IL RAPPORTO CER

Transizione energetica, nel 2025 l’Italia segna il passo sulla via della decarbonizzazione. In lieve aumento le emissioni di gas serra

11 Dic 2025 di Maria Cristina Carlini

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Il 2025 si presenta come un anno spartiacque per la transizione energetica italiana. Dopo un biennio — 2023 e 2024 — segnato da una forte accelerazione sul fronte della decarbonizzazione, i dati raccolti nei primi dieci mesi dell’anno mostrano una frenata inattesa. Emissioni in lieve aumento, domanda energetica in calo e, soprattutto, una contrazione della quota di rinnovabili: sono questi, in sintesi, i segnali che emergono dal Rapporto annuale CER, Centro Europa Ricerche, sulla transizione energetica, presentato a Roma nella sede di Confcommercio.

Ma prima di analizzare nel dettaglio il quadro italiano, il rapporto tratteggia il quadro internazionale che evidenzia tre modelli di transizione. Negli Stati Uniti, il cambio di amministrazione nel 2025 ha chiuso la stagione “verde” aperta con l’Inflation ReductionAct, riorientando le politiche verso il mantenimento delle quote di mercato dei combustibili fossili, una revisione degli incentivi e l’introduzione di dazi sulle tecnologie pulite. Il Rapporto definisce questa dinamica come una forma di “whiplash climatico”, evidenziando il rischio di una frenata degli investimenti green. L’Unione europea, pur mantenendo una traiettoria coerente con il Green Deal, si confronta con costi energetici più elevati rispetto a Stati Uniti e Asia e con una crescente pressione competitiva sulle filiere industriali, in particolare nel fotovoltaico produrre moduli in Europa costa oggi dal 35% al 65% in più rispetto alla Cina. Il gigante asiatico continua a guidare la crescita delle rinnovabili – con oltre 260 GW di nuova capacità nel 2024 – ma non può ancora rinunciare al carbone: nei primi sei mesi del 2025 sono stati approvati 25 GW di nuove centrali. Le emissioni cinesi, sospinte dalla rapidità della crescita economica, continuano così a crescere e raggiungono il massimo storico. Il processo di innovazione tecnologica non si è ancora tradotto in una riduzione strutturale delle emissioni, anche se il picco è ormai vicino.

Il caso italiano si inscrive in questo quadro generale in transizione. Nel confronto con gli anni precedenti, il 2025 segna un rallentamento evidente nel percorso di decarbonizzazione, interrompendo la tripla riduzione osservata tra il 2021 e il 2024. Ma cosa aveva favorito la riduzione delle emissioni negli anni precedenti? A concorrere a questa flessione erano stati da un lato una minore domanda energetica e dall’altro da un rapido abbandono del carbone nella generazione elettrica e dalla sostituzione del gas con tecnologie rinnovabili negli usi civili. Il contributo era stato più limitato nei trasporti, rimasti strutturalmente dipendenti dai combustibili petroliferi. Ora, secondo il Cer, il rallentamento del 2025 segnala che la spinta derivante dalla sola sostituzione delle fonti e dalla riduzione dei consumi si sta esaurendo. Per progredire, la transizione dovrà ora coinvolgere i settori più diffusi e difficili da decarbonizzare, come trasporti ed edilizia, dove i progressi richiedono interventi più strutturali e meno congiunturali.

