L'INTERVENTO AL POLIMI
Draghi: “L’Europa recuperi il gap sull’IA per non rischiare un futuro di stagnazione. L’innovazione resta motore di crescita e prosperità”

MARIO DRAGHI EX PRESIDENTE BCE
La strada dello sviluppo e della crescita passa dall’innovazione, “motore di prosperità”. Le economie avanzate non possono più fare affidamento soltanto sul lavoro e sulla crescita. E’ per questo che l’Europa si trova ora di fronte a uno snodo cruciale, a “un momento di verità, perché, se non colma il divario che la separano dagli altri Paesi ed aree geografiche, rischia inesorabilmente la stagnazione. Torna a pungolare e a incalzare l’Europa, l’ex premier ed ex presidente della Bce Mario Draghi, nel suo intervento all’inaugurazione del 163mo anno accademico del Politecnico di Milano. Un altro dei tanti moniti, a partire da quello scolpito sulla pietra del Rapporto sulla competitività, ad agire tempestivamente perché su questo terreno che l’Europa si è inceppata. “Una politica efficace in condizioni di incertezza richiede adattabilità, cioè rivedere le ipotesi e adeguare rapidamente le regole man mano che emergono evidenze concrete sui rischi e i benefici. È qui che l’Europa si è inceppata”, dice Draghi parlando delle normative legate alle nuove tecnologie e in particolare a quelle per l’Intelligenza artificiale. “Abbiamo trattato valutazioni iniziali e provvisorie come se fossero dottrina consolidata, inserendole in leggi estremante difficili da modificare”, sottolinea. Le nuove tecnologie e l’Ai “non salveranno le società da tutti i loro guasti ma possono sicuramente migliorare lo stato di salute. Quanto dipenderà in gran parte dalle scelte politiche che ne guideranno la diffusione.
“Se non colmiamo questo divario e non adotteremo queste tecnologie sul larga scala l’Europa rischia un futuro di stagnazione, con tutte le sue conseguenze”, avverte, dunque, Draghi. “Per oltre due secoli il miglioramento del tenore di vita è stato alimentato da progressive ondate di progresso tecnologico, oggi le tecnologie rimangono il principale motore della prosperità” e “le economie avanzate non possono basarsi solo sul lavoro e il capitale per le prosperità, rendendo le tecnologie ancora più centrali”. L’applicazione delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale “potrebbe innalzare in modo significativo la crescita economie avanzate: se si muovesse sulla stessa linea dello precedente sviluppo del digitale negli Stati Uniti, potrebbe esserci una spinta di poco meno dello 0,8% annuo”, se fosse sui livelli dell’elettrificazione negli anni 20 del secolo scorso la crescita potrebbe essere superiore dell’1% all’anno. Si tratterebbe dell'”accelerazione più significativa che l’Europa ha visto da decenni”.
Il punto è che, rileva Draghi, “negli ultimi vent’anni siamo passati dall’essere un continente che accoglieva le nuove tecnologie—riducendo il divario con gli Stati Uniti—a uno che ha progressivamente eretto barriere all’innovazione e alla sua adozione. Lo abbiamo già visto nella prima fase della rivoluzione digitale, quando la crescita della produttività europea è scesa a circa la metà del ritmo statunitense—e quasi tutta la divergenza è emersa dal settore tecnologico.
Ora questo schema si ripete con la rivoluzione dell’IA. Lo scorso anno, gli Stati Uniti hanno prodotto 40 grandi modelli fondamentali, la Cina 15 e l’Unione europea soltanto tre. E lo stesso schema si osserva in molte altre tecnologie di frontiera—dalla biotecnologia ai materiali avanzati fino alla fusione nucleare—dove numerose innovazioni significative e investimenti privati avvengono al di fuori dell’Europa”. Il nodo cruciale poi è la velocità della nuova ondata tecnologica. Nel passato rivoluzioni come l’elettrificazione o la meccanizzazione si sono diffuse in decenni; l’IA, invece, sta avendo un’accelerazione mai vista: “ChatGPT è stato lanciato nel novembre 2022—e nel giro di pochi anni gli investimenti globali nelle infrastrutture di IA è previsto raggiungano diverse migliaia di miliardi di dollari”. Questa rapidità amplifica il divario tra chi adotta e chi esita.
