LA GIORNATA

Meloni: colpiremo chi specula sui prezzi. Sospendere gli Ets per la crisi

  • Eurogruppo, l’economia dell’Eurozona è solida ma rischi dalla crisi nel Golfo
  • Costruzioni, Bain: M&A del settore vale 135 mld a livello globale, in Italia scende a 800 mln
  • Oice: a febbraio forte ripresa  (132,5 mln) della domanda di servizi tecnici, boom degli appalti integrati

12 Mar 2026 di

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IN SINTESI

Linea dura contro chi specula sui prezzi dell’energia. È quella che il Governo metterà in campo Il governo intervenendo anche con una maggiore tassazione sugli extra profitti delle aziende che dovessero approfittare dei rincari. Parola della premier Giorgia Meloni, che, nell’atteso intervento al Senato, prima, e alla Camera, poi, per le comunicazioni sulla crisi del Golfo e sul Consiglio europeo della prossima settimana, ha assicurato l’impegno dell’esecutivo a impedire che l’aumento dei prezzi dell’energia si trasformi in guadagni ingiustificati per alcune imprese. Il governo sta monitorando l’intera filiera, anche alla luce di segnali secondo cui alcune compagnie petrolifere starebbero trattenendo prodotto già raffinato, una pratica che può contribuire a far salire i prezzi. Parallelamente, il governo guarda anche al livello europeo. Meloni ha annunciato che l’Italia chiederà a Bruxelles di sospendere temporaneamente l’applicazione dell’ETS (EU Emissions Trading System) per la produzione di elettricità da fonti termoelettriche, almeno finché i prezzi globali delle fonti fossili non torneranno ai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente. La misura, nelle intenzioni dell’esecutivo, servirebbe ad alleggerire i costi energetici in una fase di forte instabilità dei mercati. Sul piano interno, invece, Meloni ha confermato che il governo valuta l’eventuale attivazione delle cosiddette “accise mobili” sui carburanti. Il meccanismo consentirebbe di ridurre temporaneamente le imposte su benzina e diesel se i prezzi dovessero aumentare in modo stabile. Tuttavia, come ha spiegato la sottosegretaria al Ministero dell’Economia Lucia Albano, il taglio può essere adottato solo se si verificano precise condizioni economico-finanziarie previste dalla normativa vigente, legate soprattutto all’andamento medio del prezzo internazionale del petrolio rispetto ai valori indicati nel Documento di economia e finanza. Il governo non si aspetta nuove impennate dei prezzi come quelle registrate subito dopo lo scoppio della guerra, ma sta comunque monitorando con attenzione sia il quadro della rete distributiva che la situazione a monte. E’ stata rilevata una tendenza delle compagnie petrolifere a trattenere il prodotto già raffinato, una pratica che fa aumentare i prezzi. I ministeri dell’Economia, delle Imprese e della Sicurezza energetica stanno ragionando sulle misure da adottare, dal taglio delle accise ad un rafforzamento dei poteri di Mr Prezzi. Il tema è quando. Se la guerra dovesse terminare rapidamente, intervenire non avrebbe molto senso. Tanto più che un eventuale riduzione delle accise sui carburanti, per essere avvertita dai consumatori richiederebbe coperture ingenti.

Eurogruppo, l’economia dell’Eurozona è solida ma rischi dalla crisi nel Golfo

“I fondamentali dell’economia dell’area euro restano solidi”, con “il tasso di disoccupazione ai minimi storici” e “l’inflazione sostanzialmente attorno all’obiettivo di medio termine della Banca centrale europea”. È quanto scrive il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, nella lettera al presidente del Consiglio europeo sul lavoro svolto negli ultimi mesi e sulle priorità future. Nel breve periodo, osserva Pierrakakis, “le prospettive sono migliorate marginalmente”, sostenute da “redditi reali in aumento, condizioni di finanziamento più favorevoli e un mercato del lavoro robusto”, elementi che riflettono “la resilienza dell’economia di fronte a molteplici sfide”. Allo stesso tempo, avverte, l’Eurozona opera “in un contesto globale altamente incerto e volatile”. In particolare, “i recenti sviluppi in Medio Oriente hanno già portato a una volatilità senza precedenti nei mercati energetici”, creando “rischi significativi per le prospettive economiche”. L’impatto dipenderà da “intensità, portata e durata del conflitto”, fattori “difficili da valutare in questa fase”. L’Eurogruppo “continuerà a monitorare attentamente la situazione” ed è “pronto a coordinare risposte appropriate tra gli Stati membri se necessario”. Tra le sfide strutturali restano “la debole crescita della produttività, l’invecchiamento della popolazione e le crescenti pressioni sui conti pubblici”, che continuano a pesare sul potenziale di crescita europeo. Sul piano globale, i ministri hanno discusso anche degli “squilibri macroeconomici globali”, diventati un tema sempre più centrale nel dibattito internazionale. In un contesto di “frammentazione crescente e competizione strategica”, si sottolinea l’importanza di un maggiore coordinamento internazionale. L’Europa, scrive Pierrakakis, deve continuare a parlare “con una sola voce” nei consessi internazionali come G7, G20 e Fondo monetario internazionale, per promuovere “stabilità, crescita equilibrata e un ordine economico internazionale basato su regole”. Il presidente dell’Eurogruppo ricorda inoltre che l’euro resta “la seconda valuta più importante al mondo”: i cambiamenti nel sistema monetario internazionale e le tensioni geopolitiche indicano che “il ruolo internazionale dell’euro non può essere dato per scontato”. E per rafforzarlo servono “fondamentali economici solidi, finanze pubbliche sostenibili, istituzioni credibili e mercati finanziari profondi e integrati”.

Inflazione, a gennaio nella zona Ocse cala al 3,3%, A febbraio si scaldano i prezzi negli Usa

L’inflazione nella zona Ocse, misurata dall’indice dei prezzi al consumo, è calata al 3,3% a gennaio 2026 contro il 3,6% del mese precedente: è quanto riferisce la stessa Ocse precisando che l’inflazione è scesa in 22 dei 35 aderenti all’organizzazione per cui i dati sono disponibili. Nel G7, l’inflazione è calata al 2,1% a gennaio, dopo il 2,4 % di dicembre. La Francia registra il tasso di inflazione più basso tra le sette grandi economie avanzate, allo 0.3% nel gennaio 2026, in calo di 0,5 punti rispetto al mese precedente. Anche in Italia l’inflazione è calata dall’1,2% di dicembre all’1% di gennaio. Intanto, l’inflazione di febbraio negli Stati Uniti segna un rialzo dello 0,3% su base mensile e del 2,4% su base annua, in linea con le previsioni. La dinamica dei prezzi rilevata nella componente ‘core’, al netto di componenti volatili come l’energia, segna un aumento mensile dello 0,2% e uno annuale del 2,5% (ai minimi da marzo 2021), centrando le stime degli analisti.

Energia, Ecco: la vera causa del caro bollette è il gas, sospendere gli Ets rallenta la soluzione

In seguito all’intervento della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento sulla crisi energetica legata alla guerra in Iran, il think tank ECCO vede con criticità la proposta di sospendere il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS). Secondo ECCO, l’ETS non è la causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità, la vera vulnerabilità dell’Italia resta l’elevata dipendenza dal gas. “L’Italia paga bollette più care perché è il Paese europeo più esposto al gas. Non è l’ETS a far salire i prezzi, ma la dipendenza dai combustibili fossili. Sospendere il sistema europeo delle emissioni non ridurrebbe le bollette e ritarderebbe lo sviluppo delle rinnovabili, la vera soluzione di lungo periodo alla volatilità dei prezzi.” afferma Matteo Leonardi, co-fondatore e direttore di ECCO – il think tank italiano per il clima. Secondo il think tank ECCO, l’ETS non deve essere visto solo come una tassa ma rappresenta un’entrata fiscale chiave dello Stato, i cui ricavi – circa 4 miliardi all’anno – dovrebbero essere interamente restituiti a imprese e consumatori, come da normativa europea, sotto forma di investimenti e politiche pubbliche per la transizione per ridurre i prezzi dell’energia e innovare i sistemi produttivi, i due aspetti cruciali della competitività. Leonardi, sottolinea inoltre che: “Il Governo Meloni non indica con quali strumenti intende sviluppare le rinnovabili, la cui crescita è solo la metà di quella prevista dagli obiettivi nazionali. Altri paesi europei, che hanno investito nelle rinnovabili, oggi non subiscono gli effetti dello shock causato dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. Nonostante questo, non si vede da parte del Governo la volontà e le azioni necessarie per rimuovere lo sviluppo e un’accelerazione della produzione di energia da fonti rinnovabili in Italia.”

