La giornata
Dazi, Trump invia le prime lettere e RINVIA la scadenza al primo agosto
- Missione di Salvini in Giappone, incontro con il presidente della Camera Nukaga: focus sul Ponte sull0 Stretto
- Nasce il pool assicurativo cat nat. Liverani (Ania): un’alleanza strategica tra pubblico e privato
- Bankitalia: nel primo trimestre le rimesse dei lavoratori verso l’estero crescono del 6% a oltre 2 miliardi di euro
- Porti, studio Srm: per la transizione green servono 5 trilioni di dollari al 2050 a livello globale
- Germania: riparte la produzione industriale, a maggio +1,2% mensile
IN SINTESI
Il presidente americano, Donald Trump, ha firmato ieri un ordine esecutivo che estenderà dal 9 luglio al 1 agosto la scadenza per l’entrata in vigore dei dazi. Ma, come annunciato, sono partite anche le prime lettere della Casa Bianca all’indirizzo dei Paesi considerati non collaborativi. Dopo le 18, a mercati europei chiusi, Trump ha inviato le missive che fissano i nuovi dazi. Giappone e Corea riceveranno tariffe sulle loro merci esportate negli Usa al 25%., il Sudafrica al 30%, Myanmar e Laos al 40%. Se non verrà trovato un accordo prima, l’1 agosto le dogane Usa inizieranno a riscuotere l’importo stabilito dalla missiva. Nessuna lettera è stata invece inviata a Bruxelles. USA e Ue continuano a trattare, dunque. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, parlando davanti al Parlamento europeo ha ribadito la linea : negoziare “con forza e unità”. Domenica “Sono stati fatti progressi per arrivare a un accordo di principio: venerdì abbiamo consultato gli Stati membri, ieri la presidente della Commissione ha parlato con il presidente americano e stiamo lavorando duramente in tutte le parti della macchina per ottenere qualcosa entro il 9 luglio”.Leyen. Ieri , si è riunito il comitato dei rappresentanti permanenti dei 27, anche nell’ipotesi che arrivasse una delle lettere ai paesi partner annunciate da Trump. Lo scambio di opinioni tra gli ambasciatori è durato poco più di un’ora. Sefcovic ha riferito sulla sua visita a Washington e sui diversi contatti avuti nel fine settimana. Al momento è stato riferito che non c’è nessun accordo e che i colloqui tra la Commissione europea e gli Stati Uniti proseguiranno.
Missione di Salvini in Giappone, incontro con il presidente della Camera Nukaga: focus sul Ponte sull0 Stretto
Visita istituzionale del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, in Giappone dove, ieri a Tokyo, ha incontrato il presidente della Camera dei Rappresentanti del Giappone Fukushiro Nukaga. È stata l’occasione, riferisce il Mit, per ribadire l’amicizia tra i due Paesi e auspicare una sempre maggiore cooperazione. Durante il colloquio, è stato confermato l’apprezzamento per il padiglione Italia all’Expo di Osaka e la reciproca considerazione per il patrimonio storico-culturale. Salvini e Nukaga si sono confrontati anche sulle complessità dei rispettivi territori ed è stato confermato il grande interesse internazionale per il Ponte sullo Stretto che è tema molto noto anche in Giappone. “Auspico fortemente che alcune aziende italiane possano dare un contributo importante alla vostra crescita” ha detto Salvini. L’incontro si è svolto in un momento particolarmente delicato della scena politica giapponese, considerando la prossima tornata elettorale del 20 luglio. “Anche alla luce della situazione geopolitica, consideriamo il Giappone un tempio della democrazia”, ha dichiarato Salvini. Il titolare del Mit ha incontrato le aziende Toyota e Honda che, tra quelle nipponiche, sono le più radicate in Italia. Sono stati dialoghi concreti e costruttivi, dove è stata ribadita la preoccupazione per il Green deal europeo che, puntando tutto sull’elettrico, sta causando problemi letali alle storiche produzioni del Vecchio Continente e del Sol Levante. È emerso il forte interesse per il tema dei biocarburanti, una strada fortemente caldeggiata da Salvini anche a Bruxelles. Rappresenterebbero una ragionevole soluzione per mantenere le tecnologie tradizionali con una riduzione delle emissioni inquinanti equiparabile a quella che può conseguirsi con l’elettrico. Su ricerca e produzione di biocarburanti, peraltro, l’Italia è all’avanguardia.
