Dopo vari annunci e qualche rinvio è stato varato dal CdM il Decreto Legge cosiddetto Piano Casa. Apprezzabile la procedura seguita nell’elaborazione del decreto, che ha visto il coinvolgimento di una pluralità di soggetti: amministrazioni centrali (MIT, MEF e altri ministeri), regioni ed enti locali, aziende pubbliche e grandi gestori di patrimonio, SGR, investitori istituzionali e fondazioni, operatori del real estate, associazioni di categoria, sindacati degli inquilini etc). Dispiace la mancata presenza al Tavolo dell’Istituto Nazionale di Architettura, su cui ci riserviamo una considerazione finale.
L’avvento del Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport), in virtù del nuovo quadro regolamentare comunitario attinente ai prodotti della costruzione, e il ritorno dell’Industrializzazione Edilizia (Off Site Construction), dovuto alla convergenza di diverse concause, potrebbero sancire, dopo molti decenni, la possibilità di introdurre una effettiva cultura industriale nel settore della costruzione e dell’immobiliare. La leva decisiva è data, anzitutto, dalla trasformazione dell’informazione tecnica in dati strutturati, interoperabili e leggibili dalle macchine, o meglio, degli algoritmi.
EDITORIALE
E’ stato introdotto nell’ordinamento l’art. 9-ter, comma 1, del D.L. 25 giugno 2025, n. 96, poi convertito con Legge 8 agosto 2025, n. 119, dove si prevede la nomina di un Commissario straordinario per gli stadi “al fine di assicurare la realizzazione e il completamento delle opere necessarie e strettamente funzionali allo svolgimento della fase finale del campionato europeo di calcio «UEFA EURO 2032» …”.
L’ ennesima eliminazione dell’Italia dal Mondiale ha riempito le prime pagine e le pagine sportive di tutti i più importanti quotidiani nazionali. Indubbiamente è un risultato che pesa, ma sarebbe un errore leggerlo solo come un incidente sportivo. È, piuttosto, il punto di arrivo – o meglio, di caduta – di un sistema che da anni non riesce a tenere il passo del calcio europeo e mondiale.
IL RICORDO DI ANNA DONATI

Maria Rosa Vittadini si è spenta pochi giorni fa nella sua casa alla Giudecca a Venezia. Una vita piena di talento, di amore per l’insegnamento, di empatia per i suoi studenti e studentesse, di rigore scientifico e tanto impegno civile, per la difesa del territorio, dell’ambiente, delle città.
Architetta e Urbanista, ha dedicato le sue competenze alla pianificazione dei trasporti, ad intrecciare urbanistica e mobilità, a disegnare progetti ed interventi per ridisegnare lo spazio pubblico da restituire alle persone, a dimostrare sulla base dei numeri e valutazioni ambientali l’inutilità di grandi opere sbagliate.
Il servizio idrico italiano si trova oggi in una fase di transizione cruciale, in cui il rafforzamento della propria capacità industriale si accompagna alla necessità di consolidare nel tempo i risultati raggiunti. È questo il quadro che emerge dal Blue Book 2026, la monografia realizzata dalla Fondazione Utilitatis e promossa da Utilitalia, a cui hanno contribuito in questa edizione ENEA, il Dipartimento della Protezione Civile, l’Istituto Superiore di Sanità, le Autorità di bacino distrettuali, la Scuola Superiore Sant’Anna, la Fondazione CIMA e The European House – Ambrosetti. Il volume, che sarà presentato oggi al Cnel con gli interventi di autori ed esperti, restituisce una fotografia aggiornata di un settore sempre più centrale nelle politiche di sviluppo del Paese.
Porre una domanda siffatta potrebbe apparire blasfemo, allorché, sia pure con molte criticità, il settore continua a professare atti di fede nei confronti del tema e propone applicazioni diversificate da ben tre lustri, in misura sempre crescente.
Eppure, se ci si discosta dall’immediatezza, si può intuire come, in realtà, l’interrogativo risponda a una istanza fondamentale, che riguarda la disponibilità degli attori ad accettare una normalizzazione dei processi e una interoperabilità dei posizionamenti sui mercati, tema di cui non è ovviamente scevra la diffusione dell’Intelligenza Artificiale.
