DIARIO POLITICO / 21
La scommessa di Meloni: tenere fuori dall’alleanza Vannacci e sfidare l’ambiguità del centrosinistra
Dopo settimane di tentennamenti Giorgia Meloni sembra aver deciso di accettare la sfida: presentarsi alle prossime elezioni tenendo fuori Roberto Vannacci dal perimetro dell’attuale maggioranza. Le parole consegnate al Foglio sull’impossibilità dell’alleanza con chi non sostiene la difesa dell’Ucraina ne sono la conferma. La Premier dunque è convinta di poter battere l’opposizione di centrosinistra nonostante l’ascesa di Futuro nazionale ai danni dei partiti del centrodestra, a partire dalla Lega.
I sondaggi al momento le danno torto ma Meloni è convinta di essere in grado di recuperare il terreno perduto puntando ancora una volta su di sé: “Io sono una persona seria, non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o quel partito deve rivolgersi altrove”.
La leader della destra ha lanciato il guanto contemporaneamente verso Schlein-Conte e contro l’ex generale che cerca di sottrarle parte dei consensi. Lo conferma anche la scelta di tirare dritto sulla legge elettorale, accantonando l’ipotesi del ballottaggio che sarebbe stata funzionale a ridurre il peso dei partiti estremisti. Un’ipotesi che stava provocando parecchi malumori anche tra gli alleati (soprattutto Salvini), preoccupati di essere così ulteriormente fagocitati da Vannacci per il venir meno del ricorso al voto utile.
Lo stesso vale per le preferenze, nonostante il rischio che alla Camera possa di nuovo venir meno la maggioranza, soprattutto per la diaspora delle deputate penalizzate dal nuovo sistema elettorale che non garantisce più una quota di rappresentanza tra i capilista. Un rischio però che ha deciso di correre contando sulla minaccia implicita di far anticipare la fine della legislatura al di là delle recenti rassicurazioni di voler “finire il lavoro“.
La scelta della premier va letta però anche allargando lo sguardo oltre i confini nazionali. Il suo ribadire l’appoggio a Zelensky senza se e senza ma è anche la conferma di una strategia che sta portando avanti fin dall’inizio del suo mandato e cioè l’avvicinamento tra il Ppe e la destra dei Conservatori europei mantenendo la distanza da quella filorussa di Adf così come dall’ex Generale, che deride paragonandolo al Mago di Oz, cioè a un impostore.
Il sostegno a Kiev è sempre più uno spartiacque. L‘Europa è ora il principale alleato militare e finanziario dell’Ucraina e mantenere o meno questo appoggio è oggi forse più significativo della divisione destra-sinistra. Certo, c’è Salvini che di tanto in tanto borbotta ma la Lega non ha mai fatto mancare il suo voto sugli aiuti, armi comprese.
Sul fronte opposto invece resta l’ambiguità. La posizione del Pd – soprattutto dell’ala riformista – è molto diversa da quella di M5S e se si faranno le primarie per decidere chi sarà il candidato premier questa diversità emergerà ancora più netta.
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