IL TESTO DELLA RELAZIONE

Metodi di calcolo, dati da aggiornare, bonifiche, analisi sul sistema intermodale: tutte le prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul Ponte

La delusione dal fronte ambientalista: “Un parere positivo che accelera i tempi della delibera del Cipess, un teatrino delle parti dove ciascuno con le prescrizioni potrà affermare di ‘averlo detto’ senza però prendersi la responsabilità di fermare l’opera. Ci prepariamo al Tar con relativa richiesta di sospensiva”.

13 Ago 2026 di Mauro Giansante

Condividi:
Metodi di calcolo, dati da aggiornare, bonifiche, analisi sul sistema intermodale: tutte le prescrizioni del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul Ponte

Il documento è di 353 pagine e ripercorre e aggiorna la storia tecnica e normativa del Ponte sullo Stretto di Messina. Meglio, del “collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria”. Un’opera definita nel testo approvato lo scorso 6 agosto, e visionato integralmente da Diario Diac, come un “sistema ad elevatissima complessità non solo per la complessità intrinseca di ognuna delle opere che lo compongono ma anche per il grado di interazione che deve essere garantito tra le diverse opere stesse”.

Norme post-2011, metodi di calcolo da aggiornare, bonifiche: le prescrizioni al Ponte

Cosa c’è, allora, nel parere espresso pochi giorni fa dal Consiglio superiore dei lavori pubblici? Un po’ lo avevamo raccontato qui e qui. Numerose prescrizioni e raccomandazioni che dovranno essere rispettate per procedere con la progettazione esecutiva. Andando nel dettaglio, per gli eventi incidentali il Cslp spiega anzitutto “che il ricorso al codice di calcolo utilizzato nel progetto definitivo sia da contestualizzare nell’ambito del livello di conoscenza dell’epoca, tuttavia per un’opera così complessa come quella del Ponte si ritiene di prescrivere che in fase di progettazione esecutiva siano utilizzati i più recenti ed avanzati modelli e metodi di calcolo di simulazioni numeriche, aventi validità generale, riconosciuti al livello internazionale, e consolidati nella letteratura tecnico-scientifica di settore”. Più nello specifico, si prescrivono “studi basati sull’analisi della fluidodinamica computazionale che analizzino per i vari scenari di pericolo gli effetti degli incendi e/o di esplosioni (ivi incluso la contemporanea presenza del vento) dovuti a cause accidentali sui principali elementi strutturali del Ponte (pendini, cavo principale, torri, travata)”.

Per la fase A si indica di “effettuare le relative analisi di rischio dimostrando che il livello di rischio delle strutture è accettabile in caso di incendi/esplosioni” e perseguire “l’obiettivo di una necessaria compartimentazione strutturale, in modo che attraverso la disposizione di opportuni collegamenti, il collasso locale di alcuni elementi strutturali in caso di incendi e/o esplosioni non si propaghi ad altri elementi strutturali e/o all’intero impalcato, causandone eventualmente il pericolo di crollo”. Quanto alla fase di sviluppo vero e proprio del progetto, la B, vengono richiesti approfondimenti e test sulle vernici; “l’impiego dei più avanzati ed automatici sistemi tecnologici di protezione attiva anche a schiuma” e presidi fissi per gli incendi.

Venendo al tema impiantistico, trova conferma quanto anticipato già su questo giornale sul rispetto delle norme post 2011. Premette la relazione, infatti, che “la parte impiantistica necessita di una revisione sia per gli aggiornamenti alle nuove normative sia perché molti componenti di progetto non sono più sul mercato. Pertanto, l’approccio dell’esame impiantistico per il parere è vincolato ad una visione di tipo generale sugli aspetti di tipo metodologico di progetto e di tipo prestazionale ed energetico per alcuni impianti e componenti e viene articolato per tematiche”.

Quanto al rischio sismico, “si conferma la necessità di prevedere elasticità e flessibilità degli impianti antivibrazioni e deformazioni”. Viene poi prescritto “di procedere ad una modellazione della distribuzione e dei potenziali delle correnti che tenga conto della struttura metallica del ponte per cui la protezione più idonea alla mitigazione dei fenomeni è certamente quella passiva, conseguibile con il confinamento delle correnti di ritorno della trazione sui binari”. Di seguito, le prescrizioni e raccomandazioni avanzate dall’assemblea:

Sempre sugli aspetti impiantistici, poi, il parere ricorda che va definito “un chiaro piano esigenziale complessivo e una programmazione e pianificazione del probabile adeguamento della rete Terna in coordinamento con la realizzazione dell’intero intervento”. Vanno revisionate in toto “le calcolazioni degli impianti perché la componentistica progettata è ormai superata”.

