OK ANCHE AL PIANO ANTI-SFRATTI

Strategia sul diritto a restare, l’Ue lancia la consultazione. Fitto: serve responsabilità condivisa

07 Mag 2026 di Mauro Giansante

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Annunciata qualche settimana fa, ieri la Commissione europea ha ufficialmente avviato l’iter che porterà entro l’anno alla presentazione della strategia sul diritto a restare. Bruxelles ha, infatti, aperto fino al 5 giugno prossimo la consultazione pubblica per individuare le sfide principali che le comunità devono affrontare e il sostegno di cui hanno bisogno per crescere. Il contesto è a dir poco critico: le disparità economiche persistono in tutta l’Ue, con oltre il 25% delle persone che vive in aree dove i livelli di reddito sono inferiori al 75% della media, spingendo in molti casi le persone ad abbandonarle.

All’evento promosso ieri all’Europarlamento insieme alla presidente Roberta Metsola, alla presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto, e all’ex premier Enrico Letta, autore del report sul mercato unico, il vicepresidente della Commissione per la coesione, Raffaele Fitto, ha spiegato che “ogni europeo deve avere la possibilità di vivere nel posto che chiama casa. Il diritto a restare ha effetti sulla vita, sulle opportunità e sul futuro delle nostre comunità. E’ nostra responsabilità condivisa garantire che le persone in tutta Europa possano continuare a vivere, lavorare e prosperare nei luoghi che chiamano casa”.

Per Fitto, inoltre, “gli europei hanno la libertà di spostarsi tra i confini e questo è uno dei grandi risultati del mercato unico, e deve rimanere tale”. Ma la libertà di spostarsi “significa anche libertà di rimanere, un diritto di restare. E oggi, per molti europei, questo diritto non è pienamente garantito” a causa della “mancanza di opportunità, di posti di lavoro, di servizi e di prospettive”.

Quindi, l’ex ministro italiano ha ricordato i problemi che affliggono l’Unione: “Assistiamo a un calo demografico, vediamo i giovani andarsene, osserviamo economie stagnanti o in declino. Queste tendenze sono collegate e esercitano una pressione crescente sulle comunità, che può costringere le persone ad andarsene. Ecco perché ogni luogo ha bisogno delle condizioni giuste”. Ecco perché serve “un forte coordinamento a livello di istituzioni europee”. Obiettivo: “Trasformare il ‘dover partire’ nella libertà di scegliere. Il ‘Right to stay’ parte da qui: dalla volontà di rafforzare i territori, creare opportunità e permettere ai giovani di restare, crescere e costruire il proprio futuro nel luogo che chiamano casa”, ha concluso Fitto.

Il problema della coesione

Per la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, “questa strategia ci avvicina alle regioni”. Ecco perché “difenderemo i finanziamenti per la coesione nel prossimo quadro finanziario pluriennale”. La nostra, ha concluso, “è un’Unione di diritti: abbiamo bisogno di strutture per far sì che questa realtà sia goduta da tutti, lo abbiamo fatto per la libertà di circolazione, ma questa deve essere equilibrata dalla possibilità di rimanere. È questo il motivo per cui oggi lanciamo la Strategia sul diritti a restare”.

Sul tema degli squilibri territoriali interni all’Ue è tornato anche Makis Keravnos, ministro delle finanze cipriota, paese che ha la presidenza di turno dell’Unione europea. “Se non vengono affrontati in fretta, come evidenziato dai rapporti di Enrico Letta e Mario Draghi, si perde in competitività e cala la fiducia nel progetto europeo. Ogni cittadino deve avere il diritto di vivere nel posto dove è nato, senza perdere il suo diritto a restare: questo tema, assieme alla politica di coesione, è una priorità per la presidenza cipriota”. Alcuni dati: “Abbiamo prove preoccupanti che indicano che molti cittadini oggi vivono in regioni a crescita zero o in cui il più pro-capite è molto più basso rispetto al 2000, per un totale di circa 135 milioni di europei. Questo significa che quasi un terzo della popolazione vive in un luogo che negli ultimi decenni è rimasto indietro: questo tipo di squilibri territoriali porta a diseguaglianze anche nelle opportunità”, ha aggiunto il ministro cipriota.

Proprio Enrico Letta, intervenendo all’evento, ha spiegato che la futura strategia Ue sul ‘diritto a restare’ “sarà la più importante per rilanciare la competitività, l’unità, l’intensità di ciò che l’Unione europea è in grado di fare”. Per l’ex premier serve “un’alleanza di coloro che vogliono rilanciare, difendere e cambiare la politica di Coesione, che è assolutamente fondamentale per il futuro”. Qualche insegnamento? L’esperienza di Next Generation Eu per “evitare gli errori che abbiamo commesso”, ha osservato. “Dobbiamo essere in grado di lavorare maggiormente sul fronte della leva finanziaria, unendo fondi privati e pubblici”.

Le reazioni dall’Italia

Dall’Italia, il ministro per gli affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, ha ricordato, plaudendo alla strategia europea, che nel nostro Paese “abbiamo un territorio nazionale che conta circa 3.834 comuni, quasi il 50% del totale, con 13 milioni e mezzo di abitanti che vivono in aree dove i servizi non sono garantiti come nel resto del Paese”, ha sottolineato il ministro, evidenziando che “circa 2.000 comuni oggi si trovano in una situazione di forte difficoltà per quanto riguarda il sistema delle infrastrutture, il sistema della salute e il sistema dell’istruzione” considerati i “tre pilastri fondamentali per chi vuole restare”. Il ministro ha sottolineato che “non può esserci coesione senza coesione territoriale e sociale, e quindi è necessario intensificare gli sforzi in questo senso”. C’è però “una forte preoccupazione legata allo spopolamento di queste aree, che porta con sé la crisi della natalità, che colpisce in modo significativo l’Italia ma riguarda anche tutta l’Europa”, ha spiegato Foti, aggiungendo che “l’invecchiamento della popolazione, che comporta la necessità di servizi e attività oggi non presenti in modo uniforme”.

