L'ARCHITETTURA VISTA DA LPP / 32

Marco Casamonti, i 30 anni di Area e la mediazione ultra-inclusiva fra vecchio e nuovo

17 Nov 2025 di Luigi Prestinenza Puglisi

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ll 17 febbraio del 1992 il pubblico ministero Antonio Di Pietro  ottiene dal GIP un ordine di cattura per l’ingegnere Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio e membro del Partito Socialista Italiano. Comincia Tangentopoli, un insieme di inchieste con relative condanne che stravolge il panorama politico italiano. E che ha ricadute nel mondo degli appalti e degli incarichi professionali, attraverso i quali sono passati favori, mazzette e tangenti. Non è esagerato dire che il vecchio mondo si sgretola. A rodati professionisti, spesso legati al mondo dell’università e ai partiti storici, scelti in base al celebre manuale Cencelli, subentrano architetti più giovani che si sono formati, grazie ai programmi Erasmus e alla conoscenza di quanto di meglio si sta producendo in Europa e negli Stati Uniti, in un clima culturale più aperto alla concorrenza, ai concorsi e alle innovazioni del linguaggio architettonico. Sono gli anni, oltre tutto, in cui, come dirà Peter Cook, l’architettura in tutto il mondo ha di nuovo messo le ali per ricominciare a sognare. (…) 

A cavalcare la novità in Italia è Bruno Zevi, il quale giudica con estremo favore i cambiamenti in atto, a partire dal nuovo stile decostruttivista, visto per i suoi aspetti spazialmente liberatori. Lo fa attraverso la rivista L’Architettura Cronache e Storia, la pubblicazione della Controstoria dell’Architettura in Italia e la vendita in edicola di una fortunata collana di libri a basso costo, l’Universale di Architettura edita dalla Testo & Immagine e iniziata nel 1996 con le monografie dei protagonisti dei cambiamenti in atto: Zaha Hadid, Rem Koolhaas, Frank O. Gehry … 

Se l’atteggiamento di Zevi nei confronti della Accademia, è di rottura, da parte di altri non mancano tentativi di mediazione. In particolare, è un giovane trentenne fiorentino (nato nel 1965), Marco Casamonti, che punta nella direzione di un aggiornamento nella continuità. 

Per raggiungere lo scopo, supporta e inventa associazioni e riviste. Tra queste, proprio nel 1996, il bimestrale Area, che presto diventa uno dei punti di riferimento dell’incontro tra novità e tradizione. Benemerenza che frutta a Casamonti una carriera universitaria folgorante: nel 2001, a soli 36 anni, ottiene l’idoneità a Professore Ordinario, mentre lo studio di progettazione da lui fondato, Archea, presto diventa uno dei più attivi a livello nazionale e internazionale.

Da qui il coinvolgimento sin dai primi numeri di accademici del calibro di Alessandro Anselmi, di Francesco Cellini, di Franco Purini, di Paolo Portoghesi.  Quest’ultimo sarà co-direttore con Casamonti anche di un’altra rivista dal nome Materia.

Area, grazie a questo ecumenismo e alla scelta di operare per fascicoli monografici, cresce numero dopo numero. Tanto da poter celebrare oggi, in piena crisi della stampa specializzata d’architettura, i trenta anni di attività e di successi. Da qui la decisione di pubblicare in un volume, edito da Forma edizioni, gli oltre 160 editoriali scritti da Casamonti. Obiettivo: rilanciare la figura del suo direttore e del suo studio professionale, Archea, oggi attivo con progetti in tutto il mondo. Un regalo da parte di Laura Andreini, direttrice della casa editrice e socia di Archea, per il suo sessantesimo compleanno.

Marco Casamonti è un personaggio pratico che non si perde in elucubrazioni intellettuali. Quindi non aspettatevi da questi trenta anni di editoriali ragionamenti teorici organizzati sistematicamente. Ma, proprio per questo loro carattere fresco e attuale, ci raccontano tante cose della più recente cultura architettonica italiana. Casamonti la chiama critica operativa, anche se travisa un po’ il termine, usato da Bruno Zevi per lanciare una critica di parte che intendeva utilizzare la storia come linfa vitale per l’architettura contemporanea.

La prima cosa che gli editoriali di Casamonti ci raccontano, l’abbiamo detta, riguarda la politica delle alleanze tra vecchia e nuova guardia. Diversamente da altri che con intransigente rigore hanno posto dei discrimini, Casamonti ha cercato di dimostrare che (quasi) tutte le posizioni hanno una loro importanza e giustificazione. Che l’innovazione è possibile senza rinnegare la tradizione, e questo sia a livello formale che teorico.

La seconda questione che emerge dalla lettura degli editoriali è che Casamonti ha cercato di operare in un campo largo, valorizzando anche i colleghi che avrebbero potuto essergli concorrenti. In questa luce è interessante per esempio l’editoriale su Cino Zucchi. Diversamente da altri, Casamonti ha ben chiaro che l’architettura italiana per vincere deve giocare di squadra.

La terza sorpresa è il lungo elogio a Massimiliano Fuksas e a Doriana Mandrelli. Nel salotto buono dell’architettura italiana, ubicato presso la rivista Casabella, non sempre c’è stato spazio per l’architetto romano e la moglie. Casamonti, fedele al suo inclusivismo, non esita, invece, a riconoscerne i meriti architettonici.

Vi sono, infine, pezzi dedicati ad architetti stranieri importanti, da Rafael Moneo a Jean Nouvel ad Arata Isozaki e, altri tematici, per esempio relativi alle questioni ambientali e climatiche.

È interessante notare che, durante trenta anni, il focus degli editoriali si è spostato. Mentre nei primi anni erano rilevanti le questioni teoriche, il linguaggio, il rapporto con la tradizione, il ruolo dei giovani, negli anni successivi si è dato maggior spazio agli aspetti pratici, allo studio dei nuovi mercati, alle problematiche ambientali. Segno che i giovani sono oramai diventati maturi e il loro problema non è più emergere ma in che direzione muoversi e consolidarsi.

Una lettura varia e piacevole (anche se, dobbiamo dirlo, la scrittura non sempre è agevole e, a volte, l’eccessivo inclusivismo infastidisce) che ci fa vedere come con Casamonti sia cresciuta un’intera generazione di progettisti. E, per chi sa leggere tra le righe, come uno dei più geniali ed astuti architetti italiani si sia relazionato per trent’anni con la contemporaneità, superando con abilità anche vicende controverse.

A trionfare, suggeriscono gli editoriali, è sempre un grande amore per l’architettura e, aggiungerei, la ferma volontà di poterla realizzare.

Marco Casamonti, Architettura, arte per l’abitare, Forma Edizioni, Firenze 2025

 

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