FORZA ITALIA
Mazzetti: “Bene Salvini sul TU edilizia, avanti con la collaborazione sul mio testo. Sulla casa un sottosegretario a Chigi e un piano nazionale in PPP”

ERICA MAZZETTI, COMMISSIONE AMBIENTE CAMERA DEI DEPUTATI GRUPPO FL
Come valuta, onorevole Mazzetti, lei che è relatrice in commissione Ambiente della Camera della proposta di legge delega per la riforma del testo unico edilizia e l’istituzione di un codice delle costruzioni, da lei stessa presentata, le parole del ministro Salvini in audizione il 12 novembre scorso? Che rapporto si crea fra la sua proposta e il disegno di legge che Salvini dice andrà in Consiglio dei ministri alla prossima seduta?
Ho svolto un anno di lavoro e di confronto con le categorie economiche e professionali per mettere a punto la mia proposta di legge delega per la riforma del testo unico edilizia. Quando è scoppiato il caso Milano, è diventato un obbligo per la politica prendere posizione e come parlamentare responsabile del Dipartimento lavori pubblici mi sono sentita in dovere di portare avanti quello che abbiamo chiamato il Testo unico delle costruzioni, dell’edilizia e dell’urbanistica. Anche grazie all’azione del nostro capogruppo Barelli, la proposta in brevissimo tempo è stata assegnata e incardinata in Commissione e il 10 settembre abbiamo iniziato le audizioni. Oggi ne mancano ancora una trentina, per cui entro fine novembre le concluderemo. Ora è arrivata l’apertura del ministro Salvini che evidentemente condivide la valutazione sull’importanza del testo. In questo anno e mezzo abbiamo più volte segnalato la necessità che il lavoro di Parlamento e Governo convergesse in una simbiosi, doverosa fa alleati di governo. Mi fa piacere che ora il ministro Salvini, e lo ha confermato più volte in audizione, abbia detto di voler procedere congiuntamente. Sono certa che il nostro lavoro fatto in Parlamento abbia fatto da stimolo e che sarà importante recuperare le posizioni emerse nelle audizioni. Di tutto questo la commissione terrà conto nella discussione delle proposte. Anche da parte dell’opposizione Cinque stelle e Pd hanno confermato la volontà di lavorare sul mio testo base che stiamo discutendo. Credo si possa fare un grande lavoro.
Quindi dice che il suo testo dovrebbe restare il testo base dell’esame in commissione anche con l’arrivo della proposta del governo?
Sì, penso proprio che sarà così. Per altro dalle cose dette dal ministro sui contenuti della sua proposta, ho trovato una forte convergenza con la mia proposta.
A un certo punto dell’audizione, il ministro ha anche detto di essere pronto a confrontare il testo A con il testo B e integrare quello che c’è da integrare. La volontà di collaborazione sembra reciproca, quindi.
Ho già detto che, come relatrice del provvedimento, sono disponibile immediatamente a fare tutti gli incontri necessari per procedere velocemente perché oggi c’è bisogno che la politica mandi il messaggio di voler fare molto rapidamente, il chiarimento sulle regole è urgente e va fatto tagliando i tempi. Se c’è la volontà politica, si può fare anche domani: c’è troppa confusione, troppa incertezza, troppi vuoti legislativi e quando ci sono i vuoti legislativi è normale che lì si inserisca la magistratura. Sta a noi fare sì che questo non accada, facendo norme chiare e non interpretabili.
Sembra che anche sui principi e sui criteri di delega ci sia sintonia, nella direzione che dice lei.
Penso questa sia la volontà di tutto il centrodestra. Quando c’è un’alleanza politica e non soltanto elettorale, sui temi essenziali bisogna ritrovarsi su una stessa linea. Quindi penso che effettivamente il Consiglio dei Ministri debba velocizzare i tempi.
Su questo provvedimento il passo avanti mi pare tangibile. Sul piano casa, che è stato l’altro tema trattato da Salvini in audizione, invece, che sensazione ha avuto?
Ho avuto una buona sensazione anche sul piano casa. Mi spiego meglio. Di proposte ce ne sono tante, di volontà ce ne è tanta. Anche su questo ho riunito il Dipartimento nazionale, proprio il giorno prima di vedere Salvini. Il tema è che oggi dobbiamo fare il punto perché manca un coordinamento. L’ho detto anche in audizione. Ci sono proposte dall’Europa, dal MIT, dalle Regioni, ci sono tanti enti pubblici che possono partecipare all’elaborazione di una politica, penso a Invimit o Cassa depositi e prestiti. Anche nel governo, il ministro Salvini ha la delega sull’edilizia sociale, la sottosegretaria Albano ha una delega alla casa il cui perimetro non si è mai capito, il ministro Pichetto è responsabile dell’attuazione della casa green. Tutta questa frammentazione ha bisogno di un punto di coordinamento che non può che essere a Palazzo Chigi.
A cosa pensa, a una cabina di regia?
A una cabina di regia ma anche a un sottosegretario, se pensiamo che il tema casa sia urgente e prioritario. Mi pare chiaro che questo coordinamento non può essere esercitato da un ministro che ha una delega limitata. Serve un provvedimento urgente, che il Consiglio dei ministri deve varare al più presto, per affidare questo coordinamento e per fare un piano nazionale dell’abitare sociale.
Ma per fare cosa? Questo non si è ancora capito. Che idea ha lei?
Io penso che dobbiamo procedere facendo un partenariato pubblico-privato per un piano per l’abitare sociale. Sento parlare di Piano Fanfani, ma è solo un’idea del passato oggi impraticabile. Se qualcuno pensa di fare le case solo con soldi pubblici, è fuori strada. Non ci sono quei soldi e non sarebbe neanche giusto. Siamo uno Stato liberale, non accettiamo un approccio statalista. Inoltre, oggi l’abitare è molto diverso da allora.
Un piano nazionale in PPP? O tante azioni locali in PPP?
Un piano nazionale che utilizzi le varie formule e gli strumenti possibili di partenariato pubblico-privato, ispirandosi all’articolo 174 del codice degli appalti. Lo Stato può fare una concessione di 20 o 30 anni in cui mette a disposizione tutti i beni immobili che il Demanio o Invimit possono rendere disponibili e presta le garanzie, mentre i privati devono mettere i finanziamenti e le capacità di realizzazione. Basta fondi a pioggia, serve un piano unitario, si possono utilizzare anche i fondi europei residui del Pnrr.