DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri / 51

Verso il nuovo Public procurement act europeo: semplificazione, criteri strategici e il ruolo del geometra

04 Giu 2026 di Paolo Ghigliotti

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Il sistema degli appalti pubblici rappresenta da sempre il motore dell’economia reale del nostro Paese e dell’intera Unione Europea, mobilitando risorse pari a circa il 15% del PIL comunitario. Tuttavia, l’impianto normativo sovranazionale ereditato dalle Direttive del 2014 ha mostrato nel corso dell’ultimo decennio rigidità strutturali difficili da ignorare. La complessità burocratica e la frammentazione interpretativa hanno rallentato la trasformazione del territorio, limitando la competitività e la partecipazione delle piccole e medie imprese e dei professionisti tecnici. In questa fase di transizione si inserisce la svolta attesa da Bruxelles: il lancio del nuovo Public Procurement Act.

Annunciato dalla Commissione Europea all’interno del proprio programma strategico, il provvedimento mira a ridisegnare l’architettura dei contratti pubblici. L’iniziativa risponde alla chiara esigenza di disporre di regole più snelle e incisive, capaci di coniugare la rapidità dell’esecuzione con le grandi sfide della transizione ecologica, digitale e dell’autonomia strategica continentale.

Gli obiettivi del provvedimento e la linea del tempo europea. Il nuovo testo legislativo, la cui proposta ufficiale è attesa a breve, poggia su tre concetti fondamentali: la semplificazione normativa, l’integrazione obbligatoria di criteri non economici (legati alla sostenibilità e alla resilienza territoriale) e l’introduzione della clausola di “preferenza europea” (Made in Europe) nei settori industriali e tecnologici di rilevanza strategica.

L’obiettivo dichiarato è superare l’approccio puramente formalistico ed economicistico dell’appalto, trasformando la commessa pubblica in uno strumento di sviluppo qualitativo e di tutela del mercato interno. L’iter istituzionale ha già superato tappe cruciali: con la Single Market Strategy adottata nel maggio 2025 la Commissione Europea ha formalmente impegnato la revisione della normativa sugli appalti come azione prioritaria per il 2026, seguita a settembre 2025 dalla risoluzione del Parlamento Europeo (432 voti favorevoli) e dalla chiusura della consultazione pubblica avviata nell’ottobre 2025. La proposta legislativa vera e propria è attesa per il secondo trimestre del 2026. Dopo la sua presentazione, si aprirà la fase di negoziato tra Parlamento e Consiglio dell’Unione Europea. Sulla base del calendario previsto dal Work Programme 2026, l’approvazione definitiva del provvedimento è stimata tra la fine dell’anno e i primi mesi del successivo. Seguirà la fase di recepimento da parte degli Stati membri, un passaggio che in Italia richiederà un attento coordinamento con il D.Lgs. 36/2023 (il nuovo Codice dei Contratti Pubblici) e con i vigenti meccanismi di revisione prezzi dei listini nazionali.

L’impatto sui professionisti: centralità tecnica e prossimità territoriale. Per la figura professionale del tecnico professionista, storicamente radicata nella gestione tecnica del patrimonio edilizio, nella pianificazione urbanistica e nella progettazione di opere pubbliche a livello locale, l’introduzione del Public Procurement Act delinea uno scenario denso di opportunità, ma anche di necessarie evoluzioni metodologiche.

La preannunciata semplificazione delle procedure per i contratti sotto-soglia comunitaria rappresenta un punto di svolta. Gran parte degli interventi di rigenerazione urbana, di efficientamento energetico e di mitigazione del rischio idrogeologico che interessano i Comuni medio-piccoli rientra in questi regimi. Ridurre il carico burocratico significa restituire centralità alla competenza tecnica e progettuale, velocizzando l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria e l’avvio dei cantieri. Grazie alla sua profonda conoscenza delle specificità del territorio e dei tessuti urbani consolidati, il professionista che opera localmente, si conferma quale partner ideale per le pubbliche amministrazioni nella messa a terra di queste risorse.

Un secondo aspetto di straordinario interesse riguarda l’archiviazione definitiva del criterio del prezzo più basso in favore di valutazioni multidimensionali. La transizione verso criteri di aggiudicazione basati sulla sostenibilità del ciclo di vita dei materiali, sulla resilienza strutturale delle opere e sul valore sociale dell’intervento richiede un’elevata specializzazione diagnostica e analitica. Competenze avanzate, come quelle legate alla termografia certificata per la diagnosi energetica e al monitoraggio strumentale dei manufatti, diventeranno prerequisiti indispensabili per la redazione di progetti conformi ai nuovi standard europei. La capacità di tradurre le direttive ambientali in soluzioni geometriche e costruttive concrete sarà il vero valore aggiunto della nostra categoria.

Formazione e digitalizzazione: le leve per la competitività. L’efficacia della riforma europea non potrà prescindere da un parallelo investimento sul capitale umano e sulle tecnologie digitali. L’integrazione nei bandi di gara di criteri legati all’impiego del BIM (Building Information Modeling) e della digitalizzazione dei processi di controllo e collaudo delle opere pubbliche non è più un’opzione differibile, bensì un requisito cogente.

L’intero mondo professionale tecnico deve pertanto prendere piena consapevolezza della portata di questo cambiamento. L’impegno dovrà risultare massimo nel presidiare i tavoli decisionali, sia a livello nazionale che europeo, affinché le nuove regole garantiscano una reale accessibilità del mercato dei servizi professionali anche alle strutture professionali di medie e piccole dimensioni, evitando che la complessità dei criteri di sostenibilità si traduca in una barriera all’ingresso a vantaggio esclusivo dei grandi player internazionali.

I Consigli Nazionali sono chiamati a potenziare i percorsi formativi specialistici e a consolidare i corsi di laurea magistrale e professionalizzante (classe LP-01). Preparare i futuri professionisti alla gestione di appalti governati da logiche di economia circolare e ai requisiti di rendicontazione ESG — criteri ambientali, sociali e di governance sempre più presenti nei bandi europei — (Environmental, Social, and Governance) rappresenta la migliore garanzia di futuro per la nostra categoria.

Conclusioni. Il Public Procurement Act non deve essere percepito come l’ennesimo adempimento calato dall’alto, bensì come un’opportunità concreta per riaffermare il valore delle professioni tecniche al servizio del territorio. La domanda è se siamo pronti a raccogliere questa sfida, offrendo alle istituzioni e alle stazioni appaltanti competenze adeguate ai tempi, rigore deontologico e quella capacità storica di tradurre le norme in opere concrete al servizio della collettività: il tempo c’è ancora per farsi trovare preparati, ma non si deve aspettare.

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