ATREJU, IL CONVEGNO DI RAMPELLI

Urbanistica, la destra punta su “Rinascimento urbano”: demolire Corviale e le periferie “rosse”, tornare alle architetture tradizionali

11 Dic 2025 di Giorgio Santilli

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Continua a essere una minoranza isolata nel dibattito urbanistico italiano, ma “Rinascimento urbano”, la corrente architettonica sviluppatasi dal 1992 in Europa anche per le iniziative di Re Carlo III (allora Principe) e del New Urbanism fondato da Leon Krier, ora comincia a nutrire ambizioni di guida delle trasformazioni urbane reali in Italia, forte del rapporto consolidato con la destra che governa. O almeno una parte della destra di Fratelli d’Italia, rappresentata da Fabio Rampelli, architetto e vicepresidente della Camera, che ieri ha ispirato ad Atreju, la festa di FdI, un convegno il cui protagonista principale è stato Gabriele Tagliaventi che del “Rinascimento urbano” è stato uno dei fondatori. Il punto su cui tutti gli ospiti – fra cui il filosofo Stefano Zecchi e il matematico australiano Nikos Salingaros, noto per il suo lavoro sulla teoria urbanistica e le sue battaglie contro le archistar – si sono ritrovati è proprio la bruttezza delle periferie “rosse” e l’invito ai residenti di queste popolazioni alla rivolta per avere quartieri più dignitosi. Inevitabile il richiamo ai canoni prediletti da questi movimenti, l’architettura tradizionale e neoclassica, le Città giardino.

Il titolo dell’iniziativa, voluto da Rampelli, parla chiaro della volontà di trasformare le idee in fatti: ‘Un nuovo rinascimento urbano: decostruire le periferie e ricostruire la città’. Perfettamente in linea con l’indirizzo prevalente di forte discontinuità che il centro-destra politico vorrebbe dare oggi in Italia alla rigenerazione urbana (su cui pure si sta esaminando una legge al Senato):  demolire e ricostruire. Tagliaventi dà un’ideologia a questa linea politica ma, in fondo, non vola tanto più alto. “Il Rinascimento urbano – dice – si è largamente diffuso negli ultimi treneta anni, nel mondo si sono demolite decine di edifici e quartieri come Corviale e si sono ricostruiti quartieri di tipo tradizionale , capaci di sviluppare un linguaggio classico, ridando la possibilità ai residenti delle periferie di scegliere in che posto vivere e di vivere secondo la propria identità”. Libertà di fuggire dalla prigione della periferia “rossa” e identità classica in nome di una vita armoniosa: concetti che rimontano sì ai principi ideologici della corrente urbanistica, ma che pian piano mirano anche a diventare i cardini di un programma politico urbano. “L’elefante nella stanza – conclude Tagliaventi – è proprio che queste periferie sono state costruite dalle giunte rosse che continuano a esercitare una sorta di accanimento terapeutico”: con interventi di riqualificazione parziale – questo è il sottinteso del convegno – che prolungano e aggravano la malattia evitando che il paziente collassi definitivamente.

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