PRIMA USCITA DEL COMMISSARIO AL PIANO CASA
Squitieri: “Al lavoro con Invitalia, il primo criterio per assegnare i fondi ERP è dividerli fra Regioni. Il PPP sarà a guida pubblica”
Alla Conferenza nazionale degli Ordini degli architetti si è discusso anche della legge delega sull’edilizia. Il presidente del CNAPPC Panci e il segretario Guernieri: “Urgente chiarezza sulle norme, chiudere il periodo delle deroghe”. La relatrice Mazzetti ottimista: prima della pausa estiva voteremo gli emendamenti, a settembre approvazione della Camera”.

Felice Squitieri, commissario ERP del piano casa
IN SINTESI
Alla Conferenza nazionale degli Ordini degli Architetti, organizzata dal CNAPPC, si è discusso ieri pomeriggio di legge delega sull’edilizia e di Piano casa. La notizia che è venuta fuori dal confronto fra i parlamentari Erica Mazzetti (Forza Italia), Chiara Braga (Pd), Elisa Montemagni (Lega) e Massimo Milani (FdI) è che la maggioranza sta tentando una accelerazione in commissione Ambiente della Camera dell’esame del testo del governo. Mazzetti, che è la relatrice del provvedimento, ha detto di aver chiesto all’ufficio di presidenza che si è tenuto mercoledì in commissione di calendarizzare la votazione degli emendamenti la prossima settimana, “con l’obiettivo di concludere le votazioni prima della pausa estiva, per poi approvare la legge in Aula a settembre”. Mazzetti ha detto di aver ricevuto i pareri del MIT a tutti i 400 emendamenti e che questo consente l’accelerazione auspicata dalla maggioranza (macano però i pareri di altri ministeri).
L’urgenza della legge delega prima e dei decreti attuativi che portino alla riforma del Dpr 380/2001 è stata ribadita più volte sia dal presidente del CNAPPC, Alessandro Panci, sia dal segretario, Cristiano Guernieri. “Non possiamo buttare via il lavoro svolti in tutti questi anni e riteniamo fondamentale che si approvi al più presto una legge che indichi una direzione nazionale”, ha detto Panci. “Dobbiamo chiudere la fase delle deroghe – ha detto Guernieri – e restituire certezza alle norme anche per evitare di essere in balìa delle decisioni delle singole Regioni e delle interpretazioni dei giudici”. Concetti con cui si è detta totalmente d’accordo Montemagni, sottolineando tre priorità: semplificare le procedure, uniformare le piattaforme digitali, definire i LEP per dare unifomità alle prestazioni sul terriorio.
Anche la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, ha riconosciuto la volontà della maggioranza di accelerare l’esame e per certi versi ha apprezzato lo sforzo di recuperare un passo più spedito dopo mesi di stallo, ma ha espresso forti critiche ai contenuti della legge. In particolare, ha evidenziato “il rischio che una riforma della normativa edilizia senza procedere anche a una riforma della legge urbanistica del 1942 porti a un allargamento del perimetro delle norme edilizie e a una invasione del campo normativo dell’urbanistica, cosa che porterebbe una enorme confusione e rischi di incostituzionalità”. Massimo Milani ha invece spiegato come l’approvazione della riforma del testo unico dell’edilizia deve essere l’occasione non solo di “ridare organicità alle norme per limitare le interpretazioni dei giudici, ma anche di accelerare i processi di digitalizzazione delle pratiche edilizie”.
Per quanto riguarda il Piano casa, è evidente che il ruolo del Parlamento sia limitato dopo la conversione in legge del Dl 66, tuttavia sono arrivate dalla maggioranza indicazioni perché nella fase attuativa si possa ancora migliorare il provvedimento e renderne più fluida la sua attuazione. Montemagni ha ricordato la necessità di reperire altre risorse, Mazzetti ha auspicato che sia possibile “introdurre più flessibilità sulle quote 70-30 per l’edilizia convenzionata”, Milani ha ricordato il suo emendamento che ha reso più facili gli investimenti commerciali nei programmi integrati del terzo pilastro e ha auspicato che questi interventi possano essere la leva per operazioni di rigenerazione urbana in alcune aree di degrado storico “come a Bagnoli a Napoli, in un paio di aree a Roma e a Milano”. Tutti hanno convenuto che è ormai tramontato, come scritto da DIAC in questo articolo, l’intervento di CDP Real Asset che avrebbe dovuto contare su miliardo di risorse PNRR non spese. Braga ha invece ribadito le critiche molto dure del Pd al Piano casa “che in nessun modo ha dato seguito alle indicazioni che pure erano venute dal Piano casa europeo e ha tagliato fuori interi mondi che storicamente hanno avuto un ruolo fondamentale nel residenziale, come le cooperative”.
