l'esame del Ddl in commisisone Ambiente al Senato

Legge RICOSTRUZIONI: deroghe, competenze, fondi, professionalità i nodi da sciogliere

Il provvedimento punta a creare un modello uniforme di intervento post-calamità che definisca punti fermi comuni a tutti gli interventi post-calamità. Mantini: “L’obiettivo è far uscire l’Italia dalla logica delle emergenze continue”. Molte le obiezioni e le correzioni richieste ieri in audizione. I comuni chiedono un fondo statale che finanzi le spese dell’emergenza e della ricostruzione senza gravare sulle casse dei comuni. I costruttori temono l’assenza di coordinamento fra diversi livelli nonostante i passi avanti come la conferenza permanente e temono che troppo deroghe ledano la concorrenza. Per Anac servono competenze professionali spcifiche negli organigrammi dello Stato e interventi che non si limitino a riprodurre la situazione preesistente, ma introducano innovazioni in linea con i tempi. La Rete delle professioni tecniche rilancia il Piano nazionale di prevenzione sismica.

21 Gen 2025 di Giorgio Santilli

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La commissione Ambiente del Senato accelera l’esame del disegno di legge sulle ricostruzioni post-calamità (DDL 1294), elaborato in prima battuta durante il governo Draghi e poi portato avanti dal governo Meloni con il ministro Musumeci che lo ha portato all’approvazione della Camera in prima lettura. “Il provvedimento – spiega Pierluigi Mantini che ha coordinato il lavoro tecnico-giuridico di scrittura del provvedimento in sede governativa – contiene l’idea di far uscire l’Italia, il suo territorio bellissimo ma fragile, dalla logica delle emergenze continue, delle ricostruzioni caso per caso, del commissario straordinario del giorno dopo, delle cento leggi, delle mille ordinanze, dei labirinti delle procedure. Ora la direzione di marcia è un’altra. Un solo codice o legge quadro, con principi comuni nazionali, un solo Dipartimento forte presso la Presidenza del consiglio, accanto a quello di Protezione civile, piattaforme digitali per i quadri conoscitivi territoriali, poteri di deroga temperati, un rapporto organico tra amministrazione politica e corpi tecnici, un’organizzazione stabile dove sedimentare le molte competenze specialistiche del paese e, soprattutto, un modello di governo multilivello e condiviso tra Stato, Regioni, Comuni”.

Ance: limitare i poteri di deroga

Proprio sui poteri di deroga è arrivata la principale obiezione dell’associazione nazionale dei costruttori. “Per quanto attiene alla ricostruzione pubblica – ha detto Ance – si conferma, in linea generale, il favor per la predisposizione di un corpus di norme finalizzato a definire un quadro giuridico uniforme per il coordinamento delle procedure e delle attività successive agli eventi calamitosi. È, questa, infatti una soluzione che potrebbe scongiurare il ricorso, avvenuto sistematicamente nel recente passato, a procedure eccessivamente derogatorie che rischiano di compromettere la concorrenza e la trasparenza nella fase di affidamento degli interventi di ricostruzione”.
Sotto questo aspetto, è quindi positiva per Ance, “la previsione di condizioni rigorose che limitano l’utilizzo delle procedure emergenziali ai soli casi in cui vi sia l’impossibilità di procedere al rientro nell’ordinario, una volta cessato lo stato di emergenza di rilievo nazionale”. È altrettanto vero, però, che, “tra queste viene contemplata la facoltà per il commissario di adottare ordinanze in deroga alla normativa dei contratti pubblici, reiterando quindi la possibilità di ricorrere a procedure a concorrenza ridotta, una volta cessato lo stato di emergenza. Per evitare di penalizzare oltremodo il mercato, sarebbe invece auspicabile che, una volta cessato lo stato di emergenza, la cui durata dovrebbe essere funzionale ad un ripristino delle condizioni di ordinarietà, la successiva fase di ricostruzione avvenisse nel rispetto delle disposizioni del Codice dei contratti pubblici”.

Anci: i costi non possono gravare sui comuni

L’Associazione nazionale dei comuni, “pur giudicando positivamente l’impianto generale del provvedimento, residua una criticità dovuta alla necessità di garantire risorse finanziarie, strumentali ed umane agli enti locali che si trovano a gestire non solo l’immediata emergenza post calamità naturale ma, e soprattutto, gli oneri della successiva ricostruzione di immobili pubblici e privati. Tale peso, amministrativo e finanziario, non può gravare sui Comuni – ha ammonito l’Anci – . E invece il provvedimento prevede che i Comuni operino ‘con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente’. Questa è una disposizione che rende molto difficile, per i Comuni, sostenere i compiti straordinari richiesti dalla ricostruzione”. Fra le funzioni esplicitamente attribuite ai Comuni la gestione delle macerie, l’erogazione di contributi per la ricostruzione privata, l’approvazione dei nuovi piani urbanistici, la progettazione delle opere pubbliche. L’emendamento proposto dall’ANCI chiede, invece, che tali attività “straordinarie” siano finanziate dal fondo dedicato alla ricostruzione, previsto dall’articolo 6 della legge de qua. Corollario di tale richiesta di correttivo è la necessità di poter derogare ai vincoli di spesa per l’assunzione di personale a tempo determinato.

Rete professioni tecniche rilancia il Piano nazionale di sicurezza sismica

La Rete delle professioni tecniche ha detto di apprezzare le linee del provvedimento, ma ha rilevato che “l’individuazione di troppi soggetti coinvolti non chiarisce ‘chi deve fare cosa’ e la creazione di nuove strutture burocratico-organizzative rischia di creare conflitti di competenze”. A questo proposito si suggerisce un intervento di interpretazione autentica che attribuisca “competenze generale e residuale al commissario straordinario di volta in volta nominato, allo scopo di evitare, almeno in parte, tale sovrapposizione”. RPT chiede anche di valorizzare le competenze, a livello nazionale e locale, dei professionisti dell’area tecnica, non solo a livello di struttura di supporto del commissario, ma anche a livello locale, attraverso gli Ordini territoriali, come già accaduto in precedenti calamità. RPT sottolinea infine l’importanza di un Piano nazionale di prevenzione sismica per migliorare la sicurezza degli edifici e ridurre i rischi sismici.

Busìa (Anac): non riprodurre situazioni preesistenti ma innovare

Anche per il presidente di Anac, Giuseppe Busìa, vi sono “diversi margini di miglioramento” per la legge quadro in materia di ricostruzione post-calamità. “Un provvedimento molto importante – ha sottolineato Busia – ma riteniamo che, dopo le correzioni suggerite da Anac e accolte dalla Camera, ci siano ulteriori margini di miglioramento, seguendo tre presupposti: la ricostruzione non deve mirare solo a ripristinate quanto esisteva, ma anche a dare una spinta per l’innovazione e per accrescere l’attrattività dei territori; è importante creare competenze specifiche sulla ricostruzione nelle stazioni appaltanti, a partire dalle centrali di committenza; è fondamentale la trasparenza e il coinvolgimento della popolazione per avere una partecipazione attiva”.

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