L'ASSEMBLEA GENERALE
Post-Pnrr, Utilitalia: 46 miliardi fino al 2030 sull’energia. Priorità alle reti, poi acqua e rifiuti. Dal Fabbro a Diac: “Facciamo come la Francia sul rinnovo delle concessioni idroelettriche”

LUCA DAL FABBRO, PRESIDENTE UTILITALIA
IN SINTESI
“Un momento storico cruciale”, lo definisce Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia. Anche per il mondo delle utility è giunta l’ora di dire addio al Pnrr e programmare una nuova fase di investimenti per non subire troppo lo shock. Perché davanti, spiega Dal Fabbro in occasione dell’assemblea generale del gruppo, ci sono “gli obiettivi stringenti delle tre transizioni – ecologica, energetica e digitale – che siamo chiamati a centrare”. Non si scappa. In un contesto geopolitico internazionale “che si fa di giorno in giorno sempre più instabile, frammentato e complesso”.
Per questo, secondo Utilitalia, se il Pnrr ha attivato 24 miliardi tra acqua, rifiuti ed energia, ora serviranno fino a 80 miliardi al 2030. Diciannove miliardi e mezzo all’anno, di cui la maggior parte, 11,5 mld, da destinare al comparto delle reti ma anche delle rinnovabili e delle comunità energetiche, degli accumuli. I restanti, secondo le stime, dovranno andare per 2 miliardi all’anno ai rifiuti (impianti per l’organico, riciclo e selezione, trattamento del residuo, raccolta differenziata, innovazione e qualità). Per Dal Fabbro “solo chiudendo il ciclo dei rifiuti a livello regionale potremo azzerare i divari territoriali, eliminare la dipendenza dai trasferimenti extra-regionali e traguardare i target europei al 2035 sul riciclo (65%) e sulla riduzione dello smaltimento in discarica (al di sotto del 10%)”.
Infine, 6 miliardi annui al settore idrico (contro i 4 mld attualmente garantiti dalle tariffe, ndr) per garatire: sicurezza della risorsa, riduzione perdite, fognatura e depurazione, digitalizzazione, resilienza climatica. “Una nuova stagione”, insomma, la definisce la federazione. Per un comparto, quello utility, che genera circa 37 miliardi di euro di valore aggiunto e occupa oltre 330 mila addetti.
I conti del Pnrr
Il quadro preciso del Pnrr del settore lo ha fornito il vicepresidente esecutivo Ue ed ex ministro Raffaele Fitto. Che ha ricordato come il Pnrr abbia rappresentato “un potente motore di modernizzazione”: a livello europeo – ha sottolineato – sono stati superati i 425 miliardi di euro erogati agli Stati membri, pari a quasi il 74% delle risorse complessive disponibili, a sostegno di competitività, digitalizzazione e crescita delle competenze e transizione verde. In Italia, invece, sono stati mobilitati circa 5 miliardi di euro per il ciclo idrico, 2,1 miliardi per l’economia circolare e il settore dei rifiuti e oltre 17 miliardi per energia, reti, fonti rinnovabili, idrogeno, biometano, comunità energetiche ed efficienza energetica: oltre 24 miliardi complessivi che hanno contribuito ad accelerare la capacità di investimento delle utility italiane.
“Un risultato reso possibile – ha aggiunto – anche dal lavoro di semplificazione promosso dalla Commissione, con piani più concentrati sugli obiettivi realmente realizzabili entro il 20026, oneri amministrativi ridotti e pieno rispetto delle regole europee”. Restano tuttavia, ha avvertito, ancora molti passi da compiere: il Pnrr “è stato un acceleratore straordinario, ma non può rappresentare la risposta definitiva ai fabbisogni dei nostri sistemi infrastrutturali”.
La proposta di Utilitalia: basket bond
Tornando a guardare avanti, allora, c’è la proposta lanciata ieri da Utilitalia di un basket bond di comparto. Uno strumento pensato per aggregare i fabbisogni finanziari di più imprese e sostenere programmi di investimento di medio-lungo periodo, anche da parte degli operatori di minori dimensioni. L’obiettivo, spiega la federazione, è costruire una piattaforma finanziaria capace di ampliare l’accesso delle utility al mercato dei capitali, diversificare le fonti di finanziamento rispetto al solo canale bancario e rendere più stabile il sostegno agli investimenti infrastrutturali.

