IL RAPPORTO SRM-MOST

Intermodalità, il ferro cura la competitività portuale ma al centro-sud solo il 23% di accosti alla rete

Le imprese preferiscono la strada ma resiste un 12% di media che negli ultimi cinque anni ha utilizzato il trasporto intermodale. Nel 2024, l’import-export italiano è ammontato a 428 milioni di tonnellate di cui il 3,3% su treno. Per il 90%, dominano gli scambi dentro l’Unione Europea. Dominano Ungheria e Germania.

02 Dic 2025 di Mauro Giansante

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Intermodalità, il ferro cura la competitività portuale ma al centro-sud solo il 23% di accosti alla rete

Tra le falle che continuano a fare dell’Unione Europea un soggetto ancora incompiuto c’è anche quella dell’intermodalità. Le merci del Vecchio Continente viaggiano ancora su strada: dice Eurostat che dal 2012 al 2022 la percentuale di quota modale su strada è cresciuta dal 74 al 78% mentre quella su ferrovia è scesa dal 19 al 17%. Giù anche i numeri sulle chiatte, dal 7 al 5%.

Guardando all’Italia, c’è una chiara differenza tra nord e centro-sud sull’intermodalità. Secondo lo studio presentato ieri da Srm e Most sui corridoi ferroviari, il nord-est conta 120 accosti con binari collegati alla rete ferroviaria, pari al 55%. Segue il nord-ovest con 48 (22%) mentre restano in fondo il centro con 25 (12%) e il sud con 23 (11%).

Nella tabella dei porti principali si può notare come Trieste abbia la quota di modal split su ferrovia più alta, al 54%, contro un 46% su strada. Segue La Spezia al 34% (e 66% su strada), poi Livorno (16,3%). Allargando all’Europa, Brema registra un 46,4% di intermodalità su ferro; Amburgo 37,2% e Rotterdam 10%.

 

 

Guardando alla tipologia di unità intermodale, poi, l’ambito container prevale all’81% contro il 15% di semirimorchi e il 4% di RoLa (dati Uirr-Fermerci).

Quanto ai flussi, nel 2024 l’import-export italiano è ammontato a 428 milioni di tonnellate di cui il 3,3% su treno. Per il 90%,  gli scambi via ferro con l’estero dominano dentro l’Unione Europea. E i primi cinque partner coprono il 75% dei traffici, con Germania e Ungheria in testa (20 e 19%).

 

 

“I costi sono il principale driver dell’intermodalità?”, si chiede il rapporto. Secondo Srm-Most, il ferro è una cura per la competitività portuale. Eppure, molte imprese preferiscono ancora la strada nel trasporto merce azienda-porto. Anche se c’è un 12% che dal 2019 al 2024 ha mantenuto l’intermodalità. Da quanto raccolto nello studio, il 59% delle aziende sentite ritiene che i costi inferiori spingono ad optare per la strada. Intorno al 17-21%, invece, le percentuali di chi ha sempre fatto ricorso a questo tipo di trasporto o chi lo preferisce per tempi, flessibilità e affidabilità/sicurezza.

La chiusura dell’indagine è dedicata, però, alla crescente presenza della Cina nell’area Euro-Med anche nei terminal. E dal 2011 al 2024 i treni che collegano il Vecchio Continente con il Dragone sono passati da 17 a 19mila. L’Unione Europea s’ha da fare anche sui binari.

 

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