Il sistema ETS è stato progettato per ridurre la dipendenza europea dai combustibili fossili e orientare gli investimenti verso tecnologie pulite. Il suo impatto sui prezzi dell’elettricità resta limitato: secondo i dati della Banca Centrale Europea, l’ETS pesa solo per il 6,8% sul prezzo dell’elettricità per le industrie energivore e circa il 3% sulle bollette delle famiglie italiane. Inoltre, la quota dell’ETS sul prezzo dell’Italia è inferiore a Germania (9,5%) e Paesi Bassi (8,5%), e paragonabile alla Spagna (6,5%). Il vero driver dei prezzi energetici resta invece il costo della materia prima, il gas, il cui prezzo in Italia è aumentato del 50% tra febbraio e marzo, esponendo il sistema energetico europeo alla volatilità dei combustibili fossili e agli shock geopolitici. Il Governo dispone già di risorse significative che potrebbero essere utilizzate per contenere nell’immediato il costo dell’energia. Tra queste il gettito ETS (circa 4 miliardi l’anno), il maggiore gettito IVA legato all’aumento dei prezzi del gas (4,3 miliardi) e i dividendi delle imprese energetiche partecipate dallo Stato (2,4 miliardi). Nel complesso si tratta di circa 10 miliardi di euro, che potrebbero essere utilizzati per ridurre rapidamente gli oneri di sistema presenti nelle bollette elettriche, che incidono per circa il 10% sulle utenze domestiche e per il 20% sulle piccole e medie imprese. La revisione del sistema ETS prevista per la seconda metà del 2026 rappresenterà la sede per eventuali aggiustamenti dello strumento, nell’ambito di un confronto europeo. Misure unilaterali o sospensioni temporanee rischierebbero invece di indebolire la stabilità del quadro regolatorio europeo ed entrare in conflitto con la legislazione europea, in materia di aiuti di Stato, di finalità del regolamento ETS e di distorsione del mercato interno, proprio mentre l’Europa ha bisogno di accelerare la transizione energetica.

Data center: lItalia diventa hub strategico del Mediterraneo

Non esiste Intelligenza Artificiale senza infrastrutture fisiche, né sovranità digitale senza il controllo dei dati. È questo il messaggio centrale emerso durante il Forum Machiavelli Innovazione, tenutosi stamane presso la Camera dei Deputati, che ha visto la partecipazione dei principali player del settore tecnologico ed energetico nazionale. Tra i protagonisti del panel “L’Italia hub mediterraneo: strategia, investimenti e controllo dei dati”, Alessandro Talotta, Executive Managing Director di Digital Realty in Italia, ha delineato la rotta per trasformare il Paese nel baricentro digitale d’Europa.

Il settore dei data center in Italia sta vivendo una crescita senza precedenti: tra il 2018 e il 2024 la potenza IT installata è passata da 80 MW a 287 MW (+24% annuo). La Data Economy italiana vale oggi circa 60 miliardi di euro (2,8% del PIL), ma le prospettive sono ancora più ambiziose. “Investire nei data center non è solo una scelta tecnologica, ma un imperativo economico”, ha dichiarato Alessandro Talotta. “Entro il 2035, lo sviluppo di queste infrastrutture potrebbe contribuire fino al 6% della crescita annua del PIL, generando oltre 77.000 posti di lavoro qualificati”.

Talotta ha evidenziato il ruolo cruciale di Roma, dove Digital Realty ha lanciato il progetto ROM1, il primo data center del gruppo nella Capitale. Situato in un’area di 22 ettari (riqualificazione dell’ex centro ACEA), il campus è strategicamente vicino alla costa per interconnettersi con i sistemi di cavi sottomarini, le “autostrade” che collegano i continenti. “L’infrastruttura deve essere in Italia per garantire la sovranità nazionale. È inutile avere le autostrade dei dati se poi teniamo le uscite chiuse. Roma è il ponte naturale verso Africa, Medio Oriente e Asia”, ha sottolineato Talotta. Un punto chiave dell’intervento ha riguardato l’efficienza energetica. Talotta ha ribadito l’impegno verso la neutralità carbonica, citando l’obiettivo di abbassare il PUE (Power Usage Effectiveness) dagli attuali standard globali di 1,5 fino a 1,2. “Il percorso indicato dall’UE è virtuoso, ma dobbiamo accelerare sull’efficientamento degli edifici e sulla digitalizzazione. Non si tratta solo di costruire, ma di farlo in modo resiliente e sostenibile, utilizzando esclusivamente energia rinnovabile, come già avviene nel nostro campus ROM1”.

Nonostante l’attrattività del mercato italiano, Talotta non ha risparmiato un richiamo alle istituzioni sulle sfide pendenti: i tempi autorizzativi, la complessità burocratica e i costi energetici, che restano superiori rispetto a competitor diretti come la Spagna. “Siamo in una fase di apertura enorme verso l’industria. Dobbiamo creare condizioni di sistema adeguate per non frenare un volano economico unico. Il nostro obiettivo è partecipare attivamente a progetti come il Consorzio Gigafactory per garantire che l’Italia non sia solo un ospite, ma un protagonista della scena digitale mondiale”.

Costruzioni, Bain: M&A del settore vale 135 mld a livello globale, in Italia scende a 800 mln

Nel 2025 il valore globale delle operazioni di M&A nel settore delle costruzioni ha superato i 135 miliardi di dollari. Nel comparto dei building products il controvalore ha superato i 76 miliardi di dollari, rimanendo sostanzialmente stabile dopo una lieve ripresa nel 2024, con il Nord America che ha registrato una dinamica positiva. Al contrario, le regioni Emea e dell’Asia-Pacifico hanno evidenziato una contrazione. E’ lo scenario che tratteggia l’approfondimento sul settore del recente Global M&A Report di Bain & Company. In Italia, il valore medio annuo delle operazioni nell’industria delle costruzioni e’ sceso dagli 1,2 miliardi di dollari nel 2010-2017 a 800 milioni di dollari nel 2018-2025, evidenziando un mercato piu’ volatile e maggiormente orientato su operazioni di dimensioni medio-piccole. In Italia lo scorso anno si sono realizzate 5 operazioni. ‘Al netto dell’operazione di consolidamento ancora in atto tra grandi general contractor, il trend italiano mette in luce non solo un’assenza di operazioni trasformative, ma anche una minore propensione delle corporate italiane a intraprendere acquisizioni di larga scala, con un mercato che oggi si sviluppa prevalentemente su deal di dimensione piu’ contenuta’, ha detto Marta de Battisti, partner di Bain & Company. In un contesto di crescita disomogenea tra aree geografiche, non cambia solo il volume delle operazioni, ma la loro natura. L’M&A nel comparto sta vivendo uno spostamento strutturale: dalle operazioni di scala – orientate al consolidamento e alle sinergie di costo – verso operazioni di scopo, focalizzate sull’ampliamento del portafoglio, sull’integrazione verticale e sul rafforzamento di capability distintive.

‘Se in passato l’attenzione era prevalentemente sulle sinergie di costo, oggi cresce l’enfasi sulle sinergie di ricavi, come cross-selling, diversificazione e rafforzamento dell’offerta’, ha detto Paolo Cerini, Partner di Bain & Company, spiegando che “questo e’ particolarmente rilevante in Europa, dove le prospettive di crescita organica del mercato sono contenute”. Nel 2018-2025, il valore medio annuo delle operazioni complessive in Emea si e’ attestato intorno ai 25 miliardi di dollari, in linea con quanto registrato nell’arco temporale 2010-2017, al netto delle operazioni straordinarie di grandi dimensioni. Nel 2025 sono state registrate 57 operazioni, in calo rispetto ai picchi degli anni precedenti, riportando il settore sui livelli del 2021.

‘A partire dal 2023, il mercato M&A in Emea ha registrato un rallentamento nell’attivita’ corporate, con una contrazione sia dei volumi sia del valore delle operazioni, mentre gli investitori finanziari risultano relativamente piu’ attivi in termini di numero medio di deal’, ha aggiunto Cerini, spiegando che “le aziende hanno adottato un approccio piu’ disciplinato alle operazioni straordinarie, privilegiando il rafforzamento della struttura patrimoniale e la protezione dei margini. Il mercato non sta rallentando in modo uniforme, ma sta diventando piu’ selettivo’. La traiettoria osservata negli ultimi anni – meno operazioni trasformative, maggiore selettivita’ e crescente ruolo degli investitori finanziari – offre indicazioni chiare anche per le prospettive future del settore. Nei prossimi anni, l’M&A nel comparto edilizio continuera’ a rappresentare una leva strategica per rafforzare il posizionamento competitivo, ottimizzare il portafoglio e cogliere opportunita’ di aggregazione. In uno scenario in cui il valore complessivo del mercato si mantiene stabile rispetto ai cicli passati, la capacita’ di identificare asset coerenti con la strategia industriale e di strutturare operazioni disciplinate diventera’ sempre piu’ determinante per la creazione di valore nel medio-lungo periodo. ‘Questa fase di maggiore selettivita’ aprira’ spazio a operazioni di qualita’ superiore, guidate da una logica strategica e dalla creazione di valore. Gli investitori finanziari resteranno centrali, mentre le aziende torneranno a muoversi in modo mirato, nei segmenti dove il consolidamento genera vantaggi competitivi tangibili. In Italia, la frammentazione del settore rappresenta un’opportunita’ significativa per avviare una nuova fase di aggregazione, con player pronti a rafforzare scala, portafoglio e posizionamento attraverso acquisizioni selettive’, concludono gli esperti.

