CONSIGLIO DI STATO
Il tema della prelazione del promotore nel partenariato pubblico privato ha ormai superato la dimensione della mera tecnica procedimentale ed è diventato un banco di prova della compatibilità tra project financing nazionale e principi eurounitari di concorrenza effettiva, parità di trattamento e libertà di stabilimento. Già la deliberazione della Corte dei conti Emilia-Romagna 14/2026 aveva evidenziato come il venir meno della prelazione non potesse più essere letto come una scelta discrezionale dell’amministrazione, ma come effetto necessario del primato del diritto dell’Unione, con ricadute anche sul piano della gestione del rischio contabile e delle passività potenziali. La sentenza del Consiglio di Stato 3805 del 14 maggio 2026 compie ora il passaggio successivo, perché traduce quel principio nel giudizio amministrativo e ne misura gli effetti sull’aggiudicazione, sul contratto e sul possibile subentro dell’operatore che aveva presentato l’offerta migliore.
Strano e particolare il nostro Paese in tante cose, tra cui ce ne è una che però di specifico ha solo forse la mancata considerazione: il ruolo e la funzione che i servizi ferroviari per i passeggeri hanno e potrebbero avere nelle aree metropolitane e quindi nelle regioni. Non è uno scherzo e non è una cosa di secondo ordine.
Il nuovo decreto-legge sul Piano Casa affronta una delle questioni più urgenti del Paese, l’emergenza abitativa. Il provvedimento introduce strumenti straordinari per incrementare l’offerta di alloggi accessibili attraverso interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale e di recupero del patrimonio pubblico inutilizzato. È fondamentale sviluppare in maniera corretta questa grande occasione, riconoscendo che il tema centrale non deve essere solo la costruzione di case, ma la definizione di sistemi urbani integrati per la qualità ecologica e sociale.
Il settore della costruzione e dell’immobiliare è stato, negli ultimi anni, pesantemente investito dalle dinamiche digitali, specialmente in virtù dei disposti legislativi attinenti, per ora, ai contratti pubblici, ma, in futuro, eventualmente anche alle regolamentazioni relative all’edilizia privata. Al contempo, però, non sempre si sono dati come efficaci due fattori ritenuti come decisivi, vale a dire, il ruolo propulsore del committente nei confronti dell’intera catena di fornitura e lo stato di necessità nel mondo professionale e, soprattutto, imprenditoriale, che avrebbe dovuto imporre autonomamente la trasformazione digitale.
SECONDA PUNTATA
Torniamo ad analizzare la revisione operata dalla Contabilità Nazionale dei dati relativi al 2024 riguardanti il settore delle costruzioni. Ne abbiamo parlato in una precedente nota (che si può leggere qui) e ora allarghiamo la riflessione. È importante riflettere su quello che è successo perché quello che è successo nel recente passato condiziona anche quello che succede oggi. Variazioni nell’ambito della contabilità che condizionano i dati del 2025 e del 2026. Come già scritto nel precedente contributo, la riduzione degli investimenti in abitazioni nell’anno 2024 operata nel marzo 2026 rispetto a quella di settembre 2025 è stata sorprendente. Ricordiamolo: in sostanza gli investimenti in abitazioni per l’anno 2024 sono stati rivisti al ribasso del 34,3%, passando da 134,6 miliardi a 88,4: 46,1 miliardi in meno. Una revisione veramente fuori scala rispetto alla quale non siamo riusciti a trovare spiegazioni. O meglio l’ISTAT non ha ancora dato spiegazioni che consentano di comprendere come sia stata necessaria una tale correzione.(…)
Dopo vari annunci e qualche rinvio è stato varato dal CdM il Decreto Legge cosiddetto Piano Casa. Apprezzabile la procedura seguita nell’elaborazione del decreto, che ha visto il coinvolgimento di una pluralità di soggetti: amministrazioni centrali (MIT, MEF e altri ministeri), regioni ed enti locali, aziende pubbliche e grandi gestori di patrimonio, SGR, investitori istituzionali e fondazioni, operatori del real estate, associazioni di categoria, sindacati degli inquilini etc). Dispiace la mancata presenza al Tavolo dell’Istituto Nazionale di Architettura, su cui ci riserviamo una considerazione finale.
L’avvento del Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport), in virtù del nuovo quadro regolamentare comunitario attinente ai prodotti della costruzione, e il ritorno dell’Industrializzazione Edilizia (Off Site Construction), dovuto alla convergenza di diverse concause, potrebbero sancire, dopo molti decenni, la possibilità di introdurre una effettiva cultura industriale nel settore della costruzione e dell’immobiliare. La leva decisiva è data, anzitutto, dalla trasformazione dell’informazione tecnica in dati strutturati, interoperabili e leggibili dalle macchine, o meglio, degli algoritmi.
EDITORIALE
E’ stato introdotto nell’ordinamento l’art. 9-ter, comma 1, del D.L. 25 giugno 2025, n. 96, poi convertito con Legge 8 agosto 2025, n. 119, dove si prevede la nomina di un Commissario straordinario per gli stadi “al fine di assicurare la realizzazione e il completamento delle opere necessarie e strettamente funzionali allo svolgimento della fase finale del campionato europeo di calcio «UEFA EURO 2032» …”.
