CISAMBIENTE CONFINDUSTRIA APRE L'AREA DEDICATA, LEONESSI: RACCORDO TERRITORI-MASE
Cer: caos impianti Pnrr da rendicontare non validati o modificati, 18mila richieste pendenti. Tutte le anomalie su dati, incentivi e iter
IN SINTESI
Il Pnrr sta finendo ma sappiamo già che lascerà degli strascichi negativi, oltre a tanti fattori positivi per metodo e sviluppo. E’ il caso delle comunità energetiche, un modello di produzione e diffusione di energia pulita in diverse forme autorganizzate e solidali che ha preso piede con vigore da un paio di anni ma che, al netto della crescita, sconta ancora parecchie anomalie. Per esempio, risultano incompleti i dati sulle configurazioni già validate relative al 2024 e 2025. Per non parlare dell’accumulo di ritardo sulla gestione delle modifiche risalenti allo scorso anno che stanno bloccando il calcolo dell’autoconsumo. Più in generale, gli iter burocratici restano lenti e c’è poca trasparenza e praticità nella gestione dei dati.
Confindustria prosegue la nuova linea pro-rinnovabili, ecco l’area Cer di Cisambiente
Proprio in vista delle scadenze del piano di ripresa e resilienza, allora, ma anche dell’esacerbarsi della crisi energetica post-guerra nel Golfo, Cisambiente Confindustria ha deciso di aprire una nuova area Cer per assistere le imprese che aderiscono a questo modello di produzione e consumo. Una mossa che arriva, tra l’altro, nei giorni in cui sempre da Confindustria, il presidente Emanuele Orsini ha cercato di imprimere un cambio di passo al governo nell’accelerazione sulle rinnovabili. Secondo Cisambiente, le comunità energetiche sono un ulteriore strumento per ridurre il ricorso alle fonti fossili e abbattere i costi energetici, nonché una leva per l’efficienza economica e per l’imprenditoria del settore.
“La nuova Area Cer farà da raccordo tra le istanze territoriali e i decisori a livello nazionale per sostenere un quadro normativo chiaro, tempi snelli e procedure amministrative fluide per la costituzione e l’autorizzazione degli impianti. Puntiamo a superare le complessità burocratiche o di natura tecnica – ha dichiarato il Direttore Generale di Cisambiente Confindustria Lucia Leonessi – che rischiano di scoraggiare l’iniziativa di soggetti pubblici e privati. Le Cer rappresentano una ulteriore modalità per produrre e usufruire di energia pulita; l’Industria Italiana dell’Ambiente coglie le opportunità offerte dal nuovo modello e dimostra ancora una volta di saper individuare e valorizzare le prospettive più innovative per l’efficienza energetica”.
Tutti i colli di bottiglia delle comunità energetiche in Italia
Eppure, come detto, le criticità restano tante. Le ha messe in fila ieri, in conferenza stampa, il responsabile area tecnica di Cisambiente, Stefano Sassone. Che ha ricordato come ad oggi risultino 1805 configurazioni operative per 174,5 megawatt, con una maggior concentrazione in Piemonte (288 Cer) e Lombardia (261), con il Veneto terzo a quota 199. Tra i problemi operativi principali, ha spiegato, ci sono i calcoli economici per gli incentivi e l’interfaccio con il Gse su dati e informazioni. Da qui, la funzione della nuova area Cer di Cisambiente sarà proprio quella di attenzionare le istituzioni per risolvere queste questioni, così come quella di operare alcune limitazioni del portale Gse in termini di estrazione dati e scalabilità, soprattutto per configurazioni di media e grande dimensione; l’opportunità di promuovere interoperabilità tramite Api o web service, per superare un processo manuale non sostenibile su larga scala; accelerare le tempistiche nella definizione delle istruttorie, nelle modifiche alle configurazioni e nelle procedure Pnrr (contributi e atti d’obbligo).
Altri colli di bottiglia sono emersi da alcuni operatori. Per Felice Vai, presidente della Cer Use Nord, “attivare una configurazione resta ancora oggi un processo lungo e complesso. Dall’individuazione del sito, passando per la realizzazione ed il processo di qualifica Gse, per concludere con il bonifico di riconoscimento degli incentivi passa almeno un anno e mezzo”. Inoltre, “il termine di conclusione degli incentivi in conto esercizio scade il 31 dicembre 2027. Se inizio un processo virtuoso di attivazione ora, vado oltre i termini. Adesso le Cer stanno fiorendo, cerchiamo di evitare una disastrosa gelata di primavera che andrebbe a comprometterne i frutti! Proroghiamo ora al 31 dicembre 2030 gli incentivi alle Cer, non aspettiamo. Serve chiarezza e visione”.