Piano Mattei, Cirielli: soluzioni concrete a crisi idrica con partner africani

“La scarsità di risorse idriche provoca crisi economiche e gravi disagi per le popolazioni, alimentando instabilità, tensioni e migrazioni forzate. Il Piano Mattei pone al centro il tema dell’acqua e della sua scarsità, individuando soluzioni concrete insieme ai partner africani. In quest’ottica sono stati avviati importanti progetti in Libia e in Tunisia, legati sia al rafforzamento dell’autosufficienza alimentare, attraverso interventi di bonifica e recupero di terreni destinati all’agricoltura, sia al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie in diverse aree del Nord Africa. Si tratta di iniziative che permettono di attivare sviluppo economico e crescita, mettendo a disposizione l’esperienza e le competenze italiane. Aiutare l’Africa significa anche aiutare l’Italia, la stabilità e la prosperità del continente africano rappresentano, infatti, una grande opportunità per il nostro Paese, mentre un continente in difficoltà esporrebbe tutti a rischi molto gravi sotto diversi punti di vista”. Lo ha detto Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri, intervenendo al Senato al convegno “La risorsa acqua in Italia e in Africa”, promosso da Sogesid S.p.A., la Società di ingegneria ambientale dello Stato.

Sicurezza sul lavoro, Gribaudo (Pd): per la patente a punti non sono noti i dati sul suo funzionamento

La patente a crediti e’ obbligatoria da ottobre 2024, ma i dati forniti da Inail per il 2025 registrano un aumento degli incidenti e delle malattie professionali denunciate. Ci e’ costata un milione, ma non ne e’ stata ritirata nemmeno una: come pensate di migliorare questo strumento, che evidentemente non funziona?’. Lo afferma Chiara Gribaudo (Pd), in un’interrogazione al ministero del Lavoro nella commissione Lavoro della Camera. ‘Allo stato attuale – ha proseguito – non risultano pubblicamente disponibili informazioni dettagliate sui costi sostenuti per la realizzazione e la gestione della piattaforma digitale della patente a crediti, ne’ dati ufficiali che attestino in modo chiaro una correlazione tra l’introduzione del sistema e una riduzione degli infortuni nel settore, anzi i dati Inail ci dicono che nel settore edile gli infortuni sono aumentati più che negli altri settori da quando lo strumento e’ in vigore’. La parlamentare ha inoltre sottolineato, riporta una nota: ‘La ministra Calderone si dice sempre disponibile e poi non risponde mai, le criticita’ evidenziate non sono state minimamente prese in considerazione. Sulla bontà dello strumento siamo d’accordo, ma funziona da un anno e mezzo e non e’ stata ritirata nessuna patente: c’e’ qualcosa che non va. C’è la possibilità di migliorare e io sono disponibile per sapere dove e in quale tavolo, ma ci servono risposte di fronte ai dati oggettivi: la patente a crediti va ricorretta con urgenza’.

Transizione demografica, Silvetti (Anci): cambiano identità e ruolo dei comuni’

“La transizione demografica sta determinando una trasformazione profonda dell’identità stessa dei Comuni”. Così il vice presidente vicario di Anci, Daniele Silvetti, sindaco di Ancona, nel corso dell’audizione di oggi davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla transizione demografica: “Cambiando la composizione della popolazione, cambiano bisogni sociali, domanda di servizi e condizioni economiche dei territori; tutto questo ridefinisce progressivamente il ruolo dei Comuni. “Questi cambiamenti incidono direttamente su organizzazione e sostenibilità dei servizi pubblici locali. I Comuni – ha sottolineato Silvetti – rappresentano il principale livello di governo del welfare territoriale. Nel 2022 la spesa comunale per servizi sociali e socioeducativi ha raggiunto 10,9 miliardi di euro, con una spesa media di 150 euro per abitante. Le proiezioni demografiche indicano, a livelli invariati di servizio, un incremento della spesa locale, riferito ai soli servizi per gli anziani, quantificabile in oltre 300 milioni di euro entro il 2040. Ciò implica la necessità di individuare risorse aggiuntive rispetto a quelle attuali, che non potranno essere compensate da una eventuale riduzione della domanda in altri ambiti”.

Altro settore toccato dalla transizione demografica è quello dei servizi educativi per la prima infanzia: “I Comuni sono i principali responsabili della programmazione e dell’erogazione per la fascia 0-3 anni. Nell’anno educativo 2023/2024 sono attivi in Italia 14.570 strutture per nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, per un totale di circa 378.500 posti autorizzati. I Comuni sostengono una quota significativa delle risorse necessarie al funzionamento del sistema. Nel 2023 la spesa comunale per i servizi educativi per la prima infanzia ha raggiunto circa 1,75 miliardi di euro. La riduzione della popolazione infantile non va interpretata come una diminuzione del fabbisogno di servizi – ha evidenziato il vice presidente vicario Anci – ma al contrario rappresenta un’opportunità per rafforzare il grado di copertura e ridurre i divari territoriali.

“In diversi Comuni sono già in corso esperienze di adattamento: integrazione tra politiche sociali e sanitarie, riorganizzazione dei servizi locali, riuso del patrimonio edilizio, sviluppo di servizi di prossimità e utilizzo di strumenti di analisi demografica per orientare la programmazione. Importante soprattutto favorire cooperazione e gestione associata tra Comuni, e rafforzare le politiche di area vasta. Dopo anni di grande incertezza, appare ora indispensabile la definizione di una cornice di regole stabili in materia di gestioni associate.

“Queste esperienze – ha concluso Silvetti – indicano che la dimensione demografica deve diventare componente stabile della programmazione pubblica e delle politiche territoriali. Anci resta disponibile a contribuire al lavoro della Commissione valorizzando le esperienze in corso nei Comuni e promuovendo ulteriori percorsi di approfondimento e sperimentazione”.

Oice: a febbraio forte ripresa (132,5 mln) della domanda di servizi tecnici, boom degli appalti integrati

L’aggiornamento dell’Osservatorio OICE/Informatel sul mercato dei servizi tecnici mostra, a febbraio, un’importante crescita del valore delle gare. Infatti, il valore dei bandi, ottenuto sommando l’importo delle gare per servizi di ingegneria (106,3 mln) al valore della progettazione esecutiva compresa negli appalti integrati (26,2 mln), raggiunge l’importo complessivo di 132,5 mln, evidenziando un’impennata nel confronto con gennaio (+104,8%). Non bene invece il raffronto con il primo bimestre del 2025, che riporta un calo del 29,9%, un dato che è comunque frutto del miglioramento dell’ultimo mese rispetto al disastroso mese di gennaio. Tuttavia, osservando il mercato da una prospettiva più ampia, anche sulla base dei dati raccolti nel periodo 2018-2024, continua a evidenziarsi un quadro che pare anticipare una tendenza nuovamente negativa. Infatti, confrontando il valore dei bandi del primo bimestre negli anni dal 2018 al 2026, quello dell’anno appena iniziato riporta uno tra i valori più bassi, intorno ai livelli del 2019. Fra le gare di maggiore rilievo per l’affidamento di servizi di ingegneria e architettura emergono quelle di Autostrade per l’Italia spa che pubblica un bando per la sorveglianza visiva dei siti di interesse geotecnico, strutture di sostegno e presidio roccioso della rete in gestione ad Autostrade per l’Italia per un valore di 13,3 mln. e di IRE spa Infrastrutture Recupero Energia di Genova con un bando di progettazione per la realizzazione di un nuovo ospedale “Santa Corona” di Pietra Ligure (Sv) (12,7 mln).

Così commenta i dati di febbraio il Presidente OICE, Giorgio Lupoi: “Questi primi due mesi confermano il trend di ridimensionamento del mercato dei servizi tecnici che, a parte la pausa del 2024, aveva visto la domanda pubblica esplodere con il PNRR. Ad oggi siamo tornati ai livelli del 2019 e dovremo verificare gli effetti legati alla prosecuzione degli interventi legati al PNRR che, con altre fonti finanziarie, andranno oltre le scadenze prefissate. Il tutto sullo sfondo di scenari di politica internazionale che ci si augura non compromettano i processi di internazionalizzazione in atto avviati da molte società e studi che guardano, dopo il PNRR e il Superbonus, alle opportunità dei mercati internazionali. Sul mercato domestico emerge sempre più la necessità di ripristinare una maggiore concorrenza e trasparenza, di adeguare tariffe ormai obsolete, non congrue rispetto alle sempre maggiori prestazioni non quotate e soprattutto di rendere obbligatoria la disciplina dell’anticipazione e parificandola a quella dei lavori”. Le gare per tutti i servizi di ingegneria e architettura (esclusi gli appalti integrati) rilevate a febbraio sono state 143 e hanno raggiunto un importo di 106,3 mln, evidenziando un andamento del mercato solo apparentemente positivo. Infatti, a fronte di un’impennata su gennaio 2026 (+100,8%). Il primo bimestre dell’anno (con complessivi 159,3 mln) evidenzia un consistente calo del 41,9% sullo stesso periodo del 2025. Diversamente, per quanto riguarda le gare di sola progettazione, nel mese di febbraio il mercato evidenzia un andamento estremamente positivo, sia nel breve che nel lungo periodo, con un’impennata sul mese precedente (+230,9%). Il primo bimestre dell’anno (con 58,0 mln) evidenzia un +55,0% sullo stesso periodo dell’anno precedente. I bandi per accordo quadro rilevati a febbraio sono stati 14, pari al 9,8% del totale dei bandi per servizi di ingegneria e architettura pubblicati, il loro valore di 18,5 mln. ha rappresentato invece il 17,4% dell’importo totale. Rispetto a gennaio 2026, si rileva un’impennata nel numero (+133,3%) a fronte di un +79,2 in valore. Decisamente negativo, al contrario, il confronto del primo bimestre sullo stesso periodo dell’anno precedente, con un crollo in valore dell’85,5%. A febbraio 2026, le gare rilevate per appalto integrato sono state 79, con un importo della progettazione esecutiva compresa stimato in 26,2 mln. Rispetto al mese di gennaio, si evidenzia un’impennata sia nel numero delle gare (+113,5%), che nel valore dei servizi di progettazione compresi stimato (+123,1%). Il confronto del primo bimestre 2026 con lo stesso periodo dell’anno precedente è decisamente positivo: +8,4% nel numero delle gare; +419,6% nel valore dei servizi relativi alla progettazione esecutiva. A febbraio, in un contesto europeo che segna, nel breve periodo, una crescita del numero delle gare UE (+39,7% in confronto a gennaio), a fronte di  una flessione del 10,8% su febbraio 2025, l’Italia, con 69 bandi, registra un deciso segno positivo, sia sul mese precedente (+72,5%), che nel confronto con febbraio 2025 (+19,0%). Anche il primo bimestre vede una crescita del 13,5% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda gli interventi in PPP (sia avvisi per sollecitare proposte da parte di promotori, sia avvisi di gara su PFTE di concessioni), che nel 2025 hanno raggiunto un valore complessivo di 9,7 mld., a tutto febbraio valgono 2,3 mld, con un +382,0%.