Nel dettaglio, l’ipotesi prevede il coinvolgimento di investitori istituzionali e il possibile ricorso a strumenti di garanzia pubblica, comprese le risorse delle politiche di coesione. La presenza di garanzie di portafoglio consentirebbe di ridurre il rischio percepito dagli investitori, rafforzare la bancabilità dei progetti e aumentare la capacità delle risorse pubbliche di mobilitare capitali privati. In questo senso, il basket bond di comparto non si configura come uno strumento sostitutivo del Pnrr, ma come una possibile leva ordinaria per accompagnare nel tempo il nuovo ciclo di investimenti delle utility.
Secondo una simulazione presentata da Utilitalia in un dossier ieri, un’operazione di basket bond dedicata alle utility potrebbe essere strutturata su un portafoglio complessivo pari a circa 600 milioni di euro, costruito attraverso il coinvolgimento di 20-30 società. Ciascuna impresa potrebbe emettere un bond di importo indicativamente compreso tra 15 e 30 milioni di euro, con un valore medio intorno a 20 milioni di euro e una durata compresa tra 10 e 15 anni, coerente con orizzonti di investimento di medio periodo e con profili di rimborso sostenibili. La presenza di una garanzia sulle prime perdite pari al 10% del portafoglio, corrispondente a circa 60 milioni di euro, consentirebbe di migliorare il profilo di rischio dell’operazione e di favorire la partecipazione di banche, fondi di credito e altri investitori istituzionali. In termini di leva finanziaria, una dotazione di garanzia pari a 60 milioni potrebbe quindi contribuire all’attivazione di un portafoglio di finanziamenti fino a 600 milioni di euro, con un effetto moltiplicativo pari a circa 10 volte le risorse poste a presidio del rischio. L’impatto potenziale dello strumento non si misurerebbe però soltanto in termini di risorse mobilitate, ma anche nella capacità di rendere più accessibile il mercato dei capitali per operatori che, singolarmente, potrebbero non disporre della massa critica necessaria.
“In linea con il modus operandi che ha sempre contraddistinto la Federazione – dice nel merito Dal Fabbro – non vogliamo limitarci a evidenziare i problemi e i rischi connessi alla fine dei fondi del Pnrr. Intendiamo, invece, continuare a investire per il futuro del nostro Paese, offrendo soluzioni e prospettive concrete: il basket bond di comparto non è un semplice strumento tecnico, ma una grande operazione di politica industriale e di inclusione finanziaria”.
Il dossier idroelettrico: Dal Fabbro sposa (ancora) la via francese
Interpellato a margine dell’assemblea Utilitalia da Diario Diac, Luca Dal Fabbro ha elogiato la recente approvazione della legge francese sulle concessioni idroelettriche. Uno dei capitoli più delicati poiché strategici per tanti Paesi europei, tra cui l’Italia. Come noto, e come raccontato spesso su questo giornale, la clausola Pnrr impone di non rinnovare automaticamente le numerose concessioni in scadenza fino al 2029 ma di aprirle alla concorrenza. La Francia ha approvato la cosiddetta quarta via, consentendo al grande operatore Edf di mantenere il ruolo di leadership con un diritto reale d’uso fino a 70 anni ma di mettere sul mercato almeno il 40% della sua capacità flessibile.
“Noi di Utilitalia lo diciamo da un anno – ricorda Dal Fabbro a Diac – ma purtroppo i francesi sono stati più veloci perché lì l’interesse nazionale è una cosa seria. Comunque, anche noi ci stiamo lavorando, dobbiamo trovare il giusto compromesso con le istituzioni e le imprese. La quarta via – conclude – permette loro e di conseguenza i cittadini di avere energia meno cara”.
Per Federico Testa, coordinatore del direttivo energia di Utilitalia, però, “dobbiamo porci il problema di cosa fare sulla concorrenza nel nostro mercato, in quello dell’energia soprattutto. Vengo da una Regione dove su 34 derivazioni idroelettriche 31 sono in mano a Enel, che ha come maggiori soci il Mef al 23%, poi Blackrock, il fondo della corona norvegese e un altro del Medio Oriente. Ha senso che tutte queste risorse vadano a questi soggetti speculativi o dobbiamo fare un ragionamento anche noi di Utilitalia?”.
Lunedì, intanto, Enel ha fatto il punto con i sindacati sulla partita delle oltre 500 concessioni idroelettriche in scadenza fino al 2029. L’obiettivo è capire con le Regioni quali modelli di gestione provare a definire, per evitare stalli sugli investimenti e tutelare il futuro industriale del settore. La quarta via, anche in questo caso, è più che benvenuta.