LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ASTRID DI MAZZOLA
“Acqua, collaborazione pubblico-privato”. Fniissi, saranno premiate opere con co-finanziamenti alti
Il viceministro Rixi (a destra in foto con Mazzola): “Un Dipartimento a Palazzo Chigi può non essere la soluzione, la semplificazione è una priorità”. Fitto: “Priorità subito per la Ue, ma la svolta è con il bilancio 2028-2034”. Un regolamento concordato con la Ue limiterà le risorse Fniissi a progetti che avranno anche altri finanziamenti pubblici e privati.
IN SINTESI
Il regolamento attuativo del nuovo Fondo nazionale per gli investimenti infrastrutturali e la sicurezza del settore idrico (Fniissi) che eredita un miliardo di risorse Pnrr non spese per lanciare un nuovo programma di investimenti idrici (si veda qui l’articolo di ieri di Diario DIAC) premierà con un punteggio alto le proposte di progetto che potranno contare su co-finanziamenti sia pubblici che privati. Questa soluzione – che porterà all’apertura di un’altra finestra per la presentazione di proposte con una nuova selezione, senza la necessità di attingere agli 814 progetti del Pniissi attuale, come invece sostiene la bozza di decreto legge fatta circolare nei giorni scorsi – è stata concordata dal MIT con Bruxelles che ha chiaramente fatto sapere di volere criteri rigorosi per favorire i co-finanziamenti e, quindi, un uso più efficiente delle risorse europee.
In questa luce non sarà tanto utile neanche la seconda finestra per la presentazione di proposte al Pniissi, che si è chiusa ieri e che era stata impostata con i vecchi criteri di selezione. Basta, d’altra parte, scorrere l’elenco dei 418 interventi dell’attuale Pniissi per verificare che, a fronte di un costo stimato di 12.431 miliardi, il finanziamento Pniissi richiesto ammonta a 12,004 miliardi. Differenza “autofinanziata” dal proponente o da altre fonti: 427 milioni pari al 3,4%.

La questione posta ieri da Diario DIAC – come sia possibile premiare i progetti di collaborazione pubblico-privato se nel piano gemello che porta i progetti da finanziare, il PNIISSI, tutte le proposte sono pesantemente pubbliche? – ha dunque trovato varie conferme alla presentazione, organizzata da Franco Bassanini, del libro Astrid curato da Rosario Mazzola.
Non che si sia parlato esplicitamente del regolamento (quella notizia viene da fonti riservate di DIAC da Roma e da Bruxelles). Però si è ribadito – ed è stato un coro unanime – che nella fase che si apre la collaborazione pubblico-privato è essenziale e strategica, considerando anche che le risorse derivanti da tariffa e quelle pubbliche a fondo perduto non sono sufficienti.
Mazzola: una programmazione troppo bottom up

Secondo punto, confermando indirettamente la qualità non proprio elevatissima delle 418 proposte dell’attuale Pniissi, lo stesso Mazzola ha detto che quel Piano “è frutto di una programmazione bottom-up, mentre è necessario utilizzare contemporaneamente anche una programmazione top-down: un piano nazionale non può che essere l’insieme delle pianificazioni di distretto”. Tradotto, significa che l’attuale Pniissi è in gran parte una raccolta di progetti dal territorio che, nonostante il tentativo di introdurre metodi di valutazione tecnico-economica, non ha espresso una programmazione coerente ed efficace. Un’analisi che in sé propone già una modifica dei criteri di selezione dei progetti. Mazzola ha poi riproposto due suoi cavalli di battaglia: risorse programmate e stabili nel tempo (e adesso il Fniissi può aiutare ma non basta) e coordinamento centrale affidato a un dipartimento ad hoc a Palazzo Chigi.
Giuliano Amato: governance multilivello con progettazione unica dal centro

La collaborazione pubblico-privato non è stato l’unico tema trattato ieri nella biblioteca dell’Istituto Treccani, dove si svolgeva la presentazione. Il dibattito si è contraddistinto, semmai, per la sua larghezza e ampiezza di tematiche. Giuliano Amato, nel suo intervento introduttivo, aveva già toccato alcuni temi essenziali ereditati dal Pnrr. “Il Pnrr – ha detto – ci ha insegnato a pianificare meglio, ma ora dobbiamo fare ulteriori passi avanti dove non siamo riusciti: in settori complessi come quello dell’acqua, è sicuramente necessaria una governance multilivello, ma l’importante è che lo Stato si assuma il compito non solo di coordinamento, ma anche di una progettazione unica all’interno della quale si collochino le azioni e i tempi di tutti gli altri soggetti”. Un coordinamento non sulla carta, quindi, ma che “faccia seguire al disegno, anche il coinvolgimento effettivo degli altri soggetti”.
Barbara Marinali: un tagliando alla legge Galli, Ato almeno a dimensione regionale