Assicurazioni, Ania: nel 2025 raccolta premi +7,8% a 182 miliardi. Liverani: cresce la protezione di famiglie e imprese

Nel 2025, la raccolta premi complessiva registrata da tutte le imprese operanti nel nostro Paese ha raggiunto 182 miliardi, in aumento del 7,8% rispetto al 2024. La crescita ha riguardato sia i rami Danni (+6,5%) sia i rami Vita (+8,3%). “Il positivo sviluppo della raccolta premi è indice di un livello sempre maggiore di protezione delle famiglie e imprese italiane verso i rischi di varia natura che caratterizzano lo scenario in cui esse operano. Prova di questo sono i quasi 40 miliardi di euro pagati per gestire i risarcimenti ed erogare le prestazioni agli assicurati nel settore Danni, che corrispondono a oltre 18 milioni di
casi. Questa crescita assume un significato ancora più rilevante”, ha affermato il presidente ANIA, Giovanni Liverani – “se letta alla luce dell’enorme distanza ancora esistente tra il livello di protezione in Italia e quello dei principali Paesi con cui ci vogliamo misurare.” “Di fronte a sfide epocali come il rischio di fragilità finanziaria, il rischio demografico derivante da una sempre minore natalità e da una crescente longevità oppure i rischi climatici di cui
osserviamo di anno in anno l’aumento di frequenza e intensità” – ha poi aggiunto Liverani – “la crescita dei premi assicurativi nel Paese è un’ottima notizia non solo per il settore ma per il sistema socioeconomico nel suo complesso. Un processo che va incoraggiato per chiudere quel gap di protezione che ci rende più vulnerabili”. La positiva raccolta premi del 2025 si inserisce in un contesto economico e finanziario che nell’anno appena concluso ha mostrato ulteriori segnali di stabilizzazione rispetto al 2024. Nel 2025 la crescita del reddito disponibile e il rafforzamento del mercato del lavoro hanno
contribuito a sostenere la capacità di risparmio delle famiglie e a mantenere elevato l’interesse verso i prodotti assicurativi. Nel comparto Vita, l’andamento è però eterogeneo: mentre le polizze tradizionali di Ramo I hanno mostrato una dinamica complessivamente stabile, la componente più esposta ai mercati finanziari (Ramo III) ha registrato una crescita marcata, prossima al 20%, beneficiando del contesto finanziario più ordinato e di una maggiore  propensione all’investimento. Parallelamente, la crescita dei rami Danni è stata alimentata sia dalla ripresa dell’attività economica sia dal crescente bisogno di protezione di fronte ai rischi climatici estremi, esigenza che si intreccia con l’introduzione — tramite la legge di Bilancio 2024 — dell’obbligo di assicurazione catastrofali per le imprese. A ciò si aggiungono la maggiore attenzione alle vulnerabilità cyber e il continuo rafforzamento delle coperture salute, che complessivamente hanno sostenuto il comparto. Nel complesso, il combinarsi di condizioni macroeconomiche più favorevoli, maggiore attenzione ai rischi e ampliamento dei bisogni di protezione hanno contribuito alla crescita sia del settore Vita sia di quello Danni.

L’Ue avanza nella procedura contro l’Italia sulla plastica monouso

 La Commissione europea ha deciso di portare avanti l’iter d’infrazione contro l’Italia per non aver recepito in modo completo e corretto la direttiva sulla plastica monouso e per aver violato gli obblighi previsti dalla direttiva sulla trasparenza del mercato unico. Lo annuncia l’esecutivo Ue dopo l’invio del parere motivato a Roma, spiegando in una nota che le criticità riguardano l’introduzione di una soglia minima per la definizione di ‘plastica’, l’esenzione dei prodotti di plastica biodegradabili da alcune disposizioni e la limitazione della responsabilità dei produttori di coprire i costi della raccolta dei rifiuti. L’Italia, sottolinea Bruxelles, non ha rispettato inoltre le norme procedurali stabilite nella direttiva sulla trasparenza del mercato unico, adottando la legislazione che recepisce la direttiva sulla plastica monouso prima della scadenza del periodo di moratoria di tre mesi stabilito nella normativa. Roma ha ora due mesi di tempo per rispondere e rispondere alle criticità sollevate da Bruxelles, che, in caso contrario, potrebbe decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Torino-Lione, c’è la prima talpa per scavare il tunnel di base in Italia

È lunga come due campi da calcio, pesa migliaia di tonnellate ed è progettata per scavare in diverse situazioni geologiche con coperture fino a 2.000 metri di roccia. La prima delle due maxi-frese destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria Torino-Lione, è stata consegnata ufficialmente oggi nello stabilimento Herrenknecht in Germania, dove è stata costruita per il raggruppamento di imprese Uxt (Itinera, Ghella e Spie Batignolles). La Tbm (Tunnel Boring Machine) è destinata al cantiere di Chiomonte, in Val di Susa, nel Torinese, dove realizzerà la seconda discenderia prima di proseguire con lo scavo della galleria sud del tunnel di base, già iniziato sul lato francese, avanzando sotto la montagna fino a Susa. A regime nei prossimi anni, saranno sette le frese che realizzeranno il 75% degli scavi del tunnel di base in Italia e Francia. Alla cerimonia di consegna, sancita dalla rotazione della testa della Tbm, hanno partecipato per Telt il presidente Daniel Bursaux e il direttore generale Maurizio Bufalini. Oltre ai rappresentanti della società binazionale italo-francese, responsabile della realizzazione e della futura gestione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione, c’erano le imprese, il console italiano a Friburgo Pietro Falcone e la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino. Sono intervenuti da remoto il vicepresidente del Consiglio dei ministri e ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture italiano Matteo Salvini e il ministro dei Trasporti francese Philippe Tabarot. Chiomonte è il principale cantiere italiano della sezione transfrontaliera: dal 2012 sito di interesse strategico nazionale, è il punto di accesso ai lavori per il tunnel di base del Moncenisio in Italia. Sono in corso le attività preparatorie per la ricezione della Tbm, che sarà ora smontata e in un secondo momento sarà trasportata verso Chiomonte. Qui la testa con la parte dei motori sarà riassemblata sul piazzale per poi iniziare la sua discesa nella montagna nel 2027, dove dovrà scavare circa 10 chilometri di tunnel per arrivare fino a Susa. Al picco delle attività, è previsto su questo cantiere l’impiego di circa 700 persone. La costruzione della sezione transfrontaliera della nuova linea Torino-Lione, 65 km tra Susa e Saint-Jean-de-Maurienne, procede sia all’aperto che in sotterraneo, in Italia e in Francia, con oltre 3.300 persone al lavoro. Sarà un’infrastruttura complessa, composta da due tunnel ferroviari paralleli, quattro discenderie e 204 by-pass di sicurezza. Al 28 febbraio 2026 sono stati scavati in totale più di 47 chilometri di gallerie, di cui oltre 20 chilometri di tunnel di base, pari a circa il 29% dei 164 chilometri di gallerie previste per l’opera. Quanto ai dati tecnici del gigantesco macchinario, la fresa ha una lunghezza complessiva di 235 metri ed è composta da una testa dal diametro di 10,16 metri e da uno scudo esterno che protegge il personale e la macchina durante lo scavo, permettendo di installare in sicurezza i conci prefabbricati che compongono il rivestimento della galleria. La Tbm è dotata di 13 motori capaci di generare una potenza totale di 4.550 kW e avanzerà di circa 10 metri al giorno per mezzo di cilindri idraulici che poggiano sui conci.  “Oggi tocchiamo con mano i lavori della Torino-Lione che sono in pieno svolgimento: questa Tbm ci dà la consapevolezza che l’opera entra ora in una nuova fase anche sul versante italiano”. Ad affermalo, oggi in Germania dopo la consegna ufficiale della prima delle due maxi-frese destinate al versante italiano del tunnel di base del Moncenisio, cuore della futura linea ferroviaria Torino-Lione, è Maurizio Bufalini, direttore generale di Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin). “Mentre sono già stati scavati quasi 50 chilometri di gallerie, di cui 20 chilometri per il solo tunnel – ha aggiunto il presidente di Telt Daniel Bursaux -, il cantiere del tunnel di base del Moncenisio conoscerà una forte accelerazione nei prossimi mesi e negli anni a venire, con sette nuove frese che scaveranno simultaneamente in Francia e in Italia” “Questa cerimonia – ha sottolineato la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, presente in Germania alla consegna – rappresenta un passo concreto verso la realizzazione di un’infrastruttura strategica per l’Italia e l’Europa tutta. La Torino-Lione è però anche un grande progetto di lavoro, che già attualmente coinvolge centinaia di persone nei cantieri e che nei prossimi anni genererà importanti occasioni occupazionali”.

