DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri / 45
Accessibilità e universal design nella rigenerazione edilizia. Dalla conformità alla qualità d’uso: criteri operativi per progettare spazi inclusivi
La rigenerazione edilizia rappresenta oggi uno dei principali fattori di cambiamento nel settore immobiliare. Grazie a interventi diffusi, incentivi e programmi europei, questa trasformazione si sta intensificando, ma resta fondamentale perseguire un obiettivo essenziale: l’accessibilità deve essere considerata come requisito prioritario nella progettazione.
RIGENERARE SIGNIFICA RENDERE ACCESSIBILE
Le norme di riferimento — D.M. 236/1989, Legge 13/1989 e D.P.R. 503/1996 — stabiliscono standard prestazionali e obblighi da rispettare. Tuttavia, l’esperienza insegna che attenersi ai requisiti non garantisce spazi davvero utilizzabili. È necessario un vero cambiamento di mentalità: non basta seguire le regole, bisogna puntare sulla qualità d’uso.
LE CRITICITÀ PIÙ FREQUENTI NEGLI INTERVENTI SULL’ESISTENTE
Intervenire sugli edifici esistenti significa misurarsi, molto spesso, con criticità che rendono più complessa l’applicazione dei criteri di accessibilità. Tra le più frequenti si riscontrano:
- accessi non adeguati: gradini, rampe improvvisate, ingressi secondari;
- percorsi discontinui: cambi di quota non risolti, ostacoli, restringimenti;
- collegamenti verticali insufficienti: assenza di ascensori o soluzioni alternative;
- distribuzione della superficie interna inefficiente: percorsi tortuosi, spazi di manovra ridotti;
- scarsa leggibilità degli ambienti: orientamento difficoltoso, segnaletica incoerente.
Molte di queste difficoltà derivano da un approccio progettuale che considera l’accessibilità solo nelle fasi finali, come un elemento da aggiungere, e non come componente strutturale del progetto.
APPROFONDIMENTO
Il D.M. 236/1989 articola la qualità dell’accessibilità in tre livelli, che aiutano a leggere in modo più preciso le prestazioni richieste a uno spazio:
- accessibilità: possibilità per chiunque di raggiungere e utilizzare gli spazi.
- visitabilità: possibilità di accedere agli spazi principali e ai servizi essenziali.
- adattabilità: possibilità di modificare gli ambienti con interventi limitati.
Si tratta di una distinzione fondamentale, ma il solo rispetto di questi livelli minimi non assicura, di per sé, spazi realmente comodi, leggibili e fruibili.
UNIVERSAL DESIGN: PROGETTARE PER TUTTI, SENZA SOLUZIONI “SPECIALI”
L’integrazione dei principi dell’Universal Design consente di superare la logica delle soluzioni dedicate, spesso percepite come aggiunte o compromessi. In termini operativi, questo approccio si traduce nella progettazione di percorsi continui e intuitivi, senza alternative separate; nella riduzione dello sforzo fisico richiesto per l’uso degli spazi; nel miglioramento della percezione e della comprensione degli ambienti; e nella capacità di garantire flessibilità d’uso nel tempo.
L’obiettivo è chiaro: realizzare spazi realmente utilizzabili da tutte le persone, indipendentemente dalle condizioni individuali.
Criteri operativi per la progettazione inclusiva
Nella definizione degli accessi e degli spazi esterni, è opportuno privilegiare ingressi a quota zero, integrare rampe conformi nel percorso principale, evitare soluzioni secondarie o marginali e utilizzare pavimentazioni regolari e antisdrucciolo.
Per quanto riguarda i percorsi orizzontali, occorre garantire larghezze adeguate e continuità, eliminare ostacoli e restringimenti, ridurre cambi di direzione complessi e prevedere spazi di manovra nei nodi distributivi.
Anche i collegamenti verticali richiedono particolare attenzione: l’installazione di ascensori, ove possibile, rappresenta la soluzione preferibile; le piattaforme elevatrici dovrebbero essere adottate solo nei casi realmente vincolati. In ogni caso, è necessario garantire sempre un’alternativa accessibile alle scale e verificare con attenzione dimensioni e accessibilità delle cabine.
Negli spazi interni, la qualità inclusiva passa attraverso una configurazione planimetrica semplice, l’eliminazione di percorsi obbligati, l’accessibilità ai principali ambienti e la possibilità di prevedere soluzioni adattabili nel tempo
Infine, sul piano dell’orientamento e della percezione, risultano determinanti una segnaletica chiara e coerente, l’uso di contrasti cromatici, la cura dell’illuminazione naturale e artificiale e la riduzione delle ambiguità percettive.
Focus – Accessibilità e PNRR
Il Regolamento (UE) 2021/241 richiede che gli interventi finanziati integrino accessibilità e sostenibilità. È un’indicazione significativa, perché conferma che la qualità dell’abitare passa anche dalla capacità degli spazi di essere inclusivi.
Il ruolo del progettista: da verificatore a regista del processo
Per ottenere risultati efficaci, il progettista deve assumere un ruolo attivo e consapevole. Ciò significa integrare l’accessibilità fin dalle fasi preliminari, effettuare verifiche funzionali e non soltanto dimensionali, adottare un approccio multidisciplinare e valutare soluzioni alternative in presenza di vincoli.
La progettazione inclusiva, infatti, non coincide con un insieme di adempimenti, ma con un processo decisionale consapevole.
CONCLUSIONI
L’accessibilità rappresenta un elemento qualificante della rigenerazione edilizia. Per trasformare i principi in pratica progettuale, occorre superare l’approccio prescrittivo, integrare i criteri dell’Universal Design e assumere l’utente reale come riferimento del progetto.
La qualità di un intervento non si misura solo nella conformità normativa, ma nella capacità degli spazi di essere realmente utilizzabili da tutti.
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