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Prezzario Nazionale 2026 e nuovo Piano Casa: cosa è già obbligatorio e quali sono i risvolti per i professionisti

09 Lug 2026 di Paolo Ghigliotti

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A sei mesi dall’approvazione della Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), il settore dei lavori pubblici si trova a vivere una transizione normativa complessa, sospesa tra rigidi obblighi già operativi e scadenze cruciali che sono purtroppo spirate a vuoto. Se a gennaio avevamo salutato la riforma come un cambio di paradigma strutturale volto ad abbandonare la logica emergenziale del caro-materiali, a luglio 2026 lo stato dell’arte ci impone un’analisi più pragmatica. Il traguardo del 29 giugno – termine ultimo dei 180 giorni per l’adozione del Prezzario Nazionale da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) – è passato senza la pubblicazione del testo definitivo. 

Per tutti i professionisti, che operano quotidianamente come computisti, direttori dei lavori e asseveratori, comprendere l’esatto confine tra ciò che è già precetto di legge e ciò che è ancora in divenire è fondamentale.

Questo non solo per garantire la legittimità dei contratti pubblici, ma anche per gestire l’intersezione con le straordinarie misure introdotte dal Nuovo Piano Casa (Legge 2 luglio 2026, n. 116), nata dalla conversione in legge del Decreto Legge n. 66 del 7 maggio 2026. 

 

Il blocco in Conferenza Unificata: cosa dobbiamo aspettare

Il rinvio dell’intero impianto del Prezzario Nazionale non è legato a ritardi della Corte dei Conti, bensì a uno stallo politico-istituzionale a monte. L’articolo 1, comma 487 della legge di Bilancio che ha introdotto il Prezzario Nazionale, ha subordinato l’emanazione del decreto ministeriale al parere preventivo e obbligatorio della Conferenza Unificata. Nelle sedute di coordinamento programmatico tra Stato, Regioni ed Enti Locali svoltesi fino a fine giugno, il testo non è stato calendarizzato per l’esame e l’auspicata approvazione, congelando di fatto la firma del Ministro ed il successivo invio in Gazzetta Ufficiale. 

Di conseguenza, rimangono in una situazione di “stand-by” alcuni dei concetti fondamentali della riforma descritti a inizio anno:

  1. Le “forchette” territoriali di variazione: Non essendo ancora vigente il “Prezzario Quadro” nazionale, manca il parametro centrale rispetto al quale l’Osservatorio permanente del MIT dovrà verificare, la congruità dei listini regionali rispetto alle tolleranze previste. 
  2. La codifica univoca nazionale: Resta al momento anche congelata l’introduzione dell’identificativo standard unitario previsto per tutta Italia e per singola voce di lavorazione. Un’innovazione attesissima dalle software house per garantire l’interoperabilità con la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici (BDNCP), oltre a rappresentare anche una concreta semplificazione soprattutto per quei professionisti ed imprese chiamate ad operare a cavallo di regioni diverse. Detta uniformazione, richiede necessariamente  il testo definitivo del decreto. 
  3. L’Obbligo di motivazione per le Stazioni Appaltanti: Sebbene la norma preveda che i RUP debbano giustificare analiticamente ogni scostamento dai prezzi nazionali, l’assenza del benchmark ministeriale svuota allo stato attuale (e si auspica “temporaneamente”) di efficacia questa sanzione in sede di bando. 

Luglio 2026: Cosa è già obbligatorio oggi

È fondamentale evitare un pericoloso equivoco: il ritardo nell’emanazione del decreto attuativo sul Prezzario Nazionale non sospende l’efficacia delle norme primarie contenute nella Legge di Bilancio 2026. Esistono precetti rigidi ai quali ogni professionista tecnico deve attenersi sin da ora nella redazione dei quadri economici e dei computi metrici estimativi. 

In primo luogo, è pienamente operativa la standardizzazione della struttura del prezzo unitario. Qualsiasi nuova analisi dei prezzi compilata per appalti correnti o varianti in corso d’opera deve tassativamente applicare i parametri definiti dal legislatore: 

  • Spese Generali (SG): vincolate rigidamente all’interno del range compreso tra il 13% e il 17%
  • Utile d’Impresa (U): fissato matematicamente al 10%

La violazione di questi tetti espone i progetti al respingimento da parte delle stazioni appaltanti o a blocchi nei sistemi di controllo dell’ANAC. L’analisi prezzi si configura oggi a tutti gli effetti come una “formula chiusa” non modificabile a discrezione del progettista o dell’amministrazione. 

Al contempo, prosegue regolarmente il meccanismo di revisione automatica e compensazione dei prezzi per i contratti in corso relativi al triennio 2021-2023. I decreti ministeriali sugli indici di costo ISTAT sono autonomi rispetto al Prezzario Nazionale e consentono l’emissione dei SAL a partire dal 1° gennaio 2026 applicando le note percentuali di ristoro (90% per le offerte presentate entro il 2021 e 80% per quelle del periodo 2022-2023). 

L’Incrocio con la Legge n. 116/2026: I nuovi risvolti operativi

La vera sfida di questo scorcio d’anno risiede nella necessaria convergenza tra la disciplina dei prezzi della Legge di Bilancio e la neonata Legge 116/2026 (Piano Casa). Questo provvedimento, finalizzato al rilancio dell’edilizia residenziale, al recupero del patrimonio immobiliare e all’agevolazione dell’accesso all’abitazione attraverso incentivi e programmi di partenariato e di edilizia sociale, incrocia inevitabilmente la materia dei costi di costruzione e della contabilità delle opere pubbliche e private.

Laddove il Piano Casa incentivi l’esecuzione di interventi massivi di rigenerazione, di riqualificazione energetico-strutturale o di riconversione di complessi edilizi, la definizione dei massimali di costo e la determinazione delle basi d’asta per i programmi pubblici e pubblico-privati diventano un terreno delicatissimo.

In questo scenario, lo stallo del Prezzario Nazionale costringe il professionista a una duplice attenzione: se da un lato, per la quantificazione delle opere legate al Piano Casa, è necessario fare riferimento ai Prezzari Regionali 2026 vigenti, dall’altro è obbligatorio “blindare” i computi metrici inserendovi la scomposizione analitica ministeriale (Spese Generali al 13-17% e Utile al 10%). Il rischio concreto, in caso di mancato coordinamento, è di generare quadri economici non conformi che potrebbero compromettere l’accesso ai finanziamenti o alle agevolazioni previste dalla nuova Legge 116. 

Conclusioni: La Sfida dell’Incertezza Normativa

In conclusione, l’attuale congiuntura mette a dura prova la capacità di orientamento dei professionisti (sia progettisti che R.U.P.). Se da una parte la Legge 116/2026 offre un quadro programmatico di grande respiro per il rilancio dell’abitare e la valorizzazione del territorio, dall’altra l’incompiutezza dell’iter del Prezzario Nazionale introduce un elemento di possibile incertezza  nella definizione dei costi d’appalto.

Per la nostra categoria, questa fase di transizione rappresenta un momento delicato proprio in considerazione della propria storica centralità tecnica nelle fasi di computazione, contabilizzazione ed asseverazione economica degli interventi. In questo scenario, la vera sfida per i professionisti sarà quella di sapersi muovere con estrema prudenza e rigore metodologico, in attesa che i complessi equilibri tra le diverse anime istituzionali in Conferenza Unificata trovino una intesa, allineando finalmente i listini regionali alle ambiziose riforme sull’ambiente costruito che il Paese ha appena varato. 

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