Fs, Donnarumma: tecnologia inarrestabile ma va guidata

Il futuro di Ferrovie dello Stato corre oggi su un doppio binario: quello della modernizzazione infrastrutturale e quello, altrettanto strategico, delle connessioni digitali e dell’intelligenza artificiale. A sottolinearlo è stato l’AD di FS, Stefano Donnarumma, intervenendo all’evento LinkedIn: The network that works for you, ospitato nella cornice della Sala Esquilino. L’apertura della Sala Esquilino rappresenta, nelle parole di Donnarumma, un tassello di una visione più ampia: «Fa parte di un progetto di riutilizzo degli asset ferroviari per favorire la relazione tra i nostri centomila dipendenti e aprire l’azienda all’esterno», ha spiegato l’AD, evidenziando come l’interazione umana rimanga il perno centrale di un colosso che gestisce 17.000 chilometri di rete e muove 570 milioni di passeggeri l’anno. Un risultato che consolida la presenza del Gruppo lungo i principali corridoi europei, rafforzandone il ruolo di operatore integrato nel mercato ferroviario continentale. Sul fronte degli investimenti, FS accelera l’attuazione del PNRR: messi a terra già 18 miliardi di euro rispetto ai 25 complessivamente assegnati. Donnarumma ha ricordato il ruolo trasformativo dell’Alta Velocità, un’eccellenza italiana che ha accorciato le distanze e cambiato il volto economico del Paese. «Il collegamento veloce genera un incremento del PIL nei centri connessi», ha osservato, citando i lavori sulla Napoli-Bari, il Terzo Valico di Genova e la Milano-Venezia. Progetti che non sono solo opere ingegneristiche, ma “metropolitane d’Italia” capaci di garantire il diritto alla mobilità e lo sviluppo professionale, mantenendo il legame con i territori d’origine. Il cuore della riflessione si è poi spostato sul parallelo tra la rivoluzione industriale del passato e quella digitale del presente. Se vent’anni fa la sfida era far correre i treni a 300 km/h in sicurezza, oggi la sfida si chiama Intelligenza Artificiale. «Una macchina può calcolare probabilità e rischi finanziari, ma non possiede la saggezza. Affidare il ‘risk appetite’ esclusivamente a un algoritmo è un pensiero complesso: la macchina potrebbe trovare accettabile un rischio che per un essere umano è, per definizione, inaccettabile». Per l’AD di FS, la tecnologia è «inarrestabile perché è nella natura umana cercare i propri limiti», ma il segreto per non esserne travolti risiede nel primato della sensibilità umana: «Il miglior modo di guidare lo sviluppo è il confronto. La connessione tra le macchine deve sempre restare subordinata alla connessione tra le persone». In chiusura, un plauso al ruolo di LinkedIn come piattaforma di dialogo professionale. «È uno strumento che favorisce lo scambio tra competenze, dai giovani laureati ai manager», ha concluso Donnarumma, sottolineando come, oltre alle passioni personali, sia l’interesse per il lavoro – inteso come nobilitazione e motore economico – a unire davvero la comunità. Un messaggio chiaro: Ferrovie dello Stato guarda al domani con l’ambizione della tecnologia più avanzata, ma con i piedi ben piantati nel valore insostituibile del capitale umano.

Il Gruppo MSC ottiene una concessione di 45 anni per la realizzazione del terminal portuale di Snake Island in Nigeria

Il Gruppo MSC ha firmato un accordo di concessione di 45 anni con Nigerdock per sviluppare un terminal container all’avanguardia all’interno del Snake Island Port a Lagos (Nigeria), e ha finalizzato un contratto di Engineering, Procurement and Construction (EPC) con ITB Nigeria Ltd. e DEME Group per la sua realizzazione. Il progetto fa parte degli investimenti del Gruppo nel settore delle infrastrutture e della logistica in Nigeria, per un valore totale superiore a 1 miliardo di dollari. Il terminal è progettato con una banchina di 910 metri, in grado di utilizzare gru Ship-to-Shore e gru mobili portuali per servire sia navi oceaniche che chiatte. Il progetto prevede inoltre una profondità iniziale di dragaggio di -16,5 metri, in linea con l’attuale profondità del canale di navigazione, e un piazzale di 30 ettari con possibilità di espansione, progettato per gru ibride Rubber Tired Gantry. A dimostrazione della fiducia di MSC Group nel ruolo strategico della Nigeria nella regione e nel suo crescente status di hub marittimo di primo piano, il terminal è progettato in modo scalabile, consentendo di raggiungere una profondità finale di -18 metri per accogliere navi di maggiori dimensioni. Diego Aponte, Presidente del Gruppo MSC, ha commentato: «Il completamento di questa fase chiave nello sviluppo del Snake Island Container Terminal con Nigerdock e con i nostri partner di fiducia dimostra l’impegno del Gruppo MSC nel fornire un servizio eccellente ai nostri clienti in Nigeria e in tutta l’Africa. Il nuovo terminal aprirà nuove opportunità, migliorerà l’efficienza e rafforzerà il ruolo di Snake Island Port come importante centro globale per il trasporto marittimo. Insieme agli altri investimenti a lungo termine del nostro Gruppo in Nigeria, genererà molti posti di lavoro locali e aumenterà significativamente l’economia e la resilienza del Paese.»

Leonardo continua a rafforzarsi nella cybersecurity con l’acquisizione di Becrypt in Uk

Leonardo, attraverso la controllata Leonardo UK Ltd, ha compiuto un ulteriore passo per rafforzarsi nella cybersecurity con la sigla di un accordo vincolante per l’acquisizione della società britannica Becrypt. L’operazione aumenterà fin da subito il posizionamento di Leonardo in UK e le difese cyber dei paesi “Five Eyes” e consoliderà la forte collaborazione tra Leonardo UK Ltd (Leonardo), il Governo britannico e il National Cyber Security Centre (NCSC), per proteggere gli ambienti più sensibili del Regno Unito. L’acquisizione si basa inoltre sulla fornitura da parte dell’azienda di soluzioni cyber di nuova generazione in Italia, nella NATO e nel più ampio panorama della difesa europea. L’iniziativa segna la fase successiva del continuo miglioramento delle soluzioni Zero Trust di Leonardo, sfruttando le capacità all’avanguardia di Becrypt nel trasferimento sicuro dei dati, nell’endpoint security e nel cloud sicuro. L’operazione fa seguito alle recenti partnership industriali e acquisizioni di Leonardo in tutta Europa nel campo della cyber sicurezza, in linea con la strategia industriale dell’azienda: Axiomatics (Attribute-Based Access Control), SSH Communication (Privileged Access Management and Post-Quantum Encryption) e Arbit (Data Diode and Cross Domain Solutions). Roberto Cingolani, amministratore delegato e direttore generale di Leonardo, ha dichiarato: “Quest’ultima acquisizione in UK segna un ulteriore tappa nella strategia di Leonardo volta a costruire in Europa una sicurezza cyber resiliente e sovrana che superi la frammentazione tecnologica attuale. Testimonia inoltre il nostro impegno verso il Regno Unito, un mercato domestico fondamentale che svolge un ruolo importante nel rafforzamento della nostra presenza internazionale. Grazie alle capacità acquisite nello Zero Trust, stiamo sviluppando molto rapidamente la portata di Leonardo nel dominio cyber, fondamentale per proteggere i dati sensibili e le infrastrutture critiche delle nostre nazioni in uno scenario dove le minacce evolvono rapidamente. Ecco perché la sicurezza cyber, al centro della strategia industriale di Leonardo, svolge un ruolo cruciale come fattore abilitante per lo sviluppo delle nostre soluzioni multi-dominio.” Bernard Parsons, amministratore delegato di Becrypt ha commentato: “Essere parte di Leonardo ci fornisce un approccio globale necessario per implementare la nostra tecnologia in un campo più ampio. Questo accelererà lo sviluppo delle nostre piattaforme sicure, assicurando che i settori critici che serviamo abbiano accesso agli strumenti più avanzati per mantenere la superiorità informativa e la sicurezza digitale.”
Il closing dell’operazione è soggetto ad approvazioni normative ed atteso entro il secondo trimestre 2026. Nell’operazione, Leonardo è stata assistita da PwC come advisor finanziario e da GOP come advisor legale. Fondata nel 1996 e con sede a Londra, Becrypt ltd impiega circa 100 persone. L’azienda sviluppa tecnologie progettate per proteggere i dati fino al livello di classificazione Top Secret. Nel suo portafoglio sistemi per operazioni sicure, collaborazioni protette e trasferimento sicuro dei dati unitamente a piattaforme di gestione dei dispositivi mobile, capaci di rispondere alle necessita della Difesa UK per l’integrazione multi-dominio. Becrypt ltd rappresenterà una risorsa strategica unica, fornendo soluzioni di sicurezza degli endpoint e di trasferimento sicuro dei dati al ministero della Difesa britannico e ad altri dipartimenti governativi, al fine di migliorare la sicurezza in un settore altamente sensibile e critico.