Toyota vanta oltre 370.000 dipendenti a livello globale ed è presente sul mercato europeo dal 1963 dove oggi vende oltre un milione di nuove vetture all’anno. Nel complesso, Toyota in Europa ha oltre 25.000 dipendenti diretti, a cui sommare l’indotto di partner e fornitori. Dal punto di vista della transizione ambientale, Toyota e Honda intendono perseguire l’obiettivo della neutralità carbonica utilizzando tutte le motorizzazioni disponibili. Salvini, consapevole degli sforzi per la digitalizzazione e la guida autonoma, ha sottolineato gli sforzi del governo per rendere sempre più tecnologiche strade e autostrade italiane, con l’obiettivo di incrementare la connessione dei veicoli. E ha ribadito la perplessità sull’elettrico, anche perché “per la prima volta Bruxelles vuole imporre ai cittadini una scelta commerciale che al momento non è condivisa” e non è nemmeno utile da un punto di vista ambientale visto che “l’elettrico, rispetto ai motori tradizionali e considerando anche l’inizio della produzione e lo smaltimento delle batterie, è più inquinante”. Il tema del Green deal, con tutte le sue criticità, è stato centrale anche nell’incontro con i vertici Honda. L’azienda ha uno stabilimento ad Atessa, in Abruzzo. Sia Honda che Toyota possono incrementare gli investimenti in Italia, con nuove linee produttive e aumento di finanziamenti per ricerca e sviluppo. Salvini ha confermato la massima disponibilità del governo affinché siano moltiplicati gli investimenti in Italia, “nel reciproco interesse”, ribadendo l’approccio molto concreto per tutelare l’automotive. “All’inizio della legislatura, nel mio primo incontro a Bruxelles con i miei omologhi, ero tra i pochissimi a criticare il Green deal. Ora molti altri la pensano come noi, faremo di tutto per salvare il settore” così come vorrebbero le storiche aziende europee e nipponiche ha sottolineato Salvini.
Nasce il pool assicurativo cat nat. Liverani (Ania): un’alleanza strategica tra pubblico e privato
È stato costituito ieri a Milano il pool assicurativo Cat Nat, un nuovo strumento per la messa in sicurezza del sistema produttivo italiano, al quale ha aderito la gran parte delle compagnie di assicurazione che operano in Italia, pari a circa il 75% del mercato. Il consorzio è un tassello importante nella attuazione della partnership pubblico-privato, voluta dalle Istituzioni, per garantire l’applicazione della norma sull’obbligo di copertura contro le catastrofi naturali per le imprese (Legge 213/2023). Il pool, dotato di soggettività giuridica autonoma, non riterrà né rischio né capitale, ma agirà in nome e per conto delle imprese consorziate, provvedendo alla negoziazione e cessione dei rischi a riassicuratori terzi, esterni al consorzio stesso (incluso il riassicuratore pubblico SACE). Per le imprese di assicurazione il pool consentirà un accesso più efficiente alla riassicurazione mondiale e i benefici attesi saranno una maggior efficienza e competitività che si tradurranno in una maggiore stabilità dei risultati, con vantaggi evidenti per gli assicurati. “Abbiamo lavorato intensamente con il mercato assicurativo – ha commentato il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani – per creare un sistema che porterà benefici concreti a tutto il Paese. Abbiamo messo in campo un’alleanza strategica tra pubblico e privato che aiuterà la nostra economia e il nostro territorio. Siamo pronti ad offrire uno scudo di protezione alle aziende per renderle più forti e competitive.”
