Con il varo, alla fine dello scorso anno, dello European Affordable Housing Plan e l’annuncio del prossimo Piano Casa Italia, la questione abitativa e le sue politiche sono tornate al centro del dibattito pubblico europeo e nazionale e del policy making continentale e nostrano. Il riferimento al Piano Fanfani e alla stagione delle case INA è d’obbligo, non fosse altro perché la gravità della questione abitativa appare oggi seconda solo a quella della ripresa post-bellica e dei primi anni del boom economico, una vera e propria emergenza sociale. Ma sono passati quasi 70 anni, nel frattempo tutto è cambiato e non si può dimenticare l’esperienza intermedia del Piano di Edilizia Abitativa (PNEA) del 2009 che ha affrontato il tema, con risultati in parte apprezzabili, e ha indicato alcune traiettorie, contribuendo a mettere in luce anche le criticità del sistema, dalla cui consapevolezza oggi si deve ripartire.
La bella analisi offerta dal libro curato da Giordana Ferri e Giuliana Miglierina, “Le possibilità dell’abitare, Strategie e visioni per l’housing sociale in Italia” (scaricabile qui), con prefazione del Presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone, e introduzione del CEO, Sergio Urbani, racconta molto dell’esperienza di questi anni, con un ampio sguardo al futuro, da un osservatorio molto particolare: quello della Fondazione Housing Sociale (FHS), una fondazione di scopo, nata su iniziativa di Fondazione Cariplo, che da oltre vent’anni è impegnata su questi temi come un vero e proprio corpo intermedio specializzato nel raccogliere istanze e sviluppare open source risposte innovative, sistemiche e scalabili al problema della casa accessibile, che a ragione considera un importante fattore di coesione sociale e un antidoto alla diffusione delle diseguaglianze. (…)