IERI LA PRESENTAZIONE A MILANO
Rapporto Ispi: per le reti infrastrutturali globali la sfida è coniugare sicurezza e ridondanza con efficienza
L’edizione 2025, curata da Carlo Secchi e Alessandro Gili, si intitola “Infrastructure Grids and Networks: The Challenges ahead, amid Security and Efficiency”. Alla tavola rotonda in cui ieri si sono discussi i contenuti del Rapporto, organizzata da Ispi con la knowledge partnership di McKinsey & Company, hanno partecipato una trentina fra rappresentanti di aziende, contributori del Rapporto ed esperti. Secchi: “Bisogna aumentare il grado di security, di safety e di ridondanza, che fino all’altro ieri era considerato un concetto negativo e oggi diventa un imperativo positivo perché, se si blocca un’infrastruttura, è l’unico modo per avere un’alternativa”. Ma serve una nuova efficienza economica, che contenga anche le strategie per ridurre i rischi: un contributo potranno darlo anche le nuove tecnologie e l’AI.

Carlo Secchi, responsabile Osservatorio Infrastrutture di Ispi
“Negli anni recenti, il passo degli stravolgimenti geopolitici ed economici, insieme alla frequenza dei disastri collegati al clima, hanno avuto una significativa accelerazione. Si aggiunge a questa instabilità l’incertezza che circonda la direzione della politica della seconda amministrazione Trump, che ha sottoposto a ulteriore tensione le relazioni internazionali, in particolare l’alleanza atlantica. Tuttavia, molto prima del ritorno di Trump sulla scena politica, le preoccupazioni sul de-risking e sulla security economica erano già diventate centrali nell’agenda europea e nelle strategie delle principali economie globali. Queste priorità avevano condotto allo sviluppo di misure di ridondanza, alla creazione di nuovi corridoi commerciali e reti logistiche e all’espansione delle infrastrutture energetiche, incluse le reti elettriche e le condutture”.
Comincia così il Rapporto 2025 sulle Infrastrutture dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazi.onale) che ieri è stato pubblicato sul sito dell’Istituto in una versione draft ancora non definitiva ed è stato presentato e dibattuto, in alcuni contenuti fondamentali, nel corso di una tavola rotonda riservata a una trentina fra rappresentanti di aziende, esperti e contributori del Rapporto stesso. Curato anche quest’anno da Carlo Secchi e Alessandro Gili, composto di 25 capitoli scritti da esperti, docenti, uomini di azienda, osservatori, già nel titolo, “Infrastructure Grids and Networks: The Challenges ahead, amid Security and Efficiency”, indica chiaramente la riflessione che – come sempre volendo precorrere i tempi – induce nei lettori: se da una parte si sono ormai affermati come necessari requisiti delle reti infrastrutturali globali, energetiche, digitali, di trasporto, la siurezza nella doppia accezione di security e safety, la resilienza e la ridondanza come misure di risposta “difensiva” all’incertezza e alle tensioni della geopolitica e dei disastri climatici, dall’altra parte tutto questo va coniugato con il valore e l’obiettivo dell’efficienza economica.
E’ un elemento di novità che nasce, se vogliamo, dal fatto che gli stessi concetti di sicurezza e di ridondanza sono entrati a far parte pienamente della logica economica. “Mentre la costruzione della ridondanza comporta innegabilmente un prezzo – si legge nella parte finale dell’introduzione del Rapporto – questa può al tempo stesso prevenire perdite economiche di gran lunga maggiori nei casi di interruzione del servizio o di attacchi mirati. La stessa logica vale per la resilienza climatica: la prevenzione e l’adattamento agli eventi climatici estremi sta diventando una componente cruciale della pianificazione di lungo termine. In questo scenario globale in rapida evoluzione, le decisioni economiche saranno sempre più plasmate dalle considerazioni del rischio e dell’incertezza. Soltanto il tempo ci rivelerà dove si assesterà in definitiva l’equilibrio in questo trade-off fra la sicurezza/resilienza e l’efficienza”.
Ed è significativo come questa nuova sfida del trade off fra sicurezza/resilienza ed efficienza si stagli all’orizzonte quando l’economia è impegnata a digerire a pieno la necessità di dotare le reti infrastrutturali di caratteri di sicurezza. “Bisogna aumentare – ha detto Secchi ieri nella sua presentazione – il grado di security, di safety e di ridondanza, che fino all’altro ieri era considerato un concetto negativo e oggi diventa un imperativo positivo perché, se si blocca un’infrastruttura, è l’unico modo per avere un’alternativa”. D’altra parte – ha aggiunto Secchi – “nel Rapporto di due anni fa siamo stati i primi a parlare di resilienza delle infrastrutture e delle reti e ora è diventato un concetto largamente condiviso”.
Posto sulla via della metabolizzazione l’obiettivo della ridondanza – prima forma di risposta all’incertezza e al rischio – con quello che questo implica in termini di accettazione dei costi e delle risorse necessarie per raggiungerlo, dalla finestra rientra nella nuova fase il concetto di efficienza, che comporta analisi sulla dimensione e sulla tipologia della ridondanza. Non necessariamente nei termini in cui la questione si sarebbe posta un tempo. “Le nuove tecnologie e l’AI – scrivono Secchi e Gili – possono offrire soluzioni convenienti di secuirty e safety per grids e networks, specialmente se comparate con il passato. L’AI può amplificare i benefici potenziali di certi sviluppi tecnologici attualmente in fase di studio o sperimentazione – come l’uso di dati provenienti da cyber pneumatici per aiutare a prevenire questioni di sicurezza nel trasporto su strada sia urbano che di lunga distanza. Inoltre, AI può essere un supporto utile nello sviluppo dell’ERTMS per migliorare la mobilità e l’interoperabilità ferroviaria”.
Il Rapporto Ispi è ricchissimo di progetti in fase di sviluppo, mappe infrastrutturali, valutazioni geopolitiche applicate a settori e aree, proposte di policy in chiave europea e nazionale. Diario DIAC ci tornerà per raccontare alcune di queste analisi e best practices. Se in sede europea un passo avanti è stato fatto con i Rapporti Draghi e Letta che tanto peso danno alle infrastrutture nella spinta verso una nuova competitività, ma il nodo resta sempre quello dei tempi decisionali, in chiave nazionale si aprono questioni fondamentali di aggiornamento della “cassetta degli attrezzi”, dalla governance ai processi di programmazione e pianificazione, agli aspetti normativi e procedurali, al quadro necessario per favorire le partnership pubblico-privato. “Tutto questo non è ancora presente nei contratti di programma”, ha osservato Nicola Sandri, senior partner di McKinsey & Company, segnalando un tema di risorse e di programmi. In effetti, il Pnrr si avvia a conclusione ma non c’è traccia di resilienza o ridondanza infrastrutturale e anche la programmazione successiva al 2026, dove esiste, ancora non tiene conto di questa nuova efficienza che ingloba la resilienza. Anche qui una fase nuova è tutta da aprire.
LEGGI QUI L’INTERVISTA DI DIAC A CARLO SECCHI E ALESSANDRO GILI SUL RAPPORTO INFRASTRUTTURE 2024