LE IDEE ESPRESSE NELLE PRIME USCITE
PPP a traino pubblico: Squitieri indica una strada per il dopo-prelazione. Le due fasi: priorità al bando Invitalia, poi ricognizione
Sulla prima ripartizione dei fondi ERP, su cui sta lavorando con Invitalia, Squitieri precisa che “i fondi saranno ripartiti su base regionale in via virtuale e provvisoria, per poi essere assegnati agli enti territoriali, agli enti per la casa e alle regioni proprietarie di immobili ERP a valle delle richieste presentate in risposta al bando Invitalia”. Molto positivo e collaborativo l’incontro con il presidente dell’ANCE, Antonio Ciucci.

Felice Squitieri, commissario ERP del piano casa
IN SINTESI

La prima uscita alla Conferenza nazionale degli Ordini degli architetti di Felice Squitieri, nominato il 22 giugno commissario all’ERP del Piano casa, ha portato una ventata di novità di grandissimo rilievo non soltanto nell’attuazione del decreto legge 66, ma più in generale sulle politiche del Ministero delle Infrastrutture, con cui Squitieri per legge si deve raccordare (senza contare che la proposta per la nomina del commissario è arrivata proprio dal ministro Salvini). A pieno titolo, quindi, Squitieri fa parte della squadra del MIT e anche se dice che le posizioni assunte giovedì 16 luglio alla Conferenza “sono espressione del mio pensiero e non sono concordate con il MIT”, le indicazioni espresse con chiarezza dovranno necessariamente interloquire attivamente con il Ministero.
Il PPP a traino pubblico
Prima ancora di tornare sul Piano casa, il riferimento più interessante a questo proposito – che abbiamo già sottolineato nell’articolo di resoconto fatto da DIAC venerdì 17 luglio sulla Conferenza scaricabile integralmente qui – è l’affermazione di Squitieri di voler favorire un modello di Partenariato pubblico-privato che potremmo definire “a traino pubblico”. Squitieri parte dalla doppia considerazione che interventi con l’apporto dei privati saranno fondamentali in una fase che, dopo il PNRR, vedrà una riduzione dei fondi pubblici e, d’altra parte, non sarà affatto facile trovare privati che vorranno investire nelle proposte di PPP dopo la cancellazione del diritto di prelazione ad opera della sentenza della Corte di giustizia Ue del 5 febbraio scorso. Da qui l’idea del PPP a traino pubblico, particolarmente efficace – dice Squitieri – quando in gioco c’è la realizzazione di abitazioni e interventi di rigenerazione urbana. “Abbiamo enti pubblici, come il Demanio, che hanno beni immobili pubblici e la capacità di sviluppare progetti intorno a questi immobili”, ha detto Squitieri, che ha incalzato: “Questi enti pubblici devono sempre più imparare a sviluppare progetti di questo tipo, collegati a beni pubblici, perché questa è la strada giusta da perseguire per evitare diritti di prelazione mascherati che ci porterebbe solo verso altre sanzioni”.
In sostanza, nel modello Squitieri, l’ente pubblico che possiede un bene (un’area o un edificio non utilizzato o sottoutilizzato) e lo vuole utilizzare come leva di rigenerazione urbana o di un intervento residenziale pubblico, comincia a sviluppare un’idea progettuale, un progetto, che poi può mettere a gara. Il privato – questo Squitieri non l’ha detto – può intervenire in varie vesti di progettista, di realizzatore e di gestore. Il PPP in questo caso fa pensare a una concessione in cui il partenariato è dato dal pubblico che mette un bene e un’idea progettuale iniziale e il privato esercita capacità di sviluppo progettuale, realizzative e gestionali.
Qualcuno sta pensando al MIT che questa potrebbe essere una delle soluzioni per rilanciare il PPP? Non si tratterebbe certamente del project financing a iniziativa privata, previsto dall’articolo 193 del codice appalti, anche se lo scenario abbozzato da Squitieri, una volta che il settore pubblico si rendesse disponibile a percorrere questa strada, potrebbe avere infinite varianti e contribuire a ridare vitalità alla capacità di proposta del settore privato.
Anche perché l’altra strada . la riforma dell’articolo 193 – al momento resta bloccata. A dispetto dei facili ottimismi, che volevano l’emendamento di riforma del codice appalti approvato nel decreto legge Infrastrutture/PNRR, all’esame della commissione Bilancio del Senato, per ora nulla si è visto da parte del governo e i tentativi di origine parlamentare sono stati tagliati dal giudizio di ammissibilità. La strada resta ardua e sopratutto il MIT non presenterà l’emendamento finché non ci sarà un pieno accord con Bruxelles sul testo che ancora appare lontano.
Nel deserto di idee percorribili sul partenariato pubblico-privato a proposta privata, il modello Squitieri di PPP a traino pubblico potrebbe porsi al centro della scena e rappresentare l’unica soluzioni fattibile. Fondamentale, è chiaro, la risposta che daranno gli enti pubblici dotati di capacità progettuale alla sollecitazione avanzata da Squitieri.
Il Piano casa: Squitieri scandisce i tempi mettendo in fila le priorità
Su un altro punto, stavolta strettamente attinente all’impianto del Piano casa, Squitieri sembra aver conquistato la scena e ricevuto reazioni positive per le affermazioni fatte alla Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti. Sollecitato sulle attività di ricognizione del patrimonio pubblico non utilizzato o sottoutilizzato, che il decreto legge 66 gli affida come priorità del suo incarico, Squitieri ha dato invece una scansione temporale niente affatto scontata delle sue attività e dei suoi obiettivi, mettendo in fila le priorità secondo un ordine che gli è ben chiaro. Ebbene, la ricognizione può attendere, “sarà una fase due”, ha detto Squitieri. Ora l’urgenza è far partire gli interventi finanziabili con il miliardo di euro disponibile sul decreto (ma spalmato su più anni) e finalizzati al recupero degli alloggi ERP attualmente non utilizzabili. “Stiamo lavorando – aveva detto Squitieri – per definire i criteri per l’assegnazione finanziaria dei fondi con Invitalia che dovrà poi inserirli nel bando”.
A questo proposito, Squitieri fa ora anche una precisazione sulla prima ripartizione dei fondi. “I fondi del Piano Casa – precisa – non saranno divisi tra le regioni, bensì saranno ripartiti su base regionale in via virtuale e provvisoria, per poi essere assegnati agli enti territoriali, agli enti per la casa e alle regioni proprietarie di immobili ERP a valle delle richieste presentate in risposta al bando Invitalia”
L’incontro fra Squitieri e Ciucci (ANCE)

Squitieri ha anche incontrato venerdì scorso il nuovo presidente dell’ANCE, Antonio Ciucci (foto a lato). “Incontro molto positivo e collaborativo”, ha commentato ANCE, che al commissario ha detto di essere “pronta a dare il proprio supporto per l’attuazione del Piano”.
Ciucci ha colto l’occasione di questo primo incontro anche per invitare Squitieri a partecipare al convegno nazionale “Città nel futuro” che si terrà a ottobre a Roma, con un focus specifico sui temi della questione abitativa e della rigenerazione urbana.