RIGENERAZIONE URBANA
Confcommercio: con la desertificazione città più fragili e crolla il valore degli immobili
La desertificazione commerciale non è un semplice fenomeno economico, ma uno dei fattori che più incidono sulla convivenza urbana. Il commercio di prossimità resta una delle leve strategiche della rigenerazione urbana e Confcommercio chiede un’agenda urbana nazionale di politiche integrate per le città.
Un negozio che chiude è una ferita che si apre nel tessuto delle città. Negli ultimi dieci anni molti centri urbani italiani hanno visto scomparire librerie, negozi di abbigliamento, ferramenta, alimentari di prossimità: un fenomeno visibile, quasi tangibile, che i cittadini riconoscono immediatamente. Se solo si considera che negli ultimi 12 anni hanno chiuso ben 140 mila esercizi commerciali, sono di tutta evidenza la lacerazione provocata preoccupante e le sue pesanti conseguenze. La stragrande maggioranza degli italiani, l’80%, prova un senso di tristezza di fronte alle saracinesche abbassate e tre persone su quattro associano la chiusura dei negozi al peggioramento della qualità della vita. La desertificazione commerciale, però, non è soltanto un tema economico: è un indicatore della salute urbana. Ed è anche un banco di prova per le politiche di rigenerazione.
È questo il filo che guida la due giorni in corso a Bologna, organizzata da Confcommercio e dedicata al presente e al futuro delle città italiane: “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”. Un appuntamento che riunisce istituzioni, imprese, mondo accademico, esperti e società civile per discutere di rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, sfide demografiche, politiche abitative, rapporto tra turismo e vivibilità dei centri storici, fino al ruolo della cultura e dell’intelligenza artificiale nel ridisegnare le città. L’indagine Confcommercio-Swg, presentata ieri, fotografa bene il sentiment dei cittadini. Gli italiani considerano i negozi di quartiere un elemento essenziale della qualità urbana, più ancora della sicurezza e dei trasporti. Bar, ristoranti, negozi di vicinato e spazi verdi formano un ecosistema che alimenta socialità, presidio informale, cura degli spazi pubblici e percezione di sicurezza. Non sono solo luoghi di acquisto, ma vere e proprie infrastrutture sociali: punti di riferimento, spazi di relazione, luoghi identitari. Quando questi presidi vengono meno, le strade si svuotano, i percorsi pedonali perdono vitalità e i quartieri diventano meno vissuti e quindi meno sicuri. La desertificazione commerciale altera l’equilibrio urbano e indebolisce la tenuta sociale dei territori.
La presenza o l’assenza di negozi modifica profondamente anche il valore economico delle aree urbane. Un appartamento situato in una zona ricca di attività commerciali vale in media il 23% in più rispetto a uno in un’area mediamente servita. Nei quartieri colpiti dalla desertificazione, invece, il valore degli immobili scende del 16%, con un divario complessivo che può arrivare fino al 39% tra luoghi “ricchi di vita” e aree svuotate. Il commercio diventa così un moltiplicatore: influenza la vitalità sociale e, allo stesso tempo, quella economica. Dove il tessuto commerciale si indebolisce, si riduce l’attrattività residenziale, calano gli investimenti privati e si innesca un circolo vizioso che accelera il declino urbano.
La desertificazione indica quali aree stanno perdendo ruolo, funzioni e identità. E suggerisce la direzione delle politiche urbane. Oggi rigenerare non significa soltanto riqualificare spazi ed edifici, ma riattivare la vita quotidiana dei luoghi, sottolinea Confcommercio Il commercio di prossimità è uno degli strumenti più efficaci di rigenerazione urbana perché: rimette in moto la socialità, creando luoghi di incontro e relazione; rafforza la sicurezza percepita, con strade vive e attività aperte, i celebri “occhi sulla strada” evocati da Jane Jacobs; sostiene la cura degli spazi pubblici, aumentando attenzione e responsabilità diffusa; mantiene la diversità urbana, combinando funzioni residenziali, commerciali e culturali. Non sorprende, quindi, che due italiani su tre chiedano più negozi sotto casa e un mix equilibrato tra piccole e medie attività. La prossimità non è nostalgia: è un’esigenza contemporanea.
Il contrasto alla desertificazione per costruire città più equilibrate, accessibili e ricche di vita deve poggiarsi su politiche: sostegno al commercio di vicinato; interventi sulla mobilità e sull’accessibilità; regolazione degli affitti brevi nelle aree critiche; piani urbani che favoriscano mix funzionale e spazi pubblici di qualità; collaborazioni tra amministrazioni, imprese, residenti e associazioni di categoria. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sollecita un’agenda urbana nazionale. «Se vogliamo città coese e competitive, dobbiamo riattivare il circuito virtuoso tra urbs e civitas, tra la città fisica e la comunità che la vive. Per farlo servono politiche attive e coerenti: regole chiare, formazione adeguata, fiscalità e incentivi responsabili. Innovazione, certo, ma senza smarrire i valori comunitari di quel pluralismo distributivo che ha reso le nostre città vive e attrattive. Per questo è fondamentale il lavoro sull’agenda urbana europea e sulla nuova politica di coesione — un impegno che ringrazio il vicepresidente Fitto per aver sostenuto. Ma questo impegno ha senso solo se si traduce in una vera agenda urbana nazionale, sostenuta da una governance dedicata, stabile e certa. È il patto che proponiamo: istituzioni, imprese e cittadini — pubblico e privato insieme — per le città. A livello nazionale serve un coordinamento stabile; a livello regionale va armonizzata l’esperienza dei Distretti Urbani dello Sviluppo Economico; a livello comunale occorrono Programmi pluriennali per l’economia di prossimità. Questa è la nostra visione: città che crescono valorizzando l’impresa e imprese che fanno crescere la città.»
Intanto, la Commissione Europea sta lavorando alla nuova agenda per le città in vista del bilancio Ue 2028-2034 e “nel confronto con governi, regioni e città possiamo individuare misure specifiche e rilevanti, da inserire nei piani nazionali e regionali, per dare risposte concrete alle sfide urbane”, ha detto Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea e Commissario per la politica regionale e di coesione, intervenendo in video collegamento. “Uno degli errori da evitare è decidere senza coinvolgere i territori – ha aggiunto – Stiamo invertendo questo meccanismo: lanciamo l’agenda per le città, la costruiamo con tutti gli stakeholder, la implementiamo e la condividiamo, per poi metterla a disposizione del prossimo strumento finanziario”.