Per le gallerie stradali “si prescrive di analizzare soluzioni alternative al principio enunciato nella relazione SS0984_F0 che stabilisce come per gallerie di lunghezza inferiore a 1700 m si prevede una unica cabina elettrica di alimentazione”. Per quelle ferroviarie, invece, “si prescrive di analizzare ai fini della sicurezza di esercizio soluzioni alternative al numero ridotto di cabine per le gallerie ferroviarie, solo 3 per la galleria Santa Cecilia di 11 km. L’adozione di un numero ridotto di cabine comporta in particolare l’adozione di lunghi circuiti per i quali si evidenzia l’esigenza di dimostrare l’affidabilità del sistema, il sicuro funzionamento e il sicuro coordinamento della protezione per le utenze alimentate a valle del sistema 1 kV”. In più, “se la scelta finale è quella di adottare la tensione di 6 kV per la distribuzione elettrica sul ponte, affinché sia garantita la possibilità di alimentare la distribuzione MT in soccorso, nel caso di mancanza di una alimentazione ordinaria, sia dal lato Sicilia che dal lato Calabria, l’Assemblea prescrive, in Fase A del PE, che la potenza di trasformazione deve essere sufficientemente adeguata anche ai fini di garantire la manutenzione dei trasformatori e dei componenti generali”.

In ambito stradale, invece, le indicazioni dell’assemblea riguardano principalmente il coordinamento plano-altimetrico per gli svincoli interessati  Per l’ambito ferroviario, troviamo tra le dodici prescrizioni e raccomandazioni le richieste di verifica di compatibilità con le opere Rfi in corso.

Tra le prescrizioni e raccomandazioni geotecniche ci sono: l'”adeguamento ed approfondimento del piano delle indagini, finalizzato a definire con la dovuta accuratezza il profilo stratigrafico, le caratteristiche meccaniche, idrauliche e sismiche dei terreni interessati dalle opere in progetto”; la riverifica degli “stati limite ultimi delle fondazioni e delle opere accessorie” e che “il dimensionamento del rivestimento definitivo di ciascuna galleria sia accompagnato da specifiche verifiche strutturali a lungo termine, che considerino un decadimento della resistenza del prerivestimento, più o meno marcato in funzione dei materiali e delle condizioni ambientali attese”.

Infine le bonifiche: “i sedimi interessati dal processo di realizzazione dell’opera dovranno essere oggetto di Bonifica Sistematica Terrestre (BST)/Subacquea (BSS) da eventuali ordigni esplosivi residuati bellici”. Ma anche in questo caso “l’adeguamento normativo evidenziato nella RP non è del tutto allineato all’attuale quadro legislativo (cfr. “Aggiornamento per intervenute normative”)”. Ecco perché “in relazione a quanto precede, il PE dovrà essere redatto in applicazione dei contenuti delle citate Direttive GENBST-001 e GEN-BSS-001 ed. 2025. In particolare, le condizioni tecnico-operative di bonifica dovranno essere contenute nei relativi elaborati denominati “Documento Unico di Bonifica” (DUB) che il “Soggetto richiedente”, avvalendosi di operatore economico specializzato, dovrà redigere prima dell’avvio delle operazioni di bonifica ed inoltrare ai competenti Organi Esecutivi Periferici (10° Reparto Infrastrutture dell’Esercito e Comando Logistico della Marina Militare) per l’emissione dei relativi pareri vincolanti”.

Ambientalisti già pronti al ricorso al Tar

Spiega una fonte del fronte ambientalista a Diac che “purtroppo il parere è formalmente positivo e quindi accelererà la delibera Cipess. Il Consiglio non nega le problematicità e dice che mancano ancora importanti elementi conoscitivi che prescrive, ma essendoci la norma che consente la cantierizzazione per fasi separate rimette gli approfondimenti alla progettazione esecutive di queste. Non si pone il problema ovviamente, perché non di sua competenza, che per fare la fase esecutiva bisogna dare l’appalto e sottoscrivere le penali. Esattamente come aveva fatto la commissione Via”.

“E’ un teatrino delle parti – spiega ancora – dove ciascuno con le prescrizioni potrà affermare di ‘averlo detto’ ma nessuno si prende la responsabilità di fermare l’opera. Prepariamoci al Tar con relativa richiesta di sospensiva”. La storia del Ponte continua.

Argomenti

Argomenti

Accedi