PROSSIMITÀ / 18
Sotto l’ombrellone la burocrazia non va in vacanza
L’estate è il tempo del riposo. È giusto che sia così. Dopo mesi di lavoro, tutti abbiamo bisogno di rallentare, trascorrere qualche giorno con la famiglia e recuperare energie per affrontare un nuovo anno. Mentre noi ci fermiamo, c’è qualcosa che continua a correre, è il tempo.
Ed è proprio il tempo che l’Italia continua a perdere. In questi giorni il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, è tornato a chiedere ciò che il mondo produttivo ripete da anni: tempi certi, procedure rapide e una pubblica amministrazione capace di accompagnare gli investimenti anziché rallentarli, arrivando a proporre l’estensione del modello delle Zone Economiche Speciali a tutto il Paese. È una richiesta che dovrebbe far riflettere tutti, perché il tempo dell’attesa delle imprese non va in vacanza.
Le aziende non possono permettersi di mettere in pausa le scelte e gli investimenti fino a settembre. I mercati continuano a muoversi, gli ordini arrivano ogni giorno, la concorrenza internazionale accelera, le decisioni economiche vengono prese in tempo reale.
L’economia non aspetta il rientro dalle ferie, eppure noi, come sistema Paese, troppo spesso sembriamo vivere di una frase che ormai è diventata quasi una tradizione nazionale.
“Ne riparliamo a settembre.” È una frase innocua solo in apparenza perché settembre arriva sempre molto più in fretta di quanto immaginiamo e, quando arriva, ci accorgiamo che l’anno è ormai agli ultimi mesi, che bisogna chiudere bilanci, recuperare il fatturato, rispettare scadenze, recuperare ritardi e rincorrere il tempo perduto. Nel frattempo, il mondo è andato avanti e un altro anno sarà quasi terminato.
Oggi viviamo settimane particolarmente delicate. Le tensioni internazionali continuano a incidere sul prezzo dell’energia, il petrolio resta un fattore di instabilità, i mercati finanziari reagiscono in poche ore alle decisioni prese da pochi grandi attori globali e le imprese devono fare i conti ogni giorno con costi che cambiano improvvisamente.
In un contesto così fragile e imprevedibile, l’Italia non può permettersi un lusso che nessun altro si concede, quello di rallentare e “chiudere” per tre mesi, eppure noi lo facciamo. Ogni giorno perso dentro un procedimento amministrativo è un giorno sottratto alla competitività del Paese. Ogni pratica che resta ferma rappresenta un investimento rinviato, un’opportunità che sfuma, un’impresa che aspetta e il tempo, quando si parla di economia, non si recupera quasi mai.
La burocrazia, resta lì ad aspettare, immobile e continua il suo percorso lento, silenzioso, inflessibile e non conosce stagioni. Non si lascia convincere dal calendario, continua a chiedere documenti, integrazioni, pareri, verifiche, autorizzazioni. Anche il tempo delle imprese, continua a scorrere e a correre ma nervosamente e spesso finisce prima che la burocrazia abbia terminato il proprio percorso. Due modi diversi di leggere il tempo.
Forse è proprio questo il pensiero che dovremmo portare con noi sotto l’ombrellone. Riposiamoci, ne abbiamo bisogno, ma senza dimenticare che il tempo rappresenta oggi la più grande infrastruttura economica di un Paese.
Se perdiamo tempo, perdiamo competitività, se perdiamo competitività, perdiamo investimenti e quando perdiamo investimenti, perdiamo lavoro, innovazione e futuro.
A settembre allora torneremo tutti alle nostre scrivanie, riprenderemo a parlare di semplificazione, di attrazione degli investimenti, di rilancio dell’economia e di competitività, ma con due mesi passati, in cui abbiamo rimandato e se il nostro approccio sarà ancora quello del rinvio con la frase che diventerà “ne parliamo dopo Natale”, continueremo a pensare che ogni decisione possa aspettare ancora qualche settimana, ci ritroveremo così esattamente dove siamo oggi, con gli stessi problemi, con le stesse attese, con gli stessi ritardi e con un anno ormai quasi finito.
L’estate serve a recuperare energie, ma un Paese che vuole crescere non può permettersi di mettere in vacanza anche il proprio futuro per così tanto tempo.
Perché il tempo si può fermare solo sul calendario, mai nell’economia e soprattutto mai per chi aspetta una risposta peggio se l’aspetta dalla pubblica amministrazione.
Allora sì, andiamo anche noi in vacanza con la nostra rubrica. Rallentiamo il passo, recuperiamo energie e godiamoci qualche giorno di meritato riposo. Ma portiamo con noi una certezza: a settembre non avremo bisogno di nuove scuse, ma di decisioni. Perché il calendario concede una pausa. Il tempo, invece, continua a correre. E non aspetta l’Italia che intanto è in spiaggia. Buona estate!
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