Anche per la leader del Comitato europeo delle Regioni, l’ungherese Kata Tutto, la questione da porre è sulla coesione “ma il nostro timore, condiviso da cittadini e regioni, è che questa politica non abbia un futuro nel prossimo bilancio dell’Unione europea”. Sottolineando, poi, che le risorse comuni vanno sempre più indirizzate al diritto a restare, Tutto ha concluso con un richiamo al ruolo fondamentale “di sindaci, rappresentanti regionali e leader nazionali: sono loro i primi a volere che le loro comunità restino e non siano costrette ad andarsene. Investendo sul territorio, avremo anche un mercato unico più forte”.

Sempre in tema di territori, la presidente della Sardegna, Alessandra Todde, ha tuonato contro Bruxelles a margine della plenaria del Comitato europeo delle Regioni. “Le isole sono strutturalmente isole e il fatto di dover rinegoziare ogni tot anni il modello di continuità è una cosa intollerabile. Non è che noi smettiamo di essere isola tra 3 anni o tra 5 anni, quindi bisogna dare delle politiche, delle aperture anche a livello di trattati differenti rispetto a chi è isola sempre”. Serve, ha aggiunto, “un cambio di passo”. “Abbiamo contribuito con un position paper corposo di 130 pagine che esprime quelle che che sono le posizioni della Regione”, ha spiegato Todde. Al centro del confronto con Raffaele Fitto anche il futuro della stessa politica di Coesione. “C’è tantissima preoccupazione da parte di tutte le regioni d’Europa. Anche la delegazione italiana ha una posizione unanime da questo punto di vista”, ha ammesso.

Dalla Regione Abruzzo, invece, il presidente Marco Marsilio ha lanciato la candidatura a essere territorio di riferimento per il diritto a restare. “E’ un tema a noi molto caro. L’Abruzzo ha iniziato a lavorarci fin dall’inizio del mio mandato, con una legge contro lo spopolamento delle aree montane e interne, che presto rifinanzieremo per darle nuovo vigore”, ha dichiarato. “È importante – ha aggiunto – che dai massimi vertici delle istituzioni europee venga riconosciuto il diritto delle popolazioni a restare, vivere e lavorare per scelta nel luogo che chiamano casa, attraverso servizi, infrastrutture, connessioni, trasporti e sanità. Il diritto di muoversi è fondamentale – ha sottolineato – ma deve restare una scelta, non una costrizione dovuta alla mancanza di opportunità, studio, lavoro o salute”. Marsilio ha quindi confermato il sostegno della Regione all’iniziativa europea. “Porteremo l’esperienza dell’Abruzzo, territorio con centinaia di piccoli comuni montani e frazioni. Ci candidiamo a essere regione pilota per sperimentare queste politiche”.

La strategia anti-povertà e le raccomandazioni anti-sfratti

Sempre ieri, intanto, la Commissione europea ha lanciato la strategia anti-povertà con allegata la raccomandazione contro l’esclusione abitativa. Bruxelles invita gli Stati membri a usare sistemi di allerta precoce, assistenza per l’affitto in caso di emergenza, consulenza in materia di debiti e alloggi e mediazione per prevenire la perdita della casa per prevenire gli sfratti di persone a rischio di povertà. Il documento sollecita le capitali a sviluppare e rafforzare quadri strategici nazionali, regionali e locali basati sui bisogni delle persone e con una forte attenzione alle politiche abitative coordinate.

Nella raccomandazione, che dovrà essere approvata dal Consiglio Ue, la Commissione europea osserva che i prezzi delle case sono aumentati del 60% dal 2013 e che gli europei si trovano ad affrontare ostacoli sempre maggiori per accedere a un alloggio adeguato.

Spazio, poi, alle misure per i senzatetto, con l’invito agli Stati membri ad attivarsi per offrire servizi di supporto accessibili e integrati, come alloggi di emergenza sicuri, piani di supporto personalizzati e gestione dei casi, attività di sensibilizzazione e team coordinati che forniscono servizi all’interno della comunità. Per migliorare l’accesso agli alloggi, la raccomandazione chiede inoltre di aumentare l’offerta di alloggi sociali e a prezzi accessibili, tenendo conto delle tendenze demografiche, dei bisogni locali e delle disparità territoriali. Bruxelles invita anche i governi a prevedere finanziamenti affidabili e a coordinarsi con le autorità regionali e locali per garantire che le politiche per la casa siano concepite e attuate in modo efficace.

Negativa la reazione del gruppo Left, con il capodelegazione del Movimento 5 Stelle Pasquale Tridico che definisce “a strategia anti-povertà “del tutto inadeguata”, una proposta “frammentata e parziale, priva di impegni politici concreti e dei relativi finanziamenti”. Per Tridico, “lo stanziamento di 100 miliardi di euro annunciato in pompa magna era già previsto dall’attuale quadro finanziario pluriennale: non ci sono risorse aggiuntive sul sociale. Eppure, come ammesso dalla stessa Commissione europea, oggi ben 93 milioni di persone sono a rischio povertà così come un cittadino disabile su tre, numeri che pretenderebbero una attenzione nuova al problema. E invece non vi è un reale impegno a favore di politiche che promuovano l’occupazione e aumentino i salari, né l’accesso universale a servizi pubblici di qualità. In materia di alloggi, poi, la Commissione fa riferimento a un piano esistente che si è rivelato inefficace”.

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