Fincantieri Employee Engagement Survey: nel 2025 partecipazione e risultati in crescita

Fincantieri presenta i risultati dell’Employee Engagement Survey 2025, la quarta condotta su scala globale, confermando il trend positivo registrato negli ultimi anni con un incremento significativo in tutti i principali indicatori e un livello di partecipazione senza precedenti. Il tasso di risposta ha infatti raggiunto l’87%, in crescita di ben 12 punti percentuali dal 2022 e di 3pp rispetto al 2024, registrando il contributo di oltre 19.600 rispondenti, a conferma della crescente fiducia nella survey come strumento di ascolto attivo. I risultati della survey condotta da Mercer per Fincantieri mostrano, anche per il 2025, un trend positivo per tutte le 11 dimensioni analizzate, con 10 di esse in linea o superiori alla media del settore manifatturiero.Tra i riscontri più significativi che emergono dall’Employee Engagement Survey 2025 spicca quello relativo alla sicurezza, percepita da tutti come massima priorità, e all’engagement, dove il risultato è superiore alla media del settore manifatturiero e in linea con il benchmark globale, a dimostrazione di un coinvolgimento diffuso e di un forte senso di appartenenza. Prosegue, inoltre, la crescita dell’indicatore relativo all’efficacia del top management, che si posiziona di 3pp sopra il benchmark globale e 7pp sopra la media di settore, a conferma di un elevato senso di fiducia e riconoscimento nei confronti del vertice aziendale. Confermano un trend di crescita costante anche i dati su attenzione a etica, cultura e valori (+15pp sul 2022), con risultati superiori di 6pp rispetto alla media di settore e di 4pp rispetto al benchmark globale, e quelli su diversità, equità e inclusione (+9pp sul 2022), a testimonianza di un ambiente di lavoro sempre più equo e inclusivo, come dimostrano i diversi progetti di Gruppo intrapresi in questa direzione sotto il claim Fincantieri everyDEI. Infine, rispetto all’indicatore relativo all’employee experience (+10pp sul 2022), si registra un elevato apprezzamento per le iniziative a supporto del benessere delle persone, in particolare verso l’offerta di benefit e servizi welfare (+14pp sul 2022). Luciano Sale, Direttore Human Resources and Real Estate di Fincantieri, ha commentato: “I risultati emersi dalla survey testimoniano la solidità del percorso intrapreso da Fincantieri, fondato su ascolto, valorizzazione e crescita condivisa. Il nostro impegno è quello di consolidare questi traguardi e di promuovere un ambiente di lavoro in cui ogni individuo possa esprimere appieno le proprie potenzialità, contribuendo al successo e alla reputazione del Gruppo e favorendo, come i dati ci mostrano, una cultura aziendale inclusiva e orientata al futuro.”

Tesmec ritrova l’utile nel 2025 grazie alla commessa per Enedis

Tesmec, attiva nelle tecnologie per le infrastrutture di trasporto dell’energia elettrica, ha chiuso il 2025 con ricavi in crescita del 7,5% a 257,6 milioni. In calo dello 0,6% a 40,5 milioni il margine operativo lordo e dello 0,9% a 19,5 milioni l’utile operativo, mentre il risultato netto è tornato in utile per 2,1 milioni, a fronte della precedente perdita di 4,8 milioni, per effetto della commessa da 40 milioni per conto della francese Enedis (gruppo Edf) annunciata nel febbraio del 2025. Per l’anno in corso il presidente Ambrogio Caccia Dominioni sottolinea che il portafoglio ordini “solido e ben diversificato” nelle diverse unità operative (energia ferroviaria e scavi in trincea ‘trencher’) rappresenta un “elemento abilitante fondamentale per consolidare la traiettoria di crescita e la sostenibilità del gruppo”.

Sogin riapre al pubblico le porte di quattro centrali nucleari il 16 e 17 maggio

Al via lunedì 16 marzo su www.sogin.it le iscrizioni per partecipare alla quinta edizione di “Open Gate”, l’iniziativa con cui il Gruppo Sogin aprirà al pubblico, nel fine settimana del 16 e 17 maggio, le porte delle quattro centrali nucleari italiane in dismissione. Le iscrizioni, esclusivamente on line, si chiuderanno domenica 26 aprile e fino a esaurimento posti.nNel renderlo noto con un comunicato, la società pubblica che si occupa dello smantellamento delle ex centrali nucleari e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi, precisa che l’evento coinvolge le centrali di Trino (Vercelli), che raggiunse durante l’esercizio il record mondiale di funzionamento a piena potenza, Caorso (Piacenza), la più grande del nostro Paese, Latina, all’epoca del suo avvio la centrale più potente d’Europa, e Garigliano (Caserta), con la caratteristica “sfera bianca” che racchiude il reattore, patrimonio architettonico italiano.

Sono previsti due percorsi di visita, “zona controllata” e “area industriale”, per le centrali di Trino, Caorso e Garigliano, mentre per Latina è programmato un solo percorso: “area industriale”. Nell'”area industriale” possono accedere, se accompagnati, anche i minori, dai sei anni in su.

Nel corso dei tour, della durata di circa due ore, i tecnici di Sogin e della sua controllata Nucleco accompagneranno i visitatori alla scoperta di luoghi simbolo della storia industriale e nucleare del nostro Paese. Open Gate rappresenta uno degli appuntamenti più attesi e richiesti dal pubblico per informare in modo trasparente sul tema del nucleare. I partecipanti potranno vedere con i propri occhi come procedono i lavori di dismissione nelle quattro centrali e avranno l’opportunità di vivere un’esperienza unica e altamente formativa. L’iniziativa sarà anche l’occasione per approfondire il tema del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, una struttura dove conferire tutti questi rifiuti, compresi quelli prodotti ogni giorno dalla medicina, dall’industria e dalla ricerca.

Trenitalia torna a Didacta con nuove iniziative per il mondo della scuola

Trenitalia (Gruppo FS Italiane) partecipa alla Fiera Didacta, in programma da ieri al 13 marzo presso la Fortezza da Basso di Firenze, per presentare le proprie iniziative dedicate al mondo della scuola. Tra le attività che saranno illustrate, la webapp del progetto “In treno è tutta un’altra gita”, pensata per supportare i docenti nell’organizzazione di viaggi scolastici in treno. La piattaforma consentirà, attraverso una mappa interattiva, di trovare le mete di interesse didattico e le soluzioni più adatte per raggiungere le destinazioni desiderate. Nel 2025, grazie agli incontri organizzati con docenti e studenti, Trenitalia ha incontrato oltre 1.500 insegnanti per presentare loro le offerte dedicate al mondo della scuola e ha coinvolto circa 2.900 studenti, di ogni ordine e grado, in laboratori didattici e incontri di orientamento, con lo scopo di far conoscere le professioni del lavoro in Trenitalia e sensibilizzare le giovani generazioni all’uso del mezzo green per eccellenza. Oltre alla formazione, la società del Gruppo FS ha organizzato la terza edizione del concorso “Consapevolmente in viaggio”, in collaborazione con ASviS e con il supporto di Bandusia Editrice. Il contest è rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado e mira a sensibilizzare gli studenti sul tema dell’Agenda 2030, incoraggiandoli a riflettere sulle questioni legate alla sostenibilità attraverso la creazione di progetti e lavori di gruppo. In palio fino a tremila euro di prenotazioni di viaggi di istruzione con Trenitalia. Alle scuole secondarie di secondo grado, invece, è dedicato il PCTO (Percorso per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) “TRAINing for Future – Innovare, orientare, viaggiare”, che offre una panoramica delle opportunità professionali del settore dei trasporti ferroviari con l’obiettivo di creare tra i giovani una cultura della mobilità sostenibile, anche grazie al racconto delle pratiche e delle iniziative che Trenitalia ha implementato nel proprio settore. Trenitalia, infine, conferma il proprio impegno a favore delle istituzioni scolastiche con offerte dedicate, pensate per facilitare l’accesso a un’educazione esperienziale e sostenibile: come “Speciale AV Scuola” per viaggiare su alcuni treni Frecciarossa e Frecciargento; “School Group Regio” per i treni del Regionale; “scuolaintreno” per i viaggi Intercity e “School Group Europe”, per raggiungere numerose città della Svizzera, Germania e Austria a bordo dei treni Eurocity ed Euronight.

