"COSTRUIAMO IL FUTURO", NASCE INCO

“Per le costruzioni non c’è futuro senza off-site, digitale, collaborazione e trasparenza contrattuale” La sfida dei tecnologi

Coro unanime di addetti ai lavori, che hanno fatto il punto sullo stato della digitalizzazione di un settore “ancora troppo resistente al cambiamento”. Ufficializzata la nuova associazione per parlare in Europa.

11 Mar 2026 di Mauro Giansante (da Milano)

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“Per le costruzioni non c’è futuro senza off-site, digitale, collaborazione e trasparenza contrattuale” La sfida dei tecnologi

“Sull’off-site in Italia c’è molta più consapevolezza dei committenti a lavorare insieme. E la collaborazione progettuale con prezzi esposti dall’inizio è sempre più concreta, di esempi positivi ce ne sono”. Franco Daniele, ceo di Tecnostrutture, sintetizza bene i concetti principali discussi pressoché all’unanimità al convegno annuale “Costruiamo il futuro”, ospitato ieri in Assolombarda. “L’innovazione ha preso piede. E questa chance europea di Inco è importante per il mercato europeo ma anche per presentare bene il settore italiano, che è ancora troppo resistente al cambiamento”. Secondo Daniele, ma non solo, “l’off-site è ovvio ma difficile da realizzare, però è una strada ineludibile. E c’è poi il tema delle figure da formare, le università su questo hanno tanto da fare”.

Sviscerando uno ad uno i vari temi, la mattinata milanese è ruotata attorno a due fronti orbitanti attorno al tema dell’edilizia off-site. Vale a dire, quella metodologia moderna per cui parti di edificio quali pareti, solai e moduli 3D vengono progettati, ingegnerizzati e prefabbricati in uno stabilimento industriale controllato, per poi essere assemblati in cantiere. Riducendo la necessità di manodopera specializzata on-site. Un processo tecnologico, inoltre, che garantisce precisione, alta qualità dei materiali ed efficienza sia temporale sia ambientale. “Rimango cautamente ottimista sull’off-site. Dico bene l’Ue sulle regole per il passaporto digitale ma in Italia ancora rimane comodo fare le cose come si è sempre fatto. Siamo abitudinari. Dallo scorso anno, ancora troppo poco è cambiato”, afferma senza peli sulla lingua Mauro Burgio di Bryden Wood. “L’off-site va reso vantaggioso sul piano economico e della sostenibilità”, ribadisce anche Stefano Galliano – Business Development Manager Remagin Italy -. Detto che non deve dimostrare nulla perché già lo ha fatto, deve, però, allinearsi a costi competitivi e reali”. Anche se “noi facciamo i conti all’inizio anziché alla fine per cogliere il vero ritorno economico”, integra Burgio. 

I due fronti dibattuti, dicevamo, sono da un lato quello della collaborazione e trasparenza contrattuale e dall’altro quello del problema dei talenti da reperire. Quanto al primo, si tratta di un modello già sperimentato in altri Paesi, che si basa sulla partecipazione dei costruttori allo sviluppo del progetto esecutivo (cosiddetto Project Partnering), e su forme trasparenti di formazione del prezzo e di gestione dell’appalto (Open book – Cost Plus Fee). Come spiega un documento curato da Eugenio Kannès, ceo di Brioschi Sviluppo Immobiliare, “ci siamo ormai da molti anni abituati ad un unico standard contrattuale, il contratto a corpo sulla base di un progetto esecutivo, o presunto tale, che le imprese devono dichiarare di aver esaminato e di considerare completo ed eseguibile. Uno schema che piace molto ai committenti per la sua semplicità, il trasferimento massivo di oneri e responsabilità sulle imprese e la predeterminazione del risultato in termini di costi, tempi e qualità. Ma chiunque abbia frequentato i cantieri sa quanto questa garanzia di risultato sia spesso solo apparente, e che quando emergono problemi sul progetto occorre risolverli per andare avanti, qualunque cosa sia scritta nei contratti”. In più, va considerato che “gli eventi che hanno caratterizzato questi ultimi anni ci hanno fatto comprendere quanto poco i contratti tradizionali siano blindati, e come mal si adattino alle situazioni impreviste; ma anche solo alle varianti in corso d’opera, spesso necessarie per adeguare i progetti alle veloci mutazioni delle esigenze dei mercati”. Certo, sottolinea il paper, si tratta di una forma contrattuale certamente più complessa da gestire rispetto al tradizionale contratto a corpo, e quindi non adatta a tutte le situazioni, ma che nel caso di opere di importo e/o complessità significative può offrire molti vantaggi, in termini di riduzione della conflittualità, compressione dei tempi, adattamento a imprevisti e varianti, qualità del risultato e, non ultima, compliance ai criteri. 

Sull’altro versante, invece, come già accennato sopra tutti i relatori hanno concordato che un problema costante rimane quello del reperimento dei talenti professionali. On-site, invece, rimane centrale il tema del digital product passport. Bertella (Harpaceas): “E’un espediente per la carta d’identità del prodotto. Porta immediatezza dell’informazione e porta in primo piano la qualità produzione”. 

Ieri è stata, poi, l’occasione per tracciare la strategia della nuova fase del settore edile italiano. Non solo adeguarsi a nuove regole europee ma contribuire a definirle, portando a Bruxelles le specificità del nostro contesto su qualità progettuale, cultura architettonica, competenze in ambito sismico e capacità manifatturiera. Per questo è nata Inco, sigla di “Industrializzazione delle costruzioni”, l’associazione che punta a rappresentare il settore italiano dell’industrializzazione delle costruzioni nel dialogo con le istituzioni europee. Per trattare non solo di off-site ma di tutto ciò che favorisce la modernizzazione del settore: ibridazione dei materiali, digitalizzazione, innovazione tecnologica, formazione, accordi collaborativi e sostenibilità. “L’obiettivo è chiaro – spiega Harpaceas, organizzatrice del convegno di ieri con Tecnostrutture -. Contribuire alla definizione degli standard europei, accedere ai fondi dedicati al periodo 2026-2030 e promuovere un modello di industrializzazione coerente con le esigenze del mercato italiano, con particolare attenzione a flessibilità, antisismica, robustezza e sostenibilità”. Per il presidente di Inco, Eugenio Kannès, “l’Europa sta tracciando una direzione precisa. Il nostro compito è far sì che l’Italia non sia spettatrice, ma protagonista nella definizione dei nuovi standard industriali, e l’Associazione si propone di dialogare con l’Europa in modo strutturato e propositivo”.

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