Architettura e progetto
La costellazione dei 5mila borghi italiani: dal cinismo sensato di Delrio ai casi di rinascita fondati su progetti credibili e radicati nel luogo
L’Italia è un paese di borghi. Ne contiamo ufficialmente oltre 5.500 secondo l’ISTAT (dato 2021), una costellazione fitta che attraversa l’intero territorio nazionale e che costituisce una delle strutture portanti del nostro paesaggio culturale. È un numero impressionante, se si pensa che più della metà dei comuni italiani ha meno di 5.000 abitanti. Alcuni borghi sono splendidi dal punto di vista architettonico, esempi raffinati di adattamento al suolo, alla topografia, al clima; altri sono ordinari, talvolta persino brutti, frutto di stratificazioni casuali o di espansioni recenti poco controllate. Ma tutti, anche i meno riusciti, raccontano una storia urbana e sociale che vale la pena di interrogare.
Con il termine “borgo” indichiamo realtà profondamente diverse.
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Progettazione e ingegneria, i 95 bandi a cavallo fra 2025 e 2026
L’elenco completo (scaricabile) degli avvisi di importo sopra la soglia Ue rilevati fra il 20 dicembre e il 9 gennaio da Cresme Europa Servizi: 24 bandi fra 140mila e 400mila euro. Le gare riguardano principalmente progettazione, direzione lavori, coordinamento della sicurezza e servizi specialistici per opere pubbliche, elettriche e sanitarie. In cima alla lista per importo il bando di SEA da 28,8 milioni relativo all’accordo quadro multi-operatore per attività di progettazione, attività specialistiche e direzione lavori a Linate e Malpensa.
Roma fra propaganda post-giubilare (e pre-elettorale) e le mostre/inaugurazioni che dovrebbero indurci a una riflessione seria sul futuro della città
Il 26 dicembre dell’oramai trascorso 2025 i quotidiani nazionali escono con una notizia che non esiterei a definire ironica, se non addirittura patafisica. La nuova stazione Colosseo della metropolitana di Roma, pochi giorni prima inaugurata e vantata come la più bella stazione d’Europa, se non proprio come una delle sette meraviglie del mondo contemporaneo, fa acqua durante violenti temporali che hanno investito la Capitale. Le immagini fanno il giro dei social con una velocità ben superiore a quella dei convogli della linea C.
Che un edificio nuovo di zecca faccia acqua non è di per sé una gran notizia. Di fastidiose infiltrazioni sono stati vittime numerosi capolavori dell’architettura del passato, compresi edifici di Le Corbusier e di Frank Lloyd Wright. Tanto che si attribuisce a uno di loro – poco importa a quale, la battuta funziona comunque – l’osservazione secondo cui un capolavoro non dovrebbe mai stare esposto alle intemperie, ma essere custodito gelosamente in un museo. L’ironia, in questo caso, nasce dal fatto che il disguido tecnico avviene nel bel mezzo di una campagna mediatica molto ben orchestrata per dimostrare che Roma è finalmente diventata una capitale efficiente, moderna, all’altezza delle grandi città europee.
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In architettura si copia da sempre senza problemi
«Un bravo artista copia, un grande artista ruba», diceva Pablo Picasso. Una battuta, certo. Ma che, come tutte le battute, contiene una verità, anche se difficile da accettare: l’arte, tutta l’arte, è una catena infinita di furti dichiarati.
In architettura da sempre si copia senza problemi. Nessuno, infatti ipotizza che il tempio A di un santuario della Magna Grecia sia un plagio del tempio B che si trova ad Atene, anche se gli rassomiglia in tutto e per tutto. O che le chiese romaniche disseminate in Europa abbiano scarso valore a causa delle loro notevoli somiglianze. O che, infine, le colonne doriche, ioniche e corinzie compromettano l’originalità degli edifici classici rendendoli simili tra loro.
Anzi, è proprio l’opposto. Si pensa che è così che si costruisce il linguaggio dell’architettura, riconoscendo le radici e allo stesso tempo torcendole, forzandole, contaminandole.
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Le donne nell’architettura: dalla spinta di Francesca Perani con RebelArchitette alla debolezza del Maxxi. E l’ultimo volume promosso dal MIC si fa notare per le molte omissioni importanti
Settembre 2023. Una lettera aperta pubblicata su La Repubblica muove una circostanziata accusa: la mostra “Roma nuovissima, direzioni contemporanee del progetto a Roma”, allestita all’ex Mattatoio, presenta una prima sezione composta da soli uomini, una seconda quasi del tutto maschile, e una terza – quella che dovrebbe raccontare la città che cambia – popolata da undici studi largamente guidati da uomini. Insomma: un panorama che sembra provenire da un’altra epoca. Sottolinea inoltre che la rassegna è promossa e ospitata da istituzioni pubbliche, quelle stesse che dovrebbero impegnarsi a sovvertire l’inerzia dei vecchi squilibri. I curatori rispondono prontamente, parlano di numeri diversi. Ma la questione, a ben vedere, è più ampia della conta dei partecipanti.
Mentre, infatti, nelle facoltà di architettura le ragazze superano ormai stabilmente il 60% degli immatricolati, e la percentuale continua a crescere, quando si passa al mondo professionale, la loro presenza si assottiglia drasticamente.
Via libera al Monastero buddista di Plum Village
Anche l’architettura può essere l’innesco per la rigenerazione urbana ma senza urlare. Il tentativo fallito di Gehry a Modena
Qualche giorno fa è scomparso Frank O. Ghery, celebre e discusso architetto, autore di alcune delle opere più note degli ultimi decenni. Come ben sottolineato da Luigi Prestinenza Puglisi nella sua rubrica (si veda qui l’articolo), l’opera di Ghery suscita, tra le altre, riflessioni molto accese sul ruolo dell’architettura come motore della riqualificazione urbana, tra sostenitori e detrattori del “Bilbao effect” che per anni ha imperversato nelle politiche urbane.
Foster and Partners, completato il museo Zayed
Prodotti, servizi e ambienti per tutti: la progettazione equa e inclusiva abbandona l’idea di utente medio e diventa Design for All
Design for All, Universal Design, Inclusive Design, termini diversi e forse in Italia non proprio comuni, volti a indicare in sostanza lo stesso approccio alla progettazione e gestione dei luoghi: equità e inclusione. Il “Design for All” (o “design universale”) è un approccio alla progettazione di prodotti, servizi e ambienti che mira a renderli fruibili dal maggior numero possibile di persone, indipendentemente dall’età, dalle capacità fisiche o da altre caratteristiche.