Bankitalia: nel primo trimestre le rimesse dei lavoratori verso l’estero crescono del 6% a oltre 2 miliardi di euro
Nel primo trimestre del 2025 le rimesse inviate all’estero dagli stranieri residenti in Italia sono aumentate del 6,0 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, toccando quota 2.072,1 milioni. Gli incrementi nei flussi verso i paesi dell’Asia (+17,5 per cento) con 907,8 milioni, verso quelli del Nord Africa e Vicino Oriente (+10,0 per cento) con 233,3 milioni e, in misura nettamente minore, verso i paesi europei esterni all’Unione europea (+1,5 per cento) con 276,5 milioni hanno più che compensato il calo delle rimesse inviate verso i paesi della UE (-9,2 per cento) pari 148,5 milioni, l’Africa sub-sahariana (-8,5 per cento) pari a 249,1 milioni, e l’America centrale e meridionale (-1,6 per cento) con 247,8 milioni. Nei quattro trimestri terminanti in marzo 2025 Bangladesh, Marocco e Pakistan sono stati i primi tre paesi beneficiari delle rimesse dall’Italia, avendo il primo ricevuto il 17,9 per cento dei flussi in uscita e sia il secondo sia il terzo il 6,9 per cento.
Germania: riparte la produzione industriale, a maggio +1,2% mensile
Torna il segno più per la produzione industriale tedesca. Secondo i dati provvisori diffusi dall’istituto di statistica Destatis, a maggio si è registrato un aumento dell’1,2% su base mensile e dell’1% su base annua. A trainare la crescita sono stati il settore automotive, +4,9% rispetto al mese precedente, e soprattutto l’energia, +10,8%. Anche l’industria farmaceutica ha avuto positivo con un aumento del 10%. Di contro, si registra la performance negativa delle costruzione che registrano una flessione del 3,9%. I dati definitivi del mese di aprile registrano, invece, un calo sia congiunturale che tendenziale, rispettivamente dell’1,6% e del 2,1%.
Porti, studio Srm: per la transizione green servono 5 trilioni di dollari al 2050 a livello globale
I porti sono sempre più orientati a diventare hub energetici e a cambiare modello di gestione. Il percorso green del trasporto marittimo, a livello mondiale, richiede risorse economiche di enorme portata: il fabbisogno di investimenti stimato è di oltre 5 trilioni di dollari fino al 2050. A indicarlo è lo studio Srm presentato da Intesa SanPaolo. Lo sforzo degli armatori nella direzione del fuel switch è notevole. La scelta prioritaria è ancora il GNL con il 36,8% del tonnellaggio in orderbook, ma aumenta la quota del metanolo (10,2%), segue il GPL con il 2% e il 3,4% le altre forme di carburante
alternativo. Nel mondo vi sono 207 porti attivi e 68 pianificati. I porti divengono così cruciali per il funzionamento del mercato energetico, terminali di
pipeline e centri di produzione di rinnovabili. In Italia gli investimenti previsti per il Cold Ironing sono di quasi un miliardo di euro. Nel mondo sono attive oltre 200 stazioni di Onshore Power Supply e sono attrezzate alla tecnologia quasi 3.000 navi. I porti, inoltre, ospitano sempre più spesso anche impianti di produzione di energia sostenibile come eolici, solari, a biomassa e basati sui rifiuti. Lo sviluppo dell’eolico offshore avrà un impatto significativo sul sistema energetico del porto, in particolare in Italia. Il giro d’affari, da qui al 2050, per l’eolico offshore nel nostro Paese è stimato in 294 miliardi di euro. Anche la digitalizzazione rappresenta un imperativo crescente per i porti. Sforzi significativi in tale ambito, sottolinea il rapporto, sono stati posti in essere dall’Agenzia delle Dogane per favorire lo sdoganamento delle merci a mare. Molti porti poi individualmente si stanno attrezzando per digitalizzare le proprie attività.
