FDI E LEGA DANNO LA COLPA A BRUXELLES

L’Ue conferma l’infrazione all’Italia sulle case green. La nuova lettera: “Manca ancora la bozza del piano”

Sono 19 gli Stati destinatari del nuovo avviso, che ora hanno due mesi di tempo per rispondere alle lettere di costituzione in mora. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato. Il Pd: rappresenta l’ennesima bocciatura dell’operato del governo. I 5S: un fallimento dietro l’altro, dov’è il piano casa?

12 Mar 2026 di Mauro Giansante

Condividi:
L’Ue conferma l’infrazione all’Italia sulle case green. La nuova lettera: “Manca ancora la bozza del piano”

GILBERTO PICHETTO FRATIN, MINISTRO DELL'AMBIENTE

Lo stallo dell’Italia sulle case green continua. La Commissione europea ha notificato l’invio della nuova procedura d’infrazione con una lettera di messa in mora al nostro Paese e ad altri 18 Stati membri per non aver ancora presentato la bozza del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsti dalla direttiva Epbd sulla prestazione energetica edilizia.

Un ritardo, quello notificato da Bruxelles, che si prolunga da mesi visto che Roma e tutti gli altri governi avvisati (Belgio, Rep. Ceca, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia) avrebbero dovuto presentare il documento entro il 31 dicembre scorso. “I Nbrp – ricorda l’Ue – sono uno strumento essenziale e strategico per gli Stati membri per trasformare il loro parco immobiliare in un bene ad alte prestazioni, efficiente dal punto di vista energetico e decarbonizzato entro il 2050″. E’ grazie a questi files che la Commissione può “valutare efficacemente la strategia di ciascuno Stato membro, garantendo che i piani definitivi siano completi, attuabili e in linea con gli obiettivi climatici ed energetici nazionali e dell’Ue aggiornati”.

Cosa succede ora

Adesso? La Commissione chiede ora agli Stati membri interessati di presentare le loro bozze di piano senza ulteriori indugi. Questi Stati membri hanno due mesi di tempo per rispondere alle lettere di costituzione in mora. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione può decidere di emettere un parere motivato.

Il governo attacca l’Ue

Dalla maggioranza, come prevedibile, le reazioni sono state di opposizione alla mossa europea. “Se ben 19 Stati dell’Unione europea rischiano di incorrere nell’infrazione sulla direttiva case green, è evidentemente per colpa di una norma che impone vincoli troppo stingenti, se non addirittura irrealistici, e non viceversa”, ha commentato la vicepresidente del Parlamento europeo ed eurodeputata di Fratelli d’Italia Antonella Sberna, coordinatrice per il gruppo Ecr in commissione Casa all’Eurocamera. “Come abbiamo sempre sostenuto, ogni Stato ha le sue specificità, penso ad esempio ai borghi italiani per cui è impossibile prevedere le stesse regole e obiettivi per tutta l’Europa. Può essere questa l’occasione di una seria riflessione da parte della Commissione europea per rivedere la direttiva”, ha aggiunto, sottolineando la necessità di un ripensamento “anche in virtù del voto di ieri sul rapporto sulla crisi abitativa del Parlamento europeo, il quale ha chiesto meno burocrazia e più semplificazioni, anche per quanto riguarda il complesso di norme sulla sostenibilità ambientale”.

Similmente, in casa Lega, l’attacco è arrivato dal capo delegazione all’Eurocamera Paolo Borchia e l’eurodeputata Isabella Tovaglieri, relatrice ombra del provvedimento. “Come denunciato dalla Lega fin dal principio, questa follia ideologica” delle case green “è stata una colossale fuffa. Ai piani alti del Berlaymont sfornano analisi e direttive, lasciando poi al loro destino famiglie ed imprese. In tal caso, Ursula tira per la giacca i proprietari di case, chiamati a scucire sull’unghia dai 60 ai 100mila euro per mettersi a norma. Alla fine, a restare col cerino in mano è stata lei. Ma non da sola: insieme a lei, anche le sinistre e gli ecologisti”, hanno scritto in una nota congiunta. “La notizia non è l’avvio delle procedure d’infrazione, bensì che ben 18 governi di altrettanti Paesi Ue hanno voltato le spalle ad Ursula sulle ‘Case green’. In buona compagnia, assieme a Germania e Francia, anche l’Italia non ha presentato il piano nazionale in risposta alla direttiva europea. Mentre la Commissione europea prepara 18 procedure d’infrazione contro 18 Stati, tutti i nodi vengono al pettine”, hanno aggiunto.

L’opposizione accusa l’immobilismo di Meloni sulla casa

Fronte Pd-M5S, invece, reazioni di attacco al governo Meloni. “Ennesima bocciatura dell’operato del governo. Ancora una volta l’esecutivo dimostra ritardi, incapacità e totale assenza di programmazione su un tema decisivo come quello della casa, dell’efficienza energetica e del futuro del patrimonio edilizio del Paese”, ha detto il capogruppo in commissione ambiente Marco Simiani. “Il governo non solo continua a non intervenire con un vero piano casa capace di affrontare le difficoltà di milioni di famiglie, ma con la sua inefficienza espone l’Italia anche al rischio concreto di sanzioni europee. Se questo accadrà, a pagare non saranno i ministri responsabili dei ritardi, ma i cittadini e i contribuenti italiani. Quella della Commissione europea è dunque un’ulteriore sonora bocciatura dell’azione del governo. Una bocciatura che rischia di trasformarsi in una vera e propria tassa sull’inefficienza: la tassa Meloni”.

Per il vicepresidente della commissione Ambiente Agostino Santillo (M5s), “sulla casa il governo è assente, lo diciamo da tre anni e mezzo: se non si parla di “casa nel bosco”, per Meloni, Salvini e Tajani il tema non esiste. Un fallimento dietro l’altro, in tema di politiche abitative, e pure ieri la beffa assurda di un “Piano Casa” che doveva arrivare che non è arrivato. In mezzo a tutto questo, l’Ue ha fatto partire una procedura d’infrazione contro il nostro paese per non aver predisposto alcun piano sull’efficientamento energetico degli edifici. Del resto, dopo tre anni di demagogia sciatta sul Superbonus 110% di cui mezzo governo Meloni ha usufruito, recepire la direttiva “Case Green” non era funzionale allo storytelling deprimente di questa legislatura. E poco importa che l’esecutivo continua a condannare gli italiani a pagare le bollette più alte del Vecchio Continente: rendere le nostre case più performanti dal punto di vista energetico è prassi che per le destre va ideologicamente combattuta e ridicolizzata”. L’edilizia per Meloni – ha concluso – si sostiene solo a suon di condoni e di favori agli speculatori. E quella residenziale pubblica, invece, non si sostiene affatto, come dimostra oggi una maggioranza a braccia conserte mentre si votavano gli emendamenti alla nostra pdl sulle politiche abitative in commissione Ambiente. Che tristezza questo masochismo ideologico: è chiaro che il conto del menefreghismo di Meloni e banda ora lo pagheranno gli italiani, of course”.

Argomenti

Argomenti

Accedi