Il biennio 2023-2024 aveva segnato un’accelerazione senza precedenti: le emissioni sono diminuite in media di oltre il 5%, l’efficienza energetica è migliorata del 3,4%, e sono stati installati 13,4 GW di nuova capacità rinnovabile, portando il totale nazionale oltre i 74,5 GW. La dipendenza dal gas russo è crollata dal 40% del 2021 al 9,5% nel 2024, grazie a nuovi contratti con l’Azerbaigian (+43%), al forte aumento dell’import di GNL (+49,8%) e all’attivazione del rigassificatore di Piombino. La diversificazione ha ridotto anche la concentrazione geografica delle forniture di combustibili fossili. Il 2025, però, segna un indebolimento di questa tendenza. Le emissioni sono stimate in 371,7 MtCO₂eq, in leggero aumento (+0,2%). La quota di rinnovabili sui consumi energetici scende al 21,7%, principalmente a causa del crollo dell’idroelettrico (-21,5%), mentre cresce l’uso del gas naturale (+2,1%). La domanda energetica complessiva cala dell’1% e il rallentamento si concentra soprattutto nei settori ETS, dove le emissioni della generazione elettrica tornano a salire a 62,2 MtCO₂eq (+3,9%). Nei settori ESR, la riduzione prosegue ma a ritmi troppo lenti: i trasporti scendono dell’1,3%, mentre il settore civile torna a crescere (+2,2%) per un maggior utilizzo del gas per il riscaldamento. Dal punto di vista geografico, il decreto sulle Aree Idonee mostra un Paese molto eterogeneo. Il Lazio è la regione più vicina al proprio target 2030, avendo già raggiunto il 54,5% dell’obiettivo, mentre altre regioni – come Valle d’Aosta e Molise – si collocano sotto il 15%.

Il quadro previsivo per il 2027 prevede un rafforzamento del percorso di decarbonizzazione, grazie anche al progressivo superamento degli
ostacoli autorizzativi che avevano limitato l’installazione di nuovi impianti rinnovabili. Le emissioni di gas serra sono stimate scendere a 363,9 MtCO₂eq, con una riduzione del -1,6% rispetto al 2026, un miglioramento significativo ma comunque meno marcato rispetto ai ritmi di riduzione registrati nel 2023 e nel 2024. La domanda energetica tornerebbe a contrarsi, attestandosi a 138,5 Mtep (-0,2%), mentre la quota di copertura dei consumi interni lordi da FER salirebbe al 23,0%, guadagnando nove decimi di punto percentuale sull’anno precedente. Tale progresso rifletterebbe l’accelerazione degli investimenti e dell’entrata in esercizio di nuova capacità installata, favorendo un riequilibrio del mix energetico in direzione di una maggiore sostenibilità.

C’è poi un altro aspetto cruciale che emerge dal Rapporto Cer che riguarda il ruolo dei finanziamenti. Oggi l’accesso al credito favorisce le imprese che investono in efficientamento, riduzione dei consumi e riconversione energetica. Per molte PMI ciò significa che la transizione non è più un fattore reputazionale, ma un requisito indispensabile, una condizione necessaria, sia per ottenere credito sia per mantenere competitività sui mercati.

Presentando il Rapporto,Stefano Fantacone, Direttore della ricerca CER, ha osservato come “la transizione proceda senza un baricentro comune”. “L’Europa riduce le emissioni, ma altri attori privilegiano obiettivi diversi, dalla sicurezza energetica alla crescita della domanda interna. Senza una cornice internazionale omogenea, il rischio è che chi anticipa la transizione paghi un costo competitivo che il mercato non riconosce”, ha detto.  Per Giovanni Acampora, componente di Giunta Confcommercio con incarico alla Transizione ecologica e sostenibilità, “la transizione energetica è necessaria, ma deve essere equa e sostenibile: oggi le imprese italiane pagano già un divario competitivo che pesa su investimenti, occupazione e crescita. Servono, dunque, scelte concrete per garantire energia più sicura, meno costosa e alla portata di tutto il tessuto imprenditoriale italiano”. Andrea Migliore, Executive Business Development & Sales Director RINA Prime ha poi  rimarcato il fatto che  “oggi banche, imprese e Pubblica Amministrazione vengono valutate sulla capacità di ridurre i rischi energetici, misurare le emissioni e garantire dati affidabili. La transizione energetica è una condizione per accedere al credito e partecipare al mercato. Ed è una responsabilità condivisa e un’opportunità concreta per costruire un’Italia più moderna, competitiva e allineata all’Europa”.

 

 

 

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