Gnv Aurora completa il primo bunkeraggio di Gnl a Genova

Si è svolto ieri nel porto di Genova, a bordo di GNV Aurora — seconda nave della flotta GNV alimentata a GNL e quarta unità della prima serie di traghetti di ultima generazione realizzati presso il cantiere GSI di Guangzhou — un incontro tecnico promosso dalla compagnia con i principali operatori dello scalo ligure. L’appuntamento ha rappresentato un momento operativo di confronto sulle tecnologie della nave e sul percorso di modernizzazione del porto. Come già avvenuto lo scorso dicembre con GNV Virgo, prima nave della compagnia alimentata a GNL, anche ieri l’operazione è stata resa possibile grazie alla stretta collaborazione tra ADSP, GNV, la Capitaneria di Porto di Genova e il partner energetico Axpo, confermando come la transizione energetica del comparto traghetti richieda sinergia, competenza tecnica e capacità operative condivise. Il bunkeraggio rappresenta molto più di un’operazione tecnica: è il simbolo dell’ingresso del trasporto marittimo nell’era del GNL, oggi il carburante più sostenibile disponibile su larga scala per il settore marittimo, e in prospettiva un primo passo fondamentale verso la decarbonizzazione del comparto. Testimonia inoltre la capacità del porto di Genova di evolversi verso soluzioni energetiche più moderne e sostenibili. Con l’occasione, ADSP, per voce del Presidente Matteo Paroli, e GNV hanno annunciato che entro l’estate, se le tabelle di marcia saranno rispettate, sarà effettuato il primo test di cold ironing su un traghetto GNV nel porto di Genova. Il cold ironing rappresenta una soluzione tecnologica strategica per ridurre le emissioni nelle aree portuali: collegando la nave alla rete elettrica di terra, è possibile spegnere i generatori di bordo azzerando le emissioni di CO₂ e azzerando quasi completamente altri inquinanti come ossidi di azoto e zolfo, con benefici diretti per la qualità dell’aria nel porto e nelle comunità limitrofe. «L’operazione di oggi rappresenta un momento fondamentale per GNV e per il porto di Genova», ha dichiarato Matteo Catani, AD GNV. «Non si tratta solo di un bunkeraggio: è la conferma concreta del percorso di innovazione intrapreso dalla compagnia, con nuove navi a GNL che riducono significativamente le emissioni, aprono la strada al cold ironing e rafforzano l’impegno verso la sostenibilità ambientale. Questa transizione è strutturale, non episodica, e valorizza concretamente il lavoro quotidiano delle persone che operano sulle navi e nei porti. L’appuntamento di oggi è il proseguimento del percorso iniziato con GNV Virgo e conferma come la collaborazione tra porto, armatore e partner energetico sia la chiave per rendere il sistema marittimo sempre più moderno e sostenibile». La transizione energetica si inserisce in un contesto geopolitico complesso, caratterizzato da una volatilità diffusa dei mercati energetici e da aumenti generalizzati dei prezzi dei carburanti, che interessano tutte le tipologie di combustibile. Catani sul punto ha commentato: «Investire nel GNL è una scelta strategica per GNV e per il Gruppo MSC, fondamentale per ridurre le emissioni e innovare il trasporto marittimo. La volatilità dei prezzi energetici riguarda oggi l’intero mercato dei carburanti, non solo il GNL. In questo scenario, la nostra appartenenza al Gruppo MSC e le solide collaborazioni con i partner della filiera ci consentono di affrontare con solidità queste dinamiche, gestendone gli effetti lungo tutta la catena del valore e garantendo continuità operativa. Il trasporto via traghetto resta inoltre una delle soluzioni più efficienti e sostenibili per la mobilità di persone e merci nel Mediterraneo». Matteo Paroli, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha dichiarato: «Il bunkeraggio di oggi conferma che la transizione energetica del trasporto marittimo non è più un obiettivo teorico, ma un processo industriale già in corso nei nostri porti. Il GNL rappresenta oggi la soluzione tecnologicamente più matura e immediatamente disponibile per ridurre in modo significativo le emissioni del settore, ma soprattutto costituisce un passaggio concreto verso modelli energetici ancora più avanzati.

L’Autorità di Sistema sta lavorando su più direttrici: dallo sviluppo del bunkeraggio di carburanti alternativi al pieno dispiegamento del cold ironing, fino alla costruzione di un ecosistema portuale capace di accogliere le tecnologie energetiche della navigazione del futuro. Nei prossimi mesi avvieremo proprio nel porto di Genova anche i test tecnici del sistema di cold ironing utilizzando un traghetto della flotta GNV, un passaggio operativo importante che ci consentirà di verificare sul campo l’integrazione tra le nuove infrastrutture elettriche di banchina e le unità navali impegnate nei collegamenti regolari. Si è compiuto proprio nei giorni scorsi, nel contesto di LetExpo Verona, un passo importante nel percorso condiviso con i partner istituzionali e con gli operatori energetici qualificati con cui stiamo lavorando alla realizzazione di una sperimentazione dedicata alla produzione di idrogeno alimentato da energia autoprodotta attraverso i nuovi sistemi energetici sviluppati dall’Autorità di Sistema nel porto di Savona. Un’iniziativa all’avanguardia che punta a rendere possibile la produzione e l’utilizzo di energia verde direttamente in ambito portuale, aprendo una nuova fase nella diversificazione delle fonti e nella decarbonizzazione delle attività marittime. È un percorso che richiede investimenti, infrastrutture e una forte collaborazione tra istituzioni, armatori e operatori energetici, e Genova sta dimostrando di avere tutte queste condizioni. Oggi le navi alimentate con carburanti alternativi rappresentano ancora una quota limitata della flotta mondiale, ma il quadro cambia rapidamente, se si osservano gli investimenti in corso, rivelando con chiarezza la direzione di marcia: oltre un quarto delle nuove navi oggi commissionate ai cantieri e che entreranno in servizio nei prossimi anni, è già progettato per utilizzare carburanti alternativi o sistemi dual fuel, segno che la transizione energetica è ormai incorporata nelle scelte industriali del settore. La vera sfida non è tanto tecnologica quanto infrastrutturale, e i porti avranno un ruolo decisivo. Per questo il nostro impegno è anticipare questa trasformazione, costruendo oggi le condizioni perché il sistema portuale del Mar Ligure Occidentale diventi uno dei nodi energetici più avanzati del Mediterraneo».

Alayan: in crescita del 22% il fatturato 2025, piano di sviluppo nel noleggio professionale in Italia, Spagna e Portogallo

Alayan, società del Gruppo TESYA specializzata nei servizi di noleggio di attrezzature e macchinari per aziende di ogni dimensione operanti nell’Industria e nella realizzazione di Infrastrutture ed Eventi – chiude l’esercizio 2025 con un fatturato di 221 milioni di euro (+22% rispetto al 2024). Nel 2025 Alayan ha consolidato il proprio posizionamento come realtà di riferimento nel noleggio professionale nel Sud Europa, completando con successo il piano di crescita e sviluppo da 100 milioni di euro annunciato a inizio anno. Forte dell’integrazione delle società della Divisione Rental Service di TESYA – in Italia con CGTE, Strutture (oggi Alayan Modular), AMS (oggi Alayan Events) e, più recentemente, GL Noleggi e Servizi, nonché di Emerent e Finanzauto Rental in Spagna e di Alayan Emerent Máquinas e Equipamentos in Portogallo – l’organizzazione ha rafforzato il proprio presidio multispecialistico nei servizi di noleggio per Industria, Infrastrutture ed Eventi. Parallelamente, Alayan ha ampliato la propria presenza territoriale con l’apertura di 6 nuove filiali, 3 in Italia e 3 nella Penisola Iberica (2 in Spagna e 1 in Portogallo), rendendo ancora più capillare il servizio, mentre sul fronte delle risorse umane nel 2025 Alayan ha assunto 183 persone (portando l’organico complessivo a 430 unità), di cui 97 in Italia. In continuità con i risultati raggiunti e con l’obiettivo di accelerare ulteriormente la diffusione nel Sud Europa del noleggio professionale – modello di sharing economy che in Europa prevede un CAGR 2026-2031 del 4,25% 1 – Alayan intende proseguire nel proprio percorso di crescita attraverso nuovi investimenti. In questo scenario, Alayan ha già definito un nuovo piano industriale triennale – “Alayan 2026-2028” – che stima investimenti organici complessivi pari a circa 300 milioni euro. Nel dettaglio, circa 280 milioni di euro sono destinati al rinnovamento e alla crescita della flotta di attrezzature – sia in termini di volumi sia di gamma prodotto – al fine di fornire al mercato macchinari di ultima generazione, caratterizzati da un’età media inferiore ai tre anni e da livelli di emissioni di CO₂ significativamente ridotti. Circa 20 milioni, invece, sono indirizzati allo sviluppo e all’ammodernamento delle facilities aziendali e delle infrastrutture IT, per favorire l’ulteriore evoluzione e l’innovazione continua dei servizi offerti. La società vorrebbe inoltre procedere con l’apertura di altre 6 filiali nel 2026 (3 in Italia e 3 nella Penisola Iberica), arrivando a un totale di oltre 65 centri operativi, e con ulteriori 100 assunzioni tra Italia, Spagna e Portogallo: in prevalenza figure specializzate che includono profili commerciali, tecnici e un solido presidio di central support. “Il valore del noleggio per l'economia italiana sta entrando in una fase più matura, dove diventa cruciale estrarre valore dagli asset tecnologici digitali, migliorare la produttività delle imprese e adottare una visione strategica di sostenibilità ambientale. Il noleggio professionale consente infatti, da un lato, di ridurre l’impronta carbonica grazie a una gestione più razionale delle risorse e, dall’’altro, offre alle imprese un accesso privilegiato a tecnologie all’avanguardia, senza i vincoli e i costi legati all’acquisto. Crediamo che la strategia vincente per crescere non sia solo rispondere alle sfide operative, ma anche anticiparle, offrendo alle imprese soluzioni end-to-end, dalla manutenzione predittiva all’innovazione tecnologica. Un approccio che va oltre il semplice noleggio di macchinari e favorisce un modello dove l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale ottimizzano i processi, garantendo un servizio completo e altamente efficiente. Il nostro obiettivo è puntare all’eccellenza nella customer experience per favorire sempre più l’adozione del noleggio professionale nel contesto del Sud Europa”, dichiara Vincent Albasini, Amministratore Delegato di Alayan.

