi più belli d’Italia” nell’edizione 2024. Ma Peccioli è molto di più. È un sistema di sviluppo locale diverso, costruito nel tempo con una visione che tiene insieme economia, ambiente, comunità e cultura.
Ci sono territori che si raccontano da soli, e altri che invece hanno bisogno di essere ascoltati con attenzione, quasi come se custodissero una storia controintuitiva. Peccioli appartiene decisamente alla seconda categoria. Un piccolo comune toscano che, negli anni, ha scelto una strada che molti avrebbero scartato a priori: trasformare la gestione dei rifiuti in una leva di sviluppo economico, sociale e culturale.
Ho avuto modo di parlare con il sindaco Renzo Macelloni, una bellissima esperienza che restituisce proprio questo: non una narrazione celebrativa, ma il racconto concreto di una scelta amministrativa che ha richiesto coraggio, metodo e, soprattutto, una relazione autentica con la comunità. Perché il punto non è semplicemente “dire sì”. Il punto è capire a cosa si sta dicendo sì, e come.
In molti contesti, la parola “rifiuti” è sufficiente a chiudere qualsiasi discussione. È un riflesso quasi automatico: opposizione, diffidenza, paura. A Peccioli, invece, è accaduto qualcosa di diverso. Non perché i cittadini fossero inizialmente entusiasti, ma perché l’amministrazione ha scelto di non fermarsi al primo muro. “Capire” è stata la parola chiave. Capire i timori, le criticità, le implicazioni ambientali. Ma anche spiegare, coinvolgere, costruire fiducia nel tempo. Non una decisione calata dall’alto, ma un percorso condiviso, spesso faticoso, che ha trasformato un tema divisivo in un progetto collettivo. Qui si misura davvero la capacità amministrativa di chi governa una comunità: non solo nella qualità delle decisioni, ma nella qualità del processo che le genera.
La scelta di investire nella gestione dei rifiuti non è stata solo tecnica. È stata strategica. Ma prima ancora è stata una scelta di responsabilità: non ignorare ciò che tutti, prima o poi, devono affrontare. Come ha raccontato il sindaco, i rifiuti non gestiti non aspettano: ogni giorno che passa aumentano, si stratificano e aggravano il problema, fino a renderlo molto più complesso e costoso da affrontare. Non è una questione che si può rimandare o aggirare. Gestire i rifiuti non è come decidere di fare una strada o un parco. Non è un’opzione tra le tante. È una necessità, che va affrontata nel bene e nel male.
Peccioli ha scelto di affrontarla nel modo più difficile e, proprio per questo, più efficace: governandola e trasformandola in opportunità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un sistema che genera risorse economiche, che vengono reinvestite nel territorio, migliorando servizi, infrastrutture e qualità della vita. Attorno a questa scelta si è sviluppato un ecosistema più ampio, fatto di cultura, turismo e innovazione. Non si parla più semplicemente di smaltimento, ma di economia circolare applicata a una comunità reale, non parole vuote ma piene di sostanza e fatti concreti.
Uno degli aspetti più interessanti è il ruolo dei cittadini. Non semplici destinatari delle scelte, ma parte integrante del processo. Coinvolgere significa assumersi il rischio del confronto, accettare critiche, dubbi, resistenze. Ma significa anche costruire consenso informato, molto diverso dall’approvazione passiva. A Peccioli questo equilibrio è stato costruito nel tempo, attraverso risultati concreti. Quando le persone vedono che le risorse generate tornano sotto forma di servizi, spazi pubblici e opportunità, il rapporto con le decisioni cambia. Il “sì” diventa una scelta consapevole.
In questo percorso si inserisce anche la capacità di ridefinire l’identità del territorio. Lo sviluppo del turismo non è stato casuale, ma orientato con precisione verso l’arte contemporanea. Diversi artisti hanno contribuito a trasformare il paese in una grande installazione diffusa, disseminata lungo tutto il territorio, dove ogni spazio dialoga con un’idea, un linguaggio, una visione. Il risultato è un paese che sembra costruito con uno sguardo diverso, quasi ripensato nel suo insieme.
Oggi Peccioli è una meta molto visitata, soprattutto da turisti attratti proprio da queste installazioni. Ma il cambiamento più profondo non è nei numeri, è nella percezione. È nell’immagine che il paese ha costruito di sé. Ed è, soprattutto, nel fatto che i cittadini fanno parte di questa nuova immagine. Non la subiscono, la abitano.
In questo equilibrio tra territorio, comunità, sviluppo economico e ambiente, non c’è un vincitore e un vinto. Ne hanno tratto vantaggio tutti. E questo ha generato anche un effetto ulteriore, meno visibile ma decisivo: la nascita di un contesto favorevole alle imprese. Un vero e proprio incubatore diffuso, capace di attrarre iniziative, sostenere attività economiche e creare nuove opportunità. Non solo turismo, quindi, ma economia reale. Non solo immagine, ma struttura.
Alla fine, ciò che emerge con più forza è il valore politico del “sì”. Un sì che non è superficiale né opportunistico, ma costruito su analisi, partecipazione e visione. Dire no è spesso più facile. Richiede meno spiegazioni, meno responsabilità, meno esposizione. Dire sì, invece, significa prendersi carico delle conseguenze, nel bene e nel male.
Il caso di Peccioli dimostra che, quando questo sì è guidato da una strategia chiara e da una relazione solida con la comunità, può generare trasformazioni reali. Non è tanto una questione di replicare un modello, quanto di comprendere un approccio. Capacità di ascolto, visione di lungo periodo, coraggio decisionale e trasparenza: sono questi gli elementi che fanno la differenza.
Non basta dire sì. Bisogna saper costruire le condizioni perché quel sì abbia senso. E a Peccioli, questo lavoro, paziente e continuo, non solo è stato fatto, ma continua a produrre effetti, come una scelta che nel tempo non si limita a funzionare, ma continua a crescere.
“Il coraggio amministrativo non è dire sempre no, ma sapere quando dire sì.”
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