L’intervento del commissario Squitieri
Ma la star del pomeriggio è stato il commissario all’ERP, Felice Squitieri, alla sua prima uscita pubblica da quando, il 22 giugno, è stato nominato. Squitieri ha spiegato il lavoro che ha avviato. “Abbiamo completato la squadra con un subcommissario, un dirigente e due funzionari – ha detto Squitieri – e stiamo lavorando per definire i criteri per l’assegnazione finanziaria dei fondi previsti dalla legge per l’ERP, che ammontano per ora a un miliardo e sono spalmati negli anni, non saranno quindi esauriti al momento in cui scadrà il mio mandato a fine 2027. Sui criteri – ha raccontato Squitieri – siamo già al lavoro con Invitalia che dovrà poi inserirli nel bando. Posso dire che inizialmente queste risorse saranno distribuite, provvisoriamente, su base regionale”.
Squitieri ha detto di considerare sottostimata la cifra di 60mila alloggi ERP da recuperare e che “secondo certe stime sarebbero almeno centomila, ma non vogliamo dare numeri a caso e per questo facciamo una ricognizione puntuale che ci consenta di stimare un numero corretto”. Il commissario ha molto insistito sul ruolo fondamentale che avranno gli architetti per garantire la qualità degli interventi in rapporto con i territori. A livello centrale un posto nella cabina di regia che svolge anche il monitoraggio degli interventi dovrebbe essere assegnato proprio al CNAPPC.
Squitieri ha poi parlato del compito principale che gli affida la legge, la ricognizione degli immobili pubblici “sottoutilizzati o inutilizzati” che potranno poi essere destinati a interventi di ristrutturazione come quelli del primo pilastro ERP, a interventi di edilizia residenziale sociale, anche in partenariato pubblico-privato, a operazioni di rigenerazione urbana. “Questa è per noi la seconda fase che avvieremo subito dopo aver completato il lavoro sui criteri per il bando di Invitalia”.
In realtà, però, Squitieri sta già lavorando alle due gambe previste dal decreto legge 66 per questa ricognizione: quella che avviene attarverso avvisi che sollecitino le amministrazioni, gli enti pubblici e le aziende pubbliche non quotate a segnalare immobili da destinare a queste operazioni; e quella che acquisisca invece i dati del lavoro di ricognizione già svolto dalla cabina di regia del MEF, coordinata dalla sottosegretaria Lucia Albano, con il Demanio. Squitieri ha detto di avere già fissato un incontro con la Albano, proprio per fare il punto su questo aspetto.
Squitieri: il partenariato pubblico-privato deve nascere dallo sviluppo di progetti da parte pubblica, questa è la risposta corretta alla fine del diritto di prelazione
Interessate l’interpretazione di Squitieri del partenariato pubblico-privato dopo la sentenza della Corte di giustizia Ue che ha affondato il diritto di prelazione. “Abbiamo enti pubblici, penso al Demanio, che hanno una capacità di sviluppare progetti – ha detto Squitieri – e sempre più devono imparare a farlo, perché la risposta alla sentenza della Corte di Giustizia Ue che ha cancellato il diritto di prelazione, non può essere quella di una riforma che riproponga un diritto di prelazione mascherato, sarebbe una risposta sbagliata che ci porterebbe solo verso altre sanzioni, mentre la risposta corretta è che deve fare ora il pubblico quello che prima faceva il privato, prendere i propri immobili e sviluppare progetti su quelli, o almeno iniziare, e poi mettere a gara, assegnare le gare, anche in collaborazione con i Comuni. Questo richiede un lavoro nuovo che ha bisogno di strutture interne nuove e di formare funzionari che lo sappiano fare”.