DEMANIO
Dall’ex Teti trasformata in sede dell’Archivio di Stato alla nuova vita dello scheletro di Palazzo Key: il Piano Città degli immobili a Latina
IN SINTESI
Dall’ex Teti al Palazzo Key passando dal Borgo San Michele. Latina rinasce, soprattutto il suo centro grazie al nuovo Piano Città degli immobili pubblici del del Demanio firmato con il Comune di Latina dal direttore dell’Agenzia, Alessandra dal Verme, e dalla sindaca Matilde Celentano.
Una collaborazione, questa, triennale che punta a costruire un modello integrato di recupero del patrimonio immobiliare, con una pianificazione che unisce rigenerazione urbana, sostenibilità, rilancio turistico e sviluppo economico. Un approccio che, nelle intenzioni delle istituzioni coinvolte, mira anche a creare condizioni favorevoli per future partnership pubblico-private, aprendo a possibili interventi di operatori culturali, sociali e del real estate.
Gli asset coinvolti
Il piano prende il via con un primo pacchetto di immobili.
Tra i beni del Comune figurano l’ex Monopolio di Stato, l’ex Scuola di Casal Traiano, l’ex Podere Le Vergini, un terreno in via Gemignano e il centro civico con asilo nido di Borgo San Michele.
Per il Demanio si comincia dall’ex Teti di via Duca del Mare, dal Palazzo Key, dal complesso di Villa Fogliano (Casino Inglese e villa padronale), dalla ex Casa Cantoniera Latina 2 e dalla ex Caserma dei Carabinieri di Borgo San Michele. Nel corso dei tre anni previsti altri immobili potranno essere aggiunti alla lista.
La sindaca Matilde Celentano ha sottolineato come l’accordo rappresenti «la Fase 2 di un percorso avviato lo scorso anno con una ricognizione approfondita del patrimonio pubblico. Valorizzare un immobile significa restituirgli una funzione, come intendiamo fare con l’ex Te.TI., l’ex Banca d’Italia (che sarà sede di nuovi corsi universitari dell’Università di Roma La Sapienza), l’ex Garage Ruspi, Villa Fogliano e molti altri beni. È un progetto coerente con il nostro programma di governo: più qualità urbana, più trasparenza e maggiore capacità programmatoria».
I progetti pilota: l’ex Teti e il Borgo di San Michele
Fra i vari interventi, due sono stati individuati come apripista.
L’ex Teti, storico stabilimento di via Duca del Mare, dove venne prodotto il primo gettone telefonico a tre scanalature, sarà trasformato nella nuova sede dell’Archivio di Stato, con uffici, spazi moderni, tecnologie avanzate e aree aperte alla cittadinanza.
L’obiettivo è creare un polo culturale capace di attrarre studiosi, visitatori e iniziative pubbliche, trasformando una struttura industriale dismessa in un centro di memoria e innovazione.
«Latina possiede un patrimonio storico e identitario che merita di essere riscoperto e valorizzato», ha affermato il direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme. «Il Piano permette di integrare fabbisogni e strategie, generando qualità ambientale, attrattività e benessere sociale. L’ex Teti, simbolo dell’ingegno italiano, tornerà a essere un luogo vivo, in cui memoria, cultura e innovazione si incontrano».
E poi c’è il Borgo di San Michele, uno dei borghi fondativi del territorio, sarà al centro di un progetto di valorizzazione che coinvolgerà anche gli altri borghi di Latina.
L’intervento punta a consolidare l’identità storica della pianura pontina, promuovendo percorsi culturali, attività turistiche e servizi per la comunità.
La rinascita di Palazzo Key
Dopo anni di abbandono e una lunga vicenda giudiziaria, il Palazzo Key di Latina si prepara a una nuova vita ed è forse la rinascita più attesa in città visto che si tratta di un edificio che, da quasi quarant’anni, rappresenta uno dei simboli più evidenti del degrado urbano nel pieno centro cittadino.
Costruito nel 1966 per ospitare un’esposizione di mobili, il Palazzo Key ha funzionato fino agli anni Ottanta, per poi cadere in un progressivo abbandono. I tentativi di rilancio che si sono susseguiti negli anni sono stati frenati da contenziosi legati alla compravendita dell’immobile. Emblematico il caso del 2007, quando l’edificio venne venduto per 2,5 milioni di euro: una cifra giudicata troppo bassa da uno dei soci, dando origine a una lunga battaglia legale che si è conclusa solo con la confisca definitiva.
Oggi la struttura si presenta come un vero “vuoto urbano”: facciate deteriorate, degrado avanzato, rischi strutturali tali da richiedere la transennatura delle aree circostanti per il pericolo di caduta calcinacci. In questo contesto, l’avvio del percorso di recupero da parte del Demanio rappresenta una svolta attesa da anni, con la prospettiva di restituire alla città un immobile finalmente funzionale e riqualificato.