L’ ennesima eliminazione dell’Italia dal Mondiale ha riempito le prime pagine e le pagine sportive di tutti i più importanti quotidiani nazionali. Indubbiamente è un risultato che pesa, ma sarebbe un errore leggerlo solo come un incidente sportivo. È, piuttosto, il punto di arrivo – o meglio, di caduta – di un sistema che da anni non riesce a tenere il passo del calcio europeo e mondiale.
IL RICORDO DI ANNA DONATI

Maria Rosa Vittadini si è spenta pochi giorni fa nella sua casa alla Giudecca a Venezia. Una vita piena di talento, di amore per l’insegnamento, di empatia per i suoi studenti e studentesse, di rigore scientifico e tanto impegno civile, per la difesa del territorio, dell’ambiente, delle città.
Architetta e Urbanista, ha dedicato le sue competenze alla pianificazione dei trasporti, ad intrecciare urbanistica e mobilità, a disegnare progetti ed interventi per ridisegnare lo spazio pubblico da restituire alle persone, a dimostrare sulla base dei numeri e valutazioni ambientali l’inutilità di grandi opere sbagliate.
Il servizio idrico italiano si trova oggi in una fase di transizione cruciale, in cui il rafforzamento della propria capacità industriale si accompagna alla necessità di consolidare nel tempo i risultati raggiunti. È questo il quadro che emerge dal Blue Book 2026, la monografia realizzata dalla Fondazione Utilitatis e promossa da Utilitalia, a cui hanno contribuito in questa edizione ENEA, il Dipartimento della Protezione Civile, l’Istituto Superiore di Sanità, le Autorità di bacino distrettuali, la Scuola Superiore Sant’Anna, la Fondazione CIMA e The European House – Ambrosetti. Il volume, che sarà presentato oggi al Cnel con gli interventi di autori ed esperti, restituisce una fotografia aggiornata di un settore sempre più centrale nelle politiche di sviluppo del Paese.
Porre una domanda siffatta potrebbe apparire blasfemo, allorché, sia pure con molte criticità, il settore continua a professare atti di fede nei confronti del tema e propone applicazioni diversificate da ben tre lustri, in misura sempre crescente.
Eppure, se ci si discosta dall’immediatezza, si può intuire come, in realtà, l’interrogativo risponda a una istanza fondamentale, che riguarda la disponibilità degli attori ad accettare una normalizzazione dei processi e una interoperabilità dei posizionamenti sui mercati, tema di cui non è ovviamente scevra la diffusione dell’Intelligenza Artificiale.
Siamo in una fase dove l’incertezza caratterizza il nostro futuro e pone in discussione lo scenario che abbiamo davanti, rendendo sempre più difficile prevedere cosa succederà. Ma prima di riflettere su cosa succederà nei prossimi mesi nel mercato delle costruzioni e quali cambiamenti si aggiungeranno ai fattori già in gioco a causa della irresponsabile guerra del Golfo, cerchiamo almeno, in questa situazione difficile, di mettere in sicurezza le basi informative che ci aiutano a capire non cosa succederà, ma cosa è successo. Il problema è che anche qui il quadro si fa incerto, proviamo a raccontare cosa è successo. (…)
L'ANALISI SVIMEZ SULLA RIVISTA IL MULINO
La crisi energetica del 2026 riaccende l’urgenza. Lo scenario è noto: il conflitto in Medio Oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz, le tensioni sulle rotte di approvvigionamento globali. I prezzi dell’energia in Italia ne portano i segni. Da aprile 2026 ARERA ha certificato un nuovo rincaro dell’8,1% sull’elettricità e del 19,2% sul gas per i clienti vulnerabili, mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha toccato i 156 euro per MWh, oltre il 42% in più rispetto a inizio anno. Per le imprese, le stime parlano di un aggravio complessivo che potrebbe sfiorare i 10 miliardi di euro nel corso del 2026.
È ormai da un quindicennio, vale a dire da tre lustri, che il settore della costruzione e dell’immobiliare, meglio definibile come settore dell’ambiente costruito, si confronta con i temi della digitalizzazione, a partire dalla Modellazione informativa, il solo sotto insieme della Gestione Informativa Digitale che abbia ricevuto un riconoscimento legislativo in termini di cogenza, benché, ad esempio, le applicazioni di Internet of Things ai macchinari di cantiere abbiano goduto di importanti agevolazioni fiscali.
Vi è, in premessa, da dire che è presumibile che, ben presto, si smorzerà, parzialmente, l’entusiasmo da parte delle parti in causa (principalmente, nel caso presente, dei concorrenti nei processi di affidamento dei servizi e dei lavori) per l’Intelligenza Artificiale Generativa poiché è immaginabile che il ricorso a questo tipo di dispositivi migliori qualitativamente, ma pure quantitativamente, la capacità di analizzare i documenti di gara e di predisporre le offerte metodologicamente, ma, altresì, originando da modelli fondazionali comuni o simili, è possibile che conduca a un innalzamento del livello in termini di mediocrità (nel senso letterale), rendendo sempre meno distinguibili e competitive le proposte dei candidati.
PROSSIMITÀ
Ci sono luoghi, in ogni città, che raccontano una storia silenziosa: edifici pubblici chiusi, finestre sbarrate, spazi che il tempo sta lentamente consumando. Intorno, però, le comunità continuano a chiedere servizi, opportunità, luoghi di incontro. È qui che emerge una frattura evidente. Non è solo una questione estetica o amministrativa. È una perdita concreta di opportunità sociali, economiche e civiche.