Gli ha subito risposto Barbara Marinali, presidente di Acea e vicepresidente vicaria di Utilitalia, che si è incaricata di ricordare subito a tutti come il grande problema di questo “sistema” sia “la polverizzazione delle gestioni e del potere di governance”. Benissimo il multilvello “ma provate a farvi approvare una tariffa da 200 sindaci riuniti in assemblea”. Riprendendo efficacemente lo stesso concetto l’ex presidente dell’Arera, Stefano Besseghini, ha sintetizzato: “Il numero dei livelli di questa governance multilivello forse è anche giusto, ma qualcuno di questi livelli è particolarmente affollato e bisognerebbe trovare una soluzione per semplificare”. La proposta di Marinali è “fare un tagliando alla legge Galli” e imporre almeno la dimensione minima regionale degli Ato e la soppressione di “1.300 gestioni in economia in cui a seguire gli investimenti è il geometra del comune”. Bisognerebbe razionalizzare le gestioni sulla base di indicatori come gli investimenti pro-capite e le perdite della rete.
Raffaele Fitto: la lezione del Pnrr è la flessibilità della programmazione, l’acqua è passata da uno a tre miliardi

Il vicepresidente esecutivo della commissione Ue, Raffaele Fitto, ha insistito che una priorità di Bruxelles è “rendere più efficaci gli investimenti” e, al tempo stesso, “continuare con il legame tra investimenti e riforme che ha caratterizzato il Pnrr”. Fitto ha anche ricordato come l’acqua sia una priorità ormai per l’Unione europea: già il Pnrr “era partito con un miliardo, ne ha aggiunto uno alla prima revisione e un altro con lo strumento finanziario introdotto dall’ultima revisione”. Poi è arrivata la riprogrammazione di mid term dei fondi di coesione 2021-2027, in cui l’acqua è una delle cinque priorità. Tornando sul Pnrr, Fitto ha detto che “la vera lezione del Pnrr è stata la flessibilità introdotta con il meccanismo delle revisioni: necessaria per una programmazione pluriennale, come ha dimostrato invece in passato proprio la rigidità dello stesso bilancio Ue e della politica di coesione. Il vero punto di svolta – ha concluso Fitto – lo vedremo con il nuovo bilancio 2028-2034 e con la riforma della politica di coesione”.
Rixi: la questione centrale è la semplificazione, la priorità è fare le opere. “Un Dipartimento a Palazzo Chigi? Servono strutture stabili e preparate”

Il viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ha anzitutto ripercorso il tragitto del Pniissi, accelerato grazie a un “metodo” che è stato portato avanti proprio dal MIT. Ma “la questione centrale è la semplificazione” che Rixi interpreta soprattutto come mezzo per realizzare le opere. “Se non diciamo chiaramente che realizzare infrastrutture è la priorità e questo interesse prevale sugli altri, le opere non si fanno”. Una priorità che deve essere imposta contro i portatori di interessi diversi. “Se il consenso all’opera sarà gestito a livello territoriale, quell’opera non si farà”. Rixi non è neanche sfuggito alla proposta del coordinamento sull’acqua affidato a un nuovo Dipartimento di Palazzo Chigi. Ha fatto capire come la pensa lui ed, evidentemente, la Lega. “Il problema che vedo a Palazzo Chigi – ha detto – è che negli ultimi tempi ha tante cose da fare e come arriva una nuova emergenza, subito la questione va a Palazzo Chigi”. E’ solo l’inizio del suo ragionamento. “Noi non dobbiamo però solo rispondere a un’emergenza – ha continuato – ma dobbiamo impostare un lavoro di lungo periodo che ha bisogno di strutture stabili e preparate. Il Paese ha poca fiducia nella programmazione di infrastrutture e oggi quello che non possiamo permetterci è di costruire qualcosa, come abbiamo fatto con il Pniissi, e poi distruggerlo tre anni dopo”.
Chiara Braga: il lavoro fatto finora da Arera non può essere messo in discussione, no ad ambiti minimi regionali

Chiara Braga, capogruppo del Pd alla Camera, ha detto che “occorre sottrarre il dibattito alla banalizzazione sulla natura del gestore, se debba essere privato o pubblico, perché quello che è importante, come diceva Marinali, è che la gestione sia di carattere industriale e che si metta un limite alle gestioni in economia”. Ma Braga ha voluto sottolineare soprattutto due concetti fortemente politici. Ha difeso il lavoro di regolazione fatto dall’Arera che – ha detto – “in nessun modo può essere messo in discussione, tanto meno per via legislativa”. Un messaggio rilevante con l’arrivo all’Autorità del nuovo presidente, Nicola Dell’Acqua. L’altro messaggio politico è stato un “no” netto all’ipotesi di una dimensione minima regionale per gli Ato.