PROSSIMITÀ / 13
La forza nascosta dei territori: ciò che i bilanci comunali non raccontano
Il recente censimento permanente delle istituzioni non profit pubblicato dall’ISTAT per l’anno 2025 dati pubblicati i primi giorni di giugno che offre una fotografia interessante del nostro Paese. Le organizzazioni del Terzo Settore continuano a crescere e rappresentano oggi una componente strutturale della vita sociale italiana. Non si tratta soltanto di numeri. Dietro le oltre 360 mila organizzazioni censite, i lavoratori impiegati e i milioni di volontari coinvolti, emerge un dato particolarmente significativo: una parte rilevante di queste realtà collabora stabilmente con gli enti locali e con le amministrazioni pubbliche.
Leggendo il rapporto, però, la riflessione più interessante non riguarda la crescita del Terzo Settore, ma il ruolo che esso svolge quotidianamente nelle nostre comunità. La domanda che dovremmo porci è semplice: come sarebbero oggi i nostri Comuni senza il Terzo Settore?
Siamo abituati a valutare la capacità di un ente attraverso il proprio bilancio, il numero di dipendenti, le opere realizzate o i servizi erogati. Molto meno frequentemente ci soffermiamo sul valore prodotto da associazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, gruppi di protezione civile e fondazioni che operano ogni giorno nei territori.
Quando un’associazione accompagna un anziano fragile, quando un gruppo di volontari organizza attività per i giovani, quando una cooperativa sociale sostiene percorsi di inclusione o quando la protezione civile interviene in una situazione di emergenza, non viene semplicemente erogato un servizio. Si genera valore pubblico.
Un valore che spesso non compare nei bilanci comunali ma che contribuisce in modo concreto alla qualità della vita delle persone e alla tenuta delle comunità.
In un periodo storico caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle fragilità sociali e dalla crescente difficoltà degli enti locali nel reperire personale e risorse, il Terzo Settore rappresenta una delle infrastrutture più importanti del Paese.
La definisco infrastruttura non a caso.
Così come una strada collega due luoghi, il Terzo Settore collega persone, bisogni e risposte. Così come una rete idrica distribuisce una risorsa essenziale, la rete delle associazioni distribuisce prossimità, ascolto e supporto sociale. Con una differenza sostanziale: questa infrastruttura è composta principalmente da persone che mettono a disposizione gratuitamente il proprio tempo e le proprie competenze.
Se provassimo a quantificare economicamente le milioni di ore donate ogni anno dal volontariato italiano, probabilmente ci renderemmo conto che il Terzo Settore rappresenta uno dei più grandi strumenti di contenimento della spesa pubblica esistenti nel nostro Paese.
Molte attività che oggi vengono svolte grazie all’impegno di volontari e associazioni, in loro assenza dovrebbero essere garantite direttamente dagli enti pubblici, con costi enormemente superiori.
Eppure non sempre questo patrimonio viene valorizzato come meriterebbe.
Accade ancora che il rapporto tra enti locali e Terzo Settore sia caratterizzato da diffidenze, ostacoli burocratici e, in alcuni casi, da una vera e propria contrapposizione. Ci sono amministrazioni che vedono associazioni e organizzazioni come soggetti ai quali concedere qualcosa, piuttosto che come partner strategici con cui costruire politiche pubbliche.
È un errore culturale prima ancora che amministrativo.
Perché il Terzo Settore non rappresenta un soggetto esterno alla comunità. È la comunità stessa che si organizza per rispondere ai propri bisogni.
Lo stesso rapporto ISTAT evidenzia come le relazioni tra istituzioni pubbliche e organizzazioni non profit siano sempre più diffuse. Tuttavia, la qualità di queste relazioni può e deve crescere ulteriormente. Non basta coinvolgere il Terzo Settore quando occorre realizzare un progetto o gestire un servizio. Occorre coinvolgerlo nella lettura dei bisogni, nella programmazione delle politiche e nella costruzione delle soluzioni.
Chi opera quotidianamente accanto alle persone fragili, agli anziani, ai giovani e alle famiglie possiede infatti una conoscenza del territorio che nessuna banca dati può sostituire.
Le sfide che attendono gli enti locali nei prossimi anni richiederanno risorse economiche, innovazione tecnologica e competenze amministrative. Ma richiederanno soprattutto comunità capaci di restare unite.
Per questo il Terzo Settore non può essere considerato una semplice integrazione dell’azione pubblica. È uno degli elementi che consentono all’azione pubblica di essere realmente efficace.
Negli ultimi anni abbiamo parlato molto di infrastrutture materiali e digitali. Abbiamo discusso di strade, edifici pubblici, reti energetiche e trasformazione tecnologica. Tutto giusto e necessario.
Forse però è arrivato il momento di riconoscere che esiste un’altra infrastruttura strategica, meno visibile ma altrettanto essenziale: quella composta da migliaia di cittadini che ogni giorno scelgono di dedicare parte del proprio tempo agli altri.
Se questa infrastruttura dovesse indebolirsi, nessun bilancio comunale sarebbe in grado di sostituirla.
Per questo il Terzo Settore non deve essere semplicemente ringraziato quando serve. Deve essere sostenuto, ascoltato e riconosciuto come un alleato strategico nella costruzione delle comunità del futuro.
Perché quando manca una strada troviamo le risorse per rifarla.
Quando manca una comunità, invece, servono anni per ricostruirla.
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