DENTRO IL CERCHIO - La Voce dei Geometri / 61

Transizione energetica e competenze tecniche: il rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente

24 Set 2026 di Paolo Ghigliotti

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Il recente rapporto pubblicato dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), intitolato “Clean energy technologies in the European Union — implications for quality jobs, skills and a just transition”, consegna alle istituzioni e al mondo produttivo un quadro di straordinaria rilevanza e, al contempo, un monito non più eludibile.

I dati macroeconomici confermano una dinamica espansiva netta: nell’Unione Europea l’occupazione nel comparto delle tecnologie per le energie pulite cresce a un tasso del 2,2% annuo, distanziando marcatamente l’incremento occupazionale dell’intera economia europea (+1,3%). L’Europa si colloca al terzo posto mondiale per “occupazione verde” (dietro la sola Cina e il resto dell’Asia), con circa 1,8 milioni di lavoratori impiegati direttamente e indirettamente nelle energie rinnovabili. L’indagine dell’EEA, incentrata sui quattro comparti trainanti — eolico (273.500 occupati diretti nell’UE, per il 77% concentrati nella gestione operativa e manutentiva), solare fotovoltaico (oltre 227.000 addetti diretti), pompe di calore (80.100 addetti) e batterie (33.000 occupati ma con il ritmo di incremento più rapido tra il 2018 e il 2023) —, documenta come l’Italia ricopra un ruolo di primo piano, attestandosi tra i Paesi leader nell’Unione, insieme a Spagna e Portogallo, proprio nella filiera strategica delle pompe di calore.

Tuttavia, l’Agenzia Europea formula un avvertimento categorico: la strozzatura primaria che minaccia la messa a terra degli obiettivi di decarbonizzazione non è finanziaria, bensì legata a una carenza strutturale e generalizzata di manodopera specializzata e competenze tecniche (skill shortages). L’EEA sottolinea come la stragrande maggioranza degli Stati membri segnali gravi lacune nei ruoli tecnici legati alla costruzione, all’installazione e all’ingegneria di processo (basti pensare che il 65% della forza lavoro delle pompe di calore e il 36% di quella fotovoltaica operano direttamente nella catena del valore delle costruzioni e dell’infrastrutturazione). A ciò si somma un profondo deficit generazionale evidenziato dallo stesso rapporto: i giovani tra i 15 e i 24 anni rappresentano appena il 6-7% della forza lavoro nell’eolico, nel solare e nel riscaldamento elettrificato.

Senza un tempestivo potenziamento del capitale umano tecnico, gli ambiziosi programmi comunitari — dal Net-Zero Industry Act alle direttive sulle “Case Green” (EPBD) — rischiano di arenarsi.

Il calo demografico e vocazionale delle professioni tecniche

Nel nostro Paese questo allarme assume proporzioni ancor più critiche a causa della combinazione tra inverno demografico e progressiva contrazione delle vocazioni verso le libere professioni tecniche ordinistiche.

Sul versante demografico, le rilevazioni Istat descrivono un declino inesorabile: con nascite scese stabilmente al di sotto delle 380.000 unità annue (a fronte delle oltre 570.000 registrate nel 2008), una perdita netta di oltre 750.000 residenti nella fascia in età lavorativa (15-64 anni) e un indice di vecchiaia tra i più alti al mondo, la base piramidale delle nuove generazioni si è assottigliata drasticamente.

Tale contrazione demografica riduce drasticamente il bacino potenziale dei giovani che approdano ai percorsi secondari superiori e terziari, con la conseguente inevitabile flessione negli esami di abilitazione e nelle iscrizioni agli albi professionali, così come confermato anche dal rapporto 2026 del Centro Studi del CNI e dai dati resi noti dai diversi Ordini professionali e dalle relative Casse di Previdenza.

Una fascia consistente della nostra platea ordinistica si sta avvicinando all’età pensionabile senza che vi sia un ricambio generazionale proporzionato.

Il paradosso è evidente: non siamo di fronte a una crisi di commesse, bensì a una crisi di “vocazione” e di attrattività verso la libera professione tecnica. I giovani faticano a percepire il valore contemporaneo di percorsi come quello del geometra o delle lauree tecniche professionalizzanti (come la classe LP-01), spaventati da complessità burocratiche percepite o attirati da settori digitali terziari, ignorando che oggi la tecnologia più avanzata vive proprio nei cantieri della transizione ecologica.

