IL SEMINARIO SUL BLUE BOOK 2026
Mazzola: “A giorni il fondo idrico per il dopo-Pnrr, servono due miliardi per partire. La compartecipazione utile a selezionare operatori capaci”

Rosario Mazzola, Presidente Utilitatis
IN SINTESI
Rosario Mazzola ha concluso ieri, nella sua veste di presidente di Utilitatis, una mattinata di relazioni e interventi dedicate al Blue Book 2026 (che DIAC ha già presentato con un primo articolo che si può scaricare qui e poi con un’analisi firmata dallo stesso Mazzola con Francesca Mazzarella che si può scaricare qui). L’intervento di Mazzola ha toccato un tema di strettissima attualità: il fondo idrico finanziato – in partenza con un miliardo – dal Pnrr come “strumento finanziario” affidato a Invitalia che deve chiudere le convenzioni con gli operatori entro agosto ma poi potrà realizzare gli interventi nei due anni successivi. “Nel dopo-Pnrr – ha detto Mazzola – ci sarà un momento in cui vedremo come funzionerà il fondo idrico, che proprio in questi giorni dovrebbe partire con l’approvazione del decreto ministeriale. Credo che non ci sarà un finanziamento a fondo perduto totale dei progetti, bensì ci dovrà essere una compartecipazione e questo selezionerà i soggetti che possono farlo dai soggetti che non sono capaci di farlo. Il sistema richiederà una strutturazione da un punto di vista industriale con soggetti capaci di affrontare le sfide dimensionalmente, tecnicamente, organizzativamente e finanziariamente. Servono due miliardi, ma allo stesso fondo idrico potrebbero essere poi destinate risorse aggiuntive nel tempo, meglio se con continuità. Però aggiungo che è molto importante che una quota del finanziamento venga dai soggetti che fanno l’investimento, anche mediante un aumento delle tariffe, che deve avvenire nei termini corretti. Fosse anche solo il 5%, è molto importante che avvenga perché questo responsabilizza chi propone e realizza l’investimento. Se abbiamo un soggetto di piccole dimensioni, poco efficiente, che non partecipa con una quota di cui è responsabile, quasi certamente non riuscirà a controllare bene i costi. Per questo è importante che quella quota ci sia. I due miliardi ci vogliono assolutamente ma una quota deve venire dalla capacità interna del sistema, almeno nel sistema dell’uso civile”.
“Servono infrastrutture robuste capaci di essere efficienti in più scenari”
Mazzola ha anche affrontato il tema delle infrastrutture robuste. “Abbiamo olto parlato del tema dei dati – ha detto Mazzola – sapendo che sono essenziali, che sono sempre di più, sempre più disponibili. Però guardate, forse ne parliamo ancora troppo poco, che a valle dei dati c’è bisogno di un sistema decisionale che abbia la capacità di decidere tra sistemi complessi e conflittuali, che sappia tener conto di tutta una serie di meccanismi fondamentali, di meccanismi ambientali, della connessione sempre più stretta fra acqua ed energia, ma lo sappia fare con una programmazione dinamica, non statica. Per le infrastrutture oggi è fondamentale che siano inquadrate in sistemi complessi, diano risposte efficienti in scenari diversi, che cambiano. Meglio avere infrastrutture capaci di essere efficienti in più scenari piuttosto che scegliere una infrastruttura che appare più efficiente in un solo scenario. Queste infrastrutture noi le che chiamiamo robuste. Sto seguendo proprio in questi giorni la relazione finale dell’emergenza idrica siciliana. I problemi strutturali non sono stati risolti, ci sono problemi latenti enormi e l’emergenza dovrebbe servire proprio per fare emergere i problemi e affrontarli con infrastrutture robuste, altrimenti tutto resta uguale”.