Mobilità Integrata, Uiltrasporti: l’intesa ITA Airways-Trenitalia trasforma investimenti infrastrutturali in benefici per cittadini e lavoratori

“ Esprimiamo apprezzamento per la firma del protocollo d’intesa tra Ita Airways e Trenitalia che rappresenta un traguardo fondamentale per il settore dei trasporti in Italia”. Commenta così la Uiltrasporti l’intesa raggiunta tra Ita Airways e Trenitalia che mira a creare un ecosistema di mobilità intelligente e sostenibile attraverso l’uso dell’Intelligenza Artificiale e soluzioni digitali avanzate. “Questa collaborazione è la dimostrazione che, mettendo a sistema i grandi player nazionali, gli ingenti investimenti infrastrutturali realizzati negli ultimi anni — molti dei quali legati al PNRR — possono essere trasformati finalmente in servizi concreti. Questa sinergia – prosegue la Uiltrasporti – incide positivamente sulla mobilità dei cittadini, abbattendo gli ostacoli operativi e garantendo un diritto alla mobilità più moderno e inclusivo e allo stesso tempo valorizza le professionalità dei dipendenti di entrambi i comparti. L’integrazione tra l’hub aeroportuale e l’Alta Velocità rafforza la competitività dell’Italia, promuovendo al contempo una sostenibilità ambientale reale attraverso lo shift modale verso il ferro. Siamo convinti che questo sia il sentiero giusto per il prossimo futuro – conclude la Uiltrasporti – monitoreremo con attenzione l’evoluzione dell’accordo, affinché l’innovazione tecnologica sia sempre un volano per il miglioramento delle condizioni di chi opera quotidianamente per muovere il Paese.”

Gruppo Hera-Chef Express, al via un progetto che coniuga lotta allo spreco e impatto sociale

L’impegno per lo spreco zero che diventa occasione di solidarietà. È questa l’idea-guida del progetto che vede assieme Chef Express (Gruppo Cremonini), Gruppo Hera e Last Minute Market, impresa sociale, spin off accreditato dell’Università di Bologna, che dal 1998 combatte lo spreco e promuove l’economia circolare. L’obiettivo è il recupero delle porzioni di cibo non consumate nei punti di ristoro Chef Express (in prevalenza presso stazioni ferroviarie, aeroporti e aree di servizio autostradale) e la contestuale donazione a realtà solidali dei rispettivi territori, impegnate nell’assistenza e nell’accoglienza a persone in condizioni di fragilità. La fase pilota è partita a Modena e Bologna a fine 2024, con 2 ristori per provincia: gli Chef Express di stazione ferroviaria e ospedale Policlinico di Modena, oltre a quelli presso area di Servizio Pioppa Est (A14) e stazione AV di Bologna. Ogni punto Chef Express è stato abbinato a una onlus destinataria del cibo, ubicata a pochi chilometri, in modo da ottimizzare le operazioni di conservazione e trasporto. A fine 2025, complessivamente, le porzioni alimentari (come, ad esempio, un panino, una brioches o un trancio di pizza) recuperate e donate sono state oltre 14 mila, per oltre 2 tonnellate di rifiuti evitati. Proprio questi risultati hanno spinto ad allargare il progetto su scala nazionale. Così ai 4 Chef Express test, se ne sono appena affiancati altri 8, abbinati ad altrettanti enti solidali di prossimità e la rete del recupero solidale sarà estesa, oltre all’Emilia-Romagna, anche alle regioni Friuli Venezia Giulia, Lazio e Sicilia, con la possibilità di ulteriori allargamenti nei prossimi mesi. Questi, dunque, a oggi, gli Chef Express coinvolti, con le relative onlus abbinate: c/o Ospedale Policlinico di Modena (associazione Porta Aperta); c/o stazione ferroviaria di Modena (associazione Croce Blu); c/o stazione AV di Bologna (coop sociale Piazza Grande); c/o area di servizio Campogalliano Ovest – A22 (circolo Anspi Sassola); c/o area di servizio Pioppa Est – A14 (casa della carità B.V. di San Luca); c/o area di servizio Santerno Ovest – A14 (Caritas parrocchiale di Solarolo); c/o area di servizio Montefeltro Est (Caritas interparrocchiale di Riccione); c/o area di servizio Gonars Nord – A4 (case di accoglienza Comunità Papa Giovanni XXIII); c/o stazione Termini Roma (associazione Mama Termini); c/o aeroporto Da Vinci, Fiumicino (parrocchia S. Maria degli Angeli); c/o aeroporto Fontanarossa, Catania (casa famiglia Shalom Abba, parte della Comunità Papa Giovanni XXIII).

Siteb presenta le linee guida sui Cam con un nuovo documento operativo

Rafforzare le competenze delle stazioni appaltanti e degli operatori del settore stradale, semplificare l’interpretazione di una normativa complessa e favorire una concreta transizione verso l’economia circolare. Nascono con questi obiettivi le “Linee Guida sui CAM Strade”, realizzate da SITEB – l’Associazione Strade Italiane e Bitumi che rappresenta l’intera filiera delle infrastrutture stradali – che saranno presentate a Bologna il prossimo 24 marzo, presso il Tecnopolo nel corso del convegno “Intelligenza Artificiale e CAM Strade – Connessioni operative e opportunità di sviluppo”, un appuntamento di confronto tecnico e istituzionale dedicato all’evoluzione delle infrastrutture stradali tra innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. In Italia i soggetti proprietari e gestori di strade pubbliche sono oltre 8.000: Anas, 27 concessionarie autostradali, 123 Province e Regioni e, soprattutto, circa 7.900 Comuni, il 70% dei quali con meno di 5.000 abitanti. Tutti questi enti, a seguito dell’entrata in vigore del D.M. 5 agosto 2024 e del correttivo di settembre 2025, sono oggi chiamati ad applicare obbligatoriamente i CAM Strade, che introducono un nuovo approccio alla pianificazione, progettazione, costruzione e manutenzione delle infrastrutture, basato sulla valutazione degli impatti ambientali lungo l’intero ciclo di vita dell’opera. Un cambiamento significativo, che comporta nuovi adempimenti e richiede competenze tecniche e organizzative articolate, spesso difficili da reperire, soprattutto nei piccoli enti. Nei primi mesi di applicazione della norma sono, infatti, emerse criticità legate alla formazione degli operatori, all’adeguamento dei processi produttivi e degli impianti, alla revisione dei capitolati speciali d’appalto e dei prezziari, nonché all’implementazione dei sistemi di qualifica e certificazione. “Abbiamo ritenuto necessario predisporre uno strumento concreto e di immediata utilità per tutti i soggetti coinvolti nei CAM Strade”, spiega Stefano Ravaioli, Direttore generale di SITEB. “Il Manuale nasce come guida operativa per facilitare la comprensione di un Decreto piuttosto complesso e accompagnare gli operatori nella sua corretta applicazione, sostenendo il settore stradale in un percorso di transizione green ormai imprescindibile”. Il documento è il risultato dell’attività di un Gruppo di Lavoro interno all’Associazione, coordinato da Marco Capsoni, Direttore tecnico di SITEB, che ha coinvolto progettisti, stazioni appaltanti, imprese di costruzione, produttori di materiali, laboratori e organismi di controllo, costruttori di impianti e macchine operatrici. Il manuale si rivolge direttamente a stazioni appaltanti, progettisti, direttori dei lavori, imprese offerenti e appaltatori, ma rappresenta un riferimento utile anche per istituti di ricerca, produttori di materiali, costruttori di impianti, società di consulenza e organismi di controllo e certificazione.nStrutturato in tre parti, il documento offre: un quadro di riferimento generale con ruoli, responsabilità e attività dei soggetti coinvolti nelle diverse fasi dell’opera; un’analisi puntuale dell’articolato del decreto CAM Strade, supportata da interpretazioni e richiami alle fonti normative; una sezione operativa che consente a ciascun soggetto di individuare con chiarezza gli adempimenti da rispettare e di verificare la corretta applicazione delle clausole obbligatorie e dei criteri premianti. Uno degli elementi più innovativi del documento è la presenza di diverse checklist operative dedicate ai soggetti responsabili, strumenti pratici che consentono di verificare passo dopo passo la corretta applicazione dei criteri ambientali minimi, dalle fasi di pianificazione e progettazione alle fasi di realizzazione e controllo. Completa il Manuale un glossario dei termini, con riferimenti normativi e descrizioni di supporto. “Con questo strumento – conclude Ravaioli – vogliamo contribuire a rendere più semplice ed efficace l’attuazione di un provvedimento atteso da anni, che può rappresentare una leva concreta per lo sviluppo dell’economia circolare anche nel settore delle infrastrutture stradali”. L’incontro del prossimo 24 marzo riunirà imprese del settore, progettisti, pubbliche amministrazioni, centri di ricerca e mondo accademico, con l’obiettivo di approfondire le nuove prospettive offerte dall’intelligenza artificiale applicata alla gestione delle infrastrutture e dall’introduzione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM) nel settore stradale.

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