I NUMERI DELL'OSSERVATORIO AGICI

Acqua, dalle utility 900 milioni al 2029 sulle tecnologie del digitale e le innovazioni. Impianti, aumenta l’uso di smart meter e telecontrollo

Coinvolte 102 gestioni, che servono oltre 46 milioni di abitanti, il 78% della popolazione. L’uso di tecnologie innovative riguarda interventi di desalinizzazione, riutilizzo, recupero di energia e trattamento di reflui e inquinanti.

18 Set 2026 di Mauro Giansante

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Acqua, dalle utility 900 milioni al 2029 sulle tecnologie del digitale e le innovazioni. Impianti, aumenta l’uso di smart meter e telecontrollo

Le utility italiane hanno in programma fino a 900 milioni di spesa per investimenti tecnologici da qui al 2029. E’ il numero chiave che emerge dall’ultimo osservatorio Agici sul settore idrico, dove sono stati prese in esame 102 gestioni che servono oltre 46 milioni di abitanti, il 78% della popolazione.

Tali investimenti riguarderanno sia il fronte digitale che innovativo. Nel dettaglio, da un lato l’implementazione di smart meter, la distrettualizzazione, il telecontrollo Gis e i sistemi informativi software. Dall’altro, interventi come la desalinizzazione, il riutilizzo delle acque, il trattamento di reflui e inquinanti e il recupero di energia.

Gli investimenti nel post Pnrr

Per il settore è già tempo di non pensare più al Pnrr. Come ricorda lo studio, tra il 2018 e il 2029, considerando gli interventi realizzati e quelli programmati, gli investimenti complessivi delle gestioni analizzate ammontano a circa 40 miliardi di euro. La spesa cresce progressivamente dal 2018 fino a superare i 5 miliardi di euro nel 2025, per poi mostrare una flessione negli anni successivi. Quanto alle risorse investite su digitale e innovazione, per il periodo 2018-2025 parliamo di 1,9 miliardi.

“La dinamica pone già una prima questione per il futuro. Il Pnrr ha contribuito in modo significativo ad accelerare la transizione digitale del settore, ma la sua conclusione rende necessario individuare modalità capaci di dare continuità alla programmazione e al finanziamento degli interventi anche nel lungo periodo”, commenta lo studio. Infatti, si spiega, il metodo tariffario ha rafforzato la capacità dei gestori di generare risorse interne e ha sostenuto la crescita degli investimenti. Dunque, alla tariffa dovranno affiancarsi ulteriori strumenti finanziari.

Tra gli esempi portati in dote dal rapporto ci sono i programmi europei quali Horizon, Life, Fesr e Fsc.

L’impatto delle nuove tecnologie sulle opere idriche

Quanto alla digitalizzazione, sono destinati complessivamente 2,3 miliardi di euro tra il 2018 e il 2029. Molto è stato già fatto: nel periodo 2018-2023 gli investimenti digitali sono arrivati a 841 milioni, con gli smart meter a coprire il 40% del totale. Dal 2024 al 2029, invece, la spesa complessiva salirà a circa 1,5 miliardi, il 76% in più rispetto al periodo precedente.

Gli smart meter rimarranno la principale voce, a quota 38%, mentre il cambiamento più significativo riguarda il telecontrollo, che passa dal 19% al 34%, segnalando una crescente attenzione al monitoraggio e alla gestione in tempo reale delle reti. Processi evidenti già ora sulle infrastrutture, evidenza Agici. In Italia oltre il 79% delle reti di acquedotto e quasi l’83% delle reti fognarie risultano georeferenziate, mentre la quota di rete distrettualizzata e telecontrollata è passata dal 22% nel 2016 al 39% nel 2024.

Tra i progressi ancora da compiere, invece, c’è l’implementazione di tecnologie ad alto potenziale ma ancora in fase di crescita, tra cui intelligenza artificiale, digital twin e GIS avanzati, che richiedono una solida infrastruttura informativa per poter esprimere pienamente i propri benefici.

Innovare e mettere al sicuro reti e impianti

Oltre al digitale, come detto, l’innovazione del settore idrico passa dal miglioramento dei processi fisici e chimici. Gli investimenti complessivi in questo ambito ammontano a poco più di 400 milioni di euro nel periodo 2018-2029.

A prevalere sono gli interventi di recupero energetico, che coprono il 69% degli investimenti, ma crescono anche quelli per il riutilizzo delle acque. In generale, però, per aumentare la diffusione delle tecnologie servirà un rafforzamento delle competenze digitali, standard comuni per dati e interoperabilità, una maggiore collaborazione tra gestori, università, centri di ricerca e imprese innovative e una regolazione capace di adattarsi all’evoluzione tecnologica.

Infine, c’è anche un tema di sicurezza degli impianti e dei processi. Nel 2025, in Italia, sono stati registrati 62 eventi cyber legati alla fornitura di acqua potabile, 28 dei quali – circa il 45% – riconducibili ad attacchi DDoS, finalizzati a rendere temporaneamente indisponibili siti, portali o servizi digitali. Il dato non implica necessariamente la compromissione dei sistemi operativi o l’interruzione dell’erogazione dell’acqua, ma conferma la necessità di considerare la sicurezza informatica parte integrante dell’innovazione del settore.

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