I rischi per il Paese e per gli obiettivi UE

La contrazione del numero di professionisti abilitati comporta rischi sistemici che non riguardano unicamente le categorie, ma l’intero sistema-Paese:

  1. Paralisi autorizzativa e procedurale: Gli impianti fotovoltaici, le pale eoliche, le reti di distribuzione e gli interventi sull’involucro edilizio non si realizzano attraverso semplici click o con l’impiego astratto dell’intelligenza artificiale. Richiedono rilievi plano-altimetrici di precisione, riconfinazioni, allineamenti catastali, pratiche edilizie complesse, verifiche di conformità urbanistica e pareri di tutela paesaggistica e idrogeologica. Senza asseveratori abilitati a firmare gli atti, i progetti si bloccano negli uffici tecnici comunali.
  2. Perdita di qualità e affidabilità esecutiva: Come ribadito dall’EEA, l’efficienza non deriva dalla mera installazione di un macchinario. Posizionare una pompa di calore o un impianto fotovoltaico senza una adeguata diagnosi preliminare dell’involucro, senza verifiche termografiche strumentali o omettendo l’analisi finalizzata alla correzione dei ponti termici e la verifica dei carichi statici produce contenziosi legati all’insorgenza di patologie edilizie quali muffe e condense interstiziali e mancato reale risparmio energetico.
  3. Mancato assorbimento delle risorse: I fondi comunitari del PNRR e le risorse per la coesione territoriale rischiano di andare perduti per la carenza di direttori dei lavori, collaudatori, coordinatori della sicurezza e progettisti.

Le opportunità professionali sul campo

Se il quadro desta preoccupazione, al contempo dischiude un orizzonte senza precedenti di occupazione qualificata, remunerativa e ad altissima specializzazione per la rete delle professioni tecniche e scientifiche operanti sul territorio.

Il rapporto EEA evidenzia una domanda crescente, che va oltre la produzione industriale di pannelli o batterie: servono figure capaci di integrare queste tecnologie nei territori. La transizione energetica rappresenta, in questo senso, una riserva di opportunità professionali per le nuove generazioni di geometri, architetti, ingegneri e periti, chiamati a fornire le proprie competenze professionali in tema di:

  • Efficientamento dell’involucro e diagnostica avanzata: L’integrazione tra fotovoltaico, sistemi ibridi e pompe di calore richiede una diagnosi energetica preliminare puntuale. Competenze strumentali nell’indagine termografica, nel monitoraggio termoigrometrico e nella modellazione energetica sono richieste sia nel patrimonio residenziale privato che negli edifici pubblici.
  • Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e generazione distribuita: La costituzione delle CER rappresenta una frontiera inedita dove i professionisti di area tecnica svolgono un ruolo di cerniera interdisciplinare: dal rilievo delle coperture, dalla verifica della disponibilità delle superfici, dallo studio di fattibilità tecnico-economica, fino all’interfaccia con il GSE e alla gestione catastale e giuridica dei contratti di condivisione.
  • Agrivoltaico e gestione del suolo: La coesistenza tra produzione di energia verde, attività agricola e preservazione del paesaggio richiede l’azione congiunta di agronomi, geometri, geologi, periti e figure tecniche del territorio. La topografia di precisione tramite GNSS e droni, la cartografia GIS e la rigorosa tutela contro l’impermeabilizzazione del suolo sono presupposti essenziali per autorizzare queste fondamentali installazioni.
  • Direzione lavori, asseverazione e sicurezza di cantiere: La transizione ecologica si traduce materialmente in un cantiere continuo: ogni intervento tecnologico green necessita di figure capaci di dialogare con le maestranze, coordinare la sicurezza e asseverare la conformità delle opere secondo le stringenti normative vigenti.

Rigenerare le competenze per guidare la transizione

La transizione delineata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente non si compirà per automatismo tecnologico, ma per mano delle figure tecniche che quel cambiamento devono pianificarlo, misurarlo e certificarlo metro per metro.

Per colmare il divario evidenziato a livello comunitario, occorre uno sforzo corale e trasversale tra università, istituzioni scolastiche e mondo ordinistico. È fondamentale rilanciare i percorsi formativi secondari e terziari, valorizzando sia i cicli accademici tradizionali dell’ingegneria e dell’architettura, sia gli innovativi corsi di laurea professionalizzanti dedicati alle professioni tecniche per l’edilizia e il territorio (come la classe LP-01).

Solo ricostruendo una solida base di tecnici radicati sul territorio l’Italia potrà trasformare i target comunitari in opere concrete, garantendo sicurezza, qualità del costruito e una reale transizione ecologica.

Rendere evidente ai giovani che occuparsi di misurazione e rilievo, di proprietà immobiliare, di certificazione dello stato legittimo dei fabbricati e di diagnostica strumentale significa essere i veri protagonisti della sostenibilità ambientale rappresenta la sfida prioritaria. Solo rigenerando le competenze e ricostruendo una rete solida di professionisti capillarmente insediati nei territori, il nostro Paese potrà trasformare i target comunitari in opere concrete, garantendo al contempo efficienza energetica, sicurezza strutturale e qualità del costruito, in due parole: transizione energetica.

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