IL CDM HA APPROVATO IL DECRETO ULTIMO MIGLIO
Pnrr, il nuovo fondo acqua parte con vecchie priorità: 285 milioni per diga di Campolattaro e Peschiera
Tre opere stralciate dal programma principale del Pnrr perché fuori tempo massimo recuperate con lo strumento finanziario da 1 miliardo che doveva essere innovativo. Dal decreto cancellata la società per il materiale rotabile mentre resistono la riforma degli investimenti Fs e le gare per Intercity e regionali. Resta l’anticipazione alle imprese del 10% sulle riserve iscritte per le opere Pnrr.

MATTEO SALVINI MINISTRO DEI TRASPORTI E DELLE INFRASTRUTTURE
Fondo innovativo da un miliardo di euro per favorire i progetti di collaborazione fra pubblico e privato, per premiare i gestori industriali dell’acqua più efficienti, per finanziare gli interventi di adattamento ai cambiamenti climatici? Oppure mero finanziamento di un piano, il PNIISSI, nato vecchio, con progetti regionali che guardavano più indietro che avanti? Diario DIAC aveva posto questo quesito strategico nell’articolo del 22 gennaio (si legga qui) e il giorno dopo era venuta, al convegno organizzato da Astrid, una risposta incoraggiante con l’idea ministeriale che sarebbero stati premiati, nei prossimi bandi, i progetti con una quota di cofinanziamento più alta (si legga qui).
Si immaginava di trovare traccia di questo approccio riformistico virtuoso nel decreto legge “Pnrr ultimo miglio” che all’articolo 24 detta le prime regole per questo Strumento finanziario introdotto con la sesta revisione del Piano italiano (M2C4-Investimento 4.5); invece, della virtù non c’è nessuna traccia. Come successo anche con la cancellazione della società per il materiale rotabile, la Rosco (Rolling Stock Company) in campo ferroviario, il ministero delle Infrastrutture sembra aver smarrito la vena riformistica che aveva fortemente caratterizzato gli ultimi mesi della gestione Pnrr (unico ministero a guardare davvero avanti).
Vero è che resta al comma 7 l’indicazione che le risorse – un miliardo dal Pnrr più altri stanziamenti nazionali di importo marginale (39,8 milioni di vecchi residui di Invitalia che gestirà le assegnazioni dal fondo) – “sono finalizzate al riconoscimento, anche a titolo di cofinanziamento, di contributi a fondo perduto, di contributi in conto interessi, ovvero mediante la partecipazione in fondi rotativi o altri strumenti finanziari destinati al cofinanziamento di interventi infrastrutturali nel settore idrico ricompresi” nel PNIISSI. E che “possono accedere ai contributi dello Strumento i gestori del servizio idrico integrato”.
Ma i due inserimenti nell’ultima versione, diramata ieri per il Cdm che ha poi approvato il decreto, non vanno certo nel senso dell’annunciata riforma innovativa. Due novità che semmai impongono una frenata al fondo come leva di innovazione e coincidono con le due categorie di beneficiari dei contributi del fondo: alla lettera b) ci sono le opere già inserite nel PNIISSI, ma è stata cancellata la possibilità di fare un piano stralcio ad hoc, che avrebbe potuto essere aperto con un bando innovativo finalizzato a promuovere le partecipazioni pubblico-privato; alla lettera a) si prevede un finanziamento ad hoc per 285 milioni per vecchi progetti da completare, già inseriti nell’allegato IV del decreto legge 77/2021 (quello delle procedure ultraspeciale e il passaggio al comitato speciale del Consiglio superiore dei lavori pubblici) e poi commissariati, stralciati ora dal capitolo idrico principale del Pnrr a causa dei ritardi, per entrare nello strumento finanziario che ha tempi proiettati in avanti oltre il 2026. Con questo travaso lo strumento innovativo diventa camera di compensazione per opere che non sono riuscite a rispettare la scadenza del 2026. Si tratta della diga di Campolattaro (finanziamento Pnrr 205 milioni), dell’adduttrice Ottavia-Trionfale del sistema acquedottistico del Peschiera-Capore (finanziamento Pnrr 23 milioni) e del primo lotto del nuovo acquedotto Marcio (finanziamento Pnrr 57 milioni).
Anche nella lettera b) ci sono già prenotazioni per legge di finanziamenti per due opere: l’adeguamento e la messa in siscurezza della cassa di laminazione del fiume Secchia (2 milioni) e il recupero di bacini del fiume Marecchia (12,2 milioni circa).
Restano nel decreto le altre due riforme ferroviarie, oltre alla Rosco (programmazione degli investimenti e gara per Intercity e Regionali), e la norma che consente l’anticipazione del 10% alle imprese che hanno scritto riserve sulle opere Pnrr. Norma per garantire liquidità alle imprese impegnate con i cantieri, come aveva detto il viceministro Rixi, e che esplicitamente premia anche i general contractor, primo fra tutti Webuild che è certamente l’impresa più impegnata sul fronte delle opere Pnrr.