Il rapporto sul Pil delle regioni

Svimez: i 45 miliardi di investimenti pubblici sono il BOOST della crescita nel Mezzogiorno. Il Pil si attesterà nel 2025 a +1%, il Pnrr contribuisce per 0,6%

Il Rapporto sul Pil delle regioni pubblicato dalla Svimez mette in luce il forte impulso impresso dal Pnrr alla crescita del Pil nel 2024. Un dato che risalta ancora di più nel Mezzogiorno. L’economia delle regioni del Sud è cresciuta dell’1%, in linea con il dato europeo, mentre il Pil nazionale ha registrato un passo più lento, più 0,7%. Il contributo del Pnrr è stato dello 0,6% al Sud e dello 0,4% al CentroNord. Motore di questa crescita è stato il dinamismo dei comuni che si confermano primi investitori pubblici.

19 Giu 2025 di Maria Cristina Carlini

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Svimez: i 45 miliardi di investimenti pubblici sono il BOOST della crescita nel Mezzogiorno. Il Pil si attesterà nel 2025 a +1%, il Pnrr contribuisce per 0,6%

Luca Bianchi, direttore della Svimez

Luca Bianchi, direttore di Svimez

Il Mezzogiorno cresce ad un passo più sostenuto, anche se in leggera frenata, rispetto al resto del Paese. A trainarlo sono gli investimenti pubblici con gli interventi del Prrr e il dinamismo dei comuni.. Nelle regioni del Sud la crescita del 2024 si è attestata a +1% mentre quelle del Centronord non sono andate oltre +0,6%. Quello che risulta, dunque, è che il Pil del Mezzogiorno è in linea con il dato dell’eurozona, +1%, mentre per il dato nazionale torna il gap rispetto all’Europa, essendo stato pari a +0,7%, come nel 2023. È il contributo degli investimenti pubblici alla crescita del Sud uno dei dati che spicca dal rapporto diffuso dalla Svimez sul Pil delle regioni nel 2024, che vede per il terzo anno consecutivo la maggior crescita del Sud rispetto al resto del Paese. Più nel dettaglio, spiega la Svimez, la crescita è stata più sostenuta nelle regioni centrali (+1,2%), meno nel Nord-Ovest (+0,9%). Per il Nord-Est si stima una sostanziale stagnazione dell’attività economica (-0,2%). Rispetto al 2023, il divario di crescita a favore del Sud si è tuttavia ridotto: da 1 punto percentuale a soli 0,4. A consuntivo di una inedita fase di ripresa, il Pil è cresciuto complessivamente dell’8,6% tra il 2022-2024 al Sud, contro il 5,6% del Centro-Nord, con uno scarto cumulato di 3 punti percentuali. Complessivamente, “la crescita italiana, in un contesto di forte incertezza internazionale e di crisi di ampi comparti dell’industria europea, è stata sostenuta dalla spinta propulsiva degli investimenti in opere pubbliche, trainati dal Pnrr e da una migliorata capacità realizzativa delle amministrazioni”.  La Svimez ha stimato che il Pnrr ha offerto un contributo alla crescita del PIL nel 2024 pari allo 0,6 punti percentuali nel Mezzogiorno e a 0,4 punti nel Centro-Nord.

Al Sud, come si è detto, il ‘boost’ arriva dalla crescita degli investimenti pubblici. La migliore performance è stata determinata dallo stimolo maggiore offerto dalle costruzioni, +3% contro il risicato + 0,6% del Centro-Nord, in continuità con il biennio precedente. Nel 2024, per il complesso degli enti attuatori, gli investimenti pubblici hanno raggiunto circa 45 miliardi di euro. Poco meno della metà delle risorse è stata mobilitata dalle amministrazioni comunali, che si confermano primi investitori pubblici con una spesa pari a 21,7 miliardi. Nel complesso, gli investimenti pubblici sono cresciuti di circa 6 miliardi rispetto al 2023 (+3 miliardi per i Comuni). Si tratta di un risultato di notevole rilievo, considerato che il 2023 aveva beneficiato anche dell’effetto una tantum della chiusura del ciclo di programmazione 2014-2020 dei fondi europei della coesione, quantificabile, per le opere pubbliche, in circa 4 miliardi. Il Pnrr, pur con livelli di spesa effettiva inferiori al cronoprogramma iniziale, ha contribuito alla crescita degli investimenti in opere pubbliche: nel 2024 le risorse spese dalle misure del Piano si sono attestate a circa 12 miliardi.

