DAI TERRITORI
Dissesto e reti, in Sicilia 118 progetti e lavori ok al 70%. Le richieste dell’Ance
La percentuale si riferisce alle gare Pnrr pubblicate a partire da novembre 2021. Un risultano nel complesso positivo, positivo alla media regionale (53%) e a quella nazionale (58%), dice l’associazione dei costruttori. Ma i tagli da 6,5 miliardi per il periodo 2025-2034 vanno ripristinati e serve una governance solida. Dal 2022 al 2025, la Struttura per il contrasto al dissesto idrogeologico ha registrato 83 opere finanziate, 84 gare per lavori, 280 gare per servizi.
Il dissesto idrogeologico coinvolge tutto il territorio italiano: l’Italia – ha detto Ispra nel suo ultimo rapporto – è tra i Paesi europei più esposti al rischio frane, con oltre 636.000 eventi censiti, dei quali 180.000 con un’elevata distruttività. Tra le Regioni, la Sicilia ha visto crescere del 20% le proprie aree a rischio fino a una superficie totale coinvolta dell’8,4%. Proprio dello stato dell’arte della Regione isolana si è parlato ieri a un evento di Ance Enna. Dove è stato ricordato che il 97,4% dei comuni siciliani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera. E circa 360mila siciliani sono esposti a rischio frana, di cui 93.500 nelle aree a maggiore pericolosità, con più di 73.600 edifici e oltre 1.400 beni culturali collocati in aree instabili.
Ma accanto a questi numeri ci sono gli interventi andati avanti con il Pnrr per affrontare un’emergenza che viene dal passato e che è ancora ben lontana dall’essere risolta. In Sicilia, tra dissesto idrogeologico e interventi sulle reti idriche risultano finanziati 118 progetti per quasi 600 milioni di euro, di cui 460 milioni di fondi europei Pnrr. Il monitoraggio sui cantieri aperti, che l’Ance conduce attraverso i dati Cnce_Edilconnect, evidenzia che nella regione i lavori sono in corso o risultano conclusi per circa il 70% delle gare Pnrr pubblicate a partire da novembre 2021. Un risultano nel complesso positivo, positivo alla media regionale (53%) e a quella nazionale (58%).
A questi interventi si aggiungono i programmi di spesa destinati ai Comuni come le “piccole e medie opere”. Secondo la Ragioneria dello Stato, la spesa in conto capitale dei Comuni per opere di sistemazione del suolo e infrastrutture idrauliche è passata da 624 milioni di euro nel 2018 a 1.443 milioni nel 2024, con un incremento del +131,2%. In Sicilia, nello stesso periodo, la spesa dei comuni per le stesse finalità aumenta del 48,3%. A ottobre, il Mase ha stanziato oltre 53 milioni di euro alla Regione Sicilia per l’anno 2025 per realizzare 21 interventi prioritari di mitigazione del rischio idrogeologico. Mentre dieci giorni fa l’Autorità di bacino della Presidenza della Regione Siciliana aggiornato il piano per l’assetto idrogeologico regionale, includendo Alcamo (Trapani) e Leonforte (Enna), rinviando un analogo intervento per Licata. Mentre a settembre erano stati destinati 870mila euro per aggiornare le mappe di pericolosità idraulica (70 Comuni coinvolti).
Guardando alla Struttura commissariale istituita, da ottobre 2022 a novembre di quest’anno ha registrato 83 opere finanziate, 84 gare per lavori, 280 gare per servizi. Per i prossimi cinque anni, la Struttura avrà a disposizione 1,5 miliardi per tradurre rapidamente le risorse in interventi concreti sul territorio, anche in ottica di prevenzione.


Tutto nel verso giusto? No. Come ha raccontato ieri l’associazione dei costruttori a Enna, la Legge di bilancio per il 2025 ha disposto tagli per circa 6,5 miliardi di euro nel periodo 2025–2034, di cui 673 milioni concentrati nel triennio 2025–2027. Di qui la necessità, secondo le imprese del settore, di ripristinare queste risorse. Nella manovra recente si prevede un fondo da 350 milioni per il 2026, da destinare come contributi ai privati per interventi con l’obiettivo di ridurre l’esposizione a situazioni di rischio sul territorio nazionale, derivanti da eventi imprevedibili. Ma non basta: per i costruttori serve mettere a terra riforme chieste da tempo quali una governance stabile e forte, con un unico soggetto a livello centrale, in grado di gestire in modo integrato le attività di Ministeri, Regioni, Autorità di bacino, Comuni e altri enti coinvolti. Gli interventi vanno poi inseriti in un piano pluriennale, da attuare in tempi celeri. Infine, occorre un sistema informativo unico, riepilogativo delle diverse linee di finanziamento attraverso il quale gli enti coinvolti possano avere informazioni precise.