“Esiste un’illusione seducente secondo la quale la crescita sarebbe meno essenziale una volta raggiunto un alto livello di sviluppo e che il calo della popolazione potrebbe consentire un aumento del benessere anche se l’economia ristagna. Ma questo non è vero in generale e in particolare per i Paesi che si trascinano un alto livello di debito: ciò che conta per la sostenibilità del debito è la dimensione complessiva dell’economia”, puntualizza Draghi. “Se l’economia smette di crescere mentre gli interessi continuano a maturare, il rapporto tra debito e prodotto aumenterà fino a diventare insostenibile. A quel punto i governi sono costretti a scelte dolorose tra le loro ambizioni fondamentali, tra pensioni e difesa, tra preservare il modello sociale e finanziare la transizione verde. Inoltre la crescita è essenziale per affrontare le nuove esigenze sociali, politiche, economiche di sicurezza che si presentano continuamente”.
Un altro aspetto su cui si sofferma Draghi. “Ciò che spesso è assente nelle discussioni sul tema” dello sviluppo delle tecnologie come l’Intelligenza artificiale “è la considerazione di quanto queste tecnologie possano aiutare a ridurre alcune delle disuguaglianze che più incidono sulla vita quotidiana delle persone”. L’esempio delle liste d’attesa nella sanità: secondo studi “strumenti di triage e gestione dei flussi” con l’Ai “hanno ridotto i tempi di attesa in pronto soccorso di circa il 50%”. Altro esempio di diseguaglianza è quello che si verifica nel campo dell’istruzione. “Oggi, una parte significativa dei risultati educativi dipende dal caso: dall’incontro con l’insegnante giusto al momento giusto; dal riconoscimento di un talento; dalla guida verso percorsi in cui uno studente può esprimersi al meglio. L’IA ha il potenziale per ridurre questa componente casuale. I sistemi di tutoraggio personalizzato possono adattarsi al ritmo e alle esigenze di ogni studente, offrendo in linea di principio a ogni bambino un accesso a un’istruzione di alta qualità. Uno studio recente mostra che gli studenti che utilizzano tali strumenti migliorano la propria performance passando dal 35° al 60° percentile. I miglioramenti sono risultati doppi per gli studenti provenienti da contesti svantaggiati. Se sistemi come questi fossero adottati su larga scala nei sistemi pubblici di sanità e istruzione in Europa, genererebbero benefici sociali immediati”.
Ma c’è un messaggio che Draghi rivolge ai giovani e agli studenti del Polimi ed è un passaggio forte del suo discorso. I giovani in Italia e in Europa “devono pretendere di avere le stesse condizioni che permettono ai loro coetanei di aver successo in altre parti del mondo e combattere gli interessi costituiti che si oppongono. I loro successi cambieranno la politica più di qualunque discorso o rapporto e costringeranno regole e istituzioni a cambiare” .”Gli studenti sono invitati a riflettere su come possano contribuire a rendere il loro Paese e il loro continente un luogo in cui l’innovazione possa prosperare. Sono stati formati da una società che ha investito in loro, da famiglie che li hanno sostenuti, da insegnanti che li hanno stipolati e da istituzioni pubbliche che hanno dato loro l’opportunità di apprendere e sviluppare i loro talenti. Ripagare questo debito non significa che debbano tutti rimanere in Italia, poiché la tecnologia è globale e il talento va dove ha le migliori opportunità, ma sono invitati a non rinunciare a costruire qui”. Per recuperare competitività Draghi richiama tre riforme strutturali, già al centro del Rapporto: più finanziamenti europei per la ricerca fondamentale (raddoppio del budget ERC), università più autonome e capaci di attrarre talenti e donazioni private, e un ecosistema che faciliti la commercializzazione della ricerca — incluso un quadro europeo simile al Bayh–Dole Act, per permettere alle università di valorizzare meglio le proprie invenzioni.