ITra il 2022 e il 2024, gli investimenti comunali sono aumentati del 75,3% nel Mezzogiorno, passando da 4,2 a 7,4 miliardi. A livello italiano i Comuni hanno realizzato investimenti per 21,7 miliardi, +64% rispetto al 2022. L’effetto del Pnrr sugli investimenti comunali emerge dall’impennata di risorse osservata per alcune voci di spesa riconducibili alle missioni del Piano, legate soprattutto alla realizzazione delle infrastrutture sociali (edilizia scolastica e abitativa). La spesa destinata ai fabbricati ad uso scolastico è infatti raddoppiata, passando da 1,7 a 2,8 miliardi tra il 2022 e il 2024. Incrementi altrettanto significativi si riscontrano anche per gli investimenti in nuovi impianti sportivi e in fabbricati ad uso abitativo: +120% e +143% rispetto al 2022.Nello stesso periodo, la spesa dei Comuni indirizzata alla realizzazione degli asili nido è aumentata di 10 volte, da 28 a 293,1 milioni nel 2024. Crescono gli esborsi comunali anche per le opere escluse dal Pnrr. È questo il caso delle infrastrutture stradali che si confermano prima voce di investimento dei Comuni anche nel 2024, con 4,2 miliardi di euro.

Oltre alla soddisfacente capacità dei Comuni nell’attuare le misure del Pnrr, l’aumento degli investimenti in opere pubbliche va ascritto anche alla migliorata efficacia realizzativa delle amministrazioni e alla maggiore flessibilità introdottacon la modifica del Patto di stabilità interno. Una tendenza che, afferma la Svimez, necessita di essere rafforzata e consolidata anche dopo il 2026, per consolidare il ruolo della leva pubblica quale stimolo alla crescita e al processo di riequilibrio territoriale nella dotazione nelle infrastrutture e nell’offerta dei servizi.

L’economia meridionale, inoltre,ha registrato anche un dato superiore nella dinamica dei servizi rispetto al Centronord +0,7% contro +0,5%. Nella media d’area, il comparto industriale meridionale presenta una sostanziale tenuta +0,1% a fronte di una leggera contrazione nel resto del Paese, -0,2%). L’agricoltura cresce solo dello 0,5% al Sud rispetto al +2,9% del Centro-Nord. Il rapporto Svimez evidenzia poi una forte eterogeneità interna alle macro-aree.  Al Sud, spiccano le performance di Sicilia (+1,5%) e Campania (+1,3%), accomunate dalle migliori dinamiche d’area del valore aggiunto delle costruzioni, rispettivamente pari a +6,3% e +5,9%. In Sicilia anche l’espansione del settore industriale (+2,7%) contribuisce al risultato . Basilicata (+0,8%), Sardegna (+0,8%) e Abruzzo (+1%) mostrano tassi di crescita simili, frutto però di diverse dinamiche settoriali: nell’economia sarda l’espansione riguarda i diversi settori; in Abruzzo la crescita è trainata dai servizi che compensano la perdita di valore aggiunto delle costruzioni; nell’economia lucana pesa il calo del valore aggiunto industriale e il minor stimolo offerto dalle costruzioni, ma l’aumento dei servizi sostiene la crescita. Più distante dalla media meridionale, la Puglia (+0,6%), frenata dalla stagnazione del terziario e da una crescita meno vivace del valore aggiunto delle costruzioni rispetto al resto del Mezzogiorno. Infine, Molise (-0,9%) e Calabria (-0,2%) dovrebbero segnare un calo del Pil nel 2024. Nel primo caso, il dato risente della contrazione significativa delle costruzioni (-12,7%) – la più ampia a livello regionale – e del ristagno di servizi e industria. Sullo stallo dell’economia calabrese incidono andamenti negativi diffusi tra settori, che compensano la crescita dell’industria.

 

 

 

 

 

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