Lo sviluppo dell’intermodalità e delle connessioni mare-ferro su cui il paese sta investendo soprattutto nel potenziare l’ultimo miglio sarà l’elemento principale per garantire la fluidità dei traffici. Nel complesso, il numero di treni merci rilevati presso le stazioni RFI collocate all’interno dei porti italiani è stato, nel 2024, pari a oltre 45.000 unità, con una sostanziale stabilità (-0,4%) rispetto all’anno precedente. L’analisi del traffico ferroviario di ultimo miglio nei 20 porti italiani connessi alla rete ferroviaria nazionale (RFI) mostra la maggiore rilevanza degli scali di Trieste, Ravenna, La Spezia e Genova Voltri. Va anche evidenziato che – come risulta da una survey SRM condotta per il Nord Italia – il 12%-15% delle aziende manifatturiere utilizza l’intermodale.
Per tutelare e rafforzare la competitività dei porti italiani in un mercato complesso quale quello del Mediterraneo, sono programmati diversi investimenti infrastrutturali per ammodernare e conseguire maggiore efficienza logistica, anche con il supporto dei fondi del PNRR. Sono indicati nel DEF 2025 progetti per 12,1 miliardi di euro; di questi sono stati già stanziati 809 milioni dai Decreti Ministeriali; 534 milioni dal PNRR; 2,6 miliardi dal Piano Nazionale Complementare e 4,7 miliardi da altre fonti. Per completare il piano occorrerebbero 3,4 miliardi di euro. Gli investimenti serviranno a rafforzare: la resilienza e la capacità di attrarre traffici (accessibilità e aumento selettivo) che sono di primaria rilevanza coprono oltre la metà degli investimenti; gli investimenti nell’ultimo miglio ferroviario per migliorare l’intermodalità.
Eni e Sonatrach firmano un nuovo contratto di esplorazione e sviluppo per il perimetro di Zemoul El Kbar
Eni e il partner Sonatrach hanno firmato un nuovo contratto per l’esplorazione e lo sviluppo di idrocarburi nell’area di Zemoul El Kbar, nell’ambito della Legge n. 19-13 che disciplina le attività del settore. Il contratto, della durata di 30 anni, riguarda un’area di circa 4.200 km² situata a circa 300 km a sud-est di Hassi Messaoud e comprende anche asset adiacenti precedentemente gestiti tramite contratti separati. L’accordo è stato sottoscritto in occasione della visita ieri ad Algeri dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ad Algeri dove ha incontrato il Presidente della Repubblica dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, per un confronto sulle attività della società nel Paese, tra cui la produzione e l’export di gas, gli investimenti in corso e futuri e le iniziative legate alla transizione energetica. All’incontro hanno preso parte anche il ministro di Stato e ministro dell’Energia, delle Miniere e delle Energie Rinnovabili Mohamed Arkab, l’amministratore delegato di Sonatrach Rachid Hachichi e l’amministratore delegato di Sonelgaz Mourad Adjal. Attraverso questo nuovo accordo, Eni e SONATRACH puntano a valorizzare ulteriormente l’area mediante un piano integrato di esplorazione e sviluppo, facendo leva su tecnologie innovative per ottimizzare i tassi di recupero e sfruttare le infrastrutture già esistenti nei pressi dell’area. L’accordo si inserisce nel solco della recente assegnazione a Eni, in partnership con PTTEP, del blocco Reggane II, avvenuta nell’ambito della Gara Algeria 2024. Durante l’incontro, le parti hanno inoltre condiviso i programmi congiunti relativi alla produzione di gas e all’export verso l’Europa di gas e GNL, approfondendo anche le prospettive nel campo delle rinnovabili, dell’idrogeno e del collegamento elettrico tra Algeria ed Europa. Eni è presente in Algeria dal 1981. Con una produzione netta di circa 137.000 barili di olio equivalente al giorno nel 2024, si conferma la principale compagnia energetica internazionale operante nel Paese.
Open Fiber, completato il piano banda ultra larga in Sicilia, investiti 239 milioni
La Sicilia accelera sulla connessione alla fibra ottica FTTH grazie agli investimenti infrastrutturali di Open Fiber che ha presentato ieri, a palazzo dei Normanni a Palermo, i risultati del progetto di completamento del piano Banda ultra larga nell’isola, che ha interessato 300 Comuni per un investimento di 239 milioni di euro. La regione è la prima del Sud e tra le prime d’Italia a completare il progetto infrastrutturale delle aree bianche. Il piano, promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e gestito da Infratel Italia, prevede la realizzazione di un’infrastruttura a banda ultra larga in oltre 6.000 comuni italiani delle cosiddette ‘aree bianche’, ossia borghi e piccoli centri sprovvisti di connettività ultraveloce. L’infrastruttura – che rimane di proprietà pubblica – è realizzata e gestita in concessione da Open Fiber che si è aggiudicata i bandi pubblici indetti da Infratel Italia. Nei 300 comuni coinvolti nel piano Bul in Sicilia sono stati realizzati oltre 4.500 chilometri di fibra ottica, abilitando la connettività in FttH per circa 380mila unità immobiliari e circa 261mila con tecnologia Fwa (il collegamento misto fibra-wireless), circa 2300 sedi della Pubblica amministrazione (scuole, ospedali, presidi sanitari, uffici comunali, biblioteche, forze dell’ordine). L’assessore regionale all’Economia Alessandro Dagnino, si dice ” orgoglioso del fatto che la Sicilia sia la prima grande regione italiana e la prima del Sud Italia a completare il Piano banda ultra larga, che ha consentito la connessione in fibra ottica di ben 300 comuni. Un altro importante risultato del governo Schifani, grazie al quale la Regione si dota di autostrade digitali all’avanguardia”. Giuseppe Gola, amministratore delegato Open Fibe Ia, codice Ue di buone pratiche presentato questa settimana – Il codice di buone pratiche sull’intelligenza artificiale (Ia) per scopi generali sarà pubblicato nella sua versione definitiva nei prossimi giorni. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione europea interpellato sulla questione durante il punto giornaliero con la stampa. Incalzato sulle tempistiche il portavoce ha fatto intendere che il documento sarà presentato questa settimana.r afferma: «Con la chiusura del piano Bul in Sicilia, Open Fiber raggiunge un traguardo strategico in una delle regioni più significative del Sud che ha sempre dimostrato una forte attenzione verso l’innovazione tecnologica. Questo piano è stato concepito per garantire anche ai cittadini dei piccoli comuni una connessione all’altezza di quella disponibile nei grandi centri urbani, e oggi possiamo affermare con orgoglio di aver costruito in Sicilia un’infrastruttura digitale all’avanguardia”. Per Pietro Piccinetti, amministratore delegato Infratel Italia “Il completamento del piano Bul in Sicilia rappresenta un traguardo di assoluto rilievo, non solo per la regione, ma per l’intero Paese”.
Ia, codice Ue di buone pratiche presentato questa settimana
Il codice di buone pratiche sull’intelligenza artificiale (Ia) per scopi generali sarà pubblicato nella sua versione definitiva nei prossimi giorni. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione europea interpellato sulla questione durante il punto giornaliero con la stampa. Incalzato sulle tempistiche il portavoce ha fatto intendere che il documento sarà presentato questa settimana.
Cooperative, Mimit: cancellate dal Registro delle Imprese altre 8 mila società inattive, quasi 36 mila in due anni
Prosegue l’azione del ministero delle Imprese e del Made in Italy per garantire la trasparenza e l’affidabilità del Registro delle Imprese e dell’Albo nazionale delle società cooperative. Con decreto direttoriale del 16 maggio 2025, sono state cancellate d’ufficio 7.975 società cooperative che risultano non operative da oltre cinque anni e prive di patrimonio immobiliare. Si tratta del terzo intervento massivo di scioglimento senza nomina del commissario liquidatore, dopo quelli del 22 settembre 2023 (4.250 cooperative) e dell’8 marzo 2024 (23.411 cooperative), per un totale di 35.636 in due anni. La Direzione Generale per la Vigilanza del Ministero porta così avanti un’attività ormai sistematica, finalizzata a mantenere aggiornati e veritieri gli strumenti pubblici di rilevazione delle imprese cooperative, valorizzando chi opera concretamente nel rispetto delle regole. “Con questo terzo intervento, manteniamo l’impegno per una maggiore trasparenza sul reale stato del sistema cooperativo italiano. È un’azione che si sta consolidando come prassi annuale, a tutela delle cooperative autentiche, che contribuiscono significativamente alla crescita del nostro Paese. La cancellazione delle società inattive è una misura concreta per valorizzare chi fa vera cooperazione, oltre a rappresentare un’ottimizzazione delle risorse pubbliche”, ha commentato il ministro Adolfo Urso. La cancellazione di queste società consentirà anche un rilevante risparmio per la finanza pubblica, evitando le revisioni obbligatorie da parte del Mimit previste dalla legge per enti di fatto non più attivi. «Accogliamo con grande favore che il MIMIT abbia disposto la terza cancellazione consecutiva in meno di un anno di cooperative inattive dal Registro delle imprese. Su 7000 cancellazioni, risultano esserci 82 enti aderenti a Confcooperative, imprese che i nostri revisori avevano segnalato al Mimit esercitando rigorosamente il ruolo di vigilanza. Gli elenchi non venivano aggiornati da tempo. Delle 100mila cooperative ancora iscritte all’Albo sono 60.000 circa quelle verosimilmente attive. L’atto del MiMIT, guidato dal ministro Adolfo Urso e della direzione generale del ministero con delega agli Enti Cooperativi guidata da Mario Giulio Donato è di grande importanza. Una misura non simbolica, ma di reale contrasto alla falsa cooperazione azione che vede Confcooperative impegnata al fianco del MIMIT sia ai tavoli di lavoro sia sul territorio. Cattiva impresa vuol dire cattivo lavoro e cattiva economia: va estirpata», ha commentato Maurizio Gardini, presidente Confcooperative.
Cna incontra il consigliere speciale del Presidente della Commissione per il Green Deal: “Coinvolgere le piccole imprese per una strategia efficace”
Il vertice della Cna, il presidente Dario Costantini, e il segretario generale, Otello Gregorini, ha incontrato a Roma nella sede della confederazione Philippe Lamberts, consigliere speciale del Presidente della Commissione UE per i temi ambientali. Al centro del cordiale colloquio i temi della transizione e del Green Deal sui quali la CNA ha sottolineato l’esigenza di coinvolgere in modo strutturale il sistema delle micro e piccole imprese. La confederazione riconosce il valore economico e sociale del processo di decarbonizzazione ma è necessario che il percorso tenga conto delle specificità delle piccole imprese. Cna sostiene il processo della transizione ed ha ricordato le proposte concrete per dare ulteriore impulso all’energia da fonti rinnovabili per ridurre le emissioni e per tagliare i costi energetici che in Italia sono particolarmente elevati. Purtroppo, sia le normative europee e sia quelle nazionali spesso creano incertezza e nel complesso non sono a misura di piccole imprese. “È stato un incontro molto positivo – ha commentato Costantini – per realizzare il necessario cambio di passo. La transizione green senza le micro e piccole imprese è praticamente impossibile. Pertanto, è un segnale importante la volontà della Commissione Europa di semplificare la normativa di riferimento e considerare le piccole imprese protagoniste delle sfide della transizione”.
La Consob lancia un richiamo di attenzione sui Prestiti obbligazionari convertibili (Poc): rischio elevato di perdita del capitale
Rischio elevato di perdita del capitale investito, forte deprezzamento dei titoli coinvolti che in base all’esperienza maturata negli ultimi tre anni e mezzo ha toccato in media l’80%, diluizione della partecipazione degli azionisti con picchi compresi fra il 60% e l’80%: sono alcuni dei rischi evidenziati dalla Consob in un Richiamo di Attenzione rivolto agli investitori che aderiscono ai Poc cosiddetti non standard, ovvero i prestiti obbligazionari convertibili emessi in favore di un unico soggetto. Si tratta di operazioni di finanza straordinaria alle quali fanno ricorso per lo più le società che presentano gravi squilibri patrimoniali e di bilancio nel tentativo di attivare uno strumento di ultima istanza per reperire risorse finanziarie fresche. L’osservazione empirica dal 2022 ad oggi mostra che nella quasi totalità dei casi l’uso dei Poc non standard non è servito a scongiurare il peggioramento della situazione aziendale, che anzi in alcuni casi si è ulteriormente deteriorata fino a richiedere l’avvio di procedure concorsuali o di liquidazione. Al tempo stesso gli azionisti hanno subito minusvalenze pesanti e un drastico effetto di diluizione nel capitale. Alla luce delle analisi svolte la Consob richiama, quindi, l’attenzione degli investitori attuali e potenziali sui rischi associati ai Poc non standard e, in particolare, sul rischio deprezzamento delle azioni degli emittenti, sulla conseguente perdita del capitale investito e sugli effetti diluitivi sulla compagine azionaria. Agli organi di controllo interno si chiede, invece, di tenere alto il livello di guardia sull’uso dei Poc non standard, per assicurare che il processo decisionale societario riguardante l’uso di questi strumenti avvenga tramite procedure trasparenti idonee all’assunzione di decisioni consapevoli e coerenti con l’interesse sociale. Sul tema, inoltre, la Consob ha adottato una Comunicazione che aggiorna e sostituisce quella del maggio 2023 in cui – muovendosi nell’ambito delle prescrizioni già in vigore – si migliorano gli standard di trasparenza informativa richiesti alle società.
Logistica, Falteri (Federlogistica): La Zsl per evitare il flop delle grandi infrastrutture del Nord Ovest
Si possono costruire le più efficienti infrastrutture del mondo, ma senza un coordinamento di sistema e una logistica che si basi su un modello policentrico, si rischia di fare un buco nell’acqua. A intervenire con un particolare riferimento all’area del Nord Ovest, vera e propria chiave di lettura del sistema produttivo del Paese, è Davide Falteri, presidente di Federlogistica, che propone un approccio del tutto originale al tema di una reale efficienza logistica. “Se vogliamo che i grandi investimenti in infrastrutture in atto – afferma Falteri – diventino moltiplicatori di sviluppo reale, dobbiamo pensare alla logistica non come un comparto isolato, ma come un ecosistema intermodale, che unisce porto, ferrovia, viabilità, digitale e innovazione tecnologica. Altrimenti anche l’effetto di grandi infrastrutture come la Diga di Genova non sarà proporzionato allo sforzo”. “La nostra proposta è chiara: creare un modello policentrico, in cui ogni nodo – dal porto al retroporto, fino ai distretti industriali e intermodali – contribuisce a costruire valore. Questo significa anche investire su formazione, semplificazione e qualità dei servizi, affinché, tornando al caso Nord Ovest, la Liguria non sia solo un punto di passaggio, ma un luogo in cui si genera
economia, lavoro e innovazione”. “Proprio i grandi progetti in fase di attuazione – prosegue il Presidente di Federlogistica – devono spingere verso una responsabilità collettiva che impedisca di confinare queste opere in ambiti settoriali che purtroppo rappresentano una tentazione costante. E lo strumento per compiere questo salto di qualità, che impatti sulle istituzioni pubbliche così come sugli operatori privati, già esiste, ma deve cessare di essere un guscio vuoto”. Il riferimento è alla Zona Logistica Semplificata (ZLS), che non può essere solo un provvedimento normativo astratto. Deve diventare un’opportunità tangibile per le imprese che operano, investono e credono nella Liguria diventando la chiave per definire regole chiare, stabili e comprensibili, che diano certezza alle imprese; snellire le procedure autorizzative, con tempi dimezzati e iter semplificati; far partire lo sportello unico operativo, che metta in rete Regione, Agenzia delle Dogane, enti locali, autorità portuali, agenzie fiscali; attuare misure fiscali e contributive concrete, come crediti d’imposta automatici per chi investe nella logistica, nella sostenibilità o nell’innovazione e consenta di promuovere il sistema a livello nazionale e internazionale con l’obiettivo di attirare investitori.
L’assemblea della Federazione del Mare, Mattioli: blue economy strategica per il Paese
“L’economia del Mare è una risorsa strategica per il nostro Paese, e la partecipazione della Federazione del Mare a Expo 2025 Osaka rappresenta un’importante occasione per promuovere le eccellenze italiane nei settori chiave della Blue Economy, al centro delle sfide globali legate a innovazione, crescita sostenibile e transizione verde e digitale”. Ad affermarlo è stato il presidente della Federazione del Mare, Mario Mattioli, ieri all’assemblea che ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo 2024. “Le imprese della Blue economy sono essenziali per raggiungere questi obiettivi, dimostrando la leadership dell’Italia nel mondo. Sarà un onore essere ad Osaka con il Ministro Musumeci perché siamo convinti che sia necessario riconoscere il valore delle attività marine e marittime – sia esso culturale, sociale o economico – specie nell’attuale fase di rilancio dell’economia ove l’economia blu gioca un ruolo strategico”. Il 21 e 22 luglio, in occasione delle celebrazioni della Giornata del Mare in Giappone, su impulso del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, una delegazione della Federazione del Mare sarà al Padiglione Italia all’Expo 2025 di Osaka. “Il mare diventa protagonista del Padiglione Italia a Expo 2025 Osaka con le eccellenze italiane della Blue Economy – ha affermato – del resto questo è l’obiettivo del protocollo d’intesa tra l’Amb. Mario Vattani, Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka e la Federazione del Mare firmato lo scorso 1° ottobre a Napoli alla presenza del Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del mare Nello Musumeci”. Faranno parte della delegazione della Federazione del Mare Piero Formenti, Presidente Confindustria Nautica, Luca Sisto, Direttore generale Confitarma, Annamaria La Civita, Direttore Assonave.
Pnrr, lo sguardo degli studenti: il Mit pubblica “Cantiere 2026” con l’Università Iuav di Venezia
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato “Cantiere 2026. Il PNRR visto dalla nuova generazione”, un volume realizzato in collaborazione con l’Università IUAV di Venezia, che dà voce agli studenti e propone un nuovo modo di comunicare le politiche pubbliche, la cui Prefazione è stata curata dal vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Frutto di un progetto durato un anno, il libro raccoglie una serie di fascicoli elaborati dagli studenti nell’ambito degli esami di design per la comunicazione pubblica, a partire dai dati e dai materiali messi a disposizione dal MIT. Ne nasce un’opera corale che sperimenta linguaggi visivi, infografiche e narrazioni per rendere il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza più accessibile e vicino alle persone. In un periodo in cui il PNRR è al centro del dibattito pubblico, questa iniziativa mette in luce la dimensione trasformativa del Piano, soprattutto in relazione ai territori e alle generazioni future. “Il PNRR rappresenta uno degli sforzi più significativi intrapresi dal nostro Paese”, si legge nella prefazione del ministro, che continua: “Gli studenti dell’Università IUAV hanno avuto l’opportunità di confrontarsi direttamente con il Piano, lavorando su due linee di intervento a cui sono personalmente molto legato”. Il lavoro si concentra infatti su due ambiti fondamentali: le infrastrutture idriche (M2C4 – Investimenti 4.1 e 4.2) e il Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare – PinQuA (M5C3 – Investimento 2.3). Temi affrontati con uno sguardo attento ai territori, all’impatto sociale e alla sostenibilità ambientale. La pubblicazione si inserisce in un percorso più ampio che il MIT ha avviato per aprire il PNRR ai cittadini, promuovendo trasparenza, comprensione e partecipazione, anche attraverso la comunicazione innovativa dei dati e traguardi. L’obiettivo è duplice: da un lato rendere più chiaro il funzionamento della governance e dell’attuazione del Piano; dall’altro stimolare un dialogo costruttivo con la società, valorizzando i contributi che possono orientare le scelte pubbliche in modo sempre più consapevole. Cantiere 2026 è, in questo senso, un esempio concreto di come le nuove generazioni possano essere protagoniste del cambiamento.
Maria Cristina Carlini