Siamo in una fase dove l’incertezza caratterizza il nostro futuro e pone in discussione lo scenario che abbiamo davanti, rendendo sempre più difficile prevedere cosa succederà. Ma prima di riflettere su cosa succederà nei prossimi mesi nel mercato delle costruzioni e quali cambiamenti si aggiungeranno ai fattori già in gioco a causa della irresponsabile guerra del Golfo, cerchiamo almeno, in questa situazione difficile, di mettere in sicurezza le basi informative che ci aiutano a capire non cosa succederà, ma cosa è successo. Il problema è che anche qui il quadro si fa incerto, proviamo a raccontare cosa è successo. (…)
L'ANALISI SVIMEZ SULLA RIVISTA IL MULINO
La crisi energetica del 2026 riaccende l’urgenza. Lo scenario è noto: il conflitto in Medio Oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz, le tensioni sulle rotte di approvvigionamento globali. I prezzi dell’energia in Italia ne portano i segni. Da aprile 2026 ARERA ha certificato un nuovo rincaro dell’8,1% sull’elettricità e del 19,2% sul gas per i clienti vulnerabili, mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha toccato i 156 euro per MWh, oltre il 42% in più rispetto a inizio anno. Per le imprese, le stime parlano di un aggravio complessivo che potrebbe sfiorare i 10 miliardi di euro nel corso del 2026.
È ormai da un quindicennio, vale a dire da tre lustri, che il settore della costruzione e dell’immobiliare, meglio definibile come settore dell’ambiente costruito, si confronta con i temi della digitalizzazione, a partire dalla Modellazione informativa, il solo sotto insieme della Gestione Informativa Digitale che abbia ricevuto un riconoscimento legislativo in termini di cogenza, benché, ad esempio, le applicazioni di Internet of Things ai macchinari di cantiere abbiano goduto di importanti agevolazioni fiscali.
Vi è, in premessa, da dire che è presumibile che, ben presto, si smorzerà, parzialmente, l’entusiasmo da parte delle parti in causa (principalmente, nel caso presente, dei concorrenti nei processi di affidamento dei servizi e dei lavori) per l’Intelligenza Artificiale Generativa poiché è immaginabile che il ricorso a questo tipo di dispositivi migliori qualitativamente, ma pure quantitativamente, la capacità di analizzare i documenti di gara e di predisporre le offerte metodologicamente, ma, altresì, originando da modelli fondazionali comuni o simili, è possibile che conduca a un innalzamento del livello in termini di mediocrità (nel senso letterale), rendendo sempre meno distinguibili e competitive le proposte dei candidati.
PROSSIMITÀ
Ci sono luoghi, in ogni città, che raccontano una storia silenziosa: edifici pubblici chiusi, finestre sbarrate, spazi che il tempo sta lentamente consumando. Intorno, però, le comunità continuano a chiedere servizi, opportunità, luoghi di incontro. È qui che emerge una frattura evidente. Non è solo una questione estetica o amministrativa. È una perdita concreta di opportunità sociali, economiche e civiche.
PROSSIMITÀ
Spesso guardiamo con diffidenza i data center. Li percepiamo come presenze ingombranti, difficili da accettare nei nostri territori. Consumano suolo, energia, acqua. Non li vogliamo vicino casa. Anzi, non li vogliamo affatto. Temiamo che l’intelligenza artificiale ci porterà via il lavoro, che automatizzerà ciò che resta umano, che sostituirà più che affiancare.
Poi però torniamo a casa. E lì, spesso in silenzio, c’è una domanda che non riusciamo più a rimandare: chi si prende cura dei nostri anziani? (…)
Ho letto con interesse l’articolo di Dario Costi sui “Piani Città” e ho ritenuto utile scrivere un commento per ricostruire, in modo sistematico, lo sviluppo di una filosofia di intervento nata ormai circa venti anni fa e che trova oggi finalmente un’applicazione diffusa. Occorre dire, in primo luogo, che la relativamente modesta (eppure solo il Puv di Bologna riguardava aree e immobili per circa 1 milione di mq, mentre quello della Regione Liguria ha coinvolto circa 15 Comuni) applicazione degli strumenti descritti di seguito ha origine da una serie di complesse ragioni, la prima delle quali è, forse, la scarsa consapevolezza dell’amministrazione centrale e di quelle locali che un processo unitario di valorizzazione degli immobili pubblici, inclusi quelli adibiti ad usi governativi e ai servizi pubblici, fosse l’unica strada possibile per integrare queste politiche nei processi di governo del territorio.
LA CITTA' DELLE RELAZIONI
La rigenerazione urbana va attuata incrociando analisi e progetti e intersecando strategie e azioni all’interno di una visione complessiva. Il lavoro sul patrimonio storico artistico a vocazione collettiva è un primo significativo asset da sviluppare attraverso un confronto pubblico trasparente che metta intorno allo stesso tavolo Enti pubblici, portatori di interesse e popolazione. (…)
Numerose iniziative che vedono in campo anche il mondo universitario variamente rappresentato, rilanciano il tema della verifica ex ante dei requisiti di accesso delle imprese alle gare per l’affidamento dei contratti pubblici nell’ottica, estesa all’Europa, della semplificazione delle procedure e della riduzione dei relativi costi amministrativi.
L’occasione è l’aggiornamento in corso a Bruxelles delle direttive comunitarie su appalti, concessioni e settori speciali, dove il punto potrebbe senz’altro essere ripreso. (…)