DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri / 52
La transizione complessa: stato legittimo, direttiva Case green e il nuovo ruolo dei professionisti tecnici
Il dibattito attorno al recepimento della Direttiva EPBD IV, meglio nota come “Case Green”, attraversa una fase cruciale. Il superamento della scadenza europea del 29 maggio 2026 e l’avvio della formale procedura di infrazione da parte della Commissione Europea non devono essere letti come un segnale di arresto, bensì come il riflesso di un negoziato complesso. La posizione dell’Italia, orientata a richiedere una maggiore flessibilità in virtù delle specificità storiche e strutturali del proprio patrimonio immobiliare, fotografa una necessità reale: coniugare la decarbonizzazione con la sostenibilità economica del sistema.
Questo slittamento dei termini legislativi nazionali genera però un inevitabile “limbo” normativo che non sospende l’efficacia della transizione, ma ne sposta il peso operativo direttamente sulle spalle delle due figure chiave del settore: i professionisti tecnici e gli amministratori di condominio. In attesa del Piano Nazionale di Ristrutturazione atteso per fine anno, l’intera filiera dell’ambiente costruito è chiamata a operare con lungimiranza, trasformando l’incertezza in governance anticipatoria.
Il punto di partenza obbligato: lo stato legittimo
Prima ancora di ragionare su dove vogliamo portare gli edifici italiani, occorre fare i conti con quello che sono. Gran parte del patrimonio edilizio nazionale è stato costruito in epoche diverse, con normative stratificate e archivi spesso incompleti. Difformità edilizie, cambi d’uso non formalizzati, incongruenze catastali: sono la normalità, non l’eccezione.
Lo stato legittimo — la conformità documentale e urbanistica di un immobile rispetto ai titoli abilitativi con cui è stato realizzato e modificato nel tempo (art. 9-bis DPR 380/2001) — è il prerequisito operativo di qualsiasi intervento di riqualificazione energetica. Un edificio con difformità non sanate non può accedere agli incentivi, non può avviare interventi strutturali, espone il committente a rischi legali concreti. Il professionista tecnico che oggi si occupa di transizione energetica deve quindi necessariamente partire da qui: dalla ricostruzione della legittimità dell’immobile, prima di progettare qualsiasi futuro.
Questa complessità è una specificità italiana che il negoziato europeo fatica a comprendere appieno. E che nessun piano nazionale di ristrutturazione potrà ignorare.
Dal progettista esecutore al consulente strategico
Per ingegneri, architetti e geometri, la mancanza di un testo di recepimento definitivo non rappresenta una pausa operativa. Al contrario, accentua il rischio professionale e ridefinisce il concetto stesso di idoneità del progetto.
La sfida principale risiede nel paradosso della progettazione a breve termine: operare applicando esclusivamente i requisiti minimi vigenti, senza guardare ai traguardi europei, espone il committente al rischio concreto di ritrovarsi con un immobile già obsoleto o svalutato nel giro di pochi anni. Il professionista moderno non può più limitarsi a essere un esecutore di conformità: deve evolvere in consulente strategico.
Questo cambio di paradigma trova il suo fulcro nel nuovo impianto metodologico europeo, a partire dall’introduzione del “Passaporto di Ristrutturazione”. Anche in assenza di decreti attuativi nazionali, il progettista deve ragionare su cicli di vita edilizi di lungo periodo, pianificando interventi a tappe progressivi e integrati: garantire che le opere strutturali odierne siano predisposte per le future integrazioni impiantistiche, gestire con perizia tecnica la transizione dai vecchi sistemi di riscaldamento verso soluzioni ibride, pompe di calore, sistemi integrati di termoregolazione attiva. La vera competenza sta nel calibrare l’investimento del cliente all’interno di un quadro normativo in evoluzione, minimizzando l’impatto della rimodulazione degli incentivi fiscali.
L’amministratore di condominio come Building Manager
Se il tecnico offre la visione scientifica, l’amministratore di condominio è chiamato a esercitare una nuova e più complessa governance gestionale. Il condominio è il comparto più difficile da efficientare: le resistenze economiche dei singoli si scontrano con le necessità di riqualificazione globale.
In questo scenario l’amministratore si spoglia definitivamente del ruolo di ripartitore di spese per assumere quello di vero Building Manager. Il differimento dei termini da parte dello Stato non attenua le sue responsabilità civili in termini di diligenza del mandato. Esiste un rischio concreto legato al cosiddetto Brown Discount — la perdita di valore di mercato degli edifici energeticamente inefficienti — e l’amministratore ha il dovere professionale di informarne tempestivamente le assemblee, per evitare che l’inerzia gestionale si traduca in danno patrimoniale per i condomini.
La gestione assembleare diventa il vero banco di prova: disinnescare gli allarmismi ingiustificati e al contempo promuovere un approccio programmatico, fondato su diagnosi energetiche di qualità e studi di fattibilità economico-ambientale. Solo attraverso una pianificazione finanziaria pluriennale sarà possibile evitare delibere d’urgenza quando i decreti nazionali renderanno stringenti i nuovi standard. La progressiva introduzione dello Smart Readiness Indicator richiederà inoltre una gestione sempre più digitalizzata dell’anagrafe condominiale e dei registri d’impianto: un salto tecnologico che gli studi amministrativi non possono ulteriormente rinviare.
Fare rete per vincere la sfida del patrimonio
Il ritardo nel recepimento non va interpretato come un fallimento, ma come una necessaria fase di mediazione per un Paese che vanta un patrimonio edilizio unico al mondo per età, pregio architettonico e frammentazione della proprietà. Tuttavia, per professionisti e gestori immobiliari, l’attesa dei testi normativi non può tradursi in immobilismo.
La rigenerazione urbana e l’efficientamento energetico restano la leva principale per lo sviluppo del comparto delle costruzioni nei prossimi decenni. Tecnici e amministratori sono chiamati a fare rete, integrando le rispettive competenze per guidare i cittadini verso scelte consapevoli. Solo anticipando culturalmente e operativamente la transizione, l’ambiente costruito italiano saprà trasformare un obbligo normativo in una reale opportunità di valorizzazione territoriale.
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