La stabilizzazione ANAC dell’affidamento senza piattaforme digitali per gli appalti sotto i 5mila euro e la partita (per niente facile) con il Parlamento

È arrivata la proroga dell’ANAC alla corsia semplificata, decisa in deroga ai percorsi della digitalizzazione, per gli affidamenti sotto i 5.000 euro. Il 18 giugno scorso l’ha disposta un comunicato del Presidente Busìa, come già successo in passato. L’accoglienza è stata, al solito, di sollievo fra molte stazioni appaltanti che non dovranno passare per le PAD (Piattaforme di Approvvigionamento Digitale) e avevano chiesto la proroga, in vista della scadenza del 30 giugno.

Stavolta, però, ci sono due elementi di novità molto rilevanti rispetto al passato.

22 Giu 2025 di Giorgio Santilli

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Il primo è che la proroga disposta dall’ANAC è sine die e fa quindi ritenere che siamo in presenza di una stabilizzazione implicita di quella che doveva essere una deroga straordinaria ed eccezionale alla piena digitalizzazione dei contratti pubblici tramite le Piattaforme di Approvvigionamento Digitale certificate (PAD). Una stabilizzazione che l’ANAC decide in assenza di una norma del codice appalti che la preveda.

La seconda novità arriva dal Parlamento ed è, da una parte, una conferma della diffusa volontà – anche politica – di stabilizzare la deroga per semplificare la vita a stazione appaltanti e forse piccole imprese; dall’altra sembra aprire però un nuovo confronto fra ANAC e mondo politico. Il riferimento è ai quattro emendamenti identici presentati da una pattuglia trasversale di deputati di Azione, Lega, Pd e +Europa all’articolo 2 del decreto legge Infrastrutture (73/2025) all’esame della Camera: queste modifiche mirano – come la decisione ANAC – a stabilizzare la deroga all’uso delle PAD per affidamenti sotto i 5mila euro, lasciando per altro all’ANAC di definire le modalità di acquisizione dei CIG.

Norma di copertura dell’azione ANAC, quindi in linea con l’Autorità presieduta da Giuseppe Busìa? Sì e no.

Perché, se è indubbio che fra le due posizioni – quella di ANAC e quella dell’emendamento – ci sia una convergenza e che i parlamentari usino un insolito tono da Galateo nei confronti di ANAC, è altrettanto vero che l’emendamento sembra fare riferimento a una deroga universale e generalizzata, mentre quella disposta dall’ANAC non lo è affatto. Non basta dire “l’Anac faccia come vuole”, le regole le stabilisce la legge. 

La nuova proroga contenuta nel Comunicato del Presidente ANAC è destinata, infatti, esclusivamente a specifiche categorie: istituti scolastici, piccoli comuni ed enti pubblici. Inoltre, queste stesse categorie potrebbero avvalersene soltanto nel caso di impossibilità o di difficoltà nell’utilizzo delle PAD. Per tutte le altre stazioni appaltanti l’uso delle PAD resta obbligatorio.

In questa differenza neanche tanto sottile si apre uno spazio di confronto politico tutt’altro che scontato. Come, d’altra parte, è tutt’altro che scontato l’esito più complessivo della discussione parlamentare sull’emendamento in questione, considerando le assenze, fra i promotori, di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi moderati, cioè tre gambe su quattro della maggioranza. Anche la posizione del governo non è nota sulla questione. Non è scontato, quindi, detto in altri termini, che la maggioranza lanci questo salvagente all’ANAC.

D’altra parte, neanche il regime diversificato fra categorie di stazioni appaltanti adottato dall’ANAC trova alcun riscontro nel codice appalti, che prevede per tutte le stazioni appaltanti, qualificate o meno, l’obbligo di utilizzare le PAD.

Anche questo aspetto della deroga disposta dall’ANAC è, quindi, senza copertura legislativa. Gli emendamenti potrebbero allora intervenire a sanare del tutto la posizione ANAC disponendo nella norma la deroga parziale (solo per alcune categorie di SA) oppure potrebbero disporre una deroga totale (imponendo all’ANAC di adeguarsi) o ancora potrebbero lasciare tutto com’è, evitando di coprire le spalle all’Autorità. La partita rischia di complicarsi molto, considerando che il Mit finora non si è pronunciato e non ha mai troppo sposato le posizioni ANAC.

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