DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri / 39

Emergenza Meteo 2026: analisi del decreto legge 25 e delle nuove strategie in materia di Protezione Civile

12 Mar 2026 di Paolo Ghigliotti

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Il 27 febbraio 2026 è stato emanato il Decreto-Legge n. 25, un provvedimento d’urgenza volto a fronteggiare i devastanti eventi meteorologici che, a partire dal 18 gennaio 2026, hanno colpito duramente Calabria, Sardegna e Sicilia. Sebbene il testo nasca per rispondere a una crisi specifica, esso introduce novità sistemiche che ridisegnano alcuni pilastri della gestione delle emergenze in Italia, dalla tecnologia di allertamento alla qualificazione professionale dei tecnici. (…)

Il decreto stanzia in primo luogo risorse significative per il ripristino dei territori e il sostegno a cittadini e imprese. Per il solo biennio 2026-2027, sono autorizzati 115 milioni di euro per i fabbisogni immediati di protezione civile.

Le misure di “respiro” finanziario includono:

  • Sospensione fiscale: Per i soggetti con sede in immobili inagibili o sgomberati, i versamenti tributari e contributivi sono sospesi fino al 30 aprile 2026, con ripresa dei pagamenti (senza sanzioni) entro il 10 ottobre 2026.
  • Ammortizzatori sociali: Introdotta un’integrazione al reddito per i lavoratori subordinati (inclusi agricoli) impossibilitati a prestare attività, con un limite di spesa di 37,6 milioni di euro.
  • Sostegno agli autonomi: Prevista un’indennità una tantum fino a 3.000 euro per professionisti e titolari di impresa che hanno dovuto sospendere l’attività.

La rivoluzione dell’allertamento

Una delle novità più rilevanti è stata introdotta con l’art.17 e  riguarda il sistema IT-alert. Il decreto sancisce infatti  un cambio di rotta per il rischio “precipitazioni intense”: in luogo del classico cell broadcast (che rimane attivo per maremoti e rischi vulcanici), verrà messa in esercizio una App dedicata.

Il decreto stabilisce che il sistema di allerta non dovrà più essere “monolitico”, ma necessariamente utilizzerà canali diversi a seconda della prevedibilità e della natura dell’evento:

  • Cell Broadcast (Senza App): Resta attivo per eventi con dinamiche rapide o rischi specifici dove l’invio “a tappeto” su tutte le celle telefoniche è vitale (es. maremoti, collasso grandi dighe, incidenti nucleari, attività vulcanica per Vesuvio, Campi Flegrei, Vulcano e Stromboli).
  • App IT-alert: Diventa il canale privilegiato per il rischio “precipitazioni intense” (i cosiddetti nubifragi o “bombe d’acqua”).

Ma perché una App per il meteo? 

L’uso del cell broadcast per le piogge intense ha mostrato limiti tecnici (difficoltà nel delimitare con precisione l’area colpita e conseguente rischio di “sovra-allertamento”). La nuova App permetterà:

  • Granularità: Invio di notifiche basate sulla posizione GPS precisa dell’utente, riducendo i falsi allarmi in zone limitrofe ma non colpite.
  • Ricchezza di informazioni: A differenza del breve messaggio di testo del cell broadcast, l’App potrà contenere mappe interattive, indicazioni in tempo reale sui centri di accoglienza aperti e link diretti alle norme di comportamento specifiche per il luogo in cui si trova l’utente.
  • Interattività: L’utente potrà consultare lo storico delle allerte e lo stato dei rischi nella propria zona in ogni momento, non solo durante l’emergenza.

 

Questa scelta risponde alla necessità di fornire informazioni più puntuali e interattive in caso di nubifragi improvvisi. Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, contando su una disponibilità di 2 milioni di euro per lo sviluppo del software e l’integrazione con gli apparati esistenti, dovrà definire le modalità operative entro 12 mesi (febbraio 2027), garantendo l’interoperabilità dei sistemi “mission critical” e il coordinamento della Rete Radio Nazionale. La nuova App –  completamente gratuita –   si prefigge di diventare l’interfaccia tra i dati complessi della rete radio/radar ed il cittadino, assicurando il rispetto della privacy degli utenti.

Professionalizzazione: il ruolo degli Esperti Catastrofali

L’articolo 19 introduce una figura professionale inedita: l’Esperto Assicurativo Catastrofale. Presso la società CONSAP S.p.A. viene istituito un ruolo specifico a cui potranno iscriversi (dietro pagamento di un contributo annuale per la copertura degli oneri di tenuta del ruolo) i professionisti in possesso di requisiti rigorosi.

L’obiettivo è duplice:

  1. Certificare le stime: Garantire che la valutazione dei danni da alluvioni, sismi o frane sia effettuata secondo standard tecnici elevati.
  2. Supporto allo Stato: Facilitare il concorso pubblico nell’indennizzare i danni, basandosi su perizie asseverate e uniformi. L’obbligo di iscrizione per operare nel settore è previsto diventi efficace dal 1° gennaio 2027

Tuttavia, l’impianto dell’articolo 19 ha sollevato significative riflessioni da parte della Rete Professioni Tecniche, come illustrato nell’audizione del 10 marzo, presso la Commissione Ambiente della Camera e le criticità emerse, potrebbero tradursi in proposte emendative durante la conversione in legge. 

Si sono, innanzitutto, evidenziati dubbi sull’opportunità di introdurre in un Decreto Legge volto ad affrontare tematiche di urgenza, con l’istituzione della figura “esperto assicurativo catastrofale”, atteso che già oggi, le attività di accertamento tecnico, analisi e quantificazione economica dei danni catastrofali, subiti dagli immobili, sono attribuite dalla vigente normativa alle professioni tecniche regolamentate. Si è poi rilevato un concreto possibile effetto “duplicazione” tra quanto già previsto per tutte le professioni ordinistiche in tema di esame di abilitazione, formazione, assicurazione e rispetto di codice deontologico e quanto introdotto in alcuni commi del presente articolo. 

Nel ricordare doverosamente il ruolo di sussidiarietà svolto dagli Ordini e Collegi professionali assicurato allo Stato e richiamando le attività già riservate agli stessi per legge, l’auspicio della Rete è di una riscrittura dello stesso articolo 19 in armonico coordinamento con la legislazione vigente.

 

Gestione del Territorio: Il Caso Niscemi e le Deroghe Ambientali

Il decreto affronta con poteri straordinari la frana di Niscemi. Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile viene nominato Commissario straordinario fino al 2027, con un budget di 150 milioni di euro. I programmi includono:

  • Delocalizzazione: Contributi per l’acquisto di nuovi immobili o aree alternative per chi vive in zone a rischio.
  • Demolizioni: Piani per abbattere edifici pubblici e privati nell’area di frana.

Inoltre, per accelerare il ripristino delle infrastrutture colpite in tutte le regioni interessate, il decreto sospende i limiti di emissione degli scarichi idrici (fognature e depuratori) e le prescrizioni delle autorizzazioni ambientali incompatibili con lo stato dei luoghi fino al gennaio 2027.

In conclusione, il D.L. 25/2026 non rappresenta solo un “decreto ristori”, ma un concreto sforzo di modernizzare la risposta alle catastrofi naturali, puntando sulla digitalizzazione dell’allerta e sulla creazione di una filiera tecnica certificata per la stima dei danni.

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