DIARIO POLITICO / 13
CONTE SFIDA IN PUBBLICO MELONI MA IL VERO OBIETTIVO È INDEBOLIRE LA LEADERSHIP DI SCHLEIN
Il fotomontaggio diffuso dal M5S, con un Giuseppe Conte in versione tribuno che punta il dito contro una Giorgia Meloni imbronciata, vale più di molte dichiarazioni politiche. Non racconta ciò che è accaduto in Aula — la premier in quel momento era già salita al Quirinale — ma ciò che Conte vorrebbe accadesse da qui alle prossime elezioni: diventare il vero sfidante di Meloni e, di conseguenza, il candidato premier del centrosinistra.
L’immagine è una dichiarazione di intenti. E, al tempo stesso, una pessima notizia per il Campo largo. Perché mentre l’opposizione dovrebbe lavorare per costruire una coalizione credibile, definire una leadership e soprattutto elaborare un programma comune, la battaglia che emerge è quella interna per la guida dello schieramento. (…)
A un anno dal voto non sappiamo chi sarà il leader della coalizione alternativa alla destra. Ma, fatto ancora più grave, non sappiamo nemmeno quali siano le sue proposte fondamentali. E questo perché finora Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno investito molte energie nell’attacco al governo e molte meno nella costruzione di un progetto condiviso.
Non è un caso che proprio sull’informativa della premier alle Camere Pd e M5S siano arrivati ancora una volta con risoluzioni diverse, incapaci persino di convergere su un testo parlamentare.
In questo quadro Giorgia Meloni ha gioco facile quando osserva che il suo governo trova sempre una sintesi, mentre il Campo largo non riesce a trovarla nemmeno all’opposizione. È una critica di parte, certo. Ma non per questo infondata. Se una coalizione fatica a concordare una risoluzione, è legittimo chiedersi come potrebbe approvare una legge di bilancio o affrontare una crisi internazionale. Quale sarebbe la proposta per alimentare la spesa sociale? Uno scostamento di bilancio? La patrimoniale? E sull’Ucraina e la difesa europea che si fa?
Le risposte latitano ma il tempo stringe. E affidarsi alle divisioni del fronte opposto potrebbe rivelarsi un calcolo sbagliato.
Molti sperano che la crescita del generale Vannacci e del suo progetto politico destabilizzi il centrodestra. Ma la storia degli ultimi anni racconta altro: quando conta davvero, la destra italiana trova quasi sempre un punto di caduta comune. Per ora l’ascesa di Futuro Nazionale erode soprattutto il consenso della Lega. Meloni sa che un alleato indebolito nell’ultimo anno di legislatura può trasformarsi in un fattore di rischio e per questo Fratelli d’Italia si muove su più tavoli, dialogando sia con Salvini sia con Zaia.
Ma c’è un dato che distingue nettamente la maggioranza dall’opposizione: nel centrodestra nessuno mette in discussione la leadership della premier. Nemmeno Vannacci. Nel Campo largo, invece, la partita decisiva non è ancora contro Meloni ma tra chi sogna di prenderne il posto.
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