Il nuovo podcast della rivista IIC

Il riscatto del CEMENTO: dalla Torre Velasca al Palazzetto dello Sport al Maxxi, i suoi capolavori raccontati da ‘Grigio Forte’

Nella foto: la costruzione della Torre Valasca (1955), su disegno dello studio BBPR

16 Mar 2025 di Maria Cristina Carlini

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Il riscatto del CEMENTO: dalla Torre Velasca al Palazzetto dello Sport al Maxxi, i suoi capolavori raccontati da ‘Grigio Forte’

La Torre Velasca, disegnata dallo studio BBPR, qui in costruzione

Ci sono pregiudizi particolarmente difficili da estirpare. E, se ve n’è ancora uno più arduo da scalzare, è quello che pesa come un macigno sul cemento. Una breccia l’ha forse aperta il fim “The Brutalist”, che con la storia di Lazlo Toth un architetto sopravvissuto all’Olocausto, emigrato in America, grande innovatore con il breton brut. Ma ora Il compito di dissolvere l’alone negativo che ammanta e avvolge il cemento in una radicata percezione collettiva è affidato “Grigio Forte”, il nuovo podcast di Chora Media, promosso da IIc L’industria Italiana del Cemento, la rivista che dal 1929 racconta, appunto , il cemento nella storia del nostro Paese. La narrazione si snoda in cinque puntate: cinque tappe che hanno fatto la storia dell’architettura e dell’ingegneria in Italia. Ecco, dunque, che il racconto comincia a Roma con il Palazzetto dello sport di Pier Luigi Nervi, prosegue con la Torre Velasca dello Studio BBPR a Milano, arriva al il ponte sul Basento di Sergio Musmeci, ritorna a Roma al museo MAXXI di Zaha Hadid, e si conclude a Palazzo Italia di Studio Nemesi a Milano.

L’inizitiva, che è stata lanciata nel giorni scorsi in un evento al Museo Maxxi, si focalizza su opere iconiche, realizzate in anni e contesti diversi. Ma che cosa hanno in comune tutte quesre opere? Sono tutti capolavori del cemento e ci permettono di parlare non solo del passato ma anche del futuro di questo materiale. La voce narrante è quella di Tullia Iori, storica dell’ingegneria, professoressa universitaria e direttrice scientifica di IIC. Il suo racconto si alterna a quello di diversi ospiti che, puntata dopo puntata, portano alla luce storie e spunti di riflessione capaci di offrire punti di vista inediti: fotografi, illustratori, giornalisti, architetti e ingegneri.

«Far innamorare del cemento e della sua inesauribile capacità di assumere forme sempre nuove è la mia missione in questo podcast. Attraverso il racconto di alcuni capolavori vorrei trasmettere a chi ascolta la forza e la bellezza di questo materiale straordinario, con una storia antica, che ha saputo aggiornarsi sempre e continua a farlo per essere protagonista anche del futuro. Plasmabile, durevole, italiano, sempre più sostenibile, con il cemento continueremo a costruire le architetture e le strutture fondamentali per la nostra vita, in modo ancora più innovativo e adatto al nuovo tempo.», ha spiegato Tullia Iori, Direttrice Scientifica di IIC L’Industria Italiana del Cemento.

“Bellezza e funzionalità” è il binomio che racchiude l’essenza del cemento e che, secondo il presidente di Federbeton, Stefano Gallini, è la leva giusta per “ribaltare una storia, per fare un po’ di controinformazione positiva”. “Non è così solo da oggi, il cemento e il calcestruzzo aiutano a crescere, hanno sempre guidato lo sviluppo economico ma c’è sempre un’accezione negativa per un prodotto che ha un grande valore aggiunto. E’ una cosa che sentiamo noi come industria ma c’è anche una spinta del mondo accademico”. Insomma, va ribaltata la visione grazie anche al racconto di opere che sono espressione “del talento e della genialità italiana” e per questo “vogliamo portare avanti quest’opera di divulgazione con l’opinione pubblica”.

E, in un evento al Maxxi, non poteva mancare il racconto del grande progetto di Zaha Hadid del Museo nazionale delle arti del XXI secolo.  Un progetto che ha vinto per un solo punto in più il concorso internazionale – affermandosi così di misura su progetti più tradizionali –  e che “restituisce la complessità di una disciplina che tiene insieme arte, scienza, tecnica”, ha detto Iori. Margherita Guccione, direttrice scientifica del Grande Maxxi. ha ripercorso le tappe della costruzione del museo, dopo la posa della prima pietra nel 2003. Centrale nella visione di Hadid è la plasmabilità del cemento, “materiale preziosissimo”, “per poter realizzare qualsiasi cosa”: “ci sono stati tanti momenti di sperimentazione per realizzare una superficie quasi morbida”. Guccione ha anche ricordato la “radicalità del suo approccio: il suo progetto doveva essere realizzato così come lei l’aveva pensato”.  In questo senso, c’era anche un’aggressività: “io – ha detto Guccione – l’ho definità un’aggressività difensiva nel voler difendere il suo progetto”.

Il primo episodio è disponibile dal 14 marzo  sulle principali piattaforme audio e descrive il Palazzetto dello sport progettato da Pier Luigi Nervi in occasione delle Olimpiadi del 1960. La cupola di 60 metri di diametro, che qualcuno ha descritto come il nuovo Pantheon, è composta da oltre 1600 pezzi e sollevata da terra da 36 pilastri di cemento armato. Un capolavoro di ingegno, una struttura così complessa e perfetta che viene raccontata nel dettaglio da Tullia Iori e Roberta Sulpizio, direttrice dei lavori di risanamento che hanno appena interessato l’edificio. La puntata è arricchita da un intervento di Angelo Carotenuto, giornalista sportivo che ricorda nel suo racconto quell’edizione, entrata nella storia italiana, dei Giochi olimpici. “Se la torre è un’icona ma non piace a tutti” è l’episodio dedicato alla Torre Velasca, disponibile dal 20 marzo; “Il ponte dalla forma senza nome” disponibile dal 27 marzo;  “Questo museo non è come gli altri” disponibile dal 3 aprile e  “C’è un palazzo che mangia lo smog” dal 10 aprile.

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