Siamo in una fase dove l’incertezza caratterizza il nostro futuro e pone in discussione lo scenario che abbiamo davanti, rendendo sempre più difficile prevedere cosa succederà. Ma prima di riflettere su cosa succederà nei prossimi mesi nel mercato delle costruzioni e quali cambiamenti si aggiungeranno ai fattori già in gioco a causa della irresponsabile guerra del Golfo, cerchiamo almeno, in questa situazione difficile, di mettere in sicurezza le basi informative che ci aiutano a capire non cosa succederà, ma cosa è successo. Il problema è che anche qui il quadro si fa incerto, proviamo a raccontare cosa è successo. (…)
L'ANALISI SVIMEZ SULLA RIVISTA IL MULINO
La crisi energetica del 2026 riaccende l’urgenza. Lo scenario è noto: il conflitto in Medio Oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz, le tensioni sulle rotte di approvvigionamento globali. I prezzi dell’energia in Italia ne portano i segni. Da aprile 2026 ARERA ha certificato un nuovo rincaro dell’8,1% sull’elettricità e del 19,2% sul gas per i clienti vulnerabili, mentre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica ha toccato i 156 euro per MWh, oltre il 42% in più rispetto a inizio anno. Per le imprese, le stime parlano di un aggravio complessivo che potrebbe sfiorare i 10 miliardi di euro nel corso del 2026.
È ormai da un quindicennio, vale a dire da tre lustri, che il settore della costruzione e dell’immobiliare, meglio definibile come settore dell’ambiente costruito, si confronta con i temi della digitalizzazione, a partire dalla Modellazione informativa, il solo sotto insieme della Gestione Informativa Digitale che abbia ricevuto un riconoscimento legislativo in termini di cogenza, benché, ad esempio, le applicazioni di Internet of Things ai macchinari di cantiere abbiano goduto di importanti agevolazioni fiscali.
Vi è, in premessa, da dire che è presumibile che, ben presto, si smorzerà, parzialmente, l’entusiasmo da parte delle parti in causa (principalmente, nel caso presente, dei concorrenti nei processi di affidamento dei servizi e dei lavori) per l’Intelligenza Artificiale Generativa poiché è immaginabile che il ricorso a questo tipo di dispositivi migliori qualitativamente, ma pure quantitativamente, la capacità di analizzare i documenti di gara e di predisporre le offerte metodologicamente, ma, altresì, originando da modelli fondazionali comuni o simili, è possibile che conduca a un innalzamento del livello in termini di mediocrità (nel senso letterale), rendendo sempre meno distinguibili e competitive le proposte dei candidati.
PROSSIMITÀ
Ci sono luoghi, in ogni città, che raccontano una storia silenziosa: edifici pubblici chiusi, finestre sbarrate, spazi che il tempo sta lentamente consumando. Intorno, però, le comunità continuano a chiedere servizi, opportunità, luoghi di incontro. È qui che emerge una frattura evidente. Non è solo una questione estetica o amministrativa. È una perdita concreta di opportunità sociali, economiche e civiche.
PROSSIMITÀ
Spesso guardiamo con diffidenza i data center. Li percepiamo come presenze ingombranti, difficili da accettare nei nostri territori. Consumano suolo, energia, acqua. Non li vogliamo vicino casa. Anzi, non li vogliamo affatto. Temiamo che l’intelligenza artificiale ci porterà via il lavoro, che automatizzerà ciò che resta umano, che sostituirà più che affiancare.
Poi però torniamo a casa. E lì, spesso in silenzio, c’è una domanda che non riusciamo più a rimandare: chi si prende cura dei nostri anziani? (…)
Ho letto con interesse l’articolo di Dario Costi sui “Piani Città” e ho ritenuto utile scrivere un commento per ricostruire, in modo sistematico, lo sviluppo di una filosofia di intervento nata ormai circa venti anni fa e che trova oggi finalmente un’applicazione diffusa. Occorre dire, in primo luogo, che la relativamente modesta (eppure solo il Puv di Bologna riguardava aree e immobili per circa 1 milione di mq, mentre quello della Regione Liguria ha coinvolto circa 15 Comuni) applicazione degli strumenti descritti di seguito ha origine da una serie di complesse ragioni, la prima delle quali è, forse, la scarsa consapevolezza dell’amministrazione centrale e di quelle locali che un processo unitario di valorizzazione degli immobili pubblici, inclusi quelli adibiti ad usi governativi e ai servizi pubblici, fosse l’unica strada possibile per integrare queste politiche nei processi di governo del territorio.
LA CITTA' DELLE RELAZIONI
La rigenerazione urbana va attuata incrociando analisi e progetti e intersecando strategie e azioni all’interno di una visione complessiva. Il lavoro sul patrimonio storico artistico a vocazione collettiva è un primo significativo asset da sviluppare attraverso un confronto pubblico trasparente che metta intorno allo stesso tavolo Enti pubblici, portatori di interesse e popolazione. (…)
Numerose iniziative che vedono in campo anche il mondo universitario variamente rappresentato, rilanciano il tema della verifica ex ante dei requisiti di accesso delle imprese alle gare per l’affidamento dei contratti pubblici nell’ottica, estesa all’Europa, della semplificazione delle procedure e della riduzione dei relativi costi amministrativi.
L’occasione è l’aggiornamento in corso a Bruxelles delle direttive comunitarie su appalti, concessioni e settori speciali, dove il punto potrebbe senz’altro essere ripreso. (…)
Il 22 novembre 1973, nel pieno della crisi petrolifera, il governo guidato da Mariano Rumor approvò il Decreto Legge n. 304. Fu una risposta emergenziale, ma anche un passaggio culturale: la fine dell’illusione di un’energia illimitata e di una città organizzata attorno all’automobile. Le “domeniche a piedi”, i limiti di velocità ridotti su tutte le strade e il blocco festivo della circolazione furono misure di contenimento applicate senza eccezioni nemmeno per il Presidente della Repubblica. A distanza di oltre cinquant’anni le domeniche senz’auto rappresentarono un’esperienza concreta di città diversa: più variegata nelle soluzioni di mobilità (molte persone montarono in sella a cavalli), più accessibile, meno dominata dal traffico. (…)
Negli ultimi anni il dibattito sulla prevenzione del rischio idrogeologico ha assunto una centralità crescente, anche grazie a contributi come “Fuori dalle emergenze” di D’Angelis e Grassi (si veda l’articolo di ieri di Mauro Giansante), che ribadiscono la necessità di un approccio strutturale e programmato alla sicurezza del territorio. La tesi è nota e condivisa: investire in prevenzione è economicamente più vantaggioso che intervenire in emergenza, e la spesa stimata — 435 miliardi in quindici anni — rappresenta meno dell’1% del PIL. (…)
DIARIO POLITICO
Giorgia Meloni mercoledì sarà ad Algeri. Una missione che fotografa bene l’ordine delle priorità in questo momento. Il risultato del referendum certamente è tra queste. Ma con il petrolio schizzato a oltre 100 dollari al barile e la compromissione dell’impianto di gas di Ras Laffan in Qatar l’emergenza ora, a prescindere da quale sarà l’esito del voto, è rafforzare il rapporto con il Presidente Abdelmadjid Tebboune per aumentare le forniture algerine, che sono già le più cospicue (un terzo dell’intero fabbisogno) e veicolate sia attraverso gasdotto che per GNL.
La progressiva digitalizzazione delle procedure di affidamento e gestione delle opere pubbliche, culminata nell’introduzione dell’obbligo di utilizzo di di metodi e strumenti di gestione informativa digitale, ha attribuito una funzione centrale nell’ecosistema informativo delle stazioni appaltanti all’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat, per mantenere uniformità con l’acronimo citato nelle linee guida, e che in ambito internazionale coincide con la definizione di CDE – Common Data Environment).
Negli ultimi anni uno dei punti più controversi nel rapporto tra Pubblica Amministrazione, operatori privati impegnati nei processi di trasformazione del territorio e cittadini è rappresentato dalla clausola del cosiddetto “salvo conguaglio”, diffusamente presente nelle convenzioni urbanistiche.
La clausola assume un ruolo sostanziale e vincolante soprattutto nelle convenzioni relative ai programmi di edilizia convenzionata e nei Piani di Zona previsti dalla legge 167/1962 e disciplinati dagli articoli 27 e 35 della legge 865/1971. Essa consente all’Amministrazione di rivedere, anche dopo la stipula della convenzione, gli importi economici pattuiti qualora emergano errori di stima o nuovi elementi nella determinazione del valore delle aree e degli oneri connessi agli interventi edilizi. Il risultato è la provvisorietà – e dunque l’incertezza – di un elemento centrale del rapporto: il prezzo delle aree.
In linea squisitamente amministrativa si tratta di uno strumento volto a tutelare l’interesse pubblico ed evitare squilibri finanziari per l’ente. Tuttavia, nella pratica la sua applicazione ha generato un contenzioso significativo, soprattutto quando le richieste di integrazione economica intervengono molti anni dopo la stipula delle convenzioni o dopo la vendita degli immobili realizzati. In tali casi l’effetto è quello di incidere su rapporti ormai consolidati e su operazioni immobiliari già perfezionate dagli operatori economici attuatori dei piani. (…)
L'INTERVENTO DI PIETRO BARATONO
Sono due le parti significative dal punto di vista interpretativo: il regime transitorio e la prevalenza contrattuale. I procedimenti avviati prima del 1° gennaio 2025 non devono essere rielaborati con l’ausilio dei modelli informativi e tale impostazione vale per l’intero ciclo di realizzazione dell’opera dalla progettazione alla realizzazione: chiarimento utile per gli appalti fra 2 milioni e la soglia Ue che possono continuare fino alla fine con il metodo tradizionale. Il concetto chiave di “praticabilità tecnologica” consente alla Stazione Appaltante, in accordo con il progettista, di stabilire quali elaborati grafici devono essere desunti dal modello e quali elaborati grafici ed alfanumerici restano tradizionali. Costi tecnologici, mito da ridimensionare.
DIARIO DEI NUOVI APPALTI
La deliberazione della Corte dei conti Emilia-Romagna n. 14/2026 è interessante non soltanto perché affronta un tema già divenuto centrale dopo la sentenza della CGUE nella causa C-810/24, ma soprattutto perché lo legge dal punto di vista che più spesso resta sullo sfondo e che invece, per le Amministrazioni, è il più delicato, cioè quello della gestione del rischio finanziario e delle passività potenziali quando una procedura di PPP, avviata sotto il vigore della disciplina previgente, si trova improvvisamente esposta all’urto del primato del diritto dell’Unione.
La plenaria del Comitato europeo delle Regioni del 4 marzo ha approvato a larghissima maggioranza l’Opinion sulla revisione delle direttive appalti, di cui Roberto Gualtieri è relatore. È un testo che nasce dall’esperienza concreta delle amministrazioni locali e regionali che gestiscono quasi metà della spesa europea in procurement e che indica alla Commissione una via di riforma fondata su principi semplici, capacità amministrativa e attenzione all’esecuzione dei contratti. In controluce, si riconosce con chiarezza l’impronta del percorso italiano avviato in Italia con il Codice del 2023.