Tanti anche gli spunti critici raccontati da Lorenzo Carosso, presidente di Solar Valley. “Il modello delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Italia ha raggiunto un livello di maturità straordinario, ma rischia oggi un blocco operativo a causa di criticità burocratiche e tecniche tra i principali problemi evidenziati vi sono i ritardi del Gse nella validazione delle modifiche alle configurazioni Cer con pratiche del 2025 ancora inevase e la necessità di reinviarle tramite il nuovo portale di aprile 2026; la rendicontazione del Pnrr con il termine di 120 giorni previsto dal Decreto Facility che rischia di essere incompatibile con i tempi di validazione delle configurazioni esistenti, impedendo ai produttori di ottenere il saldo del contributo; e poi anche errori nei calcoli delle tariffe incentivanti delle prime configurazioni 2025, con applicazione delle decurtazioni previste per impianti finanziati con contributi in conto capitale (es. Pnrr 40%) anche nei casi in cui non dovrebbero applicarsi”. Se l’autoconsumo viene infatti generato su Pubbliche Amministrazioni, enti o persone fisiche, tali decurtazioni non dovrebbero essere applicate, ha ricordato.
Secondo Solar Valley – ha aggiunto Carosso – “l’incertezza normativa e finanziaria rischia di compromettere la fiducia nel sistema Cer”. Per questo viene chiesta al Mase e al Gse “l’istituzione immediata di un Tavolo Tecnico Permanente. Una Cer che non riesce a erogare i contributi a causa della burocrazia rischia di perdere il proprio significato”. Tra le richieste anche quella di semplificare e accelerare le procedure di scarico massivo documentale, indispensabili per garantire la scalabilità delle grandi configurazioni. “Senza strumenti adeguati, diventa estremamente complesso, se non impossibile calcolare correttamente l’energia condivisa e distribuire i benefici economici ai soci”.
La promessa del Gse: valutiamo le istanze pendenti
Da qui, le promesse del ministero dell’ambiente e del Gse, rappresentati ieri da Roberta Toffanin, membro del cda del Gestore e consulente del Mase. “Le Cer hanno dimostrato di essere uno strumento sempre più attrattivo: le circa 48mila richieste presentate per l’accesso al contributo Pnrr confermano l’interesse dei territori e la volontà di cittadini, imprese ed enti locali di partecipare attivamente alla transizione energetica. Nel quadro dell’azione promossa dal Governo, il Gse, oltre ad essere disponibile ad avviare interlocuzioni a supporto delle associazioni, è impegnato nella valutazione delle istanze e nel sostegno alle progettualità, attraverso un’attività istruttoria complessa che mira a valorizzare il maggior numero possibile di iniziative. Accanto al contributo in conto capitale, resta centrale anche la tariffa premio sull’energia condivisa, che consente alle comunità energetiche di produrre benefici nel tempo e di contribuire alla sicurezza energetica, alla decarbonizzazione e alla crescita sostenibile dei territori”.
Finora, il contingente è stato di 1,8 gigawatt e la prospettiva – ha ricordato – è di aggiungerne 1,5 GW dalle richieste. Quelle pendenti sono ancora 17-18mila. Quanto alle risorse, 100 milioni sono stati trovati e in più c’è un accordo con le Regioni per il supporto alle coperture. Numeri confermati qualche giorno fa dall’ad del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, che aveva spiegato come le 18mila iniziative restanti “sono collocate oltre il contingente attualmente finanziabile, salvo che il Governo non reperisca nuove risorse”. Aggiungendo che “in merito alle pratiche ammesse, il Gestore sta lavorando per pubblicare gli atti di concessione, coerentemente con gli obiettivi fissati dal decreto Pnrr”. Sono circa 22mila le pratiche che hanno ricevuto dal Gse la comunicazione sull’esito dell’istruttoria, 12mila quelle che hanno ottenuto l’atto di concessione definitivo. “L’obiettivo è completare le valutazioni entro il 30 giugno 2026”, ha detto Vigilante. Chiosando: “il volume delle richieste di qualifica relative a configurazioni di autoconsumo diffuso in esercizio ammonta, a oggi, a circa 4mila istanze, di queste, 2.200 sono già state accettate dal GSE, mentre 1.800 sono in fase di valutazione”.
Vigilante, tra l’altro, ieri ha incontrato una delegazione del Coordinamento Cers Roma e Lazio, che nei giorni scorsi aveva promosso una campagna social per sollecitare un confronto sulle principali tematiche legate alla costituzione e alla gestione delle Cer sul territorio, chiedendo anche in questo caso l’attivazione di un tavolo permanente di confronto. “Il Gse ha già pubblicato 12 mila atti di concessione che consentono di sbloccare i contributi a fondo perduto previsti dal Pnrr per le Cer nei Comuni sotto i 50 mila abitanti, mentre ulteriori 8 mila provvedimenti sono in corso di pubblicazione”, ha ricordato. “Grazie alla proroga della chiusura dello sportello al 30 novembre 2025 e all’estensione della misura ai Comuni fino a 50 mila abitanti – ha aggiunto Vigilante – è stato possibile raggiungere e superare il target inizialmente previsto di 1.730 MW di potenza. Inoltre, grazie al confronto con la Commissione europea, siamo riusciti a estendere la scadenza per l’entrata in esercizio degli impianti da giugno 2026 fino alla fine del 2027.
Tornando a Toffanin, ha concluso: “Il ruolo delle associazioni di categoria è fondamentale per aggregare le esigenze delle imprese, accompagnare le comunità locali e favorire un dialogo efficace con le istituzioni”. A queste, invece, spetta risolvere le tante criticità che ostacolano ancora le comunità energetiche in Italia. Perché per gli obiettivi di decarbonizzazione servono anche queste.