FESTEGGIATI I DIECI ANNI DI ATTIVITA'

L’epopea di Urban Value: con gli “usi temporanei” ha cambiato la rigenerazione urbana. “Ora altri soggetti”

L’amministratore delegato, Simone Mazzarelli (in foto), ha ripercorso la storia della società anche con i numeri: 300mila metri quadrati rigenerati temporaneamente con 900 attività che hanno portato 3 milioni di visitatori e un indotto di 70 milioni di euro. Poi ha aperto la nuova fase: “Ora l’expertise è consolidata, la metteremo in comune con pubblico e privato e contribuiremo a formare nuovi soggetti”

11 Dic 2025 di Giorgio Santilli

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L’epopea di Urban Value: con gli “usi temporanei” ha cambiato la rigenerazione urbana. “Ora altri soggetti”

I dieci anni di attività di Urban Value by Ninetynine, che ieri sera sono stati raccontati e festeggiati nella sede di Civita a Roma, non sono soltanto una storia imprenditoriale di successo – con i suoi 300mila metri quadrati di spazi pubblici sottoposti a rigenerazione temporanea e 3 milioni di visitatori delle 900 attività create in edifici precedentemente inutilizzati per un indotto di 70 milioni di euro. Sono piuttosto uno squarcio di vitalità nel mondo lento e non troppo incline all’innovazione dello sviluppo immobiliare, che consente oggi di dire non a parole, ma con fatti concreti, che una ridefinizione radicale del concetto di rigenerazione urbana è possibile. Prima ancora di una trasformazione fisica di un immobile, set cinematografici e televisivi, sfilate di moda, mercatini dedicati all’artigianato, fiere, eventi di intrattenimento estivo, eventi corporate e attività no profit gli hanno ridato nuova vita. Sia chiaro: il merito di aver portato in Italia questa evoluzione non spetta solo al ceo Simone Mazzarelli e alla sua squadra, ma anche ai molti che – da diverse posizioni e ruoli – hanno contribuito a forgiare e a mettere a terra la potente idea degli “usi temporanei” come leva per anticipare, avviare, innescare, ribaltare la rigenerazione più profonda di un immobile e di un quartiere – inteso come comunità – che gli gira intorno. Invertire il rapporto fra contenitore edilizio e contenuti culturali e di svago. Avvicinare comunità urbane a zone rimaste ombre nere per anni, ma anche al futuro di quell’area. Lo stesso Mazzarelli, non a caso, nei suoi dodici minuti di discorso diviso in due momenti, ne ha spesi almeno tre per ringraziare i presenti, partner, soci vecchi e nuovi e soprattutto committenti illuminati che, primi fra tutti e sfidando un certo pessimismo buio e stretto del settore pubblico di oggi, gli hanno dato la possibilità di osare e innovare: dalla Cdp di Gallia, Sangiorgio e Balducci che gli affidò le ex caserme di Guido Reni, nel 2016, a Sabrina Alfonsi presidente del primo municipio di Roma (e ora assessore del comune) che segnalò l’opportunità di rivitalizzare le rimesse dell’Atac al Demanio attuale, guidato da Alessandra dal Verme che negli “usi temporanei” ci crede fortemente e gli ha affidato, fra le varie strutture, l’ex caserma Boldrini a Bologna (dove è nato il Mezz’aria Community Hub) e l’ex ospedale militare dei quartieri spagnoli di Napoli, trasformato da Urban Value ne La Santissima, altro hub culturale che ha segnato finora l’apice del successo, rigenerando anche dove sembrava impossibile.

Dispiace forse che, nelle celebrazioni un po’ patinate di ieri, con la presentazione del libro dedicato a questi anni, non ci sia stato sufficiente spazio per la “carne e sangue” della rigenerazione fatta in questi anni, per le fatiche mostruose di convincere, di riaprire spazi fermi, di affrontare situazioni umanamente critiche, burocraticamente pesanti. Non ci saranno stati solo amici in questi anni, non saranno state tutte rose e fiori o idee folgoranti in un sistema nazionale perennemente impantanato. Un racconto che avrebbe dato spessore verista alle gesta eroiche dell’impresa illuminata.

Ma, in fondo, sia pure en passant, un paio di passaggi che rendono la complessità Mazzarelli li ha fatti. Il primo quando ha ammesso che alla telefonata dal Demanio che gli proponeva di ingaggiarsi per l’ex ospedale militare di Napoli ha avuto come prima reazione di pensare “no, a Napoli non ci voglio andare”. E poi ci è andato, abbandonando la comfort zone che frena l’innovazione, e ha accettato di fare il gran lavoro che è stato fatto. Il secondo quando, fra le righe, e girandola in positivo, ha riconosciuto che i suoi “usi temporanei” si infilano “in quella specie di maledizione chiamata periodo transitorio, nella quale nessuno può investire sull’immobile perché ancora non si sa quale sarà la sua destinazione definitiva o magari si sa, ma la normativa non permette ancora di attuarla o ancora la normativa lo permette, ma non ci sono i fondi oppure ci sono i fondi ma non c’è il piano regolatore o ancora c’è il piano regolatore ma la Giunta non ha deciso e così via: insomma quell’imbroglio gigantesco che è la burocrazia ogni tanto e che impedisce di passare da idea a realtà”. Dando così la migliore immagine del suo lavoro: portare certezza dove a regnare, in sua assenza, è l’incertezza. Una certezza che si radica nel territorio, nelle persone e crea fiducia e rapporti, che, per quanto temporanei, danno stabilità. “Ogni immobile inutilizzato è un’opportunità mancata”, è lo slogan della casa. Dove l’opportunità mancata non è solo quella del proprietario dell’immobile ma sta anche in tutta la vita urbana che ha smesso di fluire dentro e intorno  a quell’immobile, generando degrado.

La sorpresa è arrivata alla fine della serata, con le ultime parole di Mazzarelli, quando ha spiegato che i risultati raggiunti lo hanno convinto a fare un salto di strategia e di prospettiva. “Abbiamo tantissima expertise sviluppata durante questi anni – ha detto – dieci anni fa non esisteva proprio niente di tutto questo e non esisteva neanche una normativa chiara da applicare. Questa expertise è stata ormai assorbita, consolidata, digerita da tutti. Ora vogliamo renderla sistematica e strutturale. L’utilizzo temporaneo degli immobili – ha continuato – è lo strumento per colmare i tanti vuoti presenti nelle nostre città, c’è tantissimo lavoro e non potremmo certo svolgerlo tutto noi. Ci sono invece tanti soggetti che vogliono farlo. Quindi il nostro contributo sarà, oltre a continuare l’attività che svolgiamo su singole operazioni, anche quello di mettere a disposizione di privato e pubblico tutto questo bagaglio di esperienze, questa rete di connessioni, i partner con cui abbiamo lavorato, per riuscire a moltiplicarlo”. Di più non ha spiegato. Diario DIAC proverà a capirlo nei prossimi giorni.

In un altro articolo il dibattito che si è svolto a Civita.

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