L'AUDIZIONE IN COMMISSIONE HOUS
Alloggi sostenibili, dalla revisione intermedia oltre 1 miliardo all’Italia. Fitto: ora il diritto a restare
Le autorità in 15 Stati membri hanno ridistribuito fondi sotto 8 programmi, a livello regionale o nazionale, per dedicarli proprio al tema dell’alloggio per un totale di 3,3 miliardi, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue. Irene Tinagli al tavolo di Legacoop Abitanti a Bruxelles: servirebbe un Next Generation per l’housing. Bene coinvolgere i privati ma dobbiamo stare attenti a come farlo.

RAFFAELE FITTO VICE PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA
IN SINTESI
La revisione intermedia della politica di coesione ha portato 3,3 miliardi di fondi per progetti dedicati alla casa. L’aggiornamento è arrivato ieri in commissione speciale Hous all’Europarlamento, dove ha parlato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto. Quindici Paesi destinatari, con l’Italia che ha beneficiato di 1,07 miliardi. Mentre i programmi totali sono stati 84, 71 regionali e 13 nazionali. “Si tratta di denaro reale che gli Stati membri e le regioni hanno proposto di utilizzare – a seconda delle loro esigenze e priorità – per costruire, riadattare e ristrutturare alloggi”, ha ricordato Fitto, menzionando alcuni esempi come “dormitori per studenti, alloggi per persone vulnerabili e famiglie a basso reddito, e la ristrutturazione di case sfitte ed edifici inutilizzati nei centri urbani”. Per il vicepresidente, questo “mantiene l’impegno assunto nell’agenda per le città, adottata a dicembre, di affrontare la crisi abitativa promuovendo investimenti in alloggi accessibili, sostenibili e di alta qualità attraverso la politica di coesione, il Rrf e altri strumenti europei”. Nel complesso, housing e non solo, attraverso la revisione intermedia della politica di coesione sono stati riassegnati 34,6 miliardi di euro verso cinque nuove priorità: competitività, difesa, energia, risorse idriche e appunto edilizia abitativa accessibile e sostenibile. Per un totale di 186 programmi modificati in 25 Paesi, di cui 137 regionali.
“Un’emergenza europea”, quella della casa, l’ha definita Fitto. “Garantire alloggi a prezzi accessibili in Ue è più che una priorità. E’ diventata una emergenza in tutta l’Unione europea. La creazione di questa commissione speciale dimostra che il Parlamento ne comprende l’urgenza, come la Commissione europea”. Poi, Fitto ha ricordato un po’ di dati di contesto: “Il 75% degli europei vive in città, creando pressioni dovute al sovraffollamento e alla conseguente mancanza di alloggi a prezzi accessibili e di qualità fondamentale. La pressione sul settore abitativo è enorme e i prezzi stanno aumentando. Spesso i giovani non possono permettersi di vivere dove lavorano”.
Arriva la strategia sul diritto a restare, Castelli: finalmente
Allargando il discorso al lavoro europeo dei prossimi mesi, poi, il vicepresidente ed ex ministro italiano al Pnrr ha raccontato come la Commissione europea sta lavorando per presentare “la strategia per il diritto a restare” entro fine anno. Il “6 maggio al Parlamento europeo” si terrà, infatti, un “importante evento per dare il via alla consultazione pubblica sulla strategia. Saranno presenti Enrico Letta, autore del report sul mercato unico, ma anche la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e la presidente del Comitato delle Regioni, Kata Tutto, per coinvolgere le regioni ed enti locali”. Secondo Fitto, “abbiamo bisogno di una consultazione pubblica perché il diritto a rimanere deve essere una opportunità importante per coinvolgere tutti gli interlocutori”. Commentando l’annuncio sulla strategia del diritto a restare, il Commissario straordinario per la ricostruzione e la riparazione del Centro Italia colpito dal sisma del 2016-2017, senatore Guido Castelli, ha accolto con favore che “l’Unione europea ha finalmente posto nella sua agenda il tema del ‘diritto a restare’ per tutti i cittadini dell’Unione, e soprattutto per quelle che abitano le aree interne: un segnale forte, di quella nuova Europa che il vicepresidente Ue, Commissario Raffaele Fitto, sta contribuendo a far nascere, dopo decenni di centralismo e di leadership delle regioni del Nord Europa, certamente meno sensibili alla questione”. E’ “un cambio di strategia nelle politiche di coesione europea – ha aggiunto il senatore Castelli – in piena sintonia con il cambio di paradigma per le aree interne rivendicato in Italia dalla premier, Giorgia Meloni, attraverso una strategia chiara e concreta, che investe in opere e interventi che servono davvero alle imprese, alle famiglie e ai territori del nostro Paese. Questa sensibilità rivolta ai territori e alle popolazioni delle aree interne, manifestata dal Governo italiano, si sta affermando anche a Bruxelles, grazie all’impegno e alla determinazione dei nostri rappresentanti, come il Commissario Fitto”.
Guardando ad altri annunci fatti ieri dal vicepresidente Ue, “il mese prossimo presenteremo la strategia per le Regioni d’oltremare, a giugno presenteremo la strategia per le isole” “E’ un ulteriore riconoscimento per l’impegno assunto dalla Struttura Commissariale che dirigo da tre anni, grazie alla fiducia attribuitami dal Governo, per la rinascita del Centro Italia. Dobbiamo continuare a percorrere questo cammino – ha aggiunto Castelli – per ricostruire e rilanciare l’Appennino centrale cogliendo le opportunitàdel nuovo quadro finanziario europeo. Si tratta di occasioni per sostenere quegli sforzi che mirano ad assicurare ai cittadini, anche e soprattutto nell’Appennino, il diritto a restare in un’Italia più forte, un’Italia più unita e coesa. Restare e tornare sono diritti finalmente riconosciuti a chi non vuole abbandonare le sue radici e non vuole essere abbandonato nel percorso di rigenerazione sociale ed economica del proprio territorio. In questo contesto, il modello Appennino centrale si candida a diventare un riferimento per il necessario aggiornamento delle politiche di coesione, verso una governance integrata tra Stato e Regioni che possa essere sempre più vicina ai bisogni dei cittadini e delle imprese”.
Tinagli a Legacoop Abitanti: servirebbe un Next Gen Housing
Ieri si è parlato di casa ed emergenza alloggi anche al tavolo di discussione tra la presidente della commissione Hous Irene Tinagli (Pd-S&D) e Legacoop Abitanti. “Il dibattito e le strategie di cui discutiamo da un anno e mezzo adesso devono diventare concretezza, servono fondi per risolvere davvero i problemi dei cittadini”, ha avvertito Tinagli. Secondo cui “non bastano le politiche pubbliche, non basta ragionare solo in termini di Erp. Serve coinvolgere i soggetti privati, d’accordo. Ma quali e in quali modalità?”, ha domandato. “Abbiamo spinto per la revisione di medio termine e i risultati descritti stamani dal vicepresidente Fitto sono interessanti. Sono un passo importante ma occorrerà monitorare”. Per la presidente, “servono fondi dedicati alla casa nei vari programmi. Servirebbe un vero e proprio Next Generation per l’Housing, è quanto di più lungimirante si possa pensare”.
Parlando a margine dell’evento con l’Ansa, Tinagli ha lodato il ruolo delle “realtà associative e le cooperative, che hanno l’expertise per dare risposte ai territori ma devono essere inclusi negli appalti e nella panificazione Ue”.
Lato Legacoop, invece, la richiesta messa ieri sul tavolo riguarda la possibilità di realizzare alloggi sociali e accessibili sostenuti dai fondi europei e costruiti attraverso soggetti limited profit, rafforzando così gli obiettivi della politica di coesione dell’Ue. Inoltre, come membro di Housing Europe, Legacoop Abitanti ritiene necessaria anche una destinazione vincolata (earmarking) specifica per l’affordable housing, affinché i Piani di partenariato nazionali e regionali contribuiscano concretamente al raggiungimento degli obiettivi di accessibilità. Sul fronte delle risorse, la proposta avanzata è di destinare almeno 39,6 miliardi di euro – un terzo della dotazione complessiva prevista per gli obiettivi sociali – all’edilizia accessibile, in linea con l’appello politico emerso durante la revisione intermedia della politica di coesione. Rossana Zaccaria, Presidente di Legacoop Abitanti, ha spiegato che “l’obiettivo è la tutela degli investimenti europei e la massimizzazione delle risorse attraverso modelli di utilizzo delle risorse grant (fondo perduto) come leva di investimenti di soggetti privati limited profit,. Chiediamo condizionalità più forti per garantire che gli investimenti pubblici nel settore abitativo producano effettivamente accessibilità economica, e un chiaro riconoscimento del ruolo di soggetti come le cooperative, strutturalmente progettati per mantenere gli alloggi accessibili nel lungo periodo e per proteggere gli investimenti pubblici dalle pressioni speculative.”
Legacoop Abitanti ha poi illustrato un modello di finanziamento articolato su tre componenti: il 15% di capitale proprio a carico di soggetti privati a profitto limitato (come le cooperative di abitanti); il 30% di contributo pubblico diretto e indiretto (a fondo perduto, fondi di garanzia, aree e diritti edificatori); il 55% di debito a lungo termine tramite mutui della Banca Europea degli Investimenti (BEI) e della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa (CEB) con garanzia pubblica. Infine, nell’incontro di ieri sono stati valorizzati altri strumenti finanziari europei come la piattaforma paneuropea della Bei, la banca europea per gli investimenti. E il meccanismo InvestEu, da rendere più accessibile. Secondo l’associazione, i criteri di accessibilità degli alloggi finanziati dovranno essere ancorati ai redditi reali delle famiglie, non ai prezzi di mercato. Perché i principi ispiratori delle politiche sulla casa dovranno restare l’accessibilità, la sostenibilità e l’inclusione.