CITTA' IN SCENA
Palcoscenico, scuola di cinema, yoga, mercato ortofrutticolo e funzioni religiose: la mixité di Factory Grisù a Ferrara alla prova del rinnovo della concessione, sfida politica e di cambiamento (dopo 145 eventi e 30mila spettatori negli ultimi due anni)

C’era una volta in quel di Ferrara una vecchia caserma dei pompieri in disuso dal 2004, un edifico storico abbandonato a se stesso. Oggi, e già da una decina d’anni, quegli ambienti riqualificati a ridosso del centro storico ospitano la Factory Grisù, un’esperienza innovativa nel panorama nazionale, divenuta un caso di studio di rigenerazione urbana a forte vocazione sociale e culturale.
Non è facile descriverla in poche parole perché la Factory Grisù è molte cose assieme: un laboratorio multispazio, un palcoscenico per attività artistiche e culturali, la sede di una scuola di cinema ma anche di un mercato ortofrutticolo settimanale, il quartier generale di una decina di diverse piccole imprese innovative e, ancora, un luogo di lavoro, di incontro, di svago e perfino di preghiera per le comunità straniere. Un caso di collaborazione tra pubblico e privato dove nell’ideazione e nella gestione è stato soprattutto il secondo pilastro (gestito in forma collettiva attraverso un consorzio di aziende e associazioni) a fare la differenza. Un esempio di “riqualificazione dal basso”, come sottolinea il direttore Alessio Papa, che la settimana scorsa è stato chiamato a presentare a Firenze la storia e l’attività della Factory all’ultimo appuntamento di “Città in scena”, rassegna delle esperienze italiane di rigenerazione urbana.
In questi 4.000 metri quadrati coperti e altri 2.000 del piazzale interno sono stati ospitati negli ultimi due anni 145 eventi di spettacolo, con circa 30mila presenze, e lo scorso anno si sono tenute cinque mostre d’arte. Gli stessi locali vedono ruotare, spesso nello stesso giorno, eventi diversi, dalla lezione della scuola di cinema, all’assemblea di un’associazione, a un corso di yoga o di teatro per ragazzi. Nei fine settimana si tengono funzioni religiose di rito islamico ed evangelico e incontri di comunità. “Lo spazio è sempre stato aperto alla città e anche alle comunità di stranieri che popolano il quartiere. Per me è un punto d’onore “dare le chiavi”, responsabilizzare chi usa questi spazi. A volte ci sono difficoltà, non è tutto rose e fiori, ma questo aiuta la convivenza”, afferma Papa.
L’ex caserma è di proprietà della Provincia di Ferrara e in comodato d’uso al Comune della città emiliana che nel 2016 lo ha affidato in gestione, dopo un bando, al Consorzio Factory Grisù. Il patto scade nel 2027 e allo stato non è ancora chiaro come si proseguirà. Un’incertezza che comincia a pesare.
L’iniziativa ha avuto risalto come esempio di riqualificazione in assenza di grandi investimenti pubblici o privati. Un gruppo di associazioni e aziende dieci anni fa si è proposta di riqualificare la struttura. Un progetto, spiega Papa, nato dalla constatazione che Ferrara non ha imprese di grandi dimensioni ma ha molti lavoratori nel settore della cultura. Grazie ai fondi ottenuti da un bando dell’Anci e da un finanziamento regionale è stato possibile fare l’impiantistica di base della parte dello stabile destinata alle iniziative pubbliche, culturali e al co-working , lasciando alle imprese del consorzio i costi di risanamento dei locali in cui operano direttamente. A spingere associazioni e start up a investire sulla ex caserma è stata l’aspettativa di costruire uno spazio adatto ai propri bisogni in un contesto di forte relazione con gli altri soggetti presenti, con il quartiere e con la città, e contribuire allo sviluppo di buone pratiche. Una “sorpresa che apre al cambiamento” è lo slogan della Factory. Le aziende del consorzio, una decina, si occupano di comunicazione, eventi, architettura, fotografia, gestione aziendale web, consulenza informatica e ristorazione (nel cortile interno c’è una birreria) con il comune denominatore di un approccio innovativo sulla frontiera digitale. Poi ci sono i partner territoriali focalizzati su arte, teatro, formazione, meditazione. Di recente la Factory è diventata un caso di studio delle università di Milano Bicocca, Bergamo e Luiss, (attesa a breve la pubblicazione della ricerca) nell’ambito di un progetto per valutare l’impatto sociale di esperienze di riqualificazione e rigenerazione di questo tipo.

Oggi a due anni dalla scadenza della convenzione, mentre una parte dello stabile resta da riqualificare, il Consorzio si interroga sul suo futuro. I rapporti con il Comune di Ferrara sono “in divenire”, li definisce Papa lasciando trasparire perlomeno qualche interrogativo. Dopo la nascita della factory a Ferrara c’è stato un cambio di segno politico, da sinistra a destra, alla guida del Comune “e in generale questa amministrazione ha tenuto a marcare la differenza” rispetto ai suoi predecessori. “Non sappiamo bene quale sarà il destino di questo spazio ma a mio avviso sarebbe auspicabile una configurazione più aderente alla necessità attuali sia della città sia delle imprese che fanno parte del consorzio e vivono questo spazio”.
Le cose sono cambiate nel corso degli anni. Un esempio? La scuola di cinema “Blow up Academy”, nata qui, è cresciuta, e chiede maggiori spazi, un’esigenza antitetica rispetto ad altre nel consorzio. “Ma la convivenza è possibile oltre che auspicabile e c’è possibilità di una crescita collettiva. Stiamo ragionando – spiega ancora il direttore – su una nuova forma giuridica che possa disciplinare meglio i rapporti tra di diversi soggetti, come un partenariato pubblico-privato o una fondazione. Tenendo però saldi i pilastri su cui si poggia il progetto: il rapporto con l’amministrazione pubblica, la presenza di imprese innovative, la vocazione culturale e ricreativa e il fatto che Grisù svolge un servizio per il territorio sia in termine di spazi fruibili sia con una propria programmazione culturale. Quello che fa la differenza è la destinazione d’uso pubblica degli spazi. Mentre, non solo a Ferrara, la tendenza generale è quella di usare lo spazio pubblico a fini privati”.
Molto importante, sottolinea poi Papa, è uscire dalla logica dell’affidamento di breve periodo che non dà il respiro adeguato per mettere in campo quegli investimenti che potrebbero essere fatti e non lo sono con la convenzione vicina alla scadenza. Ma il futuro di Grisù è a rischio?, chiediamo. “Dai colloqui che abbiano avuto non si direbbe: la situazione è aperta ma chiunque riconosce l’impatto e il valore di quello che facciamo”.