PROGETTO CORALE / 34
Convergenza (e forse alleanze) fra gli assessori delle grandi città italiane sul ruolo prioritario della rigenerazione urbana. E poi?
Cosa succede se metti 11 assessori delle principali città italiane attorno a un tavolo e li fai confrontare liberamente sul loro modo di affrontare sfide e urgenze della contemporaneità, come Rigenerazione Urbana, crisi abitativa e cambiamenti climatici? Ne esce un quadro estremamente interessante, dal quale emerge prima di tutto un grande desiderio di confronto, collaborazione e, soprattutto, rivendicazione del ruolo e del peso della dimensione locale nella definizione di regole e politiche di livello nazionale. (…)
Sì, perché, al di là delle specificità dei territori e delle singole esperienze, dal confronto di sabato scorso alla Salaborsa di Bologna si percepisce innanzitutto un desiderio di alleanza fra città per affrontare la complessità del presente e delle sfide future. Le città sono viste come palcoscenico privilegiato delle contraddizioni contemporanee, come stress test dei diritti fondamentali dei cittadini, in cui le dinamiche del mercato e i conflitti sociali ed economici possono essere tenuti insieme, attraverso la Rigenerazione Urbana, in modo meno contradditorio rispetto a quanto fatto fin qui. Secondo gli 11 assessori, occorre un coordinamento tra amministratori locali sui temi delle politiche e delle trasformazioni urbane, per recuperare un protagonismo delle città all’interno di un dibattitto nazionale fatto di principi, quando va bene, se non addirittura di slogan, che da solo non può riuscire ad essere efficace. Le grandi città hanno tutte temi comuni, lente d’ingrandimento di fenomeni caratteristici anche di ambiti urbani dimensionalmente minori, e devono quindi trovare un modo congiunto di rappresentare queste difficoltà e queste opportunità alla politica e al paese. Se l’urbanistica è un dosaggio tecnico di questioni politiche, la Rigenerazione Urbana può e deve diventare dunque un modo di governare con postura pubblica processi economici e sociali anche di carattere privatistico. In quest’ottica, la maggior parte degli assessori conviene su un moderato scetticismo in merito alla necessità effettiva di una legge specifica sulla Rigenerazione Urbana, spostando il focus più su altri aspetti basilari, che variano di intensità a seconda delle condizioni specifiche dei territori.
Per esempio, Lepore e Laudani, padroni di casa, hanno fermamente ribadito il sostegno ad una Rigenerazione Urbana che non tema di limitare la rendita fondiaria a favore della città pubblica, attraverso un Governo Pubblico più coeso e coordinato delle trasformazioni diffuse.
Sulla stessa linea Giovanna Iacovone, Assessore alla Rigenerazione Urbana e Sociale e vicesindaca di Bari, che vede nella Rigenerazione Urbana uno strumento essenziale per includere nelle politiche di trasformazione le tematiche legate alle marginalità, ridando all’urbanistica un ruolo di guida proattiva e non solo di controllo e verifica, evitando che diventi ancillare all’edilizia. Il principio di fondo, secondo Iacovone, deve essere il cercare un equilibrio tra grandi trasformazioni e risposta al disagio quotidiano, anche attraverso un ripensamento degli Uffici tecnici comunali, sia in termini di numero che di caratteristiche del personale. Il PNRR, che pure ha fortemente affaticato le amministrazioni locali, ha però dimostrato che i Comuni possono farcela, possono essere virtuosi, e questa consapevolezza va ora fatta fruttare per portare la voce locale alla scala nazionale.
A onor del vero, è stato sottolineato anche come le tempistiche del PNRR non abbiano consentito, nella maggior parte dei casi, reali ed efficaci processi partecipativi, mentre proprio il coinvolgimento dei cittadini è, a detta di tutti, una chiave di volta nel radicamento delle trasformazioni, ma, ancor prima, delle regole nelle dinamiche dei contesti locali. Luca Sangiorgio, assessore a Catania, ha infatti sottolineato come la partecipazione sia non solo utile ai progetti, ma in primis alle comunità, per attivare dinamiche di “rieducazione urbana” dei cittadini, che devono sentirsi co-protagonisti dell’attuazione delle trasformazioni già dalla stesura delle norme che le regolano. Sulla stessa linea anche Maurizio Veloccia, assessore a Roma, che vede nella Rigenerazione Urbana una opportunità per recuperare nel processo quei cittadini che hanno un atteggiamento propositivo nei confronti della città e delle sue trasformazioni. Se non ci si allena alla partecipazione, il rischio è di avere come interlocutori solo cittadini arrabbiati, più o meno giustamente, che portano al tavolo solamente elementi ostativi e non costruttivi. Un corretto coinvolgimento degli stakeholders nelle diverse fasi è invece una grande occasione per ricostruire comunità attorno alla città pubblica, che non può essere rigenerata solo con capitali e interventi pubblici ma per la quale la condivisione diventa garanzia di qualità e trasparenza.
Questo approccio richiede apertura e cambiamento anche nelle prassi consolidate all’interno degli Enti locali. Su questo, Anna Scavuzzo, assessore a Milano, ha ribadito la necessità di un approccio interdisciplinare alla Rigenerazione Urbana, che si deve riflettere anche nella strutturazione e nell’azione della Giunta, che deve saper ripensare le deleghe in ottica di coralità, collaborazione e flessibilità delle politiche e dei finanziamenti. In perfetto allineamento con Anna Lieto, del Comune di Napoli, che, partendo dallo spunto dell’emergenza abitativa, ha sottolineato come il progetto sulla città implichi un disegno che interpreta figure sociali. Tali figure sociali sono oggi in rapida evoluzione devono evitare di raccontare dinamiche e assetti che non esistono più, riuscendo a coniugare visione di futuro, flessibilità e certezza del diritto.
Infine, una nota sull’esperienza di Torino, portata dall’assessore Paolo Mazzoleni, a partire dal fatto che nella città sabauda la Rigenerazione Urbana è delega in capo all’assessore alle politiche sociali e non all’assessore all’urbanistica: secondo Mazzoleni va dunque valutata bene l’effettiva necessità di una legge sulla Rigenerazione Urbanistica, che nei fatti non costituisce disciplina a sé, ma è più un modo e un metodo del pensare e fare le trasformazioni nella città. A riprova di questo, la recente esperienza di Torino di Variante Generale al PRG, che si è trovata a dover gestire la necessità di ripensamento della città su se stessa nel contesto di una legge regionale del 1977 fortemente incentrata sul concetto di espansione; lo sviluppo di questa Variante si è rivelato un laboratorio estremamente interessante, dimostrando come una norma sovraordinata seppure datata, quella del ’77 appunto, ma basata su grandi principi di invariante di ciò che è qualità urbana e diritti dei cittadini, possa diventare la giusta cornice per uno sviluppo pianificatorio locale, in cui il territorio trova la propria misura di applicazione di quei principi, facendo della Rigenerazione uno strumento di dialogo tra Piano e Progetto e di riequilibrio